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L’Aquila e Angelo Rizzoli

22 Febbraio 2010

Leggo due servizi da far accapponare la pelle. Vorrei che appartenessero ai miei incubi notturni e che, “passata a nuttata”, al mattino io tornassi a vedere il mio Paese con l’ottimismo e l’ostinazione di sempre.  
Continuo ad amare l’Italia, nonostante tutto.  

Mi ha ferito leggere che gli aquilani stanno manifestando pacificamente ma duramente poiché il centro storico della città non è stato ancora liberato dalle macerie del terribile terremoto della primavera scorsa.  

Poi leggo che gli abitanti di San Fratello, il paese della provincia di Messina, travolto dalla frana, rivolgono a Berlusconi e a Bertolaso un appello affinché non siano abbandonati:  

“«Parli della Sicilia, venga qui e ci aiuti, perché non ci sono italiani di serie A e italiani di serie B: anche noi siamo italiani ». «Non ci abbandonate… » dice sommessamente un’altra signora a Bertolaso e Lombardo davanti alla scuola elementare di San Fratello, che sarà abbattuta.”  

Per non accennare alle altre calamità che in questi ultimi mesi hanno preso di mira l’Italia.  

Troppe per le nostre forze. Ma il governo e i volontari ce la mettono tutta. Provate ad immaginarvi che cosa sarebbe successo se a guidare il nostro Paese ci fosse stato, in questi drammatici frangenti, il governo Prodi, che non è riuscito nemmeno a liberare Napoli dai sacchi di immondizia accantonati lungo le strade, che hanno dato del nostro Paese un’immagine squallida nel mondo.  

Sforzatevi tutti per qualche istante, anche voi dell’Aquila, e immaginate Prodi che, incapace di liberare Napoli dalla monnezza, prova a liberare L’Aquila dalle macerie.  

Ma davvero qualcuno può credere che Prodi e la sinistra avrebbero fatto o farebbero meglio di questo governo?  
Le macerie sono qualcosa di più dei sacchi di spazzatura!  

Con tutta la sfortuna che si è accanita contro il nostro Paese, un po’ di fortuna c’è, ed è che a fronteggiarla c’è un governo meno improvvido e immobilista di quello dei chiacchieroni che si rigiravano i pollici delle mani mentre la puzza dilagava per le strade di Napoli.    

Vorrei dire agli aquilani, ai quali continua ad andare tutta la mia solidarietà, di fare attenzione a non essere strumentalizzati da coloro che oggi hanno solo la voglia, abietta e cinica, di dare dell’Italia una pessima immagine nel mondo. A loro interessa poco e relativamente degli aquilani. Interessa ciò che dalla loro disgrazia possono ricavare per spregiare l’Italia all’estero. Lo hanno già fatto parlando a lungo di una dittatura che governerebbe il nostro Paese, figuriamoci se rinunciano alla goduria di dipingere un’Italia inetta di fronte ai cataclismi che l’hanno colpita.  

Rispetto al passato, allorché le vittime delle calamità erano abbandonate a se stesse, oggi l’opera dello Stato è concreta e solerte, nei limiti dell’umanamente possibile.  

La Protezione civile – basta vedere la tv – deve correre da un luogo all’altro della penisola per soccorrere città e paesi, dove tutti chiedono il miracolo. Ieri era L’Aquila, oggi la provincia di Messina, e in mezzo tante altre. È anche per questo che all’opposizione una Protezione civile così efficiente dà fastidio. Quando all’Aquila i rappresentanti dei Paesi stranieri hanno tessuto le lodi per quanto fatto, l’opposizione ha ingoiato molta bile. E se l’è legata al dito, come si vede in questi giorni. Bertolaso deve scomparire dalla scena, come deve scomparire Berlusconi che ha saputo valorizzare questo servitore dello Stato, che il governo Prodi teneva in ombra.  

Mi chiedo: Possibile che, liberandosi ciascuno, per un attimo, del proprio dolore e pensando a quello degli altri, e condividendolo con essi, non si renda conto che lo Stato sta facendo tutto quanto è possibile per fronteggiare questi ripetuti disastri.  

Le macerie del centro storico aquilano certamente devono essere sgombrate per tornare a far vivere la città, ma non è stato più importante dare la precedenza alla costruzione di abitazioni per assicurare un tetto a tutti?  

Le competenze, come è noto, sono passate alle Regioni e ai Comuni, dopo che la costruzione delle case di soccorso è stata portata a termine.  

Ma nessuno ha la bacchetta magica. Un terremoto non è l’esondazione – pur catastrofica – di un fiume. Nei tempi passati, una città devastata dal terremoto veniva abbandonata e si cominciava a costruire a poco a poco altrove. Questo non succede più. Gli aquilani avranno la loro città, bella come prima, mi auguro.  

Ma stiamo attenti a condannare chi ha sentito il dovere e l’amore di aiutarci e alzare invece inni a chi, strumentalizzandoci, ci induce a credere che sarebbe stato capace di fare meglio.  

Ogni volta che vi sfiora questo assurdo pensiero, pensate a Napoli e alla sua monnezza, che è restata abbandonata per le strade per più di un anno e mezzo.  

È a Prodi, è a Bersani, è a Di Pietro che si vuol chiedere soccorso?  
Sarebbe come chiedere al diavolo di assolverci dai nostri peccati.  

L’altro servizio che mi ha scosso è stato quello dedicato al calvario patito, a causa della giustizia lenta, da Angelo Rizzoli. Mi ricordo che, ai suoi tempi, era sempre stato considerato un bonaccione negli affari, privo della grinta del nonno, di cui porta il nome.  

Impegnato in ben sei cause con le quali ha chiesto di essere risarcito dagli scippi subiti da gente spregiudicata e più scaltra di lui, leggo che le ha vinte tutte, ma dopo ben 26 anni, durante i quali è stato anche in carcere. Estrapolo:  

“Trascina la gamba destra. Una mano, semiparalizzata, pende inerte lungo il fianco. L’hanno maciullato, ma non sono riusciti a distruggerlo. «Su questo, contavano: che morissi durante i 407 giorni passati in galera. Hanno fatto male i conti. Mai sottovalutare i cromosomi di famiglia. Mio bisnonno ciabattino era di Cavalese, Val di Fiemme, allora Austria. Montanari di grande tempra, teste dure ».”  

Se è tutto vero il resoconto che ho letto, chi risarcirà mai quest’uomo?

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“Pazienza (quasi) finita” di Marcello Veneziani. Qui.


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4 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 22 Febbraio 2010 @ 11:15

    Fra i commenti del Legno

    1 – I Friulani si rimboccarono le maniche e dalle macerie raccolsero tutto il materiale utile per ricostruire le loro case.

    Questo facciano anche gli Aquilani. Lo Stato ha dato loro un tetto dove sostare lussuosamente nel frattempo, ora tocca a loro.

    2 – “Angelone” Rizzoli è l’immagine vivente di questo fumus persecutionis che ci sta perseguitando da troppo tempo.

    Raddriziamo la schiena, tocca a noi !

  2. Commento by Pino Mele — 22 Febbraio 2010 @ 14:39

    E’ vero! Lo stesso fumo che ha scippato la villa alla figlia di Casati.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 22 Febbraio 2010 @ 15:45

    Qui parliamo di cause da cui Angelo Rizzoli è stato assolto dopo 26 anni. Sei quindi abbondantemente fuori tema, accecato probabilmente da antiberlusconismo.
    Sei di quelli, anche tu, che senza Berlusconi non sanno che pesci prendere?  

    Su Berlusconi sono stati scritti molti libri in bene e in male.
    Non mi risulta che per l’acquisto della villa San Martino ci siano cause in corso che sono in attesa di giudizio da molti anni. Nessuno si è lamentato, segno che la convenienza era bipartisan.

  4. Commento by Carlo Capone — 24 Febbraio 2010 @ 13:56

    Angelo Rizzoli è stato ridotto in quello stato inanzitutto dalla P2   di Calvi,  Gelli, Tassan Din e compagni.

    In ogni caso 26 anni di processo sono un’indecenza

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