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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Fortunato

20 Giugno 2010

di Felice Muolo

¬† ¬† ¬† ¬† Con la giacca sulle spalle, a piedi nudi, l’uomo sedeva di fianco al tavolo, nella camera degli attrezzi del podere, presso l’ingresso spalancato. Mentre consumava la colazione, lasciava cadere sul pavimento briciole di pane e pomodoro. Era calmo e tranquillo, soddisfatto del lavoro intrapreso all’alba. Erano le dieci e presto l’avrebbe continuato.

¬† ¬† ¬† ¬† Prima di beccare le briciole sparse sul pavimento, un uccello appena comparso zampett√≤ indeciso davanti all’ingresso della camera. Voleva assicurarsi che non ci fosse pericolo: sapeva che gli uomini cercano di afferrarti per ammazzarti. Aveva volato a pancia vuota parecchio quella mattina, per permettersi il lusso di rinunciare al ben di Dio che aveva sotto gli occhi.

¬† ¬† ¬† ¬†Quando una briciola arriv√≤ vicinissimo alle sue zampe, la becc√≤ fulmineamente. Che delizia! Niente da paragonare con i frammenti di biscotti che di solito recuperava seguendo i bambini che mangiavano per strada, o le schifezze che trovava presso i bidoni della spazzatura. I vermi erano il massimo ma ce n’erano sempre meno, a causa degli antiparassitari che li distruggevano.

¬† ¬† ¬† ¬† Avanzato un po’ nella camera, becc√≤ un’altra briciola. L’uomo rimase immobile, sembrava volesse sfamarlo. Tranquillizzato a sufficienza, l’uccello prese a beccare le molliche di pane ovunque si trovassero.

¬† ¬† ¬† ¬† Mangiando a saziet√†, considerava che mai era stato cos√¨ fortunato. Progettava che ogni giorno sarebbe ritornato dov’era, a procurarsi il cibo. Sarebbe diventato amico dell’uomo che divideva la colazione con lui, un uomo dal volto invecchiato pi√Ļ dalla fatica che dagli anni. Gli avrebbe volato attorno nel campo e si sarebbe posato sulle spalle, avrebbe cinguettato nelle sue orecchie per metterlo di buon umore.

¬† ¬† ¬† ¬† A un certo punto, alzatosi di scatto, l’uomo chiuse l’ingresso della camera.
¬† ¬† ¬† ¬† Impaurito, l’uccello spicc√≤ il volo verso la finestra che si trovava sotto il soffitto. Raggiuntala, non riusc√¨ ad attraversarla: batt√© il capo contro un ostacolo invisibile e per poco non svenne. Rest√≤ a stento in volo, poi si proiett√≤ di nuovo in direzione della finestra. Sbatt√© contro l’ostacolo invisibile con pi√Ļ violenza di prima. Un ¬† vetro gli impediva di mettersi in salvo.

¬† ¬† ¬† ¬† Mezzo stordito e con un forte dolore al capo, si pos√≤ in cima a una catasta di casse. Aveva l’affanno, il cuore gli batteva all’impazzata, la paura gli procurava scarichi di digestione. Pensava di riposarsi, prima di cercare nuovamente di oltrepassare la finestra. Non era possibile: l’uomo gli si avvicinava lentamente per afferrarlo. Con la forza della disperazione, tent√≤ di raggiungere il fascio di luce. Nel contempo, l’uomo gli lanci√≤ contro la giacca, come fosse una rete, e lo cattur√≤. ¬† ¬† ¬† ¬†

        Aveva difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti da vicino. Intenzionato a scrutare bene la preda, allontanò dagli occhi il massimo possibile la mano in cui la racchiudeva. Era la prima volta che obbediva a un impulso del genere. Di solito, le sbatteva senza tanti complimenti la testa contro il muro per procurarne la morte.

¬† ¬† ¬† ¬† Non uccideva per il gusto di uccidere. Non ricavava abbastanza dal lavoro per sfamare la sua famiglia e si trasformava in cacciatore. Di tanto in tanto, catturava qualche uccello, durante l’intervallo della colazione. Sua moglie lo spennava, cucinava e metteva in tavola. Era sempre un passero comune. Come quello di adesso.

¬† ¬† ¬† ¬† Nell’incrociarne gli occhietti spaventati, sorrise, mostrando il dente d’oro sul davanti della bocca. L’animale, nel vedere il minuscolo sole, bello e lucente come il sole all’alba, emise un cinguettio, un’allegra e intensa nota. L’uomo decise di risparmiargli la vita, di portarlo a casa ¬† e metterlo in gabbia.

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Dovendo sistemarlo da qualche parte, durante il tempo che aveva da lavorare, attu√≤ la prima soluzione che gli venne in mente. Tir√≤ fuori dal tiretto del tavolo un paio di forbici, gli spieg√≤ uno alla volta le ali e gliele tranci√≤. Successivamente, l’infil√≤ in una tasca della giacca e l’appese all’attaccapanni. Poi usc√¨ dalla camera, chiudendosi la porta alle spalle.

¬† ¬† ¬† ¬† L’uccello non accus√≤ nessun dolore. Assistette all’amputazione pi√Ļ incuriosito che spaventato, incosciente di quello che stava accadendo. Riusc√¨ ad appisolarsi, in un posto che trovava insolito ma non sconfortante. Non immaginava che non avrebbe volato pi√Ļ sugli alberi, attraverso la pioggia o sotto il cielo sereno. ¬† ¬† ¬† ¬†

¬† ¬† ¬† ¬† Nonostante fisicamente assomigliasse al fratello gemello come due gocce d’acqua, a volte Fortunato pensava non fossero figli degli stessi genitori. Non si considerava migliore o peggiore ma semplicemente diverso. Di suo fratello invidiava solo il nome, Giuseppe, che, al contrario del suo, a pronunciarlo non suscitava nessun commento. ¬†

¬† ¬† ¬† ¬† Mentre sul pavimento di casa Giuseppe riparava la ruota forata della bicicletta, Fortunato, con l’intenzione di aiutarlo, provoc√≤ il trasbordo della catena dal mozzo. Il fratello, infuriatosi, afferr√≤ un bastone che casualmente si trovava presso di s√© e lo colp√¨ violentemente a un fianco, all’altezza del rene. Fortunato accus√≤ un forte dolore che gli tolse il respiro ma non cacci√≤ un lamento. Rimase immobile, disteso sul pavimento. Aveva la sensazione che qualcosa si fosse rotto dentro di lui e che sarebbe morto, anche se si rifiutava di crederlo. Aveva dieci anni.

¬† ¬† ¬† ¬† Quando cerc√≤ di alzarsi, non ne fu capace: gli mancavano le forze. Aveva bisogno di urinare e raggiunse il bagno strisciando sul pavimento. A fatica si mise in piedi davanti alla tazza ma non ¬† riusciva a espellere la pip√¨. Dopo insistenti sforzi, orin√≤ e si spavent√≤: all’inizio, il flusso dell’urina era rosso sangue.

¬† ¬† ¬† ¬† Non dette importanza all’accadimento. Quel giorno era scomparso l’uccello che un mesetto prima il padre aveva portato da campagna nella tasca della giacca, un uccello vivo invece dei soliti uccelli morti. Anche se aveva le ali mozzate.

¬† ¬† ¬† ¬† Messo in gabbia e appeso alla parete, inizialmente non bevve n√© mangi√≤: si rintan√≤ in un angolo e rest√≤ immobile, con l’aria sparuta e tremante. Fortunato lo osserv√≤ a lungo dispiaciuto. Supplic√≤ il padre di metterlo in libert√†. Questi disse che sarebbe andato incontro a morte sicura: senza ali, non era in grado di procurarsi il cibo e scampare ai pericoli.

¬† ¬† ¬† ¬† Nei giorni seguenti, continu√≤ a osservarlo. L’uccello aveva preso a nutrirsi, sembrava si fosse rassegnato alla sua sorte. Inseriti tra i ferri della gabbia, c’erano due bastoncini di legno paralleli. Normalmente, se ne stava acquattato su di uno. Quando Fortunato si appressava alla gabbia, compiva delle capriole all’indietro, saltando da un bastoncino all’altro.

¬† ¬† ¬† ¬† Fortunato aveva superato la cinquantina, quando ebbe il blocco all’apparato urinario. Da qualche tempo, stentava a fare pip√¨. Quel giorno, si fece condurre dal cognato all’ospedale, in macchina. La vescica gli si era gonfiata di urina fino a scoppiare e gli procurava dolori atroci.

¬† ¬† ¬† ¬† Al pronto soccorso, gli perforarono il basso ventre, vi infilarono un catetere e la vescica si svuot√≤. Subito dopo, lo ricoverarono in un reparto dell’ospedale per effettuare i dovuti accertamenti.

¬† ¬† ¬† ¬† Nella sua stanza, degli altri ammalati, uno aveva subito un intervento al fegato: gli avevano estratto una sessantina di calcoli. Un altro l’avevano operato alla tiroide e in gola mostrava una cicatrice che sembrava un collare. A un ragazzo avevano rotto la testa durante una rissa sul lavoro. Un vecchio, pure operato al fegato, conservava in un barattolo di vetro sul comodino due calcoli grossi come uova. Un bambino con un tumore ignorava di avere pochi mesi di vita.

¬† ¬† ¬† ¬† Dalle radiografie, risult√≤ che un rene non funzionava. Dal momento che l’organo non dava problemi, i dottori decisero di non molestarlo. C’era solo da intervenire sull’uretra, per rimuovere una stenosi che impediva l’uscita dell’urina.

¬† ¬† ¬† ¬† Disteso nel letto, Fortunato cercava una spiegazione al suo male. Aveva letto che una donna, nel tentativo di procurarsi l’aborto, infilandosi nell’utero un ferro da calza, aveva danneggiato un rene al figlio che portava in grembo, senza riuscire ad abortire.

        Sua madre aveva cercato di ammazzarlo? Quanti aborti clandestini venivano effettuati giornalmente nel mondo? Era lecito compierli? Era disgustato dal comportamento degli esseri umani, qualunque giustificazione avessero.

¬† ¬† ¬† ¬† Trascorsa una settimana di degenza, ebbe un lampo rivelatore, mentre lo trasportavano in sala operatoria. Ramment√≤ il giorno in cui, quarant’anni prima, suo fratello lo colp√¨ al fianco col bastone, proprio in corrispondenza del rene che non funzionava. E’ stato lui a danneggiarlo, pens√≤.

¬† ¬† ¬† ¬† Era depresso e lo divenne maggiormente. Non per l’organo fuori uso, che non gli aveva dato alcun problema. Aveva avuto una vita normale, si era sposato, aveva messo al mondo una figlia che l’aveva reso nonno. Non addossava al fratello nessuna colpa, n√© a sua madre, se fosse stata ¬† colpevole. La sua, poteva trattarsi di una malformazione congenita. Era amareggiato nel ricordare che quel giorno era scomparso l’uccello senza ali.

        Quando, per effetto del liquido anestetico, il soffitto della sala operatoria cominciò ad ondeggiare, un uccello improvvisamente apparso prese a svolazzare a pochi centimetri dal suo viso, sospeso in aria come un elicottero. Era quello senza ali. Anche se ora le aveva.

¬† ¬† ¬† ¬† Il giorno che scomparve, suo fratello aveva inserito nella gabbia, al suo posto, un canarino ricevuto in regalo. Salito poi in terrazza, aveva lanciato nel vuoto l’uccello liberato, che considerava meno pregevole dell’altro. ¬†

        Fortunato non era presente. Quando aveva appreso la faccenda, aveva perlustrato invano i dintorni di casa sua, nella speranza di ritrovarlo.


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Bart