I giocolieri della penna- Georges Perec

di Lorenzo Bocchi
[dal “Corriere della Sera”, domenica 12 ottobre 1969]

Parigi, ottobre.

Le case editrici francesi rice ­vono ogni anno tra i mille e i tremila manoscritti di narrati ­va. Per posta. Da sconosciuti. Jean Paulhan aveva calcolato un giorno che un francese su duecentocinquanta scrive ro ­manzi. Un vero incubo, che può anche spiegare come certi scrit ­tori siano ora portati a fare della riflessione critica sulla propria arte il tema essenziale, se non unico, dei loro romanzi. E’ un fenomeno che può giu ­stificare a priori l’ultima fatica di Georges Perec.

E’ questo un giovane sociolo ­go (è nato nel 1936) dipendente dal Centro nazionale della ri ­cerca scientifica. Come scritto ­re è difficilmente classificabile. Un franco tiratore. Si è impo ­sto all’attenzione della critica e del pubblico con il primo ro ­manzo, « Les choses », premio Renaudot per il ’65. Ricercato ­re per natura e per professione, egli aveva tentato con quel ro ­manzo un curioso esperimento: scrivere una nuova versione dell’« Educazione sentimentale » conservando il ritmo e lo stam ­po dell’opera di Flaubert ma sostituendo la pressione socio ­logica esercitata dall’epoca sui personaggi con il condiziona ­mento di questi da parte della nostra società dei consumi.

Con il successivo « Un homme qui dort » Perec aveva de ­scritto minuziosamente tutti i modi per fuggire la storia, abo ­lire lo spazio, uccidere il tem ­po e distruggere se stessi. Ora con « La disparition » è riusci ­to a scrivere un romanzo di ol ­tre trecento pagine senza mai utilizzare la vocale « e », la let ­tera statisticamente più fre ­quente nei testi di lingua fran ­cese. Un’impresa titanica quan ­to gratuita. Il lettore è irresi ­stibilmente portato alla caccia di una « e » sfuggita alla penna dello scrittore o per lo meno delle più imprevedibili acroba ­zie. Pensate un po’: non usare mai la congiunzione et, l’arti ­colo le, le voci del verbo étre. Una scommessa pazza, una scommessa vinta.

I critici conservatori consi ­derano impotenti i nuovi scrit ­tori? Parlano di « crisi di crea ­zione »? Chiedono a gran vo ­ce fatti e vicende? Perec li ac ­contenta. La « storia » da lui narrata, melodrammatica e pi ­caresca, fa pensare addirittura ad uno dei romanzi a puntate del tempo di Fantomas. Anton Voyl scompare lasciando dietro di sé alcuni misteriosi messag ­gi. La polizia indaga ma non può impedire una seconda scom ­parsa altrettanto inspiegabile, quella di un avvocato maroc ­chino. Gli amici degli scompar ­si si riuniscono in una villa per cercar di capire quanto è accaduto riunendo innumerevoli quanto frammentarie infor ­mazioni e rievocando vecchi ri ­cordi, con il solo risultato di entrare in una sempre più grande angoscia. Non si è vo ­latilizzata soltanto la « e ». Con i due personaggi è scomparso anche un capitolo, il quinto. Il narratore riesce persino a scri ­vere un testo abbastanza chia ­ro dal quale ha bandito una seconda vocale, la « a ».

Non si tratta di un puro gio ­co. Perec non si accontenta di incuriosire, di divertire, di scon ­certare il lettore. Rimette in gioco tutte le idee ricevute in materia di romanzo. « Un libro eccitante, per lo spirito â— ha scritto Etienne Lalou â— il cui interesse teorico resta molto superiore all’interesse pratico. Un libro che apre delle prospet ­tive ma che non conduce in alcuna direzione. La nostra epo ­ca ambigua e transitoria ha ra ­ramente prodotto un romanzo che le assomiglia tanto ».

Roland Topor, passando dalla caricatura alla letteratura, ha risolto il problema del rinno ­vamento della narrativa in un modo più semplice e più spe ­dito. Il testo del suo romanzo « Erika » è suddiviso su cento ­sessanta pagine, una sola pa ­rola per ciascuna di esse. L’au ­tore ha spiegato: « Già da tem ­po mi ero abituato a sopprime ­re le parole inutili nelle opere più conosciute, a cominciare dal Discorso del metodo di Descartes. Quando ho comin ­ciato la redazione di ‘Erika’ ho eliminato tutte le parole che ritenevo superflue. A forza di limare come faceva Ovidio ho finito per salvarne soltanto una per pagina… ». Un esempio di questa letteratura « rara » (e per di più erotica, per seguire la moda attuale): pagina 20 « Saliva », pagina 21 « Portaci ­pria », pagina 22 « Teso », pagi ­na 23 « Rossetto », pagina 24 « Ya ». Il volume costa ugual ­mente 15 franchi (1.650 lire).

Il suo editore, Christian Bourgois, ha precisato che il nume ­ro delle parole non incide sul costo di fabbricazione. Anzi questa è resa più delicata dalla necessità di una perfetta inqua ­dratura della parola al centro della pagina.

Jacques Perry (pure lui vin ­citore del premio Renaudot, nel 1952, con « L’amour de rien », ha invece deciso di scrivere un libro in collaborazione con tut ­ti gli abitanti di una strada parigina. Ne ha scelto una cor ­ta, per evidenti ragioni: la rue Dragon, a Saint Germain-des-Près, che conta soltanto qua ­rantaquattro numeri. Ha scrit ­to una lettera a ciascuno dei capi-famiglia abitanti in tale strada per esporre loro il pro ­getto e sollecitarne l’adesione attiva. « Una strada come la vostra è un universo â— si leg ­ge nella circolare â—. Su una lunghezza di poco più di cento metri vivono le une accanto e sopra le altre, spesso ignoran ­dosi, centinaia di persone. Vi fanno capo più di trecento li ­nee telefoniche. Vi sono rap ­presentate le professioni e le categorie umane più diverse. La mia intenzione è di dire tutto. So che la vostra strada si chiamava un tempo rue du Sepulcre (a causa dell’Ordine del Santo Sepolcro, rassicurate ­vi) e che vi abitarono uomini illustri come Bernard Palissy, Monge, Victor Hugo, Jacques Copeau, Roger Martin du Gard, che ancor oggi vi abita Henri Massis, dell’Accademia di Fran ­cia. Ma siete voi ad interessar ­mi di più. Io vorrei che la vita, il carattere, i pensieri, i gusti di tutti fossero fedelmente ri ­flessi dal mio libro e che leg ­gendo Rue du Dragon gli uo ­mini del mondo intero sapes ­sero come si vive, si pensa, si ama a Parigi ». Seguiva un questionario meticoloso, con domande anche per i bambini, a volte degno del rapporto Kinsey (domanda n. 13: « La vo ­stra vita sessuale? ») o dell’isti ­tuto Nazionale di Statistica (domanda n. 22: « Avete un’au ­tomobile? Dove la lasciate? », domanda n. 26: « Dormite sul versante della strada o su quel ­lo del cortile? »). Jacques Perry spera di ricevere molte rispo ­ste, alle quali garantisce natu ­ralmente l’anonimato. Poi, se necessario, andrà a suonare il campanello alle porte dei recalcitranti.

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