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LETTERATURA: I MAESTRI: E. M. Forster. Il silenzio del grande romanziere

17 Gennaio 2012

di Alberto Arbasino
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 2 gennaio 1969]

Ha compiuto ieri novant’anni l’ultimo dei grandi roman ¬≠zieri ¬ę classici ¬Ľ nel nostro se ¬≠colo, e forse il pi√Ļ venerato, da generazioni d’affettuosi let ¬≠tori. Eppure, quando E. M. Forster esord√¨ nella narrati ¬≠va, nel 1905, i giudizi della cri ¬≠tica inglese furono immedia ¬≠tamente pacifici: ecco il pri ¬≠mo fra i grandi autori moder ¬≠ni! Primo a uscire dalla tra ¬≠dizione ¬ę patrizia ¬Ľ e ¬ę gentile ¬Ľ di George Meredith e di Hen ¬≠ry James per sperimentare co ¬≠me gi√† Conrad e come presto la Woolf. Primo, per√≤, a ve ¬≠nir fuori da solo dagli Anni Novanta squisiti e individua ¬≠listici di Wilde e di Beerbohm per considerare la gente co ¬≠mune e i problemi della vita di tutti i giorni, in un mondo ¬ę che non poteva andare avan ¬≠ti cos√¨… ¬Ľ Anche primo (in se ¬≠guito) a leggere Proust, e a studiare i problemi tecnici del ¬≠la composizione romanzesca. Non per nulla il suo finissimo manualetto Aspetti del Roman ¬≠zo, appena ripubblicato dal Saggiatore, fu dedicato quarant’anni fa proprio a Charles Mauron, il geniale ¬ę psicocri ¬≠tico ¬Ľ francese riconosciuto so ¬≠lo recentemente (e postumo) come nume fra i pi√Ļ riveriti dalla Nouvelle Critique.

Forster √® sempre vissuto sen ¬≠za avventure, e ha scritto solo ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† cinque romanzi. L’ultimo, il bellissimo Passaggio in India, √® del ’24, e appare incredibil ¬≠mente profetico: letterariamen ¬≠te, e politicamente. Il suo al ¬≠tissimo sistema morale non crede negli eroi, nei leaders, nei milionari, nei militari, ne ¬≠gli imperi, nelle religioni, nel ¬≠l’autorit√†, nell’ascetismo puri ¬≠tano, nell’intolleranza, nella presunzione intellettuale, nel ¬≠l’orgoglio spirituale, nelle fron ¬≠tiere tra uomo e uomo e tra razza e razza, nei sistemi edu ¬≠cativi che producono ¬ę corpo ben sviluppato, cervello abba ¬≠stanza sviluppato, e cuore sot ¬≠tosviluppato… ¬Ľ. E i critici pi√Ļ severi hanno composto le loro pagine pi√Ļ commosse e pi√Ļ ferme, da decenni, riconoscen ¬≠do il sereno stoicismo della sua etica di ¬ę scrittore politico che preferisce temi non-politici ¬Ľ, e riesce a fondere la religiosit√† del liberalismo progressivo con la filosofia del paganesimo el ¬≠lenistico, stando dalla parte dell’umanit√† e della vita con ¬≠tro i pedanti, i puritani, i fa ¬≠risei, i noiosi.

Con la sua maschera ben ferma di ¬ę buon zio liberale ¬Ľ che non lascia trapelare la mi ¬≠nima tragedia, Forster ha co ¬≠stantemente esercitato un pro ¬≠fondo fascino e un’acuta in ¬≠fluenza. Ha poi avuto la for ¬≠tuna di sopravvivere con un prestigio ¬ę che aumenta a ogni libro che non scrive ¬Ľ agli espe ¬≠rimenti e ai successi e ai tra ¬≠monti d’infinite mode lettera ¬≠rie √Ę‚ÄĒ datando sempre meno di molti scrittori assai pi√Ļ gio ¬≠vani √Ę‚ÄĒ e di sopravvivere an ¬≠che fisicamente, senza mai de ¬≠teriorare la propria immagine, con un’alacrit√† intellettuale acuta, intatta… Scendeva a Ro ¬≠ma, ancora pochi anni fa, ne ¬≠gli alberghi clericali intorno al Pantheon, base per attenti gi ¬≠ri in macchina fra Tivoli e Palestrina; e continuava a in ¬≠contrare gli amici al Reform Club londinese (lo stesso da cui part√¨ Phileas Fogg per il giro del mondo in ottanta gior ¬≠ni), fra i legni scuri e i tap ¬≠peti verdi e le lampade schermate e i tanti giornali e i signori centenari della sala di lettura, chiacchierando su un divano di cuoio a bassa voce, con un cameriere reduce (al ¬≠meno) dalla Campagna di Cri ¬≠mea che viene a portare del gin-and-tonic, tintinnante, ogni tanto…

… Perch√© non ha pi√Ļ scritto romanzi? Rispondeva: ¬ęLa riu ¬≠scita dei romanzi dipende dal ¬≠la capacit√† di dipingere effica ¬≠cemente gli aspetti di una real ¬≠t√† che si conosce bene. Cam ¬≠biata questa, riesce difficile tener dietro ai mutamenti di una societ√† che diventa mol ¬≠to diversa: per√≤ si mantiene sempre vivo l’interesse per le persone… L’attitudine, fonda ¬≠mentalmente comica, cio√® di vera commedia, del romanzo del XIX secolo, si basava in gran parte sulle risorse della vita di famiglia, della conver ¬≠sazione, delle chiacchiere di salotto… Ma oggi non esiste pi√Ļ il salotto: e dov’√® la con ¬≠versazione? della commedia, mancano proprio le basi… e per quanto m’interessi molto osservare cosa avviene sulla scena contemporanea, e legga ogni giorno i quotidiani, mi sento profondamente attacca ¬≠to al passato sociale… I ro ¬≠manzi van bene quando i tem ¬≠pi sono stabili; ci sono delle basi… Insomma, esiste una so ¬≠ciet√†… Una volta fuori della pace vittoriana, trovo che ad ¬≠dirittura va ancora meglio la poesia… ¬Ľ.

Dove telegrafargli gli augu ¬≠ri? A Cambridge, al King’s College, dove ha un apparta ¬≠mentino pieno di bei mobili edoardiani, di libri, ritratti, porcellane blu, davanti a uno dei pi√Ļ bei paesaggi del mon ¬≠do: un prato immenso, assur ¬≠damente verde, da secoli, gran ¬≠di alberi e architetture rococ√≤ da ogni lato, e il fiume l√† in fondo che scorre silenzioso coi cigni… Ma non bisogner√† scal ¬≠fire il suo senso pungente dell’understatement: quando per l’ottantesimo compleanno gli ho mandato ¬ę duemila hurr√† ¬Ľ parafrasando un suo celebre titolo √Ę‚ÄĒ Due hurr√† per la de ¬≠mocrazia √Ę‚ÄĒ √® arrivato come risposta un bigliettino che di ¬≠ceva: ¬ę non sono sicuro di me ¬≠ritarne poi tanti… ¬Ľ.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invaitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart