Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Carlo Sgorlon: “Il patriarcato della luna”

14 Settembre 2014

di Bartolomeo Di Monaco

Il romanzo mostra un’altra abilità di Sgorlon. Il lettore resta stordito dalla quantità di personaggi che sono descritti nelle prime trenta pagine circa e si domanda il perché di quelle apparizioni annotate pressoché fugacemente (e che poi via via saranno richiamate). Ed invece ad un certo punto, ecco che Sgorlon, come se adoperasse un imbuto, li fa passare da una strettoia e li riversa tutti su quelli che diventeranno i protagonisti principali, in particolare il piccolo Morvàn, che si rivelerà dotato di eccezionali doti intellettuali e sensitive.
Morvàn, Ida, la sua madre adottiva, ed Ermanno il bibliotecario che ama i libri e perde la testa per le donne, da questo momento prenderanno le redini della storia lasciandoci esterrefatti della semplicità con cui l’autore ha compiuto questo passaggio, rimettendoci immediatamente a nostro agio.

Morvàn è pieno di interessi e di curiosità e riesce in tutto ciò in cui si impegna. A scuola la maestra perfino lo teme e teme le sue domande. Con una bicicletta gira nei dintorni del suo paese di Azzano Decimo alla scoperta di ogni cosa, sia essa un’erba medica, sia una sorgente, sia un animale. La famiglia (Ermanno e Ida si sono nel frattempo sposati) vive nella casa del mulino, ereditata da un parente di Ermanno, Mattia, mugnaio ed inventore, e nella soffitta Morvàn trova molte strane costruzioni incompiute a cui dedica il suo interesse.

Ma ciò che occuperà molta parte dei suoi pensieri sarà la ricerca del nonno, Thomas Edward Ross, un misterioso militare inglese (in realtà un celeberrimo personaggio storico) capitato in paese e innamoratosi della gerente di una tabaccheria e osteria di Fiume Veneto, Regina Desimòn, cugina del farmacista Bastiano. Poi il militare un giorno sparisce all’improvviso senza lasciare nemmeno una lettera di spiegazioni. Dalla loro relazione nascerà Sara, la mamma di Morvàn. Usciti di scena tragicamente tutti i suoi familiari, ed ormai definitivamente adottato e amato da Ermanno e Ida, Morvàn comincerà ad indagare per scoprire se il nonno sia ancora vivo.
Tale ricerca, tuttavia, non lo devierà da altri suoi numerosi interessi, che ne mettono in risalto una personalità complessa e “di raro destino.”.

Sgorlon si serve di questo romanzo per sottolineare anche, e ancora una volta, che il suo Friuli è sempre stato una terra eccezionale, un patriarcato “distrutto dai veneziani cinquecentocinquantadue anni prima”, oggi diventato invisibile ma ancora esistente (il patriarcato della luna). Per farlo apparire tale si servirà della sua immaginazione (e lo spiegherà nella nota in calce) e ci narrerà che vi hanno sostato personaggi che hanno segnato la storia. Soltanto che quando qualcuno narra di essi, dimentica (è la sua doglianza generale) di ricordare i loro giorni trascorsi nel Friuli: “Era la solita ingiustizia della storia e degli uomini di cultura nei confronti del Friuli.”.

Ottavio Paz, ad esempio, che “aveva una voce così potente che spezzava i vetri come emettesse ultrasuoni.”,  in una sfida nientemeno con Enrico Caruso “avvenuta in un bar di Nuova York, che si trovava nella Settima Strada”, lo batté e lo stesso Caruso “sorrise e si dichiarò sconfitto.”.
Oppure chi sapeva che “Udine era stata la prima città al mondo a essere illuminata con la luce elettrica.”?
Ed anche del passaggio del nonno di Morvàn per Azzano Decimo nessuno parlava. Al punto che Ida, arrabbiatissima, voleva scrivere addirittura al regista David Lean che nel suo film di successo non ne aveva minimamente accennato. Del resto lo stesso nonno nelle sue memorie, considerate un capolavoro letterario, aveva dimenticato il suo rapporto con Regina Desimòn.
Perché? Sgorlon utilizza questa sua fantasia per eccitare il lettore. Morvàn, infatti, non riesce a spiegarselo. Del resto aveva saputo che suo nonno era morto nel 1935, undici anni prima che lui nascesse, in un incidente di motocicletta accaduto in Inghilterra, in una cittadina del Dorset.

Oppure dell’oro siberiano che proprio lì nel patriarcato della luna è stato nascosto.

Giunge per Morvàn il tempo delle sue prime esperienze amorose. L’affittacamere Ebe, quando lui è studente di chimica a Padova, è la sua iniziatrice, ma il suo amore è Noemi, una ragazza piena di interessi e di curiosità che molto gli assomiglia. A lei si sentirà legato e con lei comincerà a fare molti progetti. Ma non sarà così facile. Le trame che la vita ricama su di noi e intorno a noi sono sempre misteriose e complesse e l’uomo non può opporvisi, se non andando incontro ad una sconfitta. Vi è un concetto che Sgorlon in questo romanzo esprime in maniera semplice ed efficace per rappresentare la sua concezione della universalità, la quale interessa tutto il creato e dunque anche l’uomo. Lo fa approfittando degli studi e degli esperimenti che Morvàn fa nel suo laboratorio creato nella casa del mulino: “Morvàn non guardava alla materia, e all’Essere in generale, con spirito di polemica e di ribellione, perché lui stesso aveva la medesima natura. Ognuno degli elementi era dentro di lui, nel suo corpo e nel suo sangue.”.

Una fugace apparizione, quella del barbiere Remo, consente a Sgorlon di sintetizzare un concetto espresso in molti suoi romanzi e che qui trova, proprio nel personaggio, una felice sintesi. Per uomini come Remo “La vera vita cominciava il venerdì sera e molti, durante la settimana, avevano già in mente il programma dei giorni di vacanza; erano carichi di informazioni sull’argomento e con il pensiero già lontanissimi da casa.”.
Nell’uomo dunque si è annidato il germe della futilità, del consumismo, e ad esso egli dedica il meglio delle proprie energie.
Anche Stefano, industriale del ferro, marito di Noemi (della quale si stanca presto per incompatibilità di interessi, e al quale il destino riserverà una sorte crudele) è tutto preso dalla modernità e dalle sue sirene.

Morvàn diventa, così, l’archetipo (sognato e idealizzato) di una esistenza contraria, “controcorrente”, che si dedica alla ricerca di una difesa della natura, e dunque dell’uomo, dalle insidie della modernità. Pur colpito dalle delusioni d’amore, al punto che la madre adottiva Ida teme che sia destinato al celibato, egli ne soffoca il dolore pensando che “La natura aveva un progetto su di lui, e dai recessi delle sue viscere indecifrabili gli mandava intuizioni stregate. Da questo lato sentiva che essa l’aveva privilegiato, ne aveva fatto una specie di re, che in altre cose era anche un mendicante e un fallito. Ogni uomo è contemporaneamente un re e un mendicante, una statua con due volti, in cui si concentravano fortune e sconfitte.”. Morvàn sarà il “bonificatore” di ciò che l’uomo ha distrutto e sottratto alla natura. Sarà il “primo ministro” di un resuscitato patriarcato della luna in cui l’ambizione primaria sarà  quella di ripristinare a poco a poco l’ordine naturale della creazione. Anche se Sgorlon dovrà ammettere, con un alto lamento: “Il patriarcato era vitalissimo. Certo era passato da un padrone all’altro, e alla fine era entrato nello Stato italiano, che se l’era annesso con plebisciti manipolati, che appartenevano ante litteram alla cultura della grande menzogna, e i cui governi non sapevano mai prendere una decisione definitiva su niente.”.

Raramente l’autore è stato così esplicito e fermo nell’attribuire la responsabilità del bene e del male alla capacità dell’uomo di leggere dentro di sé e di fare la propria scelta.
Come pure sarà fermo ed esplicito il suo sentimento sull’universalità legata alla esistenza di Dio: “L’intelletto di Ermanno si perdeva in questo mare e cadeva a fondo come un sasso. V’era un solo modo di uscirne, ossia pensare che tutto ciò che vi era prima di noi, e la stessa materia, che non era caos ma sostanza vivente e organizzata, fosse Dio. Tutto era Dio. Noi stessi non potevamo essere che particelle infinitesime dell’universo, che contenevano un riflesso di Dio.”.

Una flebile speranza attenuerà nel finale il pessimismo dell’autore.


Letto 3229 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart