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Leggete come Il Fatto Quotidiano chiede la grazia di Vallanzasca

2 Gennaio 2010

Confesso di essere rimasto stupito. Non della domanda di grazia per Renato Vallanzasca, il bandito che, se non ricordo male, veniva soprannominato, non solo “il bel René”, ma pure “faccia d’angelo”; piuttosto per le ragioni che sono state portate a sostegno della medesima (qui).

La domanda è indirizzata al capo dello Stato e la firma è di Bio, che, vedo, sta per Massimo Fini.
Portando la data del 31 dicembre sono più propenso a credere che sia l’ultimo botto di fine anno, quello che, precedendo di un istante la mezzanotte, in realtà, nel dare il benvenuto al nuovo anno, saluta e ringrazia anche il vecchio.

Quindi, una specie di macchietta saporosa, da avanspettacolo, con tanto di cotillon e champagne, da tenere allegro il pubblico in sala.

Altrimenti come si spiegherebbero parole ridicole come queste:

Il Vallanzasca è stato condannato a due ergastoli e ad altri 90 anni di reclusione per una serie di furti, di rapine, di sequestri di persona e anche di omicidi di agenti di polizia consumati però sempre a viso aperto in scontri a fuoco, potendo egli stesso essere ucciso, e non in vili agguati sotto casa mandando magari altri a fare il lavoro sporco e pericoloso.
Il Vallanzasca non solo ha sempre lealmente ammesso le proprie colpe, ma si è anche addossato in più occasioni (rapine di Milano 2, di Pantigliate, di Seggiano, di viale Corsica) le responsabilità di delitti per i quali erano stati incriminati degli innocenti, dando così un suo contributo, non marginale, alla giustizia.

Il bel René, faccia d’angelo, è un assassino, dunque, da prendersi a modello, perché i poliziotti se li è ammazzati da solo, e in più a viso aperto, mostrando dignità e coraggio, potendo anch’egli finire ucciso nel conflitto a fuoco.

Ma non è finita:

Come Le dicevo, signor Presidente, il Vallanzasca ha una sua etica, sia pur malavitosa. La ragazza Trapani la trattò con garbo e quando le gazzette cominciarono a insinuare che fra lui e la giovane c’era una love story replicò seccamente: «Sono tutte balle inventate dai giornalisti ».
Laddove, come Lei, signor Presidente, che è uomo di mondo, ben sa, nella società delle cosiddette persone perbene a domande del genere s’è soliti rispondere con sorrisetti d’intesa e frasi ambigue del tipo: «Non fatemi parlare, sono un gentiluomo ». Inoltre, pur essendo nella posizione migliore per farlo, il Vallanzasca si è sempre rifiutato di entrare nel mercato della droga e a questo proposito ha dichiarato: «Non giudico né chi si fa né chi spaccia. Non sono cose che mi riguardano. Ma con la droga non voglio avere nulla a che fare ».

Si ricordi, dunque, signor Presidente, che “il bandito della Comasina” merita la grazia  non solo  perché è stato un gentiluomo con le signore,  ma anche perché rifiutò con sdegno di entrare nel mercato della droga.

Un esempio, perciò, da imitare. Se i giovani di oggi dovessero decidere di non stuprare, di non sequestrare, di non spacciare droga, è a Renato Vallanzasca che si dovrà tutto questo. Un vero educatore.

Poi, si arriva alla giustificazione morale:

Renato Vallanzasca è in galera da più di trent’anni. Ha peccato molto, è vero, ma mi pare di poter dire che ha espiato anche molto, dimostrando oltretutto, a differenza di altri, di riconoscere la potestà dello Stato e il suo diritto a giudicarlo e punirlo. È un bandito d’altri tempi, di stampo ottocentesco, quando la malavita aveva regole, dignità e codici d’onore ed era lo specchio rovesciato e malato di una società liberale dove regole e dignità e onore avevano il primo posto.

Il bel René, caro Presidente, ha fatto quel che ha fatto perché è un bandito che ha un suo codice d’onore,   un codice d’onore  che ha le sue radici nientemeno che nel banditismo ottocentesco. Dunque,  rappresenta un pezzo della nostra Storia. Guai a lasciare uno che rappresenta la nostra Storia in una squallida prigione! Che diranno di noi i posteri?

E ora la chiusa finale, un capolavoro:

E non c’è criminale più spregevole di quello che delinque sotto il manto della rispettabilità e proteggendosi con essa. Non c’è immoralità più grande di quella di chi pretende rispettabilità sapendo di non meritarla.
Renato Vallanzasca, al contrario, è sempre stato un delinquente a viso aperto. Oso dire, signor Presidente, che in questo immondezzaio che è diventata la vita pubblica e privata del nostro Paese, fa la parte dell’uomo morale, sia pur a modo suo. È un bandito onesto in una società dove troppo spesso gli onesti sono dei banditi.

Ce ne fossero di Vallanzasca, signor Presidente! Lui non si limitava a rubare, come fanno oggi tanti finti onesti, ma perfino uccideva. E non si vergognava di nulla. Anzi, lo faceva con orgoglio, a viso aperto.
Liberiamolo, signor Presidente, e mandiamolo in giro per il nostro disgraziato Paese ad insegnare, soprattutto ai giovani, soprattutto nelle scuole, come si possa compiere ogni empietà e come essa possa tramutarsi, al pari dell’oro di Mida, a nostro vantaggio.   Più ne faremo di azioni pessime  e scellerate e più saremo additati come modello. Basterà semplicemente essere intraprendenti e coraggiosi, uccidere senza esitazione e senza provare rimorsi.  

E soprattutto, non dimentichiamolo,  basterà fare tutto questo  a viso scoperto.

Ora però ditemi che questa domanda di grazia è uno scherzo. Ditemi che chi l’ha scritta, pur volendo fare dell’ironia contro il presente, marcio ed inquinato, non crede una sola parola di ciò che ha scritto su Renato Vallanzasca.

Perché articoli come questo, fanno più male del calcio di un cavallo.


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2 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 2 Gennaio 2010 @ 12:46

    Poi ci domandiamo perché i fiumi tracimano e le malattie imperversano…

  2. Commento by Ambra Biagioni — 2 Gennaio 2010 @ 13:23

    Commenti sul Legno

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