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LETTERATURA: Andrea Camilleri – La bolla di componenda – Sellerio, Palermo 1997

3 Ottobre 2009

di Alfio Squillaci

Bench√© il personaggio del commissario Montalbano non mi abbia mai ¬† appassionato pi√Ļ di tanto, ho sempre apprezzato il Maestro siciliano che l’ha inventato. So che lui sa che cos’√® la letteratura, altro che, se lo sa; molti suoi libri ce lo dimostrano. So anche che egli √® in possesso, come pochi, di quelle doti rabdomantiche dello scrittore che sa farsi leggere. Stendhal nel suo brogliaccio autobiografico del Broulard tracciava con una punta ¬† di china la “route de l’art de se faire lire” accanto alla “route de la folie”: perch√©, in effetti, √® da matti ¬† scrivere credendo ¬† di sapere, o anche solo desiderare, ¬† farsi leggere. Camilleri √® un matto di questo tipo, un matto cui √® riuscito di congiungere ¬† le due vie stendhaliane. E visto il successo che ha avuto il suo leggibilissimo Montalbano (che sub specie televisiva segue tranquillamente, senza turbare nessuno, lo stupefacente TG1 minzoliniano, zeppo ¬† di stratosferica componenda), qualche volta si √® lamentato del successo (o della “folle” leggibilit√†?) di Montalbano, ricordando che lui √® anche uno scrittore impegnato, non solo uno scrittore gastronomico: √® dopotutto o soprattutto lo scrittore de La bolla di componenda!

Ho ¬† dovuto riprendere di corsa dal mio scaffale La bolla di componenda, ¬† il mio primo libro di Camilleri, ¬† letto nel ¬† 1997 nella collana blu “La memoria” di Sellerio (ma la prima edizione apparve nel 1993 nei “Quaderni della Biblioteca siciliana di storia e letteratura”) sotto le suggestioni di un articolo di Giorgio Bocca ¬† proprio sulla … ¬† componenda tra Carabinieri e mafia, uscito su “L’Espresso” in pieno ferragosto di quest’anno (2009) e segu√¨to di l√¨ a qualche giorno ¬† da una lettera risentita del Comando Generale dei Carabinieri al settimanale, che ogni componenda rifiuta ¬† indignato, ma anche da una dichiarazione spettacolare di Berlusconi (non esplicitamente connessa con quanto sopra e tuttavia contestuale in modo stupefacente) ¬† che annunciava, sotto la canicola tunisina, nientemeno che: ¬ęIo vorrei passare alla storia ¬† come il presidente del Consiglio che ha sconfitto la mafia ¬Ľ. Una dichiarazione temeraria, sconvolgente, ¬† forse un’ulteriore ¬† prova che quando Sirio si arrota (come ricordava Giovenale) se rende lascive le donne, certamente non lascia indenne la capa ¬† dei nostri governanti. E la componenda?, ho pensato… Gi√†, la componenda. Forse, mi sono detto, √® sfuggito a tutti che nell’annuncio di Berlusconi c’era ¬† l’impegno, storico, storicissimo, ¬† della fine di ogni componenda tra stato (e governi) e la mafia… Ma no, non c’era; sono andato a rileggere ¬† la sua dichiarazione tunisina: non c’era. Forse perch√© Berlusconi, a differenza di Camilleri, non crede che ci sia mai stata questa componenda, figurarsi la bolla di componenda… Eppure, quello della lotta senza quartiere alla mafia ¬† dovrebbe essere l’impegno primo e quotidiano di qualsiasi capo di Governo italiano. E ¬† certamente cos√¨ non √® mai stato proprio per via di una … ¬† componenda ormai secolare. Ma adesso che finalmente abbiamo un Capo di Governo, che contro ogni componenda, o forse a dispetto di ogni componenda, intende lottare e distruggere la Piovra, perch√©, mi sono chiesto, la notizia non √® uscita su tutti i giornali del mondo col dovuto clamore? ¬† Forse perch√© i giornali sono scettici come noi, forse perch√© i giornali sanno che fino a quando c’√® di mezzo la componenda…

Ma cosa aveva scritto Giorgio Bocca nel suo articolo del 13 agosto sull’Espresso? Ricordava semplicemente ai connazionali ¬† ¬ęche il problema numero uno della nazione non √® il conflitto fra il legale e l’illegale, fra guardie e ladri, fra capi bastone e le loro vittime inermi, ma il loro indissolubile patto di coesistenza. L’essere la mafia la mazza ferrata, la violenza che regola economia e rapporti sociali in province dove la legge √® priva di forza o di consenso ¬Ľ, e aggiungeva: ¬ęSe ci sono due scrittori italiani e siciliani che hanno larga e meritata popolarit√† nel paese essi sono Giuseppe Tomasi di Lampedusa autore del “Gattopardo” e Andrea Camilleri i cui libri sono in testa alle vendite, salvo il libro migliore, uno dei primi edito da Sellerio in cui spiegava per filo e per segno i compromessi fra mafia e Stato su cui si fonda l’unit√† d’Italia ¬Ľ (corsivo mio). Bocca chiudeva l’articolo ¬† rammentando ¬ęche i carabinieri “nei secoli fedeli” si attennero nelle operazioni di mafia ad attenzioni speciali, clamorosa quanto rimasta senza spiegazioni credibili la mancata perquisizione nella villetta in cui Riina aveva abitato e guidato per anni la “onorata societ√†” ¬Ľ.

Bocca non cita espressamente   La bolla di componenda, come si vede, ma non possiamo sbagliare, il libro non può essere che questo.
L’argomento del nostro libro √® proprio la “bolla di componenda”, ossia un documento scritto, non dunque un tacito accordo, mai ritrovato peraltro (un singolare “tariffario” che precede e preannuncia le indulgenze contro cui si scagli√≤ Lutero), risalente al Medio Evo, ¬† il cui acquisto comportava la remissione parziale o totale dei peccati, tranne l’assassinio ¬† che non era contemplato fra le componende. Ma al di l√† della caccia, anche narrativa, di questa fantomatica ¬† “bolla”, ¬† il libretto, che pure in superficie √® un’inchiesta – come quelle condotte ¬† da Sciascia, ossia con personaggi di carta, stramorti, e resuscitati con l’aiuto di ricerche d’ archivio-, in profondit√† √® invero una meditazione su un tratto della nostra ¬† storia nazionale, forse sulla nostra identit√† italiana (o siciliana, a condizione che si considerino i siciliani nient’altro che degli italiani esagerati).

La storia del compromesso, del tacito accordo tra il potere dello Stato e quello della mafia, si intreccia, nel libro, con la storia della ‚Äúbolla‚ÄĚ vera e propria ¬† e segna un pendant tra la storia siciliana e l’ ethos pubblico siciliano (e nazionale). ¬† Componenda, infatti, come recita Il dizionario storico della mafia di Gino Pallotta, citato da Camilleri nel libro, √® anche una ¬ę forma di compromesso, transazione, accordo fra amici. Veniva stipulata tra il capitano della polizia e i malviventi o i loro complici in una data et√† storica della Sicilia. Grazie alla componenda, il danneggiato poteva rientrare in possesso di una parte di ci√≤ che glie era stato sottratto; in cambio ritirava ogni denuncia ¬Ľ.

Ecco che Camilleri stabilisce sottotraccia, nel proliferare delle tante storie che inanella nella sua narrazione, una connessione ¬† che non sappiamo definire altrimenti che antropologico-culturale, con ¬† l’inclinazione ¬† tutta siciliana (e nazionale) di origine cattolica secondo lui, certamente di un cattolicesimo corrivo, non di alto lignaggio teologico √® vero, ma popolare e ancora in mezzo a noi, di ‚Äúcomporre‚ÄĚ, di aggiustare le forze del male con quelle del bene. La ¬† storia del bandito Giuliano – secondo Camilleri una ‚Äúgigantesca componenda‚ÄĚ sbirresca tra la mafia, Pisciotta e Scelba (l’allora Ministro dell’Interno)- √® una fra le tante, e ad ¬† essa Bocca sicuramente faceva riferimento nel lodare Camilleri.

Che la ‚Äúbolla di componenda‚ÄĚ non si trovi, infine, non √® che il ‚Äúcome volevasi dimostrare‚ÄĚ dei teoremi; la bolla non esiste, non √® un documento scritto, √® qualcosa di pi√Ļ ahim√®: una ferra legge operante nel nostro vivere associati. La componenda √® in ¬† noi, √® nel nostro spirito sia privato che pubblico. √ą insomma un ‚Äúpensiero debole‚ÄĚ (rubo la formula a Vattimo, piegandola alle mie necessit√†) disposto a indulgere, transigere, e perdonare soprattutto i Caino e punire gli Abele (che in fondo ‚Äúse la sono cercata‚ÄĚ), che d√† per scontata la potenza del male e la sua irredimibilit√†, e che trova saggiamente, realisticamente e filosoficamente ¬† un accordo con esso ¬† che lasci alfine tutti tranquilli, da qui all’eternit√†.


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