Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

L’autocritica del sindaco: “Scusate, colpa mia”

3 Dicembre 2012

di Michele Brambilla
(da “La Stampa”, 3 dicembre 2012)

Matteo Renzi non ha saputo vincere ma ha dimostrato di saper perdere. Come aveva promesso, ha escluso una coda polemica sulle regole e ha assicurato che darà una mano a Bersani, mettendosi lealmente al servizio del Pd e del centrosinistra.

Ieri sera era commosso. Lui che ha la fama di essere un giovane rampante, e quindi vincente, ha confermato che spesso gli sconfitti sono più interessanti dei vincitori. E che quando si perde – se si accetta la lezione che la vita impone – si può dare il meglio di sé. Quando è arrivato alla Fortezza da Basso – sede del suo comitato elettorale – alle nove e mezza di sera, Renzi ha dato l’impressione di essere dispiaciuto soprattutto per tutti coloro – in gran parte volontari – che hanno lavorato con lui in questi ultimi tre mesi. Cosa rara per un politico, non ha detto «abbiamo perso » ma «ho perso », e ha chiesto scusa.

Che tirasse aria di sconfitta, e di sconfitta netta, il sindaco lo aveva capito già pochi minuti dopo la chiusura dei seggi. Su Twitter aveva diffuso un messaggio che era l’implicita ammissione di aver perso: «Era giusto provarci, è stato bello farlo insieme. Grazie di cuore a tutti, ci vediamo dalla Fortezza da Basso alle 21.30 ». Ed è arrivato puntuale, lui di solito ritardatario; forse per l’impazienza di chiuderla lì; forse per la voglia di abbracciare tutti i compagni di avventura. Infatti quando è salito sul palco, prima di prendere la parola ha voluto che sul maxi schermo scorressero le immagini del suo viaggio in camper. Immagini che ha osservato quasi con devozione. Poi le sue prime parole sono state queste: «Dedichiamo questo filmato ai ragazzi e alle ragazze, volontari, che ci stanno seguendo da tutta Italia ».

Solo dopo questa dedica da uomo ha parlato da politico: «Ho appena chiamato Pierluigi Bersani per fargli i miei e i vostri complimenti e per dargli l’in bocca al lupo ». Ha subito sgomberato il campo da possibili recriminazioni: «La sua vittoria è stata netta. Lui ha vinto e noi no ».

Poi l’autocritica. «Vorrei », ha aggiunto, «che fossimo seri con noi stessi. Abbiamo offerto una diversa idea dell’Italia, del partito, del centrosinistra. Io credo a parole d’ordine diverse da quelle di Bersani. Abbiamo espresso i nostri concetti con grande chiarezza e oggi dobbiamo dire che gli italiani che sono andati alle urne sono stati ancora più chiari di noi. Abbiamo perso. Anzi, io ho perso ».

Non ha cercato di addolcire l’amara medicina che i risultati hanno somministrato a lui e ai suoi: «Certo abbiamo tanti motivi per rallegrarci per quello che abbiamo vissuto. Ma noi non eravamo qui per fare una battaglia di testimonianza. Noi volevamo prendere in mano il governo del Paese e non ce l’abbiamo fatta ». Ha ripetuto, come pochi minuti prima, l’esortazione «siamo seri ». «Ci abbiamo creduto fino alla fine ».

Come non buttare via tutto? «Mi piace l’idea che dopo questa battaglia per la nostra generazione sarà più facile provarci; mi piace pensare che altri under quaranta ci proveranno ». Solo una frecciata polemica: «Non era l’ambizione di un ragazzetto, come qualcuno ha scritto. Era il dare un senso al nostro coraggio e al nostro orgoglio. Qualcosa abbiamo sbagliato. Io ho sbagliato. E per questo voglio chiedervi scusa ».

«Noi volevamo sinceramente realizzare il sogno di un Paese diverso. Io non sono riuscito a togliermi di dosso, fuori dalla Toscana, l’immagine del ragazzetto ». Un po’ di amarezza: «Me ne sono sentite dire di tutti i colori, compresa quella storia delle Cayman. Ma la colpa è mia. Non sono riuscito a portare ai gazebo un numero sufficiente di italiani. La verità è questa, inutile parlare di regole ». Al vincitore, lo sconfitto ha lanciato però un messaggio: «Bersani vada a parlare anche all’Italia che non è andata ai gazebo ».

L’ultima parte del discorso di Renzi è sembrato un po’ stile-papa Giovanni: «Andando a casa questa sera, siate orgogliosi di quello che siete riusciti a fare. Ai colleghi d’ufficio e ai compagni di classe non mostrate facce tristi. Offrite loro un sorriso, perché questa esperienza è stata bellissima. E se c’è qualche cicatrice, riportate loro questa citazione di Bersani, voglio dire non di Pierluigi, ma di Samuele Bersani: “È sempre bellissima la cicatrice che mi ricorderà di essere stato felice” ». E poi: «Rimboccando le coperte dei vostri figli questa sera, dovete pensare che quello che avete fatto non lo avete fatto per voi ma per loro ».

Ha concluso invitando a non mollare: «Non siamo riusciti a cambiare la politica. Adesso sarà meraviglioso dimostrare che la politica non riuscirà a cambiare noi. Abbiamo dalla nostra parte l’entusiasmo, il tempo e la libertà. Ho ricevuto più di quanto ho dato. Vi ringrazio ».

Undici minuti di discorso in tutto. Uscendo, ha avuto la forza di scherzare: «Su Twitter qualcuno ha scritto: “Finalmente Renzi ha fatto una cosa di sinistra: ha perso”. È stato il commento più simpatico e forse il più vero ». A un certo punto aveva davvero pensato di vincere. Per questo domani, assicura chi lo conosce, per il sindaco sarà un giorno difficile. Ma Renzi, di domani, ne ha di fronte tanti.


Bersani vince le primarie col 61%: Renzi si ferma al 39%
di Sergio Rame
(da “il Giornale”, 3 dicembre 2012)

Va a finire proprio come era già scritto sin dall’inizio: il “rottame” avanti, il “rottamatore” indietro. D’altra parte le regole, con cui l’establishment dei Garanti ha organizzato le primarie del centrosinistra, sembravano fatte ad hoc per favorire Pier Luigi Bersani ed arrestare l’avanzata di Matteo Renzi che era pronto a giocarsela fino all’ultimo.

“Era giusto provarci – ha commentato Renzi – abbiamo provato a cambiare la politica, non ce l’abbiamo fatta, ora dimostriamo che la politica non ha cambiato noi”.

La battaglia vera comincia ora. Ma stasera Bersani vince una doppia sfida: il popolo del centrosinistra lo candida a candidato premier per la coalizione e il leader del Pd, vincendo le resistenze dei big del partito e grazie all’energia incarnata dal rottamatore, è riuscito a rimotivare l’elettorato in tempi in cui, come dimostrano da ultimo le elezioni siciliane, il vento dell’anti politica di Beppe Grillo soffia forte. Lo sfidante esce, comunque, a testa alta, con un pacchetto di voti che ora peseranno sugli equilibri futuri del Pd. “Il grande fatto di democrazia, un’onda che ha avuto spinta nell’uscita a sinistra dalla seconda repubblica, dal berlusconismo”, ha commentato il leader del Sel Nichi Vendola spiegando che “ci sono state molte domande di innovazione ma alla fine il segno prevalente dell’onda riformatrice va nel segno di un cambio radicale dell’agenda di governo, dell’equità sociale”.

“Adesso comincia la battaglia vera”. Festeggiando la vittoria delle primarie al teatro Capranica di Roma, Bersani ha fatto sapere che, già a partire da domani, si impegnerà per “cambiare il centrosinistra” e favorire il “rinnovamento” nel Partito democratico. Eppure, appena è stata chiara la sconfitta di Renzi, sono subito rispuntati in televisione Massimo D’Alema e Rosy Bindi per lanciare un segnale molto chiaro: non lasceranno la politica. La vittoria di Bersani annuncia, di fatto, il ritorno alla vecchia sinistra che, anziché portare avanti istanze socialdemocratiche, si rifa ancora all’ideologia radicale. Non a caso è lo stesso, dopo aver speso qualche parola per ringraziare Renzi, Bersani fatto un “saluto particolarissimo” a Vendola: “Con lui abbiamo fatto una grande manifestazione a Napoli, bellissima, dove mi ha invitato a far sentire profumo di sinistra. Se non mi sentissi addosso quel profumo non riconoscerei il mio odorato, ma capisco quel che vuol dire”. Almeno per il momento, ad ogni modo, Renzi non lascerà via del Nazareno per formare un nuovo partito: “Il Pd resta la mia casa”.

Dopo 45 giorni di campagna elettorale, ci sono voluti meno di 20 minuti per capire che Bersani aveva vinto le primarie e anche con un risultato tondo che gli permette la piena legittimazione che lui voleva. Alle 20,20 Renzi, arrivato al ballottaggio superando anche Vendola, ammette con un tweet la sconfitta: “Era giusto provarci”. In occasione del secondo turno il sindaco ha scelto un profilo basso, a iniziare da stamattina, quando ha spiazzato tutti andando a votare alle 9.15, anziché nel tardo pomeriggio, come era stato comunicato dal suo entourage. E le sue parole fuori dal seggio sono state all’insegna della distensione, anche se non ha mancato di sottolineare che “chi vincerà le primarie avrà il compito di recuperare un po’ di credibilità” parlando a una 21enne in lacrime perché non le era stato permesso di votare al ballottaggio. “Oggi mi sembra che il clima sia tranquillo: ci sono episodi qua e là, ma è normale”, ha proseguito il primo cittadino di Firenze ricordando l’appello a Bersani per “non rovinare il voto di centinaia di migliaia di persone che vogliono dare un messaggio di speranza”. Un clima che si è incrinato poche ore dopo, quando Nicola Danti, responsabile dei comitati in Toscana, ha parlato di “casi gravissimi, che mettono a rischio la validità del voto in numerosissimi seggi”. Momenti di tensione si sono registrati soprattutto al seggio di piazza dei Ciompi, dove numerosi cittadini hanno denunciato di aver ricevuto informazioni sbagliate su dove votare e si sono quindi ritrovati nel seggio sbagliato.

Le tensioni sono rientrate nel primo pomeriggio quando lo stesso Danti ha assicurato che non ci saranno ricorsi: “C’è da fare una riflessione sulle regole che abbiamo messo in campo, che sono nate in una determinata materia, si sono evolute e hanno portato sicuramente a delle oggettive difficoltà per l’espletamento del voto e del procedimento elettorale”. Danti ha, infatti, fatto sapere che sono state respinte 130mila richieste perché provenienti “da persone che avevano desiderio di votare oggi”. Se durante il primo turno Renzi si era addirittura permesso di correre la maratona, questa mattina ha preferito annullare la partita di calcetto col suo staff perché, secondo quanto si è appreso, era preoccupato dal dato sull’affluenza. Il sindaco non si è fatto più vedere, ma dal suo entourage assicurano che è rimasto in famiglia a seguire l’andamento della giornata.


Letto 1104 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart