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LETTERATURA: Carlo Maria Cipolla: “Allegro ma non troppo”, Il Mulino, Bologna 1988

24 Marzo 2008

di Alfio Squillaci

[L’ultimo libro di Alfio Squillaci: “Mare Jonio”, Sedizioni, 2007]

Annotazione preliminare dell’ipocrita lettore

Quando lessi questo libro di Carlo M. Cipolla ero immerso in letture flaubertiane. Il libro cadde perci√≤ in piena consonanza con quelle letture. Gustave Flaubert √® infatti uno dei pi√Ļ grandi studiosi della stupidit√† umana (che egli chiama ¬† nella propria lingua ¬† b√≠¬™tise (ma anche in siciliano l’epiteto di “bestia” designa lo stupido,vedi l’esclamazione-tipo: “Ma quantu si bbestia!”). Bouvard et P√©cuchet √® il libro di Flaubert che, pi√Ļ di ogni suo altro, ha per oggetto di indagine quella forma suprema di stupidit√† che √® l’idiozia intellettuale, ossia l’idiozia al quadrato, perch√© si nutre proprio di quello che dovrebbe essere il suo naturale contravveleno: il sapere e i libri, ovvero il sapere contenuto nei libri.
Ora, gi√† Cervantes aveva tratteggiato in modo artisticamente superbo l’insufflarsi dell’idiozia nella mente del lettore privo di vigilanza e illustrato mirabilmente i disturbi comportamentali che essa reca, proprio a partire dalla cattiva rappresentazione mentale del mondo in s√® e di proiezione di s√® nel mondo. Flaubert lo segue su questa strada, rimarcando con sottile perfidia intellettuale che l’oggetto reale della polemica √® invero ¬† l’impossibile liberazione dell’uomo da questa tabe spirituale, che cresce come un’ombra, tanto pi√Ļ quanto pi√Ļ cresce la sua potenza tecnologica (la stampa, la fotografia ieri, la televisione, internet oggi); anzi, il “braccio” tecnologico ¬† √® destinato a ¬† potenziare la sua b√≠¬™tise, a fargli assumere misure planetarie.
Ma se quella di Cervantes-Flaubert √® una idiozia delle zone alte dello spirito, ossia quella che si produce e riproduce per mezzo dei libri, occorre subito aggiungere che quella indagata da Cipolla (ma anche da Musil) √® invece la stupidit√† terra-terra, quella comune, della vita di tutti i giorni, priva di grandezze intellettuali e ¬† ricca di tante miserie morali – quella che ¬† circonda e ¬† assedia e affligge le nostre esistenze dalla levata fino al sonno notturno. Nel caso di Cipolla occorre dire che il suo punto di vista si limita ad una sorta di economia della stupidit√†: infatti nell’enucleare rispetto all’agire e all’analisi costi-benefici quattro categorie di individui: l’intelligente , lo sprovveduto, il bandito ¬† e lo stupido, Cipolla trascura tutti i riflessi estetici, intellettuali, talora anche lirici che la stupidit√† comporta in ambiti esterni all’azione. In genere i cultori della stupidit√†, nel trattare la guasta materia di studio, entrano in un meccanismo di attrazione e ripulsa circa il proprio oggetto di indagine. Temibile e perniciosa com’√® la stupidit√† impone cautele e strategie di trattamento. Alcuni la rivestono perci√≤ dell’estetismo pi√Ļ outr√©, fatto che li induce a considerare l’idiozia come una sorta di sublime seppure un sublime visto dal basso (i cultori del trash sanno di cosa sto parlando), con tutte le ambigue fascinazioni che pu√≤ indurre nelle menti di questi raffinati l’aver visto dritto negli occhi la Medusa, ma anche,vorrei dire, con i pericoli connessi a questo genere di approccio, che possiamo riassumere nella sindrome psichiatrica detta di Getzler (brevemente e volgarmente: chi va con lo zoppo…). Mentre non √® difficile vedere ¬† che altri ¬† se ne difendono ¬† esorcizzandola e indicandola ¬† come cosa altra da noi, ¬† una deiezione dello spirito che riguarda gli altri pi√Ļ che noi stessi.Cipolla appartiene a quest’ultima categoria di studiosi, verso cui ¬† in parte io dissento. Da segretario generale aggiunto degli stupidi, vorrei perci√≤ recare il mio contributo dall’interno della categoria, vorrei cio√® esprimere il punto di vista della categoria degli studiati. Anche nell’antropologia culturale accade che il Tupinamb√† venga studiato e interpretato senza diritto di parola, e indagato attraverso il ¬† regard √©loign√© dell’antropologo. Protesto contro questa metodologia di indagine. Solo un Tupinamb√† vi pu√≤ dire che cos’√® nell’intimo un Tupinamb√† (anche se la questione a questo punto si complica maledettamente perch√© nel momento in cui il Tupinamb√† parla di se stesso non √® pi√Ļ un inconsapevole Tupinamb√† ma… ¬† un antropologo di cui assume fatalmente lo stesso regard √©loign√©). Sia come sia, vorrei ¬† esprimere il punto di vista dei Tupinamb√†, da Tuninamb√†, dunque da antropologo di me stesso. Ebbene, signori, ¬† l’intelligenza e la stupidit√† vivono purtoppo in simbiosi entro tutti noi: e non solo perch√© l’una ha bisogno dell’altra per connotarsi. Esse sono il dritto e il rovescio della nostra sostanza spirituale umana. Sono entrambe in noi, dentro di noi, inestricabilmente avvinte, come due lottatori eterni, per usare un’espressione di Baudelaire. ¬† √ą difficile prevedere a chi arrider√† la vittoria finale, sia nella nostra vicenda individuale come, pi√Ļ in generale, in quella dell’intera umanit√† alla fine di questo eterno combat. ¬† Tutti siamo pi√Ļ o meno occasionalmente stupidi, tutti ¬† siamo gli untori pi√Ļ o meno consapevoli di questa peste spirituale che √® la stupidit√† umana. Anche presso l’uomo pi√Ļ intelligente, ahim√®, resta abbastanza stoffa per farne un imbecille! ¬† Ma forse, e dico forse con tutto il timore del caso, allo stupido integrale, quello mirabilmente indagato da Cipolla, manca la consapevolezza ¬† della propria stupidit√†, perch√© se egli l’avesse cesserebbe di essere tale o sarebbe quanto meno uno stupido intelligente. Rileggiamoci pertanto le cinque leggi della stupidit√† umana che ho tratto in forma sintetica (con lo stupido copia e incolla) dall’aureo libretto di Carlo Maria Cipolla, pregando l’ipocrita lettore di acquistarlo ¬† per leggerlo di tanto in tanto e meditarlo, nella convinzione che se ci si trova nella schiera degli stupidi, la sua ¬† lettura ci possa emendare catarticamente contribuendo cos√¨ alla riduzione del carico di stupidit√† che grava sul mondo, mentre se si √® intelligenti ¬† possa far meditare sulla potenza della stupidit√†, che ¬† stupidamente non avevamo visto.
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La Prima Legge Fondamentale della stupidità umana asserisce senza ambiguità di sorta che:

  • Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.

Infatti:

a) persone che uno ha giudicato in passato razionali ed intelligenti si rivelano poi all’improvviso inequivocabilmente e irrimediabilmente stupide;

b) giorno dopo giorno, con un’incessante monotonia, si √® intralciati e ostacolati nella propria attivit√† da individui pervicacemente stupidi, che compaiono improvvisamente ed inaspettatamente nei luoghi e nei momenti meno opportuni.

La Prima Legge Fondamentale impedisce di attribuire un valore numerico alla frazione di persone stupide rispetto al totale della popolazione: qualsiasi stima numerica risulterebbe una sottostima.

La Seconda Legge Fondamentale dice che:

  • La probabilit√† che una certa persona sia stupida √® indipendente da ¬†qualsiasi altra caratteristica della stessa persona.

(La percentuale degli stupidi è identica sia tra i bidelli, gli impiegati, gli studenti e i docenti   anche se premi Nobel)

La Terza Legge Fondamentale chiarisce esplicitamente che:

  • Una persona stupida √® una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per s√© od addirittura subendo una perdita.

La Quarta Legge fondamentale afferma che:

  • Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.

La Quinta Legge fondamentale (e il suo corollario) recita che:

  • La persona stupida √® il tipo di persona pi√Ļ pericoloso che esista.

Il corollario della legge è che:

  • Lo stupido √® pi√Ļ pericoloso del bandito

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2 Comments

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: Carlo Maria Cipolla: ‚ÄúAllegro ma non troppo‚ÄĚ, Il … - Il blog degli studenti. — 2 Aprile 2008 @ 07:43

    […] Bartolomeo Di Monaco: […]

  2. Pingback by Appunti Blog IT » LETTERATURA: Carlo Maria Cipolla: ‚ÄúAllegro ma non troppo‚ÄĚ, Il … — 2 Aprile 2008 @ 08:31

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart