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LETTERATURA: Anna Sartorio: “Il mercante di utopie”

18 Maggio 2009

di Alberto Pezzini

Oscar Farinetti ed il suo Eataly. E’ difficile liberarsi di un uomo come lui. Obiettivamente. Anna Sartorio lo ha ben preso nel suo libro, Il mercante di utopie. Ma l’uomo resta immensamente più misterioso del suo ritratto pubblico. Che è anche una descrizione dei suoi difetti, però.
Pensare a ciò che Farinetti significa per l’alimentazione non deve essere un esercizio di stile o di retorica elogiativa.
Possiamo dire che abbia applicato – su di una larga scala – ciò che Slow Food predicava da tempo? In effetti il principio di una filiera ridotta un po’ per tutti val bene un pensiero più attento.   Alcuni, o molti, potrebbero pensare che si tratti di una demagogia alimentare. In realtà i prodotti sono tutti notevoli. Per freschezza, genuinità e, massime anche, originalità del luogo di provenienza. Nel senso che si tratta sempre di un luogo originale di provenienza geografica di quel prodotto. L’educazione alimentare è un concetto nuovo. Se ci pensiamo bene, non esiste un ministero all’educazione alimentare. Né tantomeno essa è oggetto di insegnamento nelle scuole. Di qui un buco notevole per ampiezza. Mangiamo tutti un po’ da schifo. Mangiamo di tutto per ignoranza. Mi sembra invece che Farinetti, pur nella logica macro di un imprenditore, abbia incrinato il muro di omertà alimentare che c’era fin qui. In questo è un apritore di breccia, come si definisce lui. Uno che ha trovato una parte permeabile della società, un ventre molle dove fare entrare un concetto di pochi. Slow Food è un movimento che nasce da una nicchia molto gelosa. E’ prima di tutto un’ideologia intellettuale fatta anche per portafogli gonfi. I prodotti più buoni costano di più. Con Eataly i prodotti – si badi bene – non costano tutto sommato di meno, ma hanno una marcia in più. Sono genuini ed hanno un costo inferiore a quello di nicchia. Non è però il soldo che anche qui   a fare la differenza. Anche se importante. La diversità sta nell’approccio mentale. Il vero scopo di Farinetti non è solo quello di fare dei soldi con Eataly. Dietro c’è il sogno di inculcare dentro i cervelli un concetto diverso del cibo. Il che – se ci pensate – costituisce uno sforzo molto più faticoso. Significa, infatti, stravolgere un’educazione alimentare ormai radicata.
La filosofia di Farinetti è semplice. Porta con sé dei concetti mutuati da un certo ambiente intellettuale votato al risultato. Ad esempio, nel suo impianto ideologico ci stanno a pari passo l’ignoranza e la passione.
L’ignoranza – che Farinetti sostiene di nutrire – è un motore formidabile per andare avanti. Prima di tutto perché lo costringe a servirsi delle figure più dotate in tutti i settori dell’alimentazione. Più dotate, si badi, non i migliori. Farinetti, in questo, è un talent scout puro, senza sconti. Non sceglie i migliori, ma quelli più fuori dagli schemi, quelli più dotati di creatività. Gli aquiloni, gente capace di stare nell’aria con un pizzico di follia.
In questo modo, oltretutto, sta sempre dentro un meccanismo di apprendimento continuo il che è favorevole allo sviluppo dell’azienda ma   soprattutto dei prodotti.
L’altro è la passione, ossia la capacità di emozionarsi facendo un certo tipo di lavoro. La passione è un altro meccanismo prezioso di cui andare orgogliosi:significa impegno, tenacia, ed un brillio negli occhi che non si compra da nessuna parte.
Ciò che colpisce di Farinetti sono gli occhi furbi, da piemontese di langa. E’ il concetto dell’onesto ma furbo che lui sostiene. Quel brillio lì non è però soltanto furbizia, astuzia contadina. E’ il risultato di una passione profonda che fa stare su il morale quasi tutti i giorni.
Quando dice di avere mille dubbi, ma di semplificare tutto nei convegni, o nelle uscite pubbliche, non dice certo una cosa sbagliata.
Così, quando gli si chiede se abbia mai avuto paura, risponde di avere avuto il panico come insegnante. Il panico è un sentimento totalizzante, che fa stare con le vibrisse tutte ritte verso l’esterno. Questo è il termometro di Farinetti. Una paura nera, una fifa blu. Quella antica che non ti fa dormire di notte.
In questo modo si può dire che abbia scelto di affrontare una sfida molto impegnativa. Quella di rendere normale, anzi comune, il cibo più eletto. Distribuire su larga scala un alimento d’elezione come può essere la pasta di Gragnano è una difficile scommessa intellettuale. E’ una speculazione più mentale che commerciale. In un paese come l’Italia dove la pasta è l’alimento più mangiato. Si badi che sembra una banalità, oppure può essere facile come sfondare un muro già aperto. Invece è più difficile perché significa rispiegare agli italiani un approccio con qualcosa di domestico. La pasta, per noi, è come il nostro sangue. Ci stiamo insieme da troppo tempo. Ma nessuno ha mai pensato ad una pasta antica, fatta con una semola diversa. Così come il pane. Oppure il latte non pastorizzato. Se ci pensiamo, ci ritroviamo davanti ad un mondo che in realtà ci viene da dentro. E da un passato che sembra lontano, quasi arcaico, pressoché dimenticato. In realtà, se spendere qualche soldo in più è necessario, è altrettanto importante cominciare a cambiare l’assetto della nostra alimentazione. Metterci dentro il corpo un olio diverso, più legato alla terra, può significare dare un senso diverso al nostro motore.
La sfida più grande di Farinetti resta quella di spiegare agli italiani che il prodotto più genuino non è detto lo venda soltanto Eataly.
Il prodotto più genuino può essere venduto ovunque. Il concetto rivoluzionario sta nel fatto che dieci euro debbono essere destinati fin dalla mattina a comprare della verdura fresca anziché delle buste da cuocere in due minuti dentro il microonde. E’ un concetto assolutamente banale, scontato, davvero lapalissiano. Solo che Farinetti, ad esempio, ha dovuto creare Eataly nel mondo per cominciare ad applicare il concetto alla realtà. Il che la dice veramente lunga.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart