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La D’Addario e la sua licenza edilizia

26 Giugno 2010

Dice un vecchio proverbio che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.
Quello che ha scritto ieri sul Giornale Francesco Cramer è una notizia a dir poco incredibile. Dopo che per quasi quarant’anni si è negata prima al padre e poi alla stessa Patrizia D’Addario una licenza edilizia per costruire una specie di albergo perché il piano regolatore non lo prevedeva, d’un botto quella domanda di concessione edilizia ha superato ogni precedente limitazione burocratica e legislativa e, come in un bel sogno, è diventata realtà.

Sembra di leggere una favola, nella quale, ad un certo punto, la Fata Turchina con la sua bacchetta magica decide di intervenire per accontentare la bambina buona.

Non si può che pensare a questo, visto che niente è cambiato in quel di Bari, e il sindaco Emiliano è lo stesso della precedente amministrazione. Si dirà, ovviamente, che sono subentrate novità. Di quale genere non ci interessa sapere più di tanto, poiché, se un amministrazione vuol giustificare i suoi atti, di ragioni ne ha da vendere a chili.

Ma sarebbero credibili?
Io consiglierei al giornalista di indagare più a fondo, giacché un cittadino qualsiasi come me non può che sospettare che ci troviamo di fronte ad un altro dei tanti pateracchi della pubblica amministrazione.
Questa volta c’è di mezzo una escort diventata famosa, e i sospetti sono leciti.

La D’Addario, volontariamente o meno, un favore l’ha reso al Pd. Dalle indagini in corso a Bari, non è ancora fugata l’ipotesi che la famosa notte trascorsa sul lettone di Putin dalla D’Addario sia stata orchestrata a bella posta per incastrare il presidente del Consiglio. Come è noto ci sono situazioni non ancora del tutto chiarite, come quella in cui si trova il tenente colonnello della Guardia di Finanza Salvatore Paglino, e quel milioncino di euro trovato su un conto estero intestato alla escort. In ogni caso, quel che successe a Palazzo Grazioli provocò un autentico terremoto di cui si avvalsero in molti e in special modo il Pd, e si pensò addirittura che questa volta Berlusconi sarebbe caduto.

La D’Addario ne approfittò anche, sfruttando le furbesche registrazioni della nottata, per tirare in ballo la questione della concessione edilizia promessa da Berlusconi.
Il quale ha sempre risposto che non poteva promettere alla D’Addario ciò che non era in suo potere, ma era in potere delle autorità locali, in mano al Pd.
Come tutti sanno le rivelazioni e le dichiarazioni della D’Addario, rese anche in una trasmissione di Annozero, fecero  il giro del mondo, sputtanando (mai verbo fu più appropriato) l’Italia e il suo premier.

Ora però che l’autorizzazione edilizia è arrivata, i fatti si potrebbero anche leggere così (naturalmente è una pura ipotesi): la D’Addario prende parte a un piano per attirare il premier, a cui si sa che piacciono le donne, per incastrarlo in faccende di sesso. Alla escort viene promesso in cambio di sbloccare la pratica che tanto le sta a cuore: la costruzione del suo albergo.
Si è fatto passare del tempo per non destare clamore, ma infine il prezzo pattuito è pagato. Do ut des.

Le cose per la D’Addario sono andate addirittura meglio del previsto. È diventata la prostituta più famosa del globo, sostituendosi per notorietà alla nostra nazionale di calcio; ha fatto soldi a palate, e potrà fare del suo albergo un business dalle dimensioni incalcolabili.
Chi sa quante donne la invidieranno.

Alla concessione edilizia manca ora l’ultimo tassello, il nulla-osta della Sovrintendenza ai Beni ambientali e paesaggistici.
Ma, se la pura ipotesi quadrasse, credete che chi si è mosso per mantenere una promessa non abbia già pensato anche a quello?

Annotazione. Il caso di Aldo Brancher è gravissimo. Ha fatto bene il Quirinale a chiarire la posizione del ministro senza portafoglio, che ha invocato il legittimo impedimento per non presentarsi all’udienza in tribunale con una giustificazione che parrebbe bugiarda. Rileva infatti la nota del Quirinale “che non c’è nessun nuovo Ministero da organizzare in quanto l’on. Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio.” Da questa nota, piuttosto piccata, si capirebbe che il lavoro di insediamento non è tale da giustificare l’assenza del ministro all’udienza del tribunale.
Se le cose stanno effettivamente così, per Brancher c’è una sola via d’uscita, a meno che non chiarisca meglio la sua giustificazione: le dimissioni.

Non vi è dubbio che la sua nomina così improvvisa, e l’immediata invocazione da parte sua del legittimo impedimento, gettano qualche ombra anche sulla scelta di Berlusconi. A mio avviso, questi dovrebbe spiegarci un po’ meglio come stanno le cose e prendere eventualmente, anche da Toronto, le distanze dal gesto del neo ministro. Non sembrano sufficienti, al momento, le spiegazioni date finora alla stampa.

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“Il Quirinale stoppa Brancher. E lui: «Chiederò anticipo udienza »” Qui.

“D’Addario, Panorama: complotto contro Silvio” di Cristiano Gatti. Qui.

“Sì al residence della D’Addario. La difesa di Emiliano. Qui.

«Il mio silenzio non è stato pagato ». Qui.


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1 commento

  1. Commento by Ambra Biagioni — 26 Giugno 2010 @ 19:50

    Ultima dal Sindaco Emiliani

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart