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LETTERATURA: Frediano Sessi: Il segreto di Barbiana (Marsilio, 2008)

21 Ottobre 2008

di Stefania Nardini

[È la prima autrice contemporanea tradotta in Ucraina con il suo romanzo Matrioska, Tullio Pironti editore, 2001. Giornalista, cura la pagina culturale Scritture & Pensieri del quotidiano “Il Corriere Nazionale”]

E’ una domanda che ci si pone dalla prima all’ultima pagina: cosa ne avrebbe pensato don Lorenzo Milani della scuola di oggi? Varrebbe la pena rileggere quel meraviglioso testo “Lettera a una professoressa”, anche soltanto i passi più significativi, per provare un forte disagio. Noi, uomini e donne che viviamo questo delicato momento storico, in cui siamo ossessionati dalla paura, dovremmo riscoprire l’amore e la semplicità che portò quel prete tra gli anni ‘50 e ‘60 a realizzare quella che sembrava un’utopia: una scuola per i figli dei poveri, una scuola in cui la parola era al centro dell’evoluzione culturale. Parola intesa, si direbbe oggi, come comunicazione.   Frediano Sessi, scrittore e saggista di grande esperienza, ha compiuto un’operazione oserei dire straordinaria. Ha scritto un libro su Don Milani in quella forma che avrebbe usato lo stesso prete di Barbiana, cioè epistolare.   Frediano Sessi scrive ai nipotini Matilde e Nicola e con parole semplici racconta la storia di un uomo che ha fatto della sua fede una missione autentica, semplicemente guardandosi attorno. Lorenzo, come ce lo racconta Frediano Sessi in “Il segreto di Barbiana” (ed.   Marsilio) è tutt’altro che un eroe.   Piuttosto un uomo concreto e privo di pregiudizi, in un’Italia che usciva dalla guerra, e in cui il conflitto tra la Chiesa e l’egemonia del movimento comunista era tutt’ altro che mediato. E il giovane prete, proveniente da una famiglia benestante, non si pone affatto il problema.   Per lui la parola è dialogo, dunque un elemento indispensabile per amare gli altri, in particolare i più poveri, al di là delle bandiere e delle sigle politiche. Don Milani è quello che dal pulpito della sua chiesa celebrerà la messa per un operaio morto sul lavoro, è colui che si sporca letteralmente le mani con i mali del mondo, che ha come obiettivo la crescita di un gruppo di ragazzini che prima di arrivare da lui avevano si e no la prospettiva dell’officina, o della vita nei campi la cui tragedia “è tutta nella solitudine, i loro mali nascono dal fatto che hanno un piccolo numero di incontri umani”.
La parola, sì la parola di Don Milani è pratica, è semplice, immediata. Il suo Cristo è negli occhi di qualunque persona che incontra sul suo cammino. Il suo Cristo è nelle sue critiche al sistema ecclesiastico che palesemente spiega inviando lettere ai suoi superiori.   Critiche in cui c’è sempre il rispetto della regola e dell’appartenenza a Dio. Scriveva don Milani a proposito di Barbiana:”C’erano anche i ragazzi di paese, tutti bocciati naturalmente. Apparentemente il problema della timidezza per loro non esisteva. Ma erano contorti in altre cose. Consideravano il gioco e le vacanze un diritto, la scuola un sacrificio… Sono venuti da noi solo perché noi ignoriamo le vostre bocciature e mettiamo ogni ragazzo nella classe giusta per la sua età. … E’ stata la prima soddisfazione scolastica della loro povera vita. …La seconda soddisfazione fu di cambiare finalmente programma. Voi li volevate tenere fermi alla ricerca della perfezione.   Una perfezione che è assurda perché il ragazzo sente le stesse cose fino alla noia e intanto cresce. Le cose restano le stesse, ma cambia lui…. Per esempio in prima gli avreste riletto per la seconda o terza volta la Piccola Fiammiferaia e la neve che fiocca fiocca fiocca. Invece in seconda ed in terza leggete roba scritta per adulti. Gianni non sapeva mettere l’acca al verbo avere. Ma del mondo dei grandi sapeva tante cose.   Del lavoro, delle famiglie, della vita del paese. Qualche sera andava col babbo alla sezione comunista o alle sedute del Consiglio Comunale.   Voi coi greci e coi romani gli avete fatto odiare tutta la storia.   Noi sull’ultima guerra si teneva quattro ore senza respirare”.
I Care c’era scritto all’ingresso della scuola di Barbiana, cioè “mi prendo cura di te”. E a Pipetta, il giovane comunista che gli diceva “se tutti i preti fossero come Lei, allora …” rispondeva: “il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio signore crocifisso.” Questo era don Lorenzo. Ed egregiamente Frediano Sessi ce lo racconta svelando il “segreto” di Barbiana.

stefania.nardini@gmail.com  

(Da “Il Corriere Nazionale)


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2 Comments

  1. Pingback by Fontan Blog » Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Frediano Sessi: Il segreto di … - Il blog degli studenti. — 21 Ottobre 2008 @ 19:06

    […] sconosciuto: […]

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 21 Ottobre 2008 @ 20:40

    Grandissimo Don Milani! Seminava l’essenza evangelica in modo concreto tra i poveri e gli emarginati, dimostrando quella che deve essere (e spesso, grazie a Dio è) la vera vocazione della Chiesa. Fu avversato e non fu (forse anche volutamente) capito, ma in lui, oltre alla fede messa in pratica, c’era la veste del vero educatore. Don Milani portò anche nella Chiesa stessa, pur essa in parte riluttante, una ventata di rinnovamento, che troverà sviluppi non indifferenti in Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II.
    Era semplice ed efficace la pedagogia di questo sacerdote-educatore: ascoltare i problemi dei ragazzi, porsi al loro livello, sviluppare i loro veri interessi e le loro precipue aspirazioni, dimostrare amore e comprensione verso i più poveri e bisognosi. Tutti dovevano avere uguali opportunità di crescere, di realizzarsi, di inserirsi degnamente nella società. Ciò che la vecchia scuola non sapeva porre in atto che in minima parte, fornendo un insegnamento autoritario, cattedratico, avulso da una realtà che evolveva rapidamente.
    Un’altra grande prerogativa che ha reso apprezzabilissimo Don Milani, fu quella di voler dare a tutti gli strumenti adatti alla vita, in primo luogo la conoscenza precisa della lingua. Il saper parlare ed il saper comprendere era allora (e lo è tuttora!) sinonimo di libertà, di consapevolezza, di sviluppo, di progresso…
    Grazie a Stefania Nardini (sempre bravissima e puntuale) di averci offerto questo saggio, ben costruito, chiaro, essenziale, sostanziale e soprattutto accorato, capace di farci rivivere una figura che non va dimenticata e che fa ancora discutere sul ruolo della scuola, anche e soprattutto alla luce di certi provvedimenti (molti dei quali ritengo assai utili) che si stanno prendendo in questi ultimi tempi
    Gian Gabriele Benedetti

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