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La differenza tra i tempi di Mani Pulite e oggi

18 Febbraio 2010

Qualcuno troppo in fretta ha gridato, con una malcelata soddisfazione, che stanno tornando i tempi di Mani Pulite: lotta spietata alla corruzione e via i corrotti dai palazzi del potere.

Ovviamente i primi a gioirne sono stati i partiti dell’opposizione. Ci potrebbe essere di nuovo, infatti, l’occasione di conquistare il potere; sempre, come fu nel 1992, lasciando fare alla magistratura. Devono aver pensato: Chi sa che questa volta non sia quella buona. E giù calci e manate alla cieca. A chi tocca tocca.

A quel tempo sbagliarono i conti, ma sbagliarli due volte sarebbe da imbecilli. Dunque, vediamo di picchiare duro, rompiamo mascelle, facciamo saltare i paradenti. Ripetere la figura che fece Occhetto quando si preparava con la sua gioiosa macchina da guerra a fare la marcia su Roma, sarebbe come condannarsi ad un ridicolo perenne.

Tanto forte è il desiderio di avere a disposizione una nuova chance che si è persa la testa, e si rischia di non capire.

Approfittando della relazione tenuta dalla Corte dei Conti in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, in cui si accenna ad un vistoso aumento nel 2009 della corruzione rispetto all’anno precedente, un ordine di cellula deve aver smosso il venticello delle insinuazioni e delle calunnie. Cosicché si è tradotta, quella relazione, in una denuncia nei confronti del governo Berlusconi, dimenticando volutamente che la Corte dei Conti analizza con la relazione annuale lo stato di salute dell’amministrazione pubblica: Comuni, Provincie e Regioni.

Si legge:

“Rispetto a queste condotte illecite individuali, le pubbliche amministrazioni “troppo spesso” non attivano i necessari “anticorpi interni”. È la denuncia del procuratore generale e del presidente della Corte dei Conti, Mario Ristuccia e Tullio Lazzaro, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario.”

Sentir dire queste cose non fa piacere a nessuno. Ma attenzione a non farne un uso improprio, giacché sarebbe difficile prevedere chi ne uscirebbe con le corna rotte.

È risaputo che moltissime amministrazioni locali sono in mano a governi della sinistra, e forse essi ancora oggi superano per numero quelli della destra. Ergo: la corruzione non guarda in faccia a nessuno e fa strage di cuori da una parte e dall’altra.

Si badi quindi a non agitare a vanvera un tale tizzone incandescente; non si saprebbe dove andrebbe ad appiccare l’incendio.

Invece ci si dovrebbe fermare un attimo, quietare la furia iconoclasta e mettersi a riflettere.

Che cosa fu Mani Pulite? La domanda oggi può apparire retorica, visto che ormai la soluzione che si sta profilando comincia ad essere considerata definitiva. Ma non è tempo sprecato – almeno nei confronti dei più riottosi – ritornarci su.

Molti hanno pensato fino a qualche anno fa che Mani Pulite fosse stata una lotta alla corruzione. La materia prima era talmente concreta ed abbondante, e soprattutto diffusa per ogni dove, che nessuno avrebbe mai potuto arrischiare di pensarla diversamente. Sarebbe stato preso per pazzo.

In più, sollevare artatamente il tema della corruzione (che si allacciava molto bene alla questione morale berlingueriana) non avrebbe potuto trovare nessuna resistenza, soprattutto presso la opinione pubblica, che si era stufata di una governabilità balneare e di un linguaggio politico che si nutriva quasi esclusivamente di convergenze parallele.

Così la folla pensò che la magistratura fosse il nuovo Messia che mandava a gambe all’aria i moderni mercanti del Tempio. Leggete il Vangelo:

“Entrando nel tempio, si mise a cacciare quelli che vendevano e quelli che compravano, rovesciò i banchi dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe, né permetteva che si attraversasse il tempio portando dei carichi. E insegnava dicendo loro: “Non è forse scritto: La casa mia sarà chiamata casa di preghiera da tutte le genti? Voi ne avete fatto una caverna di briganti!”’ (Mc. 11, 15)

Tutto, dunque, calzava alla perfezione.

Il vero scopo di Mani Pulite rimaneva, in questo modo, sotterraneo, nascosto.   I mercanti del Tempio furono abilmente individuati soprattutto nei partiti che avevano governato sino ad allora l’Italia, e così nessuno protestò quando furono rovesciati e mandati a casa, così come Gesù aveva rovesciato banchi e sedie e mandato a casa i mercanti.

Facile dare ad intendere al popolo questo tipo di operazione. Tutto era già stato anticipato dall’evangelista Marco. L’Italia, che è ancora un Paese di cattolici, sapeva a mente l’episodio e lo apprezzava. Dunque apprezzò Mani Pulite.

Invece l’operazione vera era un’altra. Quella di sostituire la classe dirigente sgradita alla magistratura con quella gradita, che fu individuata nella gioiosa macchina da guerra, che Occhetto stava radunando su tutte le strade e su tutti i viottoli che portano a Roma.

Senonché intralciò loro la strada Silvio Berlusconi: è storia conosciuta.

Si trattò, dunque, di un’operazione politica volta non a combattere la corruzione (che non aveva mai seriamente interessato la magistratura), ma a cambiare per via non democratica il governo del Paese.

Che la corruzione non fosse l’obiettivo vero di Mani Pulite lo dimostra oggi proprio la relazione della Corte dei Conti, che in pratica denuncia la assoluta sterilità dell’azione di Mani Pulite ai fini della lotta alla corruzione.

Molti, ossia, non hanno più creduto, dopo i   primi allarmi, che si stesse davvero facendo una lotta ai vizi del Paese. E così hanno ripreso ad agire come prima.

L’altro giorno il principe nero del Pool, Francesco Saverio Borrelli, lo ha detto a chiare lettere: La magistratura intervenne a causa di un vuoto di potere della politica. Insomma, a dirla spicciola spicciola, la magistratura si comportò come Pinochet in Cile e i colonnelli in Grecia. C’è un vuoto della politica? Le cose vanno male? Allora qui in Italia interveniamo noi, la magistratura. Là l’esercito, qui la magistratura.

E oggi, invece, che succede?

Succede che il diavolo che sconfisse il suo disegno nel 1994, ossia Berlusconi, va dritto per la sua strada, ed ora si è messo in testa di porre mano ad una riforma che, partendo dalla lezione di quegli anni, e dalle storture che ne seguirono, vuole ricondurre entro i confini segnati dalla Costituzione uno dei suoi organi che, forte del repulisti che riuscì a conseguire al tempo di Mani Pulite, ha dilagato ed ha intaccato e violato i confini altrui.

La magistratura non ci sta. Il potere devastante mostrato con Mani Pulite l’ha cullata nell’illusione di essere onnipotente, di detenere nelle sue mani le sorti del nostro Paese.

Si considera il primo potere in Italia. Nessuno deve osare di metterlo in dubbio.

Ma si sa: il diavolo costruisce le pentole ma non i coperchi. E così Berlusconi se n’è portato uno dall’inferno per rimediare. La magistratura ha ribollito fuori della pentola. È necessario, dunque, metterci sopra il coperchio o brucerà ogni cosa.

Il coperchio ovviamente è la riforma della giustizia. Essa è per la magistratura come l’aglio, o la croce, per Dracula. Segna i limiti, annienta lo strapotere.

E così parte l’ordine della magistratura: si reagisca, lo si faccia in fretta, prima che sia troppo tardi: Nessun dorma!

Questa volta si colpisca in ogni direzione, tanto a destra che a sinistra. La corruzione è un male endemico, appartiene un po’ a tutti. Nessuno ne rimanga indenne.

I recinti sono stati aperti e i tori impazzano. Ce n’è per tutti.

Qual è dunque la differenza tra i tempi di Mani Pulite ed oggi? Non risiede tanto nel soggetto, che resta sempre lo stesso: ossia la magistratura, la quale nel 1992 dette il segnale con l’operazione Mani Pulite, e oggi con lo sciopero dei magistrati dinanzi ai rappresentanti del governo in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario tenuto presso le Corti d’Appello alcune settimane fa.

La differenza sta in questo. Che con l’operazione Mani Pulite la magistratura conquistò la sovranità sugli altri poteri dello Stato, che la temettero e vi si sottoposero.

Mentre oggi Silvio Berlusconi, dopo aver impedito con le elezioni del ‘94 all’ex Pci (gradito alla magistratura) di salire al potere, contesta apertamente questa sovranità usurpata.

Se vince Berlusconi, la magistratura dovrà deporre la corona ai piedi dello Stato. Ovvero rientrare nei ranghi, inchinarsi ai dettami della Costituzione.

Non è facile per una magistratura che ha fatto il bello e il cattivo tempo nel nostro Paese per più di vent’anni.

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Intervista a Piercamillo Davigo di Marco Travaglio. Qui.

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5 Comments

  1. Commento by cletus — 18 Febbraio 2010 @ 08:27

    illuminante sul punto questo articolo:

    http://www.corriere.it/economia/10_febbraio_17/corte-conti-denunce-corruzione_29a265b6-1bad-11df-9bdf-00144f02aabe.shtml

  2. Commento by Ambra Biagioni — 18 Febbraio 2010 @ 09:07

    GRAZIE !

  3. Commento by Ambra Biagioni — 18 Febbraio 2010 @ 11:14

    Analisi serena e presisa di un tentato [b]Colpo di Stato[/b] ancora in atto.
    Se è vero,come è vero, che il veleno sta nella coda, di qui al 29 di marzo ci sarà da lottare strenuamente per la sopravvivenza.
    Riuscirà anche questa volta il Popolo a dare un colpo di reni ? Lo spero, perché non vorrei proprio recitare il “De profundi” per la Democrazia.

  4. Commento by Ambra Biagioni — 18 Febbraio 2010 @ 11:15

    Errata Corrige : De Profundis

  5. Pingback by La differenza tra i tempi di Mani Pulite e oggi- Rivistaeuropea — 9 Marzo 2010 @ 20:04

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