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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LEGGENDE: Angelo e Nina

16 Dicembre 2007

di Bartolomeo Di Monaco

Si erano conosciuti in tenerissima età, Angelo e Nina, andando insieme all’asilo, poi alle elementari “G. Pascoli”, situate in piazza Santa Maria Bianca, e su su fino alle superiori.

Ma negli ultimi anni della loro adolescenza, al tempo del liceo, quando le amicizie e le occasioni si erano moltiplicate, Nina aveva cominciato a frequentare compagne e compagni che, partendo dalle cose della scuola che non andavano bene, avanzavano critiche molto severe nei confronti della società
La sera, quando Nina si ritrovava con Angelo, i suoi discorsi cadevano sempre più spesso sulle ingiustizie e sulla solitudine che incombevano sull’uomo.
«Ma ci pensi, » brontolava Nina «da sempre si promette di fare questo e quest’altro, eppoi invece non si fa nulla, e si prende in giro la povera gente! »
E gli proponeva di prendere parte a riunioni, assemblee, comitati; ma Angelo non si decideva, era riluttante, gli pareva eccessivo tutto quel livore.
Ancora giovanissima, Nina interruppe gli studi.
«Voglio andarmene da qui, » disse un giorno «devo fare qualcosa di più. »
«Ti scriverò. Tornerò spesso. Non mi dimenticare » fu il commiato alla stazione di Lucca.
Il treno sparì piano piano con Nina affacciata al finestrino a rispondere al saluto di Angelo.
Da quel momento di Nina non seppe più niente, salvo due o tre lettere scritte nel primo anno, in cui prometteva di fargli presto una visita.
Il suo dolore fu grande.
Passarono giorni e poi mesi in cui il mondo sembrò cadergli addosso. Divenne taciturno, scontroso, diradò le amicizie.
Erano davvero poche le lettere che Nina gli aveva scritto in quel primo anno di assenza!
Ma Angelo continuava ad amarla, forse anche più di prima.
Gli aveva scritto della sua febbrile attività, dell’impegno crescente che vi metteva, delle difficoltà inimmaginabili che incontrava per realizzare i suoi propositi, e Angelo se la vedeva comparire tra le righe più bella che mai.
Erano gli unici sprazzi di luce che lo illuminavano da quando Nina era partita.
Nel secondo anno ricevette una sola lettera, di maggio, quando la primavera intorno casa sua era in pieno rigoglio; gli sembrò di buon auspicio quella concomitanza, e il suo cuore si colmò di gioia.
Ma tutta l’estate passò senza che ricevesse più notizie, e così pure l’inverno e la primavera successiva, e tutte le altre stagioni che seguirono.
«Dimenticala » dissero gli amici nei rari momenti di confidenza, ma Angelo non riusciva a spiegarsi come avesse potuto, Nina, dimenticarlo, trattarlo così, trattare così il loro amore.
Si fece coraggio giustificando Nina: avrebbe scritto non appena ne avesse trovato il tempo, avrebbe scritto forse la sua lettera più bella.
Angelo ci voleva credere e un’emozione intensa gli avvolgeva il cuore ogni volta che pensava a quel giorno benedetto.
La lettera invece non arrivò mai.
Angelo però non volle rinunciare alla sua Nina, l’aspettò e il suo amore divenne davvero grande.

«Hanno visto Nina! Hanno visto Nina! » gli gridarono un giorno per strada gli amici.
Scosse le spalle.
«È vero, l’hanno incontrata! » e Angelo trasalì, lo videro sbiancare, e subito:
«È bellissima » aggiunsero. «Ancora più bella di allora. »
«Dove? » balbettò.
E quando glielo dissero, si precipitò di corsa:
«È la mia Nina, » mormorava «la mia Nina. »
Domandò e gli fu indicato:
«Nina? È là. »
Se la vide davanti all’improvviso, più bella che mai.
E lei, voltando il capo, lo scorse, lo riconobbero i suoi occhi, il solo che stava lì impalato, stregato!
La donna restò immobile, con lo sguardo bloccato su di lui; Angelo sorrise e allora anche Nina sorrise e, come liberata, piena di giovanile vitalità, gli corse incontro.
«Ti ho attesa per tutto questo tempo, Nina. »
«O Angelo, Angelo » continuava a mormorare la donna nel lungo abbraccio.
Si dissero molte cose, tutte quelle che non si erano dette in quei lunghi anni, e parve ad entrambi che quel vuoto si colmasse ed essi riprendessero le parole dell’ultima sera che si erano visti.
Per Nina il tempo sembrava essersi arrestato, e davvero gli occhi di Angelo naufragavano in quella bellezza che solo ora, davanti a lui, aveva piccoli segni di malinconia.
«Fermati qui, nella tua città. Torna con noi. »
Ma non si videro più.
Trascorso un po’ di tempo, anche Angelo partì. E solo molti e molti anni dopo si seppe che i due erano morti, lui a un capo e lei all’altro del mondo, senza più incontrarsi.
Si racconta che certi giorni, quando il passeggio in via Fillungo è intenso e quasi le due file che percorrono in su e giù la strada si toccano, tra la folla qualcuno abbia scorto due giovani, un ragazzo e una ragazza abbracciati, esuberanti e felici, e di aver ricevuto da loro un bel sorriso.
Si dice che siano gli stessi che furono visti tanti anni prima, nella stessa strada, da una donna che li aveva conosciuti quando erano in vita. La salutarono e le sorrisero allo stesso modo. Lei giurò che erano proprio Angelo e Nina, giovani e belli come se il tempo per loro si fosse fermato. Ma nessuno le credette, finché quella coppia non fu notata da altri durante il passeggio e nel corso di molti anni. Allora si ammise che sì, certi giorni Angelo e Nina tornano qui, nella loro città, ne ascoltano le voci, ne odorano i profumi. Talvolta salgono sulle belle Mura e si siedono su di una panchina; ogni tanto si abbracciano e si baciano. Si racconta che, quando vengono a visitare la città, siano la coppia più bella. È solo in questo modo che è dato riconoscerli.


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5 Comments

  1. Commento by Carlo Capone — 16 Dicembre 2007 @ 11:15

    Con pochi tratti hai tracciato una vita. Che malinconia, stamattina.
    Buon Natale, Bart

    Carlo Capone

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Dicembre 2007 @ 12:30

    Ciao, Carlo.
    Come va? Anche qui a Lucca il tempo è grigio, ma l’atmosfera del Natale compensa molte cose.
    Giorgio Morale venne a trovarmi un paio di settimane fa. Dopo Natale verrà Sergio Garufi. Mi aspetto di rivederti presto per trascorrere qualche ora insieme, come facemmo un anno (o due anni?) fa.

    E’ bello, per me, aprire la mattina la rivista e trovare la sorpresa di un tuo articolo, sempre bello, sempre profondo.
    Sei il solo che riesce a pubblicare da sé. Spero che altri imparino a farlo quanto prima. Lo ha fatto, in verità, anche Paolo Cacciolati.

    La rivista, ed io in particolare, ci teniamo alla tua collaborazione.
    Un abbraccio.

  3. Commento by Carlo Capone — 16 Dicembre 2007 @ 18:51

    Grazie, Bart! a te e a tutti i collaboratoei della rivista un sereno Natale.
    Carlo

  4. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 16 Dicembre 2007 @ 21:20

    Storia dolcissima, delicata, struggente, scritta con tocchi agili e lievi. Si legge in un fiato e ti prende per la poesia che racchiude.
    Come al solito, Bartolomeo, sai donarci storie attravrso una parola che riesce a costituire figurazioni avvolgenti, essenziali, dotate di intimo potere creativo
    Gian Gabriele Benedetti

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Dicembre 2007 @ 23:13

    Grazie, Gian Gabriele. Difficile per me dimenticare il tuo bel libro di raccconti, “Paese”.

    Un abbraccio.

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Bart