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La risatina di Sarkozy e della Merkel

7 Giugno 2013

Non ho ancora trovato commenti agli articoli che “il Giornale” va pubblicando, in cui si delinea l’intesa intercorsa tra vari paesi occidentali per far cadere l’ultimo governo Berlusconi.
Siamo arrivati alla quarta puntata. Domani leggeremo la quinta. I primi due articoli portano la firma di Paolo Guzzanti, i successivi due articoli quella di Gian Micalessin, un giornalista che non conoscevo e di cui ho trovato notizie su Wikipedia.

Sta di fatto che essi, avvalendosi anche delle rivelazioni di Wikileaks, ricostruiscono alcuni fatti dai quali si evince che in particolare Obama, Sarkozy e la Merkel erano preoccupati dalle iniziative di Berlusconi in politica estera. Il trait d’union che si andava consolidando tra Putin, Gheddafi e Berlusconi per la realizzazione di un metanodotto in grado di rifornire l’Europa in luogo e in concorrenza con quello progettato dalle potenze occidentali, faceva temere l’intromissione della Russia negli affari europei, creando una pericolosa dipendenza.

Una tale ricostruzione, in realtà, darebbe la risposta ad alcuni interrogativi che nacquero in molti di noi allorché la Francia, senza che nell’aria si fossero avvertiti dei preavvisi, iniziò a bombardare la Libia di Gheddafi, fomentando la rivolta degli oppositori al regime.
A quel tempo si parlò di un’azione volta a favorire quella che venne definita troppo avventatamente come la primavera araba.

Io stesso in alcuni miei articoli intravvidi il timore che in realtà l’operazione favorisse, quantomeno indirettamente, la nascita di nuovi regimi improntati all’integralismo islamico, di cui non si faticava a vedere i primi bagliori. Credo che i fatti mi abbiano dato ragione.

Già allora si parlò della irritazione francese nel vedere il regime di Gheddafi più disposto a favorire l’Italia di Berlusconi piuttosto che la Francia, i cui investimenti nel paese libico andavano sempre di più assottigliandosi a favore delle imprese italiane.

La Francia fu così abile da coinvolgere nella guerra – si scrisse – anche gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, e infine la recalcitrante Italia, dove Berlusconi aveva più volte esaltato la sua amicizia con il dittatore libico.

Oggi, grazie a questi articoli, si capisce che l’azione violenta della Francia non fu un’iniziativa del solo Sarkozy, ma era stata astutamente preparata per rompere la triade Putin, Gheddafi, Berlusconi. E fu talmente ben congegnata che paradossalmente l’Italia entrò in guerra praticamente a fianco di coloro che volevano danneggiarla. C’è da risolvere, dunque, anche un mistero che riguarda la nostra diplomazia e i nostri servizi segreti, che non furono in grado di smascherare il disegno anti italiano.

Che Gheddafi fosse un dittatore, era noto da decenni in tutto il mondo e certamente era auspicabile che fosse sostituito da un regime democratico, ma il modo in cui si svolsero i fatti che si stanno ricostruendo dimostra, in mancanza di smentite, che l’instaurazione della democrazia in quel Paese c’entrava come i cavoli a merenda. Se Gheddafi avesse fatto una scelta diversa, in favore delle potenze occidentali, e non dell’Italietta di Berlusconi e soprattutto della Russia di Putin, noi avremmo ancora al potere il dittatore libico, difeso e osannato così come l’occidente aveva fatto per decenni senza muovere mai alcuna rimostranza nei suoi confronti.

Va ricordato, infatti, che le brevi guerricciole mosse in tempi differenti dagli Usa e dalla Gran Bretagna contro Gheddafi furono provocate da operazioni di sabotaggio di quest’ultimo.

Appare ancora più credibile, perciò, che, ad esempio, sia stata la Merkel a rappresentare nel disegno americano il braccio con cui agire direttamente affinché in Italia cadesse il governo Berlusconi e fosse insediato un governo, quello di Monti, più fedele all’Europa, e addirittura succube, come si è visto, della potenza tedesca.

Meraviglia perciò che il Pd, che “non poteva non conoscere” un tale disegno eversivo, visti i suoi legami internazionali, anche con Obama, abbia approvato la caduta di un governo democraticamente eletto per soddisfare un puro egoismo di potere, a scapito dei valori di indipendenza e inviolabilità sacri al nostro Paese.

Credo che qualcuno del Pd debba, e in fretta, smentire la ricostruzione del “Giornale”, altrimenti graverebbe su quel partito una ineluttabile ignominia.


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