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Le scorciatoie da evitare

11 Giugno 2013

di Massimo Franco
(dal “Corriere della Sera”, 11 giugno 2013)

Si può anche fare l’elenco di vincitori e sconfitti nel giorno in cui vota solo il 48,6 per cento dell’elettorato. E dunque, è giusto affermare che il centrosinistra emerge dai ballottaggi nelle città con un profilo più solido degli avversari, incapaci di ritrovare i consensi dal Veneto alla Sicilia. Ma la tesi di un’Italia più «americana » perché si va meno alle urne, come negli Usa, è autoconsolatoria fino alla strumentalità. Esaltare come moderno un calo di partecipazione dai contorni patologici, anche per la rapidità con la quale si manifesta, significa sottovalutare la frattura che si è consumata.

Il leghista Giancarlo Gentilini, sconfitto al ballottaggio, ha annunciato con un sussulto egocentrico che a Treviso un’era è finita. In realtà, non lì ma in Italia. Non si è spezzato solo l’asse fra Pdl e Lega: a Roma il Carroccio non c’è, eppure il centrosinistra trionfa nell’oceano astensionista. Il sindaco Gianni Alemanno e il Pdl sono stati inghiottiti dai propri errori. E non convince l’idea che se Silvio Berlusconi si fosse impegnato la situazione si sarebbe ribaltata. Forse l’ex premier avrebbe limitato i danni, ma è improbabile che sarebbe riuscito a evitare del tutto percentuali umilianti. Di nuovo, come al primo turno, l’incognita è il non voto.

Collegarlo all’assenza di candidati del Movimento 5 Stelle non basta: l’astensionismo va molto oltre. Beppe Grillo segnala ed esaspera la crisi del sistema, senza però mobilitare e smuovere la grande massa dei delusi. Il malessere è più profondo e non riceve finora nessuna risposta, anzi. L’unico elemento rassicurante emerge di rimbalzo, per il governo nazionale. I risultati dei ballottaggi di ieri tendono a stabilizzare la coalizione anomala guidata da Enrico Letta. Dovrebbero tranquillizzare il Pd; e scoraggiare la minoranza berlusconiana che vuole le elezioni, magari in risposta alle sentenze dei processi a carico del Cavaliere.

Il partito di Guglielmo Epifani teme che il governo col Pdl snaturi la sinistra e metta in mora il bipolarismo. Per questo nei giorni scorsi il premier e il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, hanno insistito sull’«eccezionalità » della coalizione. Il successo di ieri, con alleanze estese al Sel e a volte con una strizzata d’occhio ai grillini, dice che il governo Letta non logora il Pd. E questo dovrebbe attenuare l’impazienza di chi vuole archiviarlo: a cominciare da Nichi Vendola e dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ansioso di candidarsi alla segreteria e ipercritico verso palazzo Chigi.

Quanto al centrodestra, la tentazione di far saltare il tavolo da ieri suona almeno azzardata. Le pressioni di chi pensa di andare all’incasso elettorale non diminuiscono. Ma c’è voglia di stabilità, e di atti di governo che la giustifichino. Più che scommettere sul logoramento di Letta, ci si aspetterebbe un aiuto a fare il tanto o il poco consentito da questa inevitabile coabitazione. Inseguire la scorciatoia di un esecutivo omogeneo alle alleanze locali rischia di allontanarlo; e di far perdere all’Italia tempo prezioso.


Iva e Imu, è battaglia: il rinvio non basta
di Antonio Signorini
(da “il Giornale”, 11 giugno 2013)

Roma. Iniziano oggi (ma solo perché ieri dominava il voto amministrativo) due settimane di fuoco per le riforme economiche.
L’esordio non è dei più facili visto che questa mattina si terrà un vertice governo-maggioranza che si annuncia movimentato. I capigruppo di Pd e Pdl dovranno illustrare i loro orientamenti al premier Enrico Letta, al viceministro Angelino Alfano e al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, in vista dei prossimi appuntamenti di politica economica. I più vicini, che sono nell’ordine gli sgravi sul lavoro e le semplificazioni a vantaggio delle aziende, arriveranno al Consiglio dei ministri questa settimana o a metà della prossima. Poi quelli più spinosi, in primo luogo lo stop all’aumento dell’Iva dal 21 al 22% che scatterà in luglio e la riforma dell’Imu. Infine il taglio del costo del lavoro.

Il Pdl è intenzionato a dare battaglia e chiederà che le scelte chiave siano collegiali. In particolare il capogruppo alla Camera Renato Brunetta proporrà che su Iva e Imu si facciano scelte definitive. No a un semplice rinvio dell’aumento dell’imposta su beni e servizi che deve rimanere stabilmente al 21%. Poi riforma complessiva dell’imposta sugli immobili che escluda la prima casa e misure per l’occupazione giovanile. Senza rinunciare al taglio del cuneo fiscale, per il quale il Pdl indica una copertura che è già in vigore e non compromette i tagli a Iva e Imu: «Le norme esistono già – ha spiegato ieri Brunetta – e sono contenute nella Legge di Stabilità per il 2013 », con la quale si istituiva un fondo da destinare alla «concessione alle imprese di un credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo, nonché per la riduzione del cuneo fiscale, finanziato mediante le risorse derivanti dalla progressiva riduzione degli stanziamenti di parte corrente e di conto capitale destinati ai trasferimenti e ai contributi alle imprese ».
Il taglio agli incentivi delle imprese, quelli individuati dal piano Giavazzi, è parte delle coperture individuate in questi giorni dalla Ragioneria generale dello stato, insieme ad altre, in primo luogo la revisione delle agevolazioni fiscali. L’onere di trovare la copertura rimane al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni.

Anche il Pd si prepara a dare battaglia, su posizioni apparentemente simili a quelle del Pdl. Ma il clima non è quello idilliaco che si respirava ai tempi dell’ultima legge di Stabilità del governo Monti, riscritta dai relatori Pd e Pdl. I democratici vogliono fare dello stop all’aumento dell’Iva una bandiera. «Sarà una nostra grande battaglia », ha annunciato ieri Matteo Colaninno, appena nominato da Guglielmo Epifani responsabile economia del partito. La questione, ha sottolineato, «sarà strettamente legata » alla «partita dell’Imu ». In altre parole, tutti sono d’accordo sullo stop all’aumento dell’Iva, ma il Pd vuole farlo ammorbidendo la riforma dell’Imu. Se le posizioni rimarranno queste, tra i due maggiori partiti della coalizione sarà scontro.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart