Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Gli anni Trenta in Germania rivisitati attraverso le poesie di Bertolt Brecht ed illuminati da alcune riflessioni di Willy Brandt (3)

15 Luglio 2010

di Nino Campagna

[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale – al contrario di quanto accade in Italia – la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attività ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci farà conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]

Avevamo concluso la puntata scorsa citando ampi brani da “ Die Drei Soldaten” (I tre soldati) – 1930 –   Un libro per bambini -. Si tratta di temi, che in parte avevano contraddistinto “La Santa Giovanna dei Macelli”. Il modo con il quale vengono adesso svolti, cui non è estranea una   punta di amara ironia, rende più incisive le paradossali circostanze inventate per mettere via via in berlina   ricchi, capitalisti,   Chiesa, giustizia e quel “buon” Dio, che, pur avendo comprensione per i poveri, preferisce sedere a tavola con i ricchi…
Intanto proprio a Berlino verso la fine del 1930 la situazione diventava ogni giorno sempre più precaria e non tutti trovavano il coraggio di resistere alla campagna dei Nazisti, ammiccante nei confronti di potenziali proseliti, violenta contro gli avversari politici. Anche la letteratura soffre di questi condizionamenti, messi in moto dalla protervia di   regimi, che mal sopportano la parola libera. A distanza di anni e proprio in occasione di un congresso degli scrittori (novembre 1970) toccherà a Willy Brandt tornare sull’argomento, facendo una veloce carrellata sui pericoli cui inevitabilmente è sottoposta una letteratura “democratica” che voglia rimanere libera e indipendente : “Di sicuro i portatori del potere statale hanno da sempre – e non solo in periodi antidemocratici – fatto il tentativo di servirsi della letteratura, in altre parole di strumentalizzarla. Ma chi si è lasciato condizionare, non importa se per pressioni, lusinghe o vantaggi materiali, ha in fondo sempre scelto la scorciatoia più svantaggiosa. Con l’indipendenza e il rischio ad essa connesso si perde anche la credibilità. Senza rischio la libertà non è conseguibile”. Ma non tutti sono nati per comportarsi da “eroi” in questo mondo e spesso a prevalere è la debolezza della natura umana, sempre disponibile ad accomodamenti e spesso anche a patteggiamenti indegni, purché in grado di consentire all’individuo di sbarcare il lunario e di districarsi nelle situazioni difficili. A questa umana debolezza Brecht dedica una poesia, costruita su un tono di presunta comprensione:

Ballade von der Billigung der Welt (Ballata sull’accettazione del mondo), 469 – 1930 –  

1
Non sono ingiusto, ma nemmeno coraggioso
Mi hanno mostrato oggi il loro mondo
Ho visto solo il dito, era insanguinato
Allora ho detto sì, mi piace.

2
Il manganello sopra di me, il mondo davanti agli occhi
Ero lì da mattina a sera e guardavo.
Vedevo che i macellai sanno scannare
E alla domanda: Ti rallegra? Risposi: sì.

3
E da quel momento dissi sì a tutti
Meglio un uomo vile che un uomo morto.
Solo per non cadere in quelle mani
Ho approvato cose che non si possono approvare.

7
I rappresentanti del popolo, che agli elettori affamati
Assicurano che solo con loro miglioreranno le cose
Li chiamo buoni oratori, dico: Essi non
Hanno mentito, si sono sbagliati.

10
I giudici che difendono la proprietà
Nascondendo sotto la sedia le scarpe insanguinate
Non voglio, dato che non posso, neppure offendere
Ma se non lo faccio, non so cosa faccio.

16
Il poeta ci dà da leggere la sua Montagna incantata.
Quello che lui (per soldi) lì dice, è ben detto!
Quello che (gratis) tace: sarebbe stata la verità.
Io dico: l’uomo è cieco e non corrotto.

23
I professori che con belle parole
Giustificano quello che il loro datore di lavoro fa
Parlando di crisi economica invece che di omicidi:
Non sono peggiori di quanto me li ero immaginati.

30
Dato che bassezza e bisogno non mi piacciono
Manca alla mia arte in questo periodo lo slancio
E tuttavia della sporcizia del vostro mondo sporco
Fa parte – lo so – la mia approvazione.

In questa composizione c’è per la prima volta un accenno all’autore della “Montagna incantata”, quel Thomas Mann discendente da una ricca famiglia di Lubecca, che per natura ed inclinazione sarà così lontano dall’impegno politico cui Brecht aveva orientato tutta la sua opera. Con il fine letterato, anch’egli a sua volta vittima del nazismo e costretto all’esilio, Brecht cercherà inutilmente di costruire un fronte comune di intellettuali. Il fallimento dei tentativi compiuti, l’uno nei primissimi anni dell’esilio in Svizzera e l’altro, a guerra inoltrata,   in California,   sancirà un’incomprensione di fondo, che non verrà mai chiarita.   Sempre attento a quanto succede nella sua Berlino, il poeta tenta un’analisi per spiegare a sé e agli altri il successo che sta ottenendo la campagna di proselitismo messa in moto dalle SA. Si trattava di una formazione paramilitare, già tristemente famosa per i metodi spicci e violenti con cui appoggiava il partito nazionalsocialista, da cui in fondo proveniva. A questa formazione, che, strumentalizzando il disagio della gente, raccatta affamati disposti a tutto pur di guadagnare un tozzo di pane, è dedicata un’amara riflessione:

Das Lied vom SA-Mann (La canzone dell’uomo delle SA),433 – 1931? –  

Quando lo stomaco brontolava per fame, mi
Addormentavo per fame.
Allora la sentivo gridarmi nell’orecchio
Germania svegliati!

Allora vidi marciarne tanti
Dicevano: verso il Terzo Reich.
Non avevo nulla da perdere
E mi accodai, per dove era per me uguale.

Quando marciavo, marciava
Accanto a me un pancione
E quando io gridavo „Pane e lavoro“
Anche il grassone faceva lo stesso

Avrei voluto marciare a sinistra                
Ma egli marciava a destra
Allora mi lasciai comandare
E cieco gli andai dietro

E quelli che avevano fame
Marciavano emaciati e pallidi
Assieme a quelli che erano sazi
In un indefinito Terzo Reich

Mi hanno dato una pistola
E mi hanno detto: Spara sul nostro nemico!
E quando ho sparato al loro nemico
Quello era mio fratello.

Adesso lo so: dall’altro lato sta mio fratello.
È la fame che ci unisce
Ed io marcio, marcio
Con il suo ed il mio nemico.

Così adesso mio fratello mi muore
Ad ammazzarlo sono io stesso
Eppure lo so, che quando lui è vinto
Io stesso sono perduto.

Cominciano con questa poesia i tentativi di aprire gli occhi alla gente, di sensibilizzarla, di   metterla al corrente sulle vere intenzioni di squadracce al servizio dei nuovi demagoghi. Resta comunque difficile predicare cautela e diffidenza a intere folle affamate, al limite della disperazione, per le quali qualunque promessa di un domani diverso, anche se indistinto, si rivela più che allettante:
 
Wohin zieht ihr? (Dove andate?), 365 – 1931 –  

1
Dove andate? A dire il vero
Dovunque voi andiate, là
Sarà peggio, e
Da dove siete venuti, là
Si stava meglio.

2
Da che cosa scappate? Alla vostra miseria
Non sfuggirete.
Nessuno vi trattiene, qui
Nessuno vi rimpiangerà.
Dovunque andiate
Non sarete benvenuti.

3
Voi temete di andare a fondo
Ma ancora non ci siete del tutto.
Imparerete: esiste
Qualcosa di più fondo
Quando pensate di essere a fondo.

4                      
Non vi potete fermare
Non potete tornare indietro?
Voi fuggite, ma
Dove fuggite?
Alla vostra miseria
Non sfuggirete.
Fermatevi quindi. Guardatevi attorno.

5
Se capiste dove andate
Vi fermereste.
Se sapeste
Cosa è progettato per voi
Vi guardereste attorno.

6
Sappiate, che potete migliorare la vostra   situazione!

Alle denunce spesso si accompagnano gli appelli a costruire un fronte comune del disagio. Gli inviti   rivolti a tutti coloro che soffrono, senza distinzione di razza, cercano di far capire quanto tutti siano importanti e quanto sia indispensabile costruire la “Solidarietà”. Bisogna capire che è solo nell’interesse dei “padroni” dividere i loro sudditi, dato che questa è la indispensabile premessa per continuare a rimanere “padroni”.

Solidaritätslied (Canzone della solidarietà), 369 – 1931 –

Sveglia, popoli di questa terra!
Unitevi, in questo senso:
Che essa diventi adesso la vostra
E la grande benefattrice.
    Avanti e non dimenticate
    Dove è la nostra forza!
    Con la sete e con la fame
    Avanti, non dimenticate mai
    La solidarietà!

Neri, bianchi, bruni, gialli!
Smettetela di ammazzarvi!
Se sono adesso gli stessi popoli a parlare
Presto si uniranno.
      Avanti…

Se vogliamo raggiungerla presto
Abbiamo ancora bisogno di te e di te.
Chi lascia in asso il suo simile
Lascia in asso soltanto se stesso.
    Avanti..

I nostri signori, chiunque essi siano,
Guardano volentieri alle nostre liti
Infatti sino a quando ci dividono
Rimangono senz’altro nostri signori.
Proletari di tutti i paesi
Unitevi e sarete liberi.
I vostri grandi reggimenti
Spezzano ogni tirannia!
  Avanti e non dimenticate mai  
  E posta concretamente la questione
  Con la sete e con la fame:
  A chi appartiene il mattino?
  A chi appartiene il mondo?


Letto 1338 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart