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LETTERATURA: Aforismi tratti da: Fabio Strafforello: “Pensieri senza tempo – La voce silenziosa dell’uomo”, C.E. Imperiese

27 Luglio 2009

di Fabio Strafforello

LUGLIO 2008

Forse non succeder√† a tutti, ma a me √® accaduto. Sono ormai trascorsi circa trenta anni dai miei ultimi scritti… cos√¨, come sovente succede, si torna sui propri passi, certamente con sentori diversi. Rivolgo lo sguardo dentro di me, mi oriento verso il mondo esterno e scrivo cos√¨ le mie osservazioni.
Non ho la presunzione di scoprire quel che l’uomo ha scoperto dai tempi della sua apparizione su questo pianeta, cerco solo di riscoprirlo!‚ÄĚNel tentativo di riempire le mie giornate, lavorando e interessandomi attivamente della mia famiglia, ho pensato che fosse necessario lasciare ai miei figli una sorta di testamento spirituale, oltre ai miei averi materiali, che non mi porter√≤ nell’aldil√†.
Credo che ogni essere umano, che abbia superato periodi di grande sofferenza, possa dare il meglio di s√©. Nella tragedia dell’abbandono l’individuo cresce spiritualmente; ad esso appartiene, come a tutti, la possibilit√† di scegliere fra il bene e il male, e l’opportunit√† di un riscatto straordinario.
S√¨, il bene e il male, due fratelli inseparabili, devono esistere entrambi per capirne l’essenza, cos√¨ come deve esistere chi ci vuol bene e chi ci vuol male, dobbiamo ad entrambi la nostra elevazione. L’essere umano √® sempre uguale a quello di un tempo, si √® solo evoluto nelle tecnologie; il cambiare delle opportunit√† fa di noi individui mutanti.
Cercare Dio nell’universo, cercarlo dentro di noi… sperarlo nella sofferenza di chi vive una vita di dolore…
Auspico l’opportunit√† di un grande riscatto, per chi ha vissuto con grande dolore.
La maggior parte delle mie riflessioni traggono la loro origine dal comportamento degli esseri umani, che ho conosciuto nel percorso della mia vita; altre sono il frutto di stati d’animo a volte di grande intensit√†.
Riconosco all’emozione un ruolo molto importante nella nostra vita, una delle linfe del nostro vivere.
Identifico nei giovani la speranza per il nostro futuro… certo i ragazzi di adesso, cos√¨ martoriati da un modo di vivere sovente scarso di contenuti e con poco sguardo al futuro.
Il ruolo dei loro educatori, genitori in prima linea, un posto mancante che ha prodotto un’infinit√† di vuoti.
Forse il pericolo per chi cerca le ragioni del vivere non √® quello di trovare una risposta, ma quello di dare un motivo nel quale si possano identificare coloro che non accettano il vivere solo fine a se stesso, ma qualcosa di pi√Ļ importante.
Rivolgere gli occhi verso Dio, non come imprecazione al nostro disagio, ma come speranza di un mondo migliore, nel quale le troppe ricchezze materiali non servono a nessuno!
Come dicevo, credo che la ricerca costante della vera identità degli uomini e la necessità di trovare Dio in una qualsiasi forma siano uno stimolo a non chiudersi in se stessi, a non pensare che il mondo sia finito nei nostri pensieri.
Credo che tutta questa grande felicità nel cercare di possedere tutto ci porterà nella stessa disperazione di chi vive una vita senza neanche possedere nulla, per poter provare un minimo di felicità.

SCAVARE NEL POZZO
DEI NOSTRI RICORDI
E TROVARE RABBIE
E DOLORI, ABBANDONATI,
COME CARBONI ACCESI,
NEI SILENZI DELLE
NOSTRE PAURE…
FINCH√Č TUTTO BRUCER√≠‚ā¨
DI DOLORE.

LUGLIO DUEMILAOTTO

A volte √® necessario… sognare, lasciarsi trasportare da quel dolce desiderio… cose fini brevi, indescrivibili emozioni: ecco la felicit√† dell’uomo.

Credo che ogni essere umano fugga da qualcosa…

Mi dicono: ma parliamo delle gioie dell’uomo… Sarebbe bello essere sempre felici, senza conoscere il dolore.

L’uomo attende quel che vorrebbe… a volte non coincide con quello che vogliono anche gli altri.

C’√® un filo sottile che ci lega… e un destino che ci separa.

Ci sono luoghi del mondo, dove ogni cosa perde senso… la necessit√† di dare senso alla vita, crea il senso delle cose!

La spiritualit√† dell’uomo: in un campo incolto, solo ci√≤ che vedi sembra avere una dimensione.

L’uomo cerca l’immortalit√†, ma, quando la trover√†, non ne avr√† pi√Ļ bisogno… non ci sar√† pi√Ļ la continuit√† alla vita!

Pensa se un giorno il mondo si rovesciasse: i poveri daranno la sofferenza ai ricchi, i forti diventeranno deboli e cos√¨ via… Qual √® il senso dell’uomo?

Attendere un suono: fa parte dell’uomo sperare in qualcosa.

Non √® nel possedere le cose, che l’uomo si impossessa della morte!

C’√® qualcosa che offusca il nostro pensiero… Sai: un mondo cos√¨ veloce consuma gli affetti e apre le crepe del dolore.

L’uomo √® sottoposto ad un unico grande destino.

Il dolore bussa alla porta dell’uomo: lo si pu√≤ accettare o combattere, l’importante √® non voltargli la schiena!

Ricaricarsi.
Nel pianto d’emozione trasformi l’affanno del vivere, in energia per la vita.

A quale uomo appartiene la verit√† sulla vita?… Non c’√® uomo che possa stabilire la verit√† sulla morte!

Sentire qual √® il proprio percorso, nella curiosit√† e nella paura di essere se stessi… Il rimpianto pi√Ļ grande sar√† quello di non essersi neanche conosciuti.

Dio esiste?
Porsi un quesito elevato per averne poi, una risposta semplice: l’uomo dopo tanti ragionamenti si deve arrendere alla fede.

Nascosti nel nostro animo vivono quei ricordi misti di gioie e dolori, per capire il tuo non guardare all’altrui.

Possedere se stessi e null’altro, ecco la libert√†.

Talvolta l’uomo, per sostentarsi alla vita, fa pensieri di grandezza, il dubbio di s√© √® il pensiero pi√Ļ grande che pu√≤ fare.

Nelle cose non c’√® valore se ad esse non dai un valore!

C’√® un tramandare di emozioni in chi parla dei tempi passati, genti che hanno vissuto… e poi la forza della natura e i suoi eventi, chi sapr√† guardare avanti senza il vissuto d’altri tempi?

Nell’osservare te stesso un po’ ti abbandoni: √® un confronto che puoi fare sulla necessit√† che esistano anche gli altri!

Fermo… ascoltati!

Allo spuntar della sera, quando tutto sembra nascondersi, ecco apparire quelle luci lontane. Luci vive accendono i nostri animi di speranze.

Non si ama Dio se prima non si ama l’uomo.

Tutto serve a niente, ma tutto può servire a vivere.

La malattia.
C’√® un uomo che piange la propria esistenza e dice: ora che non appartengo pi√Ļ agli uomini e non ancora a Dio qual √® la mia funzione?… Consumer√≤ dei pasti, legger√≤ dei libri… Penser√≤ alla felicit√† degli altri perch√© questa √® la fonte della mia felicit√†!

Abbandoni le fantasie di bambino, t’impossessi dei sentimenti, li nascondi come un tesoro. Il tuo distacco da questo mondo sar√† doloroso quanto il legame che hai con esso.

La destinazione √® la stessa. L’uomo, nel fare o nel non fare, nel dire o nel non dire, accontenta se stesso! E come l’essere e il non essere√Ę‚ā¨¬¶ tanto poi√Ę‚ā¨¬¶

C’√® un luogo dove i sensi non entrano, dove la felicit√† e il dolore non sanno. In esso l’uomo √® una figura che non appartiene, ne avverte solo il passare.

√ą parte della materia il capire d’aver perso quel che non si possiede pi√Ļ.

Nel tentativo di conoscere te stesso, smarrirai la strada del tuo sapere, proverai stupore giunto nel luogo delle tue certezze.

C’√® un vuoto che colmi solo donandoti; di ricevere non sai.

L’uomo cerca l’immortalit√†, ma quando la trover√† non ne avr√† pi√Ļ bisogno… non ci sar√† pi√Ļ la continuit√† alla vita!

√ą in un passato senza dolore, l’incertezza del futuro.

Regala un sorriso… l’uomo a volte si accontenta di poco.

√ą da come vedono i tuoi occhi che nasce la diversit√† fra le cose… come puoi pensare che un altro uomo possa seguire un sentiero che non appare ai suoi occhi?

Fa parte dell’istinto pi√Ļ forte, provare le emozioni pi√Ļ intense.

L’uomo e le sue regole: l’istinto √® una parte di noi, offuscata dalla necessit√† di vivere un progetto lungo una vita.

L’uomo dopo aver goduto la felicit√†, si rifugia in s√©, per sentire che la tristezza non l’abbia abbandonato.

Aver scoperto una parte di se stessi √® come conoscere una terra lontana, terreni verdi… deserti o mari in tempesta: ottieni per ci√≤ che fai!


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4 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: Aforismi tratti da: Fabio … — 27 Luglio 2009 @ 14:15

    […] Guarda Originale: ¬† Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: Aforismi tratti da: Fabio √Ę‚ā¨¬¶ […]

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 27 Luglio 2009 @ 21:43

    Apprezzo e condivido la pacata saggezza e la grande umanit√† che traspaiono vivide da questa pagina. In un’epoca in cui si assiste alla caduta di valori, ritrovare tale chiarezza di animo e siffatta limpida forza di intenti, non pu√≤ che farci capire felicemente che, nonostante tutto, esistono il bene, l’onest√† del procedere, la sacralit√† della coscienza, il significato vero della famiglia, il senso alto di responsabilit√†, la sana spiritualit√†, i sentimenti pi√Ļ nobili√Ę‚ā¨¬¶
    Profonde implicazioni esistenziali emergono dai sapienti e gustosi aforismi, che mi fanno tornare in mente quanto ebbe a dire Karl Kraus: ‚ÄúL’aforisma non coincide mai con la verit√†: o √® una mezza verit√† o una verit√† e mezzo‚ÄĚ. Qui si raggiunge decisamente una verit√† e mezzo
    Gian Gabriele Benedetti

  3. Commento by Fabio Strafforello — 20 Aprile 2010 @ 11:44

    Il 22 novenbre 2009 ho avuto la possibilit√† di presentare Pensieri senza tempo, presso il locale San Domenico, sito nel paese di Dolcedo. Per quella occasione i relatori che si prestarono all’evento furono tre: Rambaldi Franca, Trincheri Natale, Bianchi Franco. Qui di seguito pongo alla vostra attenzione la relazione che la Dott.ssa Rambaldi Franca fece del testo.

     

                                                                                    Fabio Strafforello: Pensieri senza tempo

     

    Le poche pagine che fungono in qualche modo da prefazione al libro di Fabio Strafforello, ‚ÄúPensieri senza tempo‚ÄĚ, offrono probabilmente la migliore chiave di lettura degli aforismi, che costituiscono il contenuto del volume. In questa prima parte l’autore si propone come ‚Äúsoggetto – oggetto di se stesso e del tempo che vive‚ÄĚ, accennando in qualche modo ad una forma letteraria oscillante tra il diario e le confessioni.

    L’intelaiatura, entro la quale le osservazioni sono collocate, √® costituita dalla vita in cui la sofferenza non √® interpretata negativamente, essa rappresenta per l’autore un motivo di crescita e, coerentemente, sostiene che il bene e il male sono ‚Äúfratelli inseparabili‚ÄĚ. I riferimenti culturali sono molteplici: per tutti basterebbe ricordare le affermazioni Hegeliane sullo strapotere del negativo in funzione del positivo. Ma il tema della solidariet√† fra il bene e il male, la sofferenza e il piacere viene da lontano. C’√® al riguardo una bella pagina proprio all’inizio del Fedone di Platone. Socrate √® stato liberato dalle catene che gli cingevano le gambe, perch√© ormai √® giunto il tempo per lui di bere la cicuta. La sua serenit√† imperturbabile non viene meno neanche in quella tragica situazione e gli permette di offrire una seria riflessione. Egli infatti afferma: ‚ÄúQuanto √® mai strano questo che gli uomini chiamano piacere e in quale straordinaria maniera si comporta verso quello che pare il suo contrario, il dolore. Essi non vogliono mai stare ambedue insieme nell’uomo, ma, se qualcuno insegue e prende uno dei due, √® pressoch√© costretto a prendere sempre anche l’altro, quasi che essi, pur essendo due, pendessero da un unico capo√Ę‚ā¨¬¶ E questo appunto pare sia capitato anche a me: mentre, prima, qui nella gamba c’era il dolore prodotto dalla catene, ora ecco che a quello vien dietro il piacere.

    E’, proprio nella breve lirica dedicata ‚ÄúAi nonni Mimmo e Agnese‚ÄĚ, il ¬† concetto viene ribadito: ringraziando i nonni per l’amore ricevuto ricorda quanto di positivo ha ricevuto da loro ‚Äúnel tratto di una vita sovente fatta di grandi dispiaceri: doni dal valore inestimabile‚ÄĚ.

    Non si tratta dunque per l’autore di un ripiegarsi vinto su se stesso, il discorso si configura come uno sguardo realistico sulla vita, senza superficiali ottimismi o pessimismi devastanti. ‚Äú Fede, speranza e silenzio‚ÄĚ sono gli elementi fondamentali per affrontare coraggiosamente la vita in tutti i suoi aspetti. Tutto ci√≤ costituisce una sorta di testamento spirituale da lasciare in eredit√† ai figli.

    Il testo che prendo in esame √® costituito da 350 aforismi intercalati da sei frammenti di lettere mai spedite, utilizzate con l’intento ben preciso di ‚Äúlanciare messaggi percepibili da tutti‚ÄĚ!, cos√¨ l’autore afferma in una postfazione al libro. La parte di maggior rilievo √® ovviamente costituita dagli aforismi che non sono organizzati secondo i temi trattati, ma circolano in ordine assolutamente libero e in certo qual modo simpatico, perch√© l’autore ad ogni a pi√® sospinto ci mette continuamente di fronte ad un nuovo tipo di riflessione. E’ tuttavia possibile operare un’operazione trasversale, per individuare i temi di fondo che vengono proposti alla riflessione nei vari aforismi.

    La serie pi√Ļ consistente mette a fuoco il tema dell’uomo. Si parte dal socratico ‚Äúconosci te stesso‚ÄĚ. Non √® una cosa facile infatti: Sentire qual √® il proprio percorso, nella curiosit√† e nella paura di essere se stessi√Ę‚ā¨¬¶ il rimpianto pi√Ļ grande sar√† quello di non essersi neanche conosciuti‚ÄĚ. Non conoscersi √® perdere qualcosa di prezioso infatti: Possedere se stessi e null’altro, ecco la libert√† dell’uomo‚ÄĚ. Questo √® un tema sul quale l’autore ritorna spesso, rilevando l’importanza dell’interiorit√† : ‚ÄúScoprirai chi sei confrontandoti allo specchio della tua anima, senza paura, per poi tornare alla vita‚ÄĚ. Logica conseguenza: il valore della solitudine, affermata oggi in un mondo che teme il silenzio e il raccoglimento, per l’autore infatti: ‚ÄúL’uomo che non teme se stesso, della solitudine fa tesoro√Ę‚ā¨¬¶ la pone al proprio fianco, quindi sa di non essere solo‚ÄĚ. Conoscere l’uomo tuttavia porta a rilevare atteggiamenti negativi che ci sorprendono anche in noi stessi e dagli altri e nasce spontaneo l’avvertimento: ‚ÄúAttenti all’uomo. L’istinto di sopraffazione dell’uomo percorre strade contorte. In un sorriso, talvolta, si nasconde un’arma di morte‚ÄĚ. Ma, nonostante tutto, la visione che l’autore ha dell’uomo √® sostanzialmente positiva. Lo deduce esaminando i momenti di seriet√† e raccoglimento che ognuno di noi vive, a tratti forse in modo distratto, ma per l’autore segno della nostra ricchezza spirituale: ‚ÄúL’uomo scruta il cielo e di un alito di vento compone poesia, con esso sente la pienezza della vita e il compimento del proprio destino‚ÄĚ, perch√© in fondo ci si pu√≤ chiedere ‚ÄúL’uomo cerca se stesso?‚ÄĚ la risposta √® scontata: ‚ÄúPi√Ļ che mai‚ÄĚ. Forse siamo pessimisti sull’uomo perch√© ci si ferma a ci√≤ che si controlla a livello di esperienza di vita, ma al di l√† delle apparenze, l’autore ci invita a credere nell’uomo perch√©: ‚ÄúTutti vedono quello che l’uomo fa, ma pochi sanno quello che un uomo √®‚ÄĚ. Tuttavia conoscere a fondo l’uomo, a partire da noi stessi, non √® impresa facile, e se si riesce, tuttavia, nasce una gioia grande: ‚ÄúAver scoperto una parte di se stessi √® come conoscere una terra lontana, terreni verdi√Ę‚ā¨¬¶ deserti o mari in tempesta: ottieni per ci√≤ che fai‚ÄĚ. Quest’ultima affermazione introduce un secondo tema ben presente tra gli aforismi che stiamo esaminando: il tema della speranza che √® colto scavando proprio nel proprio intimo. Scrive l’autore: ‚ÄúCercare l’uomo nell’uomo, accendere in esso una fiamma che il tempo non consuma, √® parte della speranza non abbandonarsi a tristi e inutili pensieri spegnendo questa luce‚ÄĚ. Ma la stesa natura, osservata con uno sguardo sensibilmente intuitivo, pu√≤ aprirci alla speranza. Infatti ‚Äúallo spuntar della sera, quando tutto sembra nascondersi, ecco apparire quelle luci lontane. Luci vive accendono i nostri animi di speranze‚ÄĚ. La speranza allora diventa il motore che ci spinge avanti di fronte a mete insperate e sconosciute, per cui ‚ÄúLa speranza che porti in te ogni giorno non conosce il futuro, ma non hai futuro senza speranza!. L’osservazione √® molto stimolante e ricorda vagamente quanto Eraclito scriveva in uno dei suoi frammenti pi√Ļ famosi: ‚ÄúSe l’uomo non spera l’insperabile, non lo trover√†, perch√© esso √® introvabile e inaccessibile‚ÄĚ(fr.18). Tuttavia l’autore mette in guardia ¬† sul pericolo di confondere la speranza con l’illusione, quest’ultima infatti non ha alcun fondamento ed √® causa di scoraggiamenti e delusioni a tratti scottanti per cui √® importante ricordare che ‚ÄúL’illusione e la speranza corrono fianco a fianco. Vivi di illusioni quando non vuoi conoscere la realt√†, vivi di speranze quando procedi a capo chino, silenzioso e prudente√Ę‚ā¨¬¶ hai capito quel che sei‚ÄĚ. Anche in questo caso conoscere se stessi diventa una protezione possibile di fronte alle fantasie dell’illusione, che qualche volta non possono essere vinte che da un intervento di ordine spirituale. ‚ÄúNon perdere la speranza √Ę‚ā¨‚Äú scrive l’autore √Ę‚ā¨‚Äú Un Angelo ci condurr√†‚ÄĚ. Vi sono tuttavia momenti particolari nei quali la nostra speranza viene messa a dura prova, quando nella nostra vita compare la prova del dolore. L’autore aveva precisato in partenza l’intima connessione tra bene e male, dolore sofferenza, e quando ritorna sul tema ha sempre presente quella prospettiva iniziale, afferma infatti in modo perentorio: ‚ÄúTutto quello che ignoriamo dell’animo umano diventa dolore; se non √® finalizzato alla guarigione diventa malattia,rabbia√Ę‚ā¨¬¶‚ÄĚ. Bisogna rendersi conto che l’uomo √® obbligato a confrontarsi con il dolore, che non pu√≤ essere semplicemente esorcizzato, e allora la raccomandazione √®: ‚ÄúIl dolore bussa alla porta dell’uomo; lo si pu√≤ accettare o combattere, l’importante √® non voltargli la schiena‚ÄĚ. In fondo l’autore, di fronte al dolore, non rinuncia ad una forma di ottimismo:‚ÄĚ Credo che dalle cose pi√Ļ dolorose, ognuno possa dare le gioie pi√Ļ profonde‚ÄĚ. Il primo risultato di un dolore affrontato ¬† e superato √® in qualche modo la conquista di se stessi. Lo afferma un aforisma espresso in modo vivace, ma chiaro nel messaggio che offre: ‚ÄúL’uomo che non trova la strada del soffrire, e quindi dell’amare, √® come un maiale all’ingrasso√Ę‚ā¨¬¶‚ÄĚ. Strano destino quello dell’uomo che non pu√≤ fare a meno di ci√≤ da cui volentieri fuggirebbe, questa per l’autore √® una strana constatazione: ‚ÄúCerto la sofferenza e la solitudine sono difficili, ma senza di esse ti ucciderai di noia√Ę‚ā¨¬¶‚ÄĚ.

     

     

    Rambaldi Franca

     

  4. Commento by fabio strafforello — 4 Giugno 2010 @ 11:46

    Pubblico quì di seguito la recensione fattami dal Prof. Gian Gabriele Benedetti, e inviatami privatamente dallo stesso  in relazione  al brano sopra in oggetto, ringrazio   poi, oltre al Professore, anche Bartolomeo per avermi concesso tale opportunità.
    Fabio Strafforello.

     

    NOTE SU ‚ÄúPENSIERI SENZA TEMPO‚ÄĚ

    DI FABIO STRAFFORELLO

    ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† E si snodano ancora lucide trame di pensieri emozionali ed emozionanti. Trame di pensieri che ci offrono la nudit√† e l’integrit√† di un animo indagatore. Non vi √® iniziativa che non sappia sottrarsi al calcolo arido, ad una razionalit√† fredda; non si avverte alcuna sia pur minima ipocrisia e mai si ‚Äúscende‚ÄĚ nella banalit√†; non ci si allontana per nessun motivo dalla responsabilit√† civile, morale e religiosa.

    ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Si parte sempre dal concetto, secondo cui l’uomo, innanzi tutto, deve conoscere se stesso; deve prodigarsi immancabilmente a compiere una continua indagine interiore, per rintracciare le potenzialit√† e le debolezze, i dubbi e le poche certezze, le disponibilit√† e le insufficienze√Ę‚ā¨¬¶; per misurare pure i dolori e le gioie, le paure ed i bisogni, gli slanci e le cadute√Ę‚ā¨¬¶ L’uomo deve interrogarsi, cercando risposte le pi√Ļ sagge possibili e quegli imperativi cristallini, utili ad una navigazione pi√Ļ consona e pi√Ļ degna ad una vita costruita sui valori precipui del mondo. Indispensabile, pertanto, questo scavo nell’io, perch√© √® proprio da l√¨ che matura quel dialogo con l’altro, col mondo, con la natura, con Dio stesso. Si pu√≤ arrivare cos√¨ a guardare l’esistenza non soltanto come contingenza presente, ma anche e soprattutto come prospettiva di crescita e di dono. Ed ecco allora il grande canto che abbraccia le tematiche pi√Ļ profonde ed il loro significante, per afferrare la sostanza ultima delle cose e del vivere stesso, per non perdere la prospettiva giusta del rapporto umano, per non smarrirci nel vuoto inconcludente o nel nulla che avvilisce.

    ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† In questa scrittura, che fa dell’essenzialit√† e della sintesi il suo perno felice, in questa scrittura genuina e talvolta ‚Äútagliente‚ÄĚ, in questa scrittura emblematica, scorrono riflessioni un passo dietro l’altro, non dandoci quasi mai una tregua ed offrendo il campo complesso del sentire di un uomo dai nobili e generosi ‚Äúconnotati‚ÄĚ; il sentire che ognuno di noi pu√≤ e deve far suo. Non ci offre lo scrittore-filosofo immagini semplicemente ‚Äúdomenicali‚ÄĚ, da indossare una volta ogni tanto nelle grandi occasioni, bens√¨ ci consegna un sostanzioso ‚Äúabitus‚ÄĚ, con cui, ben consapevoli di noi stessi, poter affrontare la battaglia di ogni giorno, la battaglia per superare le nostre non poche fragilit√†, la battaglia contro l’ipocrisia, la miseria, la violenza, la disumanit√†√Ę‚ā¨¬¶; la battaglia contro chi arriva a disprezzare l’uomo e la natura; la battaglia contro chi rinnega la propria memoria, la battaglia nei confronti di chi non sa e non vuole interrogarsi per trovare in s√© le migliori ‚Äúcarte nautiche‚ÄĚ in vista del grande viaggio che ci attende qui e ci porta altrove, al fine ultimo. Quel viaggio che deve tingersi d’amore e carit√†, di impegno e seriet√†, di stimolo e di conoscenza, di speranza e di fede, pur tra le mille insidie distese lungo il cammino, pronte ad invischiarci, se non adeguatamente preparati.

    ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Dunque ancora un grande messaggio da consegnare a noi, hic et nunc, ed a chi verr√† dopo; un messaggio che pu√≤ condurci alla sostanza ultima e ci salva dall’annientamento.

    ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Sono, questi aforismi di Fabio, veramente ‚ÄúPensieri senza tempo‚ÄĚ, ‚Äúvoce silenziosa dell’uomo‚ÄĚ, √Ę‚ā¨¬¶ ‚Äúun sentire che va oltre ogni pensiero√Ę‚ā¨¬¶‚ÄĚ, per divenire ‚Äúuno strumento dell’amore di Dio‚ÄĚ. Ed un viatico indispensabile per l’essere coerente con se stesso e con gli altri, un trampolino vitale, compreso fra Cielo e Terra, che pu√≤ spingerci in alto, senza mai esaurire la sua forza propositiva.

                                                                                                                       Gian Gabriele Benedetti

     

     

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