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LETTERATURA: I MAESTRI: Carteggio Hesse-Mann #4/5

30 Luglio 2012

[da: “Hermann Hesse, Thomas Mann – Carteggio”, SE edizioni, 2001]

Pacific Palisades, 8 feb. 47

Caro signor Hesse, da tempo Le devo un ringraziamento per il Suo Guerra e pace e per l’allegra dedica; è un bel libro, saggio e puro, nel quale, verso la metà, ritorna Zarathustra,1 assumendo forma più gradevole e tono più amabile di quello originale, che mi è sempre parso in certo qual modo terrifi ­cante. E ora è giunto anche il Ringraziamento a Goethe2 con il bellissimo saggio sul Wilhelm Meister:3 sicuramente quan ­to di più appassionato e intelligente sia stato scritto su que ­sto romanzo dopo Friedrich Schlegel. È una gioia vedere co ­me ora, tra gli onori che il tempo ha del tutto spontanea ­mente portato a maturazione, la Sua opera emerga dalle nebbie dell’epoca in modo così limpido, convincente, sem ­pre fedele a se stessa e con il segno della durevolezza. Sono certo che anche Lei se ne rallegra, e dietro quel Suo caratte-ristico brontolare, rimproverare e lamentarsi deve celarsi molta tacita soddisfazione e gratitudine per una vita riuscita, ricca di doni e che un destino garbato ha anche voluto pre ­servare dagli orrori del tempo. Ora, naturalmente, dopo gli squilli di tromba che hanno accompagnato il Suo successo svedese – tutto ciò è ridicolo e non tarderà a disgustarLa – qui le cose si stanno muovendo, e mi è giunta voce che pre ­sto Demian o II lupo della steppa, o entrambi, usciranno in inglese. Sembra si conti sui miei servizi come commentatore e introducer. «I want you to meet Mr. Hesse… ». Non sarò io a fare difetto, le difficoltà sorgeranno altrove.

«Almeno le mie idee sono rimaste immutate » mi ha scrit ­to in riferimento ai Suoi saggi politici. Posso dire la stessa cosa di me, purché, secondo il motto di Goethe, si faccia di ­stinzione tra idee e opinioni: «Ha ripetutamente cambiato le sue opinioni, mai le sue idee ». Quel che ora leggo scritto da Lei riguardo alla prima guerra mondiale, anch’io lo avrei, an ­zi l’ho approvato con convinzione a quel tempo, ma il pacifi ­smo dei letterati politicizzati,4 degli espressionisti e degli attivisti di allora mi urtava i nervi quanto la propaganda giaco ­bino-puritana delle virtù praticata dalle potenze dell’Intesa, e contro tutto questo io difesi una natura tedesca romantico-protestante, a- e anti-politica, che sentivo essere la base della mia vita. Da allora sono passati trent’anni e io ho mutato radicalmente le mie opinioni, senza invero avvertire una frattu ­ra, una discontinuità nella mia esistenza. Il pacifismo è co ­munque qualcosa di strano. Non in tutte le situazioni pare coincidere con la verità. Per un certo periodo è stato in tutto il mondo la maschera di simpatie fasciste. Nel 1938 «Mona ­co » fece disperare tutti gli amici della pace; io desiderai con fervore la guerra contro Hitler, e a essa « incitai », e per sem ­pre sarò grato a Roosevelt, il predestinato e consapevole avversario dell‘infí¢me, per aver fatto oscillare con enorme de ­strezza il suo determinante paese verso un intervento. Quan ­do lasciai la Casa Bianca dopo la mia prima visita,5 sapevo che Hitler era perduto.

Rimane il fatto che ogni guerra, anche quella combattuta per il bene dell’umanità, lascia dietro di sé cumuli di sporcizia, demoralizzazione, abbrutimento, istupidimento. Neces ­sario e nefasto: è una delle « antinomie » di questa valle di la ­crime. Tuttavia credo che, nonostante molti indizi contrari, l’umanità abbia compiuto durante l’ultimo decennio un pas ­so avanti – o è stata spinta in avanti – sulla via della maturità sociale. Penso che un giorno questo emergerà, e allorala Germania, volente o nolente, dovrà ammettere di avere an ­ch’essa compiuto tale passo.

Ma questa mia breve lettera non può dilungarsi. Alcuni giorni fa6 ho scritto le parole finali del Faustus, quel romanzo di cui Le ho parlato. Più di ottocento pagine: è pur sempre una sorta di prestazione morale saper resistere a un impegno simile. Spetta al futuro stabilire se esso offra altri motivi di plauso. Per ora tale problema non mi interessa. Si tratta co ­munque di una storia provocatoriamente tedesca, un’anima che si vende al diavolo, tema moderno, ma sempre con un piede nel XVI secolo. Non ha la serenità delle storie di Giu ­seppe, anzi, è molto triste e per nulla divertente. Ma cosa si pretende? – Questa volta l’edizione tedesca sarà stampata in Svizzera, finalmente di nuovo da compositori di lingua tede ­sca, e potrò leggere le bozze. Aggiungere alla malinconia centoventi errori di stampa sarebbe pretendere troppo.

Chissà se quest’anno La rivedremo conla Suacara signo ­ra. Pensavamo, e pensiamo, di fare la traversata nel mese di maggio, ma per diversi motivi è ormai molto tardi per affrontare la minuziosa organizzazione del viaggio.

Possa godere di buona salute e di sorridente saldezza quando «prenderà il via » la festa del Suo settantesimo com ­pleanno!

Il Suo Thomas Mann

1 Il volume (cfr. lettera precedente, nota 5) recava la dedica: «A Thomas von der Trave da parte di Jos, Knecht, Waldzell, ott. 46 » e comprendeva anche lo scritto Zarathustras Wiederkehr. Ein Wort an die deutsche ]ugend, un libello politico pubblicato anonimamente da Hesse («Von einem Deutschen ») nel gennaio del 1919.Cfr.WA, vol. X, p. 466 sgg.

2 H. Hesse, Dank an Goethe, Zürich 1946.

3 Wilhelm Meisters Lehrjahre, saggio scritto da Hesse verso il 1911 (cfr. WA, vol. XII, p. 159 sgg.; anche in: H. Hesse, Eine Literaturgeschichte in Rezensionen und Aufsätzen, cit.).

4 Cfr. l’articolo di Hesse dal titolo Den Pazifisten, uscito sul quotidiano viennese « Die Zeit » il 7. 11. 1915, nonché la sua lettera aperta An die Pazi ­fisten del 3. 12. 1915, in: H. Hesse, Gesammelte Briefe, vol. I (1895-1921), Frankfurt a. M. 1973, pp. 548 sgg. e 308 sg.

5 Il 30 giugno 1935 Thomas e Katia Mann erano stati per la prima volta ospiti privati dei coniugi Roosevelt alla Casa Bianca.

6 Il 29 gennaio 1947.


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Bart