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La rabbia di Berlusconi e la cartina di tornasole: l’elezione diretta del premier

10 Dicembre 2009

C’è in giro tanta nostalgia per il passato. Mi si dirà che la nostalgia è uno dei sentimenti più teneri tra quelli espressi dal genere umano. Sono d’accordo. Anch’io ne provo, alla mia età di 68 anni, e mi ci cullo come un bambino. Ah, la gioventù! Ah, le speranze! Ah, quanta forza per lottare! Quanti ideali! Poi si cresce e tutto va in rovina, e allora si vorrebbe ricominciare da capo. Fare nuovi tentativi. Ma indietro non si torna.

Che non si torna indietro, non lo hanno ancora capito i politici che in questi mesi, con la finzione di essere dei medici chiamati al capezzale dello Stato, fanno consulti sopra consulti, riunioni sopra riunioni, nel tentativo maldestro di ritornare al passato.

La loro gioventù si chiama prima Repubblica. Ma badate, non perché vogliano tentare di nuovo di modellare uno Stato efficiente e giusto. Ci mancherebbe! Queste sono sciocchezze da idealisti. Essi desiderano invece tornare al passato per un motivo molto più banale, più terragno. Vogliono uno Stato che, con la scusa di mettere al centro la libertà, consenta loro di fare ciò che vogliono il più liberamente possibile: le ruberie e lo scimmiottamento della democrazia.

Come accadeva nella prima Repubblica, gli elettori devono tornare a farsi da parte; devono tornare a fare i cuochi e i camerieri che si limitano a servire il pranzo. A tavola soltanto loro, i politici, vi possono sedere e mangiare. Non sono essi stati eletti? E che significa eletto, se non scelto? Se non privilegiato? E che privilegio sarebbe se l’eletto fosse schiavo dell’elettore? Uno scandalo! Che sia mai!

E così, ricordando i lauti pasti imbanditi e consumati nel corso della prima Repubblica, la pancia reclama di nuovo i suoi diritti.

Com’è insopportabile questa seconda Repubblica che i pasti serviti a tavola se li è scordati!

Sono cominciate, così, le grandi riflessioni sulla salute dello Stato, si partoriscono Fondazioni (e i soldi da dove vengono?) dedicate all’approfondimento del pensiero politico, si fanno convegni, celebrazioni. Si va in Tv e si spiega di che cosa abbia bisogno il Paese per funzionare meglio.

E senza avere ancora il coraggio di dirlo apertamente, si cerca di persuadere tutti che la medicina necessaria a curare e guarire altro non è che la prima Repubblica.

Si sta lavorando per darla a bere agli elettori. A noi l’acqua, e ai politici un bel fagiano arrosto.
Mai che nessuno ricordi le camarille, gli intrighi, le lotte intestine che facevano durare i governi in media sei mesi, e il fatto che gli elettori si trovavano ad essere governati non dalle maggioranze da essi scelte, ma da quelle che di volta in volta decideva il Palazzo.
Mai nessuno che ricordi l’inefficienza e addirittura la paralisi dello Stato.

Qualche tempo fa scrissi qualcosa qui sulla centralità che la Costituzione dà al popolo e sugli equivoci che sono nati circa la supremazia del parlamento sulla sovranità popolare (Oscar Luigi Scalfaro docet).

In questa occasione mi basta ribadire che la Costituzione pone al centro dello Stato e della democrazia la sovranità popolare.

Dunque, in presenza di discorsi tanto subdoli quanto in malafede, noi elettori dobbiamo rammentare a questi pensatori che meditano solo sui comodi loro, che noi siamo il corpo elettorale, e che le maggioranze e l’uomo destinato a governarci vogliamo sceglierli noi. La sovranità ci appartiene e non la cediamo né la cederemo a nessuno. La centralità del parlamento risiede nel diritto-dovere di provvedere a fare le leggi che rispondano al programma che il corpo elettorale ha votato.

Non c’è nessun pericolo in una democrazia dove le scelte sono affidate al voto popolare e dove il parlamento è chiamato ad adoperarsi affinché esse siano trasformate in leggi dello Stato.

Chi vuol mettere il parlamento sopra la sovranità popolare manifestatasi con il voto vìola, senza se e senza ma, l’art. 1 della Costituzione.

Quando Fini ricorda a Berlusconi (qui) che essa deve essere esercita “nelle forme e nei limiti della Costituzione” (“È certamente vero che la sovranità appartiene al popolo, ma il presidente del Consiglio non può dimenticare che esso la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art. 1)”), non significa che la magistratura possa sostituirsi al parlamento né che il parlamento possa sostituirsi alla sovranità popolare espressa con il voto.

Una nota, qui, chiarisce che

Forme e limiti: affinché la democrazia non degeneri in dittatura della maggioranza, il popolo non può esercitare la sovranità di cui è titolare del tutto arbitrariamente, ma solo secondo le procedure e all’interno del quadro istituzionale tratteggiati dalla Costituzione.”

Se Silvio Berlusconi oggi è esploso a Bonn nel corso del congresso del Ppe con un discorso durissimo lo si deve innanzittuo all’insopportabilità di una ipocrisia (anche quella di Fini) non più latente ma sfacciata.

Il tentativo di un ritorno alla prima Repubblica in qualche modo lo si deve smascherare. Credo che oggi Berlusconi abbia voluto, con toni di inusitata violenza, stanare gli ipocriti, toglierli dal buio dei loro nascondigli “per porre fine a una “fase di transizione.”

Spero che il suo governo, fra le tante riforme costituzionali che è chiamato a realizzare prima della scadenza del mandato, non dimentichi quella dell’elezione diretta del capo del governo.

Essa sarà la cartina di tornasole affinché gli elettori vedano chiaro e sappiano distinguere tra coloro che vogliono tornare all’infelice e scandaloso passato (vedremo cosa farà Fini, finalmente!) e coloro che desiderano un nuovo Stato, più vicino alla gente.

Se si sceglierà di far cadere anzitempo Berlusconi, non occorrerà nemmeno attendere le riforme costituzionali. Avranno vinto i pasticcioni e i maneggioni della prima Repubblica.

E ci sarà solo da piangere.

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“Fini si smarca, ma i suoi lo lasciano solo” di Antonio Signorini. Qui.


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11 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 10 Dicembre 2009 @ 18:17

    Purtroppo non ci si limiterà a piangere: dovremo assistere ad una vera e propria rivolta di piazza.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 10 Dicembre 2009 @ 18:47

    Qui la prova che certi politici non hanno abbandonato i vizi della Prima Repubblica: vanno avanti a fogliettini (pizzini ?) passati di mano in mano.

  3. Commento by Ambra Biagioni — 10 Dicembre 2009 @ 19:18

    Damandatevi se questa è GIUSTIZIA e non piuttosto giustizia purchessia

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 10 Dicembre 2009 @ 19:18

    Sarebbe interessante, Ambra, trovare  le parole che  aveva detto Casini per meritare l’elogio di Fini.
    Interessante, soprattutto, se avesse espresso nostalgia per la prima Repubblica.

  5. Commento by Ambra Biagioni — 10 Dicembre 2009 @ 19:26

    Ecco l’Agenzia che riporta l’intervento di Casini alla Camera e domandiamoci se il Governo faccia per lui parte delle Istituzioni dello Stato, se quindi sia, con le altre da rispettare ed inoltre si ricordi che Di Pietro comprò addirittura una pagina del maggiore quotidia Iinglese per   svergognare il Governo del nostro Paese.

    Non lanciò agenzie in quell’occasione.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 10 Dicembre 2009 @ 20:00

    Mi riferivo, Ambra, al fogliettino di elogio passato da Fini a Casini.   Ho trovato il discorso di Casini, è qui.

    In pratica Casini incolpa la prima Repubblica di aver sempre tutelato i parlamentari anche quanto non lo si doveva fare:

    “pensiamo davvero che la Prima Repubblica sia morta per una deriva giustizialista o per il pool mani pulite? Ci spetta un atto di verità: la Prima Repubblica è morta molto prima, quando si è chiusa nella difesa cieca e assoluta della classe dirigente senza saper distinguere tra solidarietà doverose e quelle che mai dovrebbero essere date”.

    Poiché Fini era favorevole all’arresto di Cosentino, si comprende il perché del suo fogliettino di elogio a Casini.

    Come ho già scritto in altre occasioni, visto il ruolo anomalo svolto da taluni magistrati, io mi schiero a favore dell’articolo 27, comma 2 della Costituzione, che recita «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva ».

    Quindi nessuno è tenuto a dimettersi fin tanto che non ci sia contro di lui una condanna definitiva. Qui addirittura sembra che gli inquirenti si siano perfino rifiutati di ascoltare ciò che Cosentino aveva da dire a sua difesa.
    ———
    Apprendo che poco fa sono state respinte anche le mozioni che chiedevano le dimissioni di Cosentino dalla carica di sottosegretario.

    Il procuratore generale di Napoli ammette, nell’intervista rilasciata al Tg1 delle 20, che a volte, per una passione eccessiva, gli inquirenti possono anche commettere errori, mentre si dovrebbe agire nell’interesse dell’inquisito.

  7. Commento by Ambra Biagioni — 10 Dicembre 2009 @ 20:14

    Prova a leggere qui

  8. Commento by Ambra Biagioni — 10 Dicembre 2009 @ 22:39

    Ulteriori sviluppi

  9. Commento by Ambra Biagioni — 11 Dicembre 2009 @ 10:34

    Qui l’opinione di Carioti oggi su Libero.

  10. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 11 Dicembre 2009 @ 11:41

    Aspettiamo, Ambra, domenica. Penso anch’io che con il discorso di ieri, Berlusconi intende arrivare alla resa dei conti a costo anche di essere sconfitto.   Gli va dato atto, come hanno fatto ieri nel Ppe, che è un vero combattente.

  11. Commento by Ambra Biagioni — 11 Dicembre 2009 @ 11:53

    Qui per leggere gli eventuali commenti che metteranno i forumisti del Legno.

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