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LETTERATURA: Andrea Gobetti: “L’ombra del tempo”, Cda editori Vivalda

29 Aprile 2009

di Nicola Dal Falco

Dove incontrare l’ombra del tempo

Tra i libri di Andrea Gobetti c’è L’ombra del tempo, un titolo che potrebbe essere parafrasato in la forma del tempo. Libro d’avventure sopra e sotto la crosta terrestre, la sottile intercapedine su cui camminiamo, concentrando appena lo sguardo, giusto per non inciampare. Quello di Gobetti, invece, ha subito un’attrazione speciale proprio verso ciò che si spalanca al di là, appena superi l’imboccatura, a volte dimessa, di una grotta.
Qui appare, ma sarebbe più giusto dire, si materializza il tempo non più solo come parabola di istanti, destino individuale e comune. Appeso al vuoto o strisciante su i suoi bordi, avverti a morsi l’abisso, il calco prodotto dall’erosione dell’acqua, vuoto/matrice del tempo.
Il tempo sembra assumere una forma palpabile, si fa dimensione senza che la grotta ne diventi il monumento, perché il suo disfarsi, crearsi, parallelamente allo spettacolo esterno delle cime che franano a valle, prosegue senza soste.
Forse, la vera, assoluta vertigine, è riuscire a contemplare insieme la rovina dentro e fuori, a unire con l’occhio l’abisso che sale e quello che scende: le montagne con le proprie cavità, sottoposte a identica distruzione.
Pensando a tale corsa, viene in mente, una delle teorie sull’universo che lo fa somigliare a una caramella: così in equilibrio e finito al punto da innescare un “desiderio” di cambiamento, di disordine, di annientamento. E proprio allora (vago e perfetto avverbio che include il big bang) si rompe l’equilibrio e carico di tutti i sapori e mondi possibili, inizia a srotolarsi il tempo, a farsi luogo. I due termini, spazio e tempo, si tengono, quindi, come una giacca al corpo. La scelta di chi è l’uno o l’altro dipenderà dalla personale visione delle cose ultime.

Il tempo biforca

Questa espansione o desiderato caos è il segreto di chi si cala nelle grotte, ottenendo dall’abisso un credito di emozioni e qualche briciola di conoscenza sulla «natura del tempo ». La più onesta, Gobetti la sintetizza così:
«Il tempo è un labirinto di separazioni e congiunzioni, grandi gallerie nonché crepe anguste, vicoli ciechi, cul de sac, catture ».
Un tempo che «biforca » e lascia scoprire «memorie che si sono aperte un passaggio dal passato a oggi, girovagando come nei complessi sotterranei dentro il Marguareis », quasi imprendibile e sulle cui tracce si sono lanciati «una banda di speleo che laggiù s’incontrò e si perdette, esploratori che si riconobbero e fecero dei loro destini un inestricabile groviglio, copia invisibile di quell’altro, che l’ombra del tempo ha cesellato e rivela a quelli che la sanno “armare” ».  

“Armare” il buio e il vuoto

Armare, mettendo un chiodo dietro l’altro dove passa la fune che può riportarti alla luce, ma armare dove esattamente? E qui Gobetti fa compiere al lettore un passo in più, passo determinante che conduce nel «buio antico ». Lo chiama proprio così, indulgendo con giusta enfasi in un’immagine poetica.
Il buio antico, che lo speleologo rosicchia centimetro per centimetro o ingolla senza ritegni, colora paradossalmente il vuoto. Ambedue rappresentano la cresima, lo schiaffo virile e perciò simbolico di chi non scherza e accetta di giocare fino in fondo con la vita e le sue prove.
Ma se, andare sotto, portando gambe e braccia dove normalmente la gente non va, se perseguire la longissima via, mettendosi più che metaforicamente a sedere sopra l’abisso, su quel seggio periglioso, libero e invitante che orna di mistero una tavola rotonda di belli spiriti, vuol dire accettare il vuoto e il buio, allora questa ricerca riporta ad un inizio, il primo.
La teoria che il nostro universo sia precipitato da una perfezione e concentrazione tali divenute in qualche modo insopportabili, fa dire che è esistito un punto zero, dove il tempo, misura delle cose manifeste, si era azzerato, magari dopo essersi svolto al contrario.
Morale: chi scende forse sale e comunque vorrebbe trovarsi in quel punto iniziale, dove quello che era e quello che sarà si toccano come in uno specchio.  

Avventure picaresche

Il libro è percorso da una vena visionaria, ma non è solo esplosioni rarefatte d’ingegno e fantasia, è anche e soprattutto un libro picaresco di stralunate peregrinazioni tra regioni terrestri e infere, dalle Alpi franco-piemontesi all’India, alla Sardegna, al Chiapas, di scontri d’amicizia in cui alla fine prevale l’essenziale: il ritratto del compagno d’avventura.
La lingua forbita, il piacere dell’espressione arguta, tenera, definitiva si marita a tutte gli imprevisti del viaggio.
In certe pagine, pare addirittura di seguire un diario di guerra tra i migliori, in cui la tensione sta nell’affresco d’ogni dettaglio, preso per il suo verso infimo e al tempo stesso epico.
Gobetti resta un romantico che alla questione se sia meglio fare il signore o lo straccione, risponde che a lui non interessa un’oculata meschinità e preferisce pescare insieme alla carta l’abisso della Papessa.
Così, nel viaggio in corso, può solo aggiungere che quelli come lui rimangono «scalatori al contrario, gente che si occupa della parte buia del monte e che se facessero gli psicanalisti si direbbe che sono parrucchieri alla rovescia ».

L’ombra del tempo di Andrea Gobetti, edizioni Cda editori Vivalda, Torino maggio 2003 (18 euro) è reperibile alla Libreria Baroni di Lucca crisalbero@gmail.com, tel. 0583. 583393.


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2 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 29 Aprile 2009 @ 22:29

    Modo molto originale e profondamente articolato di “vedere” il tempo, che diviene metafora del nostro “sentire”, del nostro scavare a ritroso, del nostro inseguire ciò che ci appare e ci sfugge, di percepirne l’erosione ed il vuoto, di assaporarne il buio…
    Sant’Agostino si interrogava: “Che cosa è il tempo? Se nessuno me lo domanda, lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda, non lo so più”.
    Ma Gobetti offre un’interessante e filosofica, tutta personale, visione del tempo ed evidenzia il tormento ontologico di chi si pone di fronte alla “natura del tempo” stesso.
    Giordano Bruno scriveva: “Il tempo tutto toglie e tutto dà; ogni cosa si muta, nulla s’annichila”
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by velse — 14 Maggio 2009 @ 22:04

    VOLEVO PROPORVI UN LIBRO DI ALESSANDRO IDISIUM DELLA CASA EDITRICE LUPO EDITORE DAL TITOLO,”TUTTO L’UNIVERSO SI TERREBBE IN PIEDI SU UN TRADIMENTO, LA MORTE?” VI LASCIO UNA POESIA CHE NON HO TROVATO IN RETE DELL’AUTORE MA SU UNA RIVISTA,CORDIALI SALUTI.

    SOLO IL PARADISO HA IL SENSO PER UN PASSO

    Ora questo istante non varrà tutti i regali del mondo,
    poesia che forse non vale,ma le tristezze del fango meno,
    certo il diavolo ha le carte scoperte,
    abbiamo gia perso troppo tempo con con le coccole ai benpensanti,
    non vogliamo sprecarne altro,
    nel circo c’era lei che fuggiva il mondo vestita da clown,
    girava così per la terra cercando il sole e il mare che non tradiva,
    lei diceva che non era niente,chi l’avrebbe giudicata prima
    ora ride dice lei, no niente ora solo chi mi ama mi parla,
    si i buio di un canneto fischia libertà abbacinante,
    ho visto bambini morire in silenzio,
    ma uno solo che rovina il mondo non ha mai affrontanto un uomo,
    e quando i miracoli incalzano dimostrandoci ogni secondo,
    ogni secondo,ogni secondo l’esistenza di Dio,si tace per troppo splendore,
    poesia si poesia che ogni volta chiude a chiave l’inferno,
    dove nessuno è così impotente che merita di vederlo,
    che Dio ha fatto per il male,
    in un mondo che cristo ha salvato da tutto in croce,
    e noi che abbiamo una libertà abbacinante,laura mi riesci a sentire…?

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