Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Fermi. Mai così vicino

29 Settembre 2015

di Carpendras (Manlio Cancogni)
[da “La fiera letteraria”, numero 50, giovedì 14 dicembre 1967]

Le celebrazioni del venticinquesimo anniversario della data di nascita dell’era atomica, svoltesi a Roma e a Chicago, mi hanno riportato con la memoria a un’epoca molto precedente, quando certi termini, disintegrazione, bombardamento dell’atomo, sembravano, fuori del mon ­do strettamente scientifico, parole prive di senso. Parlo degli anni fra il trenta e il quaranta in Italia. Per combi ­nazione in quell’epoca ero diventato amico dei parenti di Enrico Fermi, e così l’avevo conosciuto. Era già un celebre professore. S’era laureato a vent’anni, e a ventitré, fatto credo unico, occupava già una cattedra universita ­ria. Era anche il più giovane Accademico d’Italia.

Benché fosse nativo di Piacenza aveva un vago accen ­to toscano, e una pronuncia leggermente nasale, che si accentuava quando fra una frase e l’altra, infilava un suo curioso intercalare: « ecco… disciamo… ». Per il resto non presentava altri caratteri particolari. Era un uomo di me ­dia statura, bruno, con un principio di calvizie sulla fron ­te, piuttosto silenzioso.

Benché fra i frequentatori di casa Fermi e di casa Capon â— i parenti della moglie Laura â— ci fossero alcuni fra i maggiori scienziati dell’epoca, la conversazio ­ne e i divertimenti non avevano mai nulla di elevato. Si giocava ad esempio al cinematografo. Veniva scelto un soggetto e si distribuivano le parti fra i presenti. Una volta fu imbastita una trama in cui la parte della protagonista sarebbe stata bene alla Garbo. Nessuna del ­le ragazze si sentiva di interpretarla e allora la parte fu affidata al professor Edoardo Arnaldi (lo stesso che l’al ­tro giorno ha commemorato Fermi davanti a Saragat) che entrò in scena indossando un vestito lungo fino ai piedi avuto in prestito da Laura Fermi con una cuffia in capo e la faccia imbiancata di farina. Fermi si limita ­va a fare lo sfrigolìo della macchina da proiezione pro ­nunziando a ogni quadro le didascalie, come ai tempi del muto. Cominciò dicendo: « Scignori è l’alba… ».

Fra i giovani che facevano questi giochi, cinema, scia ­rade ecc. c’erano Franco Rasetti, Enrico Persico, Nella Mortara, Emilio Segrè, oltre a Edoardo Arnaldi. I ragaz ­zi della compagnia si chiamavano Arnaldo Vic e Bruno Pontecorvo. Quest’ultimo era il prediletto delle signore perché non parlava mai di cose scientifiche (ne parlava ­no poco tutti ho detto) e ballava volentieri. Contraria ­mente a una credenza comune che i fisico-matematici (vedi l’esempio di Einstein) abbiano una viva disposi ­zione per la musica, Fermi non sentiva il tempo. Ballan ­do la faccia gli diventava improvvisamente scura, quasi truce, come accade ai timidi.

Si trovava più a suo agio se raccontava qualche aned ­doto. Una volta raccontò che da ragazzo lui era piuttosto lento a capire. Sembrava che tutta l’intelligenza di casa fosse stata presa da suo fratello maggiore, Giulio, che a dodici anni dava prova di una precocità intellettuale straor ­dinaria. Giulio morì a quindici anni e quasi subito dopo l’intelligenza di Enrico si aprì come per un intervento esterno. « Be’, concluse Fermi, io credo di pensare un po’ con la testa di mio fratello ».

E la scienza direte? Di quello che Fermi e i suoi ami ­ci facevano nei laboratori dell’Università, non trapelava nulla. Ho detto che si sapeva che stavano bombardando l’atomo. Sembrava un gioco. E infatti se ne parlava riden ­do, come di una cosa strana, certamente inutile. Anche Laura, la moglie, che prima di sposarsi era stata assisten ­te del marito, per qualche tempo aveva bombardato gli atomi. Era una cosa che pareva molto curiosa.

Una volta tuttavia si assistette a un esperimento. La signora Fermi che aveva comprato un servizio di bic ­chieri infrangibili volle mostrarli agli amici. Ne prese uno e lo lasciò cadere sul pavimento. Il bicchiere rim ­balzò, rotolando sotto il tavolo, intatto. « E’ proprio in ­frangibile », disse Fermi con un’espressione incredula. La signora volle ripetere l’esperimento, chiamò tutti per ­ché vedessero. Questa volta il bicchiere si sbriciolò la ­sciando per terra un luccichio di cristalli minuscoli. Laura rimase interdetta, con le braccia e le mani aperte. Fermi e i suoi amici, Rasetti e Arnaldi, si guardarono ammiccando. Da pochi giorni, si era nel ’37, avevano de ­positato il brevetto contenente il metodo da loro usato per la disintegrazione dell’atomo.

I Fermi lasciarono Roma nel dicembre del ’38. Anda ­rono a Stoccolma per ritirare il Premio Nobel e poi pro ­seguirono per New York. La loro partenza era stata pre ­parata da qualche mese, sin dalla promulgazione delle prime leggi razziali. Erano già tre anni che lui si reca ­va periodicamente in America. Laggiù gli avevano più volte offerto di restare. L’unica cosa che lo aveva trat ­tenuto fino a quel giorno era stato il timore di dare un dispiacere ai genitori della moglie.

Il resto è storia nota. Ricordo che all’epoca in cui conoscevo Fermi e la sua famiglia, io e i miei amici, e non soltanto noi, eravamo preoccupati da tante altre co ­se. C’era la guerra in Africa, la guerra di Spagna, Hitler minacciava di conquistare il mondo. « Quelli sì ch’erano problemi » si pensava. « Che cosa ci riserverà la sto ­ria? ». Mai mi era passata per la mente l’idea d’esserci stato tanto vicino.

Questa storia in fondo ha una morale. Vuol dire che le grandi verità, quando nascono, non fanno mai rumo ­re. Vengono fuori da dove meno si aspetta, quando l’at ­tenzione è tutta, « disciamo così… » rivolta altrove.

CARPENDRAS


Letto 1282 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart