Carmela Maggiorini, “La boa rossa”, Darislibri, 2009

di Marisa Cecchetti

Seconda raccolta di poesie di   Carmela Maggiorini, La boa rossa, continua la ricerca   già iniziata nel “Cardillo canterino” del 2006, di cui riprende e amplia le tematiche. Colpisce una leggerezza particolare di certe immagini marine: “Il mare oggi/teneva una sottanella/di crespo azzurro trasparente/tutto il fondo scopriva/si donava come fosse/la prima volta/si apriva cangiante fresco”.   Forte il legame alla città, di cui tutto ama, i vicoli, le mura, le voci, Lucca vista come una culla protettiva:“Come una picciona/accovacciata/nell’altissima alcova/vedo e sento/lo sbadiglio e il risveglio/di questa piccola città/fra i tetti rosati”. Fissati con leggerezza e colore gli amori fedeli, animali domestici che riempiono i suoi spazi e la sua mente: “La sua coda/sembra un tergicristallo/tanto è festoso”. Frequenti i riferimenti alla fanciullezza guardata con nostalgia: “Una bimbetta dai capelli/neri dalle gambe lunghe e magre/pareva una cavalletta/tanta era la voglia/di saltare e correre”, insieme alla ricerca delle radici nelle figure familiari: “o radici lontane/che vivete su ‘stu mare/ dove la bella Salerno/si distende sull’ampio golfo/ del Tirreno”, ed al calore delle amicizie. Attraversa tutta la raccolta una vena di sensualità, un’eco di emozioni forti, di intenso legame con la vita e i suoi colori: “Fecero il bagno/con farfalle/bolle di sapone/ infuso/di rosmarino e salvia/petali di rosa bulgara”. La parola poetica, che talora predilige forme dialettali e che denota una ricerca in atto, non è ancora tutta dello stesso livello.

Carmela Maggiorini, La boa rossa, Darislibri 2009
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Commenti

Una risposta a “Carmela Maggiorini, “La boa rossa”, Darislibri, 2009”

  1. Avatar Gian Gabriele Benedetti
    Gian Gabriele Benedetti

    E’ per me un piacere leggere una recensione su una raccolta di poesie. Ed è un piacere seguire l’itinerario di Marisa Cecchetti, che, con delicatezza e accortezza cesella le peculiarità della stessa raccolta, fissandone, oltre alle immagini ed alla coloritura verbale, il tono riflessivo. E sottolineando la naturalezza e la leggerezza del verso, per cui mi vien fatto di pensare a ciò che ha scritto Keats: “Se la poesia non nasce con la stessa naturalezza delle foglie sugli alberi, è meglio che non nasca neppure”
    Gian Gabriele Benedetti