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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Bruciava la legna nel camino

25 Gennaio 2009

di Gian Gabriele Benedetti  

Anche se di volta in volta recitiamo la stessa finzione e tentiamo di rompere il cerchio che ci assilla e ci assedia, è il vento dei consuntivi che ci scova, ci ritrova e ci conduce lontano nell’ingenuità di vendemmie consumate. E allora ci perdiamo nel docile ritorno degli occhi-fanciulli che videro e assaporarono un mondo che non è più e impalpabile scivola nell’incanto del trasalimento.
                Stendeva la sua sofferta coltre rugosa, sotto l’equoreo arco del cielo, il paese, per non smarrire del tutto l’ultimo rossore, e qualche comignolo solitario giocava con ventagli d’aria adagiati su giorni sempre uguali. Le vie strette, tra gli alibi d’argento delle pietre secolari, erano perse a contare i rari passi e a trattenere l’eco degli ultimi giochi, per allontanare una fine ormai annunciata. E giù, lungo il colle, le vigne, aggrappate ai poggi ed ai richiami di stagione, e i campicelli impossibili, dove seminare poche illusioni e misere speranze condite di fatica.
                Qualche gregge scivolava lento per viottoli ribelli, sciorinando la sua canzone monocorde, che andava a perdersi nel nulla. Su in alto il bosco compatto a racchiudere nei suoi intricati secolari enigmi il canto degli uccelli e il lampo della lepre in fuga.
                Al di sopra dei tetti delle case stanche si perdeva l’ultimo suono di campana ad aprire il giorno, a chiamare alla mensa ed a sconfiggere il primo buio. O a chiedere una preghiera.
Bruciava la legna nel camino della mia cucina grande e scaldava il cibo e la famiglia. Bruciava la legna e insieme si consumava il tempo e, pian piano, si stringeva il cerchio degli affetti.
Ora è rimasta solo l’anima stritolata dai rimpianti e nel breve viaggio che ci attende ancora portiamo appresso quella terra di silenzi e valigie pesanti di ricordi, tesi a tenerci avvinghiati ad una riva già da molto sgretolata e infilata in un vuoto prolungato, esteso, avvolgente, dove ci son stati rubati pure i sogni.


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6 Comments

  1. Commento by Felice Muolo — 25 Gennaio 2009 @ 10:43

    Gian Gabriele,

    sorrida alla vita. Essere arrivati a considerare quanto ha scritto non è cosa da poco. Si ritenga fortunato. (Scusi l’impertinenza.)

  2. Commento by Daniela — 25 Gennaio 2009 @ 13:10

    Si è detto, in termini certo troppo tecnici, che un’opera d’arte è una “espansione di consapevolezza compressa”. Nel senso che all’artista è richiesto di avere una consapevolezza “superiore” di sè, del mondo e della vita; e allo stesso tempo gli è richiesta la capacità di condensare al massimo grado questa sua consapevolezza (ovvero “comprimerla” in senso informatico) affinchè sia comunicabile e trasmissibile e possa “riespandersi” nel lettore, che così in qualche modo diviene parte attiva.

    Hai scritto una pagina splendida e preziosa, in cui condensi una vita davvero ricca di riflessioni. E’ una pagina da custodire gelosamente, per ammirarla di tanto in tanto e farla “riespandere” dentro di sè.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 25 Gennaio 2009 @ 14:44

    Daniela, qui oggi si parla del tuo libro:
    http://viadellebelledonne.wordpress.com/

  4. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 25 Gennaio 2009 @ 16:35

    Grazie sentite per i significativi commenti sulla mia “paginetta”, nella quale ho cercato di “raccogliere” il tratto di una vita.
    Grazie a Daniela, per aver in modo pregevole e con argomentazioni di grande spessore letterario ed umano, ma anche pedagogico e psicologico, dato rilievo al mio semplice scritto, che, sì vuol racchiudere e sintetizzare il lungo tracciato degli anni, con la speranza (mi auguro ben riposta) di potersi “espandere”.
    Grazie a Felice, per aver voluto, con grande raffinatezza, far risaltare la fortuna che una persona possiede nell’aver vissuto, portando con sé un mare di ricordi.
    Io ho sempre “depositato” i miei ricordi come in una cassaforte, considerandoli preziosi. Giunto ad una certa età avanzata, vado di tanto in tanto a prelevarli. Mi donano un raggio di luce e mi aiutano nel cammino sul sentiero dei giorni. Anche per questo devo essere grato a Dio, pur se qualche amarezza e qualche rimpianto ogni tanto affiorano.
    Gian Gabriele Benedetti

  5. Commento by Mario Camaiani — 11 Febbraio 2009 @ 22:57

    Caro amico Gian Gabriele,
    con questi pensieri elevati ci apri uno squarcio su un mondo, su una cultura, direi su una civilta’ purtroppo quasi tramontata, ma alla quale fa tanto bene potere abbeverarsi l’anima.
    Mario.

  6. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 11 Febbraio 2009 @ 23:10

    Carissimo Mario,
    sono ancora a ringraziarti delle tue belle parole riservate a me ed al mio piccolo racconto. Hai ragione, Mario! L’anima, specie la mia anima si abbevera spesso alla sponda dei ricordi. E ciò mi aiuta a vivere, perché, in un mondo con poche sicurezze e rari valori, il ricordo è una delle poche certezze che ci rimangono.
    Ti abbraccio
    Gian Gabriele

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