di Bartolomeo Di Monaco
Ce le ho volute io. Mia moglie si è limitata ad assecondarmi.
Sono tutti quadri e quadretti attaccati sulla parete su cui appoggia il letto, così da averli sempre vicini. Due, in verità, sono di fianco, dalla mia parte, e dirò poi quali.
Perché queste immagini? Sono un devoto della religione cattolica? Sicuramente sono un battezzato e sicuramente eredito questa fede dai miei genitori. E per il resto? Che cosa mi ha insegnato la vita?
Poco. Se non mi attacco alla tradizione, i dubbi mi assillano e qualche volta non mi danno pace. Non credere in un Creatore, mi getta nello sgomento. Chi ha fatto un mondo dove vivono tanti organismi ognuno con particolarità proprie, perfette e irriproducibili? Sul tavolo circolare di ferro che ho in giardino, come se vi avesse stabilita la sua dimora, vive un insetto minutissimo, di cui mi accorgo solo grazie alla velocità con cui fa il suo percorso sull’orlo della tavola, così folgorante rispetto al suo corpo quasi invisibile. Potrei liberarmene, schiacciandolo, ma non lo faccio perché ammiro la sua esistenza e la sua particolarità. Lo lascio girare, ogni tanto fa una brevissima sosta, e riparte in circolo, sempre velocemente. Chi ha generato creature come queste? E le tante altre che vediamo ogni giorno o che scopriamo ogni tanto comparire per la prima volta sotto i nostri occhi? Quanti siamo nel mondo, tra montagne, sassi, flora e fauna, e pesci? Un’infinità.
È tutto nato dal caso? Sempre mi rispondo che è impossibile. E allora questo Creatore dov’è? Perché non si manifesta mai, se non attraverso le sue creature? Perché questa scelta umanamente incomprensibile?
Nel dubbio e per trovare forza nella Fede, sono ricorso allora alle immagini sacre. Dove metterle, se non in camera, quando il sonno mi prende e resto in balia del nulla? Il nulla mi fa più paura della morte.
In camera ho anche 2 quadri del pittore lucchese Pierluigi Puccini, con la luna e un suonatore che vi sta appollaiato col suo strumento. Sono due immagini non uguali, ma della stessa forza romantica. E poi il resto è composto dai quadri religiosi. Sulla parete dietro il letto, ho l’immagine della Madonna, quella di Gesù, quella di San Francesco, quella di San Benedetto, e spostate alla loro sinistra, la Madonna di Montenero, un’altra Madonna orientaleggiante e un piccolo crocifisso con attorno una corona che pende lungo la croce.
È ora il momento di dire che cosa ho a lato del mio letto: un bellissimo e prezioso Volto Santo, il “Re dei Lucchesi”, e un grande ritratto della lucchese Santa Gemma Galgani, fatto benedire nell’omonimo Santuario di Lucca.
Quest’ultimo lo posi in camera al tempo in cui soffrivo di un forte acufene all’orecchio sinistro (oggi quietatosi). Lo volli al mio fianco perché ogni sera mi rivolgevo alla Santa supplicandola di alleviarmi la sofferenza. Sul comodino dalla parte di mia moglie, stava invece, a rafforzare la comune speranza, un’immaginetta della stessa Santa Gemma.
Ho detto all’inizio che incespico ogni volta che penso a Dio. C’è o non c’è?
Ma questo fatto che mi è accaduto e che riporto nel mio libro “Vivere con l’acufene” mi ha lasciato senza parole. È ad esso che devo il permanere in me della speranza della presenza di Dio.
Ecco quanto racconto nel libro:

“Questa immagine, in cui si vede il volto di Santa Gemma Galgani graffiato, risale al periodo che ho vissuto dal dicembre 2015 fino al termine del diario qui esposto.
L’acufene all’orecchio sinistro si presentò all’inizio, nel dicembre 2015, con una violenza tale che la notte non riuscivo a prendere sonno. Mi alzavo e mi tenevo la testa tra le mani, girando disperato per la camera e facendo preoccupare mia moglie, che non sapeva come intervenire, se non con parole di incoraggiamento. Fu lo scrittore lucchese Vincenzo Pardini a suggerirmi di chiedere aiuto e assistenza alla Santa.
A Lucca, fuori Porta Elisa, vi è, ben visibile con le sue cupole verdi, il Santuario dedicato a Santa Gemma Galgani, molto conosciuto e frequentato, accudito dalle suore e dai frati passionisti. Mi recai a pregare davanti alla salma imbalsamata di Santa Gemma, che è collocata alla base dell’altare maggiore. In seguito, accompagnato da un custode, mi recai a visitare i luoghi dove Santa Gemma era vissuta, continuando ad invocarne la grazia. Durante queste visite, il custode mi confidò che se la Santa si fosse presa cura di me, in chiesa avrei sentito un profumo di borotalco, segno che mi stava accanto. Successe più di una volta che avvertii con emozione e gioia questo profumo.
Acquistati presso il Santuario, e feci benedire dal padre passionista di nome Marco, una grande immagine della Santa che collocai sulla parete a fianco del mio letto (ancora oggi sta lì), ogni notte invocando il Suo aiuto. Mia moglie, da parte sua, teneva sul proprio comodino una piccola immagine della Santa, quella che vedete in foto, anche lei cercando di essermi d’aiuto.
Successe che un giorno, cadendomi lo sguardo su quella immaginetta, mi accorsi di qualcosa che non andava: vi apparivano dei graffi. Pensai a righe di sporcizia e cercai di ripulirle, ma invano: ogni tentativo falliva. La feci vedere a mia moglie e ad altri familiari, i quali concordarono con me che quelle graffiature erano interne alla foto. Andai da mio fratello Mario, che la esaminò attentamente, come avevamo fatto noi, arrivando alle stesse conclusioni.
Avevo una sola strada da percorrere per accertarmi di ciò che mi era successo: andare al Santuario e far esaminare dai passionisti l’immaginetta. Così feci. Era il 28 marzo 2016 quando la consegnai, affinché fosse analizzata, a Padre Marco, il quale la guardò e mi disse che l’avrebbe consegnata ai loro esperti. Così gliela lasciai. Ma passò qualche settimana senza che padre Marco mi dicesse nulla; così decisi di incontrarlo per chiedere conto di cosa fosse scaturito dal loro esame. Mi disse che non c’era nulla di preoccupante e stessi sereno. Quando, però, gli chiesi di restituirmi l’immagine, mi rispose che era stata bruciata. Rimasi stupito e costernato, lamentando che non dovevano comportarsi così: l’immagine doveva essermi restituita.
Ma ormai tutto si era compiuto.
Per fortuna, prima di consegnarla a padre Marco, ne avevo fatto una foto, quella che vedete più sopra. La conservo gelosamente, sempre più convinto ormai, per il fatto che fosse stata bruciata, che quella immagine fosse stata graffiata dal diavolo, indispettito dell’aiuto che Santa Gemma mi stava prodigando.
Ho voluto finalmente raccontare, a distanza di tanti anni, questa storia affinché la si conoscesse anche fuori dell’ambito della mia famiglia.”.