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LETTERATURA: I MAESTRI: Alla ricerca di Huckleberry

27 Gennaio 2015

di Manlio Cancogni
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, ¬†domenica 18 maggio 1969]
Mark Twain √® l’unico scrit ¬≠tore americano che abbia il no ¬≠me di un suo personaggio stam ¬≠pato sulle normali carte stra ¬≠dali in uso negli Stati Uniti, quelle che il turista pu√≤ avere gratuitamente da qualsiasi di ¬≠stributore di benzina. E’ il solo scrittore ufficialmente legato (anche per la gente illetterata che si sposta di continuo per lavoro o per svago attraverso il territorio dell’unione) a una terra ben definita. Vicino ad Hannibal, sulla riva destra del Mississippi, nello stato del Mis ¬≠souri, sta scritto in rosso: The Land of Huckleberry Finn. Nes ¬≠sun altro personaggio della let ¬≠teratura americana ha avuto fi ¬≠nora quest’onore. Ed √® proba ¬≠bile che nessun altro l’avr√†, al ¬≠meno in un prossimo futuro.

Per raggiungere Hannibal, la via pi√Ļ comoda √® andare a Saint Louis in aereo e risalire il Mississippi sulla riva destra, quella dello stato del Missouri. Dopo un centinaio di miglia, attraverso una campagna poco popolata, con grandi fattorie sparse fra terreni incolti e re ¬≠sidui di boschi, si raggiunge la citt√†.

In Vita sul Mississippi Twain raccomanda ai suoi connazio ¬≠nali la via dell’alto Mississippi, da Saint Paul nel Minnesota. Aveva ragione, √® il tratto pi√Ļ bello. Il fiume scorre ampio (molto pi√Ļ ampio che alla fo ¬≠ce) e abbastanza chiaro, d’un verde oliva, fra rive acciden ¬≠tate, sotto colline che agli abi ¬≠tanti di quella pianura immen ¬≠sa che √® il Middle West sem ¬≠brano montagne. Ma Twain scri ¬≠veva Vita sul Mississippi nel 1883, e da allora il fiume √® cambiato; la navigazione lungo il suo corso che lo scrittore trovava declinante rispetto al ¬≠l’et√† eroica (prima della guer ¬≠ra civile, quando lui stesso fa ¬≠ceva il pilota) oggi, per quel che riguarda i passeggeri, √® completamente scomparsa.

Io ho scelto la via di Chicago-Springfis√¨d, attraverso l’illinois, in maniera da sbucare sul fiume ¬† ¬† all’improvviso, proprio davanti ad Hannibal che sta sulla riva opposta. Chicago pia ¬≠ceva molto a Twain. Egli ama ¬≠va il progresso, l’industria, le ferrovie, i telegrafi, la naviga ¬≠zione a vapore, le banche, gli affari, i giornali. In quella cit ¬≠t√† vedeva il motore della gigan ¬≠tesca trasformazione in atto, dopo la fine della guerra civi ¬≠le, in tutto il Middle West. In questo senso credo che gli pia ¬≠cerebbe ancora. Chicago conti ¬≠nua a crescere, rapida, violen ¬≠ta, senza badare alle macerie, anche umane, che si lascia die ¬≠tro. Basta tornarci dopo una breve assenza per accorgersene. Si trovano nuovi grattacieli co ¬≠me l’Hancocks, cento piani di un nero azzurro davanti al lago; la Michigan Avenue, specie in una giornata di sole, √® pi√Ļ animata di Broadway; il cielo √® attraversato dai jets che si alzano ininterrottamente, due al minuto dall’aeroporto di O’ Hare.

Chicago √® un’ottima base di partenza per entrare nel mon ¬≠do di Twain e di l√¨ nel Sud. L’autostrada che parte dal cen ¬≠tro della citt√†, verso sud-ovest, percorre un lungo tratto sotto ¬≠terra, ai piedi dei grattacieli di State Street e di Madison Avenue, e quando esce alla lu ¬≠ce, in alto, come i binari del ¬≠la elevated, si corre gi√† sulla periferia che s’apre sotto a ven ¬≠taglio. Mai vista una distesa di mattoni cos√¨ sterminata e mi ¬≠serabile. Casette a uno o due piani, un tempo abitate da gen ¬≠te agiata, ora brulicanti di ne ¬≠gri, vecchie, storte, decrepite; tuguri che s’ammassano nei ri ¬≠quadri del piano stradale, a gruppi, isolotti, senza ordine n√© criterio, fabbriche, piccole, me ¬≠die, grandi, tutte di un’altra epoca (le nuove sorgono altro ¬≠ve) con le scritte in nero o in calce sui muri affumicati, i finestroni grigi, i vetri rotti; distese di ferraglia, detriti, ri ¬≠fiuti che s’interrompono per dar luogo a qualche magro parco; qua e l√† un blocco di case po ¬≠polari, casermoni di venti, tren ¬≠ta piani, tetri e senza stile; e negri, negri, negri…

Ma gi√† l’abitato comincia a interrompersi, si spezza, dirada, finisce: di Chicago restano alle nostre spalle le sagome dei grat ¬≠tacieli grigi per la distanza sul ¬≠la linea dell’orizzonte, e in al ¬≠to, nel cielo sereno, le nuvo ¬≠lette di fumo dei jets che gira ¬≠no e girano sulla citt√† aspet ¬≠tando il turno di atterrare. Cor ¬≠riamo nell’ampia pianura dell’Illinois, illuminata dal sole del pomeriggio verso sud-ovest. Una galoppata di oltre duecento mi ¬≠glia fino a Springfield, la capi ¬≠tale dello stato dove ha vissuto ed √® sepolto Abramo Lincoln.

C’√® qualcosa che accomuna Twain a Lincoln (oltre il na ¬≠turale umorismo e la non me ¬≠no naturale tristezza di fondo) anche se Twain, nato nel Mis ¬≠souri, era sudista, e come tale, allo scoppio della guerra si ar ¬≠ruol√≤ nell’esercito confederato. Ma era poco convinto della causa del Sud, non gli piaceva la guerra, e dopo un mese di servizio abbandon√≤ l’uniforme e i campi di battaglia, trasferen ¬≠dosi pi√Ļ a ovest, sempre pi√Ļ a ovest. Era il vero uomo della frontiera, nato libero, ricco di senso pratico, indifferente alla disputa fra abolizionisti e schia ¬≠visti ch’era la facciata di ben altri contrasti fra Nord e Sud. Anche Lincoln, considerato uni ¬≠versalmente come l’apostolo dell’abolizionismo, pensava so ¬≠prattutto all’avvenire dell’Ame ¬≠rica. Non tanto il problema della schiavit√Ļ gli stava a cuo ¬≠re quanto quello dell’unit√†. Te ¬≠meva che dividendosi l’America sarebbe diventata, come l’Euro ¬≠pa, un campo di rivalit√† e di battaglie fra stati sovrani de ¬≠stinati prima o poi a degene ¬≠rare nell’autocrazia e nel mili ¬≠tarismo. Come Twain √® stato il primo vero americano in let ¬≠teratura, cos√¨ Lincoln lo √® stato in politica. Politicamente e let ¬≠terariamente la nazione america ¬≠na √® nata con loro.

Springfield dista da Hannibal meno di cento miglia. Si abban ¬≠dona l’autostrada per Saint Louis e si piega ad ovest, avan ¬≠zando nella luce del tramonto in una campagna monotona, con rari ciuffi d’alberi su strade secondarie e scarsamente fre ¬≠quentate. Scende il crepuscolo. All’orizzonte, contro il cielo di perla, si annuncia una cortina pi√Ļ densa di alberi. Si sente nell’aria la presenza di qual ¬≠cosa di grande, come il respiro di un grosso animale che s’av ¬≠vicina insieme a quei boschi, dietro quei boschi. Si entra nel folto, scuro, se ne esce di col ¬≠po su un ponte di ferro: sotto c’√® il Mississippi, largo circa un miglio che riverbera le ul ¬≠time luci del giorno, e quelle nuove, brillanti dell’altra riva: la terra di Huckleberry Finn e di Tom Sawyer.


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Bart