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La paura del Quirinale

27 Giugno 2012

Il titolo è a due sensi.
Il primo riguarda la paura che il Quirinale ha dello scandalo che lo ha investito a riguardo del tentativo di intervenire in favore di Nicola Mancino, accusato dalla procura di Palermo di aver mentito sul famigerato caso della trattativa tra Stato e mafia.

Infatti, la lettera del Quirinale fatta conoscere all’opinione pubblica a giustificare un intervento apparentemente innocuo, in realtà non era affatto necessaria, in quanto ciò che veniva richiesto era già stato stabilito da un protocollo datato circa un anno prima.
Quando una lettera è inutile, l’averla scritta ha un significato sostanziale indiretto, e in questo caso essa ha rappresentato, a mio avviso, una indebita pressione rivolta al destinatario affinché intervenisse per allentare la morsa sull’ex presidente del Senato in quanto la sua persona sta a cuore nientemeno che al capo dello Stato.

Dalle intercettazioni, inoltre, appare perfino che il capo dello Stato abbia suggerito al suo portavoce Loris D’Ambrosio di invitare Mancino a incontrare l’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli per concordare una versione comune, visto che proprio la testimonianza di Martelli ha inguaiato Mancino.
Ce ne sarebbe abbastanza per mettere il capo di Stato sotto accusa per tentativo di inquinamento delle prove. Così la penso io, che ho letto tutte le 56 pagine di intercettazioni pubblicate da il Fatto Quotidiano.

A difendere il capo dello Stato sono scesi in campo praticamente tutti gli altri, coi grandi giornali che hanno ospitato interventi di fior di costituzionalisti a difesa del comportamento del Quirinale. Già questo può costituire la prova che il Quirinale ha davvero compiuto un grave passo falso, tanto da temerne le conseguenze, al punto da non rispondere direttamente alle domande postegli da il Fatto, e lasciando che lo difendessero costituzionalisti titolati. Il capo dello Stato avrebbe dovuto, al contrario, parlare direttamente ai cittadini, per non dare l’impressione, molto forte, di ostacolare la ricerca della verità su quanto è accaduto, chiudendosi peraltro in un mutismo sospetto e irriguardoso nei confronti degli italiani, trattati come fossero sudditi di un monarca assoluto. A mio avviso, a ciò Napolitano è stato indotto dallo strapotere che la politica disastrata di questi mesi gli ha negligentemente consegnato.

Oggi il direttore de il Fatto Quotidiano, Antonio Padellaro, scrive un articolo, che condivido, nel quale risponde ai critici sostenendo che il suo giornale non si tirerà indietro e continuerà a raccontare sulla vicenda ciò che emergerà dai fatti, non guardando in faccia a nessuno, si tratti pure del capo dello Stato.

Ci spero, e mi auguro che Padellaro, Lillo e altri giornalisti de il Fatto non si lascino intimidire, come pure Marco Chiocci del Giornale, che ha scritto più di un articolo sul caso.

Perché la paura dei giornalisti nei confronti dello strapotere del Quirinale è l’altro senso del titolo di questo articolo.
Infatti, a parte la risposta ai suoi critici di Padellaro, ho l’impressione che lo stesso Fatto Quotidiano sia in ritirata, forse intimorito dall’isolamento in cui lo stanno rinchiudendo, e lo stesso Marco Chiocci del Giornale sembra che sul caso si sia presa una vacanza.

Sarebbe un pericoloso cedimento, ed essi farebbero una magra figura se confrontati coi due giornalisti americani che non si piegarono alle dure reazioni della Casa Bianca e finirono per costringere anche gli altri quotidiani del loro Paese a trattare la vicenda del Watergate, che si allargò così tanto da costringere Richard Nixon alle dimissioni.
Chi sostiene che qui da noi una svolta dello stesso genere porterebbe l’Italia alla rovina, in una situazione delicata quale l’attuale, mente, facendo un pessimo servizio alla democrazia e alla giustizia.
Se i fatti fossero ulteriormente confermati da qualche giornalista coraggioso, ciò che entrerebbe in campo non avrebbe nella sostanza niente di diverso dallo Watergate, e negli Stati Uniti la conseguenza ineluttabile sarebbe la caduta del Presidente.

Vediamo se in Italia qualche giornalista coraggioso sarà capace di infischiarsene dei rischi per schierarsi in toto a favore della democrazia e della giustizia.


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