di Marisa Cecchetti
Seconda raccolta di poesie di Carmela Maggiorini, La boa rossa, continua la ricerca già iniziata nel “Cardillo canterino” del 2006, di cui riprende e amplia le tematiche. Colpisce una leggerezza particolare di certe immagini marine: “Il mare oggi/teneva una sottanella/di crespo azzurro trasparente/tutto il fondo scopriva/si donava come fosse/la prima volta/si apriva cangiante fresco”. Forte il legame alla città, di cui tutto ama, i vicoli, le mura, le voci, Lucca vista come una culla protettiva:“Come una picciona/accovacciata/nell’altissima alcova/vedo e sento/lo sbadiglio e il risveglio/di questa piccola città/fra i tetti rosati”. Fissati con leggerezza e colore gli amori fedeli, animali domestici che riempiono i suoi spazi e la sua mente: “La sua coda/sembra un tergicristallo/tanto è festoso”. Frequenti i riferimenti alla fanciullezza guardata con nostalgia: “Una bimbetta dai capelli/neri dalle gambe lunghe e magre/pareva una cavalletta/tanta era la voglia/di saltare e correre”, insieme alla ricerca delle radici nelle figure familiari: “o radici lontane/che vivete su ‘stu mare/ dove la bella Salerno/si distende sull’ampio golfo/ del Tirreno”, ed al calore delle amicizie. Attraversa tutta la raccolta una vena di sensualità, un’eco di emozioni forti, di intenso legame con la vita e i suoi colori: “Fecero il bagno/con farfalle/bolle di sapone/ infuso/di rosmarino e salvia/petali di rosa bulgara”. La parola poetica, che talora predilige forme dialettali e che denota una ricerca in atto, non è ancora tutta dello stesso livello.
Commenti
Una risposta a “Carmela Maggiorini, “La boa rossa”, Darislibri, 2009”
E’ per me un piacere leggere una recensione su una raccolta di poesie. Ed è un piacere seguire l’itinerario di Marisa Cecchetti, che, con delicatezza e accortezza cesella le peculiarità della stessa raccolta, fissandone, oltre alle immagini ed alla coloritura verbale, il tono riflessivo. E sottolineando la naturalezza e la leggerezza del verso, per cui mi vien fatto di pensare a ciò che ha scritto Keats: “Se la poesia non nasce con la stessa naturalezza delle foglie sugli alberi, è meglio che non nasca neppure”
Gian Gabriele Benedetti