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LETTERATURA: I MAESTRI: Giorgio Manganelli: Intervista a Dio

16 Marzo 2012

A Giorgio Manganelli piace divertirsi con la scrittura. Gli consente di non drammatizzare. Se vi è un dolore, la scrittura lo allontana, lo esorcizza.
Ricordo di lui l’articolo che apparve sul numero 2, luglio 1967, della rivista d’avanguardia “Quindici”, intitolato “Alcune ragioni per non firmare gli appelli”. È permeato dello stesso spirito sarcastico, piacevolmente irriverente, che pervade questa singolare intervista a Dio, che inizia con una specie di preparazione degli strumenti (le parole, le sintassi) con cui procedere. Dopo di che solo a quel punto l’intervista può partire, i cui significati sono molteplici e non del tutto espliciti, così come vuole la scrittura in genere e più specificatamente lo stesso linguaggio preparatorio.
Esso somiglia sempre di più alle prove che un’orchestra fa usualmente prima che la musica prenda l’abbrivo e diffonda i suoi significati ai molti diversi che ascoltano.
Manganelli non ci descrive Dio. Ascoltiamo solo la sua voce, le cui note somigliano più alle costellazioni sonore di uno Stockhausen che alla musica lineare e consequenziale di un Mozart.
Ciò che arriva al lettore è dunque un Dio nuovo, che confonde e stordisce, imprendibile, le cui risposte sembrano andare fuori segno, e invece rivelano la finitudine dell’umano rispetto alla dimensione astratta e senza confini della divinità.
Ciò che appare un gioco, dunque, finisce di essere tale nel momento in cui, accostatosi alla divinità, l’uomo la subisce e, in virtù di una tale contaminazione, volge allo smarrimento.
(bdm)


Prefazione di Lietta Manganelli

Siamo in pieno paradosso. Dopo aver intervistato dodici personaggi nel regno dei morti, personaggi eccellenti, a cui si rivolge timidamente e con sommo rispetto: “Mi scusi, signore… Maestro… Maestà…” e via discorrendo, Manganelli si sente pronto per la più importante, ma anche la più assurda intervista della sua vita. Decide di intervistare Dio onnipotente, ma essendo questa un’intervista anomala, si trova costretto a stravolgere tutta la struttura delle sue interviste precedenti. Come prima cosa, non è più lui che intervista, ma lascia il compito a un giovane dall’aria teppistica, forse un giornalista.
Non è però l’intervistatore a iniziare, ma ci troviamo di fronte a uno strano Dio balbettante che cerca di mettere insieme nomi e verbi, in realtà senza senso e senza nessun collegamento, come un bambino che stia imparando a parlare o, più probabilmente, un Dio che stia inventando il linguaggio per poter poi parlare con il suo giovane interlocutore.
Le domande si susseguono: l’edificazione, il plenilunio, per passare poi ai “sentimenti frustrati” di questo povero Dio, che non vuole essere temuto, ma vuole essere amato, chiede di essere amato, che si dichiara pieno di domande a cui vuole disperatamente rispondere, ma ha bisogno delle domande giuste e queste domande “giuste” sembra che nessuno sia in grado di farle. Per di più ignora molte cose che teoricamente non solo dovrebbe conoscere, ma dovrebbe aver creato lui. All’affermazione che all’entrata è stato posto un sordo a ricevere la parola d’ordine, risponde: “non lo sapevo”, anche se si dichiara soddisfatto della trovata che ritiene estremamente pedagogica. Ma a questo punto sorge un dubbio: se non lo sa, se non l’ha creato Lui, c’è forse qualcuno superiore a Dio, qualcuno sopra di lui? Un dubbio che nel prosieguo dell’intervista si farà sempre
più forte. Il giovane pone domande, Dio risponde spesso con altre domande, o in modo certamente non consono; alla domanda sulle strade risponde parlando di superstizione, vuole forse portare l’intervistatore su un terreno a Lui congeniale? Parla di gatti neri, di Venerdì 13 o 17, minaccia un anno di tutti 17, e poi afferma che si tratta di uno scherzo… Della velocità della luce afferma che aumenterà eccetto nelle curve, trova un nuovo utilizzo per gli stracci che verranno usati per riempire i pianeti… Una forma divina di raccolta differenziata? Alla disperata richiesta dell’intervistatore che chiede risposte coerenti altrimenti rischia di essere ucciso, risponde che “ti uccideranno lo stesso, caro mio” e all’ulteriore domanda del giovane che chiede se per caso voglia la sua morte e anzi lo abbia ricevuto proprio per quello, afferma “Voglio la morte di tutti, caro, di tutti, nessuno escluso”. Incomincia a delinearsi uno strano Dio, assolutamente fuori dall’iconografia abituale.
La domanda successiva fuga tutti i dubbi. Alla domanda sul numero delle dita risponde che resteranno cinque e alla successiva protesta: “ma ci era stato promesso…” risponde: “Crede che mi faccia piacere dirle che non si è potuto far niente?… Se ci fosse stato qualcuno… non faccio nomi.”
Quindi questo Dio onnipotente proprio onnipotente non è, è sottoposto a una commissione che ha l’unico compito di non riuscire a fare quello che dovrebbe, un compito importantissimo per tenere il mondo in equilibrio.
Si parla della fine del mondo come di una notiziola di poche righe.
A questo punto risulta chiaro che si tratta di un Dio con la d minuscola, un dio umanizzato, un dio che vorrebbe ma “non può”, un dio che ci sembra che assomigli terribilmente a Manganelli, il quale ha sempre desiderato essere amato, ha passato la maggior parte della sua vita a “cercare di non riuscirci”. Forse è per questo che ha rinunciato a intervistare il “suo” dio personalmente, perché era occupato a rispondere
sotto mentite spoglie, a far dire a dio quello che lui pensava e voleva fargli dire. Poteva farsi sfuggire una così ghiotta occasione? Certo che no.
Questo Dio-Manganelli o Manganelli-Dio può finalmente stravolgere la realtà, farsi un Dio a sua immagine e somiglianza e non viceversa, può mettere in bocca a quel dio quello che Manganelli vuole dire da sempre all’umanità, impedito dalla sua eroica vigliaccheria: “Non vi amo, ma odiarvi è troppo faticoso, diciamo che mi fate schifo!”

Qui a soli 2 euro può essere scaricata l’intervista in e-book


Letto 1804 volte.


1 commento

  1. Commento by Carlo Capone — 22 Marzo 2012 @ 17:55

    Manganelli è tra i miei autori preferiti. Grazie Bart!

    Carlo  Capone    

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Bart