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LETTERATURA: I MAESTRI: I libri in ordine sparso

26 Giugno 2012

di Alberto Arbasino
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, venerd√¨ 13 marzo 1970]

Gli scaffali sono sistemati: seri, paralleli, equidistanti; sen ¬≠za dislivelli spiritosi n√© capric ¬≠ciose alternanze di ¬ę pieni ¬Ľ e di ¬ę vuoti ¬Ľ; fissati con tasselli e montanti che reggano qua ¬≠lunque carico. Qui non entrer√† mai n√© la radiolina n√© il vaso; n√© la bottiglia, n√© la statuetta, n√© la scemenzina folk. Soltanto i libri. E loro (gran brutto momento!) stanno l√¨, per ter ¬≠ra, a mucchi, a centinaia: ca ¬≠taste di vecchi acquisti e regali recenti, ammassi di aspirazioni e dimenticanze e baratti e polvere, risultato di consultazioni della Guida Einaudi alla for ¬≠mazione di una biblioteca pub ¬≠blica e privata, e di scelte per ¬≠plesse: quale sar√† il Leopardi pi√Ļ completo? e l’Ariosto meno costoso? e il Dickens ¬ę giusto ¬Ľ? e il Dostojevskij meglio tra ¬≠dotto?
Ma come sistemarli, adesso?

Nelle case pi√Ļ chic non si pone il dubbio. Alla parete, una fila di Pl√®iade, poi una fila di Classici Ricciardi √Ę‚ÄĒ tutti senza sopracoperta √Ę‚ÄĒ e sotto un va ¬≠riopinto bric-√†-brac di bestsellers in quattro lingue, cambia ¬≠ti ogni giorno, come i fiori nei vasi. Sui tavolini bassi, larghi album pesanti d’impeccabili fo ¬≠tografie (i meravigliosi arreda ¬≠menti, le favolose rovine, i giar ¬≠dini pi√Ļ leggendari) con sopra qualche segno di bicchieri e di tazze.

Nelle case pi√Ļ intellettuali, domina generalmente una divi ¬≠sione funzionale, per materie: il settore delle scienze umane, quello della storia, la pamphlettistica politica recente, le ope ¬≠re complete del padrone di ca ¬≠sa (con le eventuali traduzioni), l’evoluzione del fumetto dalle origini ai nostri giorni.

Nei corridoi dei letterati ¬ę pu ¬≠ri ¬Ľ, fra le scatole dei ritagli d’articoli e i disegni degli amici pittori, si accumulano invece le polemiche del ’12 e gli elzeviri del ’23, la prosa artistica del ’35 e la narrativa poetica del ‚Äė46, tante antologie, tante sele ¬≠zioni, e le prime edizioni con dedica dei saggisti gi√† morti da decenni, e le plaquettes dei lirici sconfitti ai premi delle villeggiature termali…

E negli scaffali dei giovani, gli immutabili classici del mar ¬≠xismo ottocentesco accanto ai testi di guerriglia rapidamente ¬ę consumati ¬Ľ e sostituiti in ogni stagione… Nei tinelli borghesi, i romanzi primaverili ¬ę cos√¨ ben scritti ¬Ľ che fanno sognare la gentil signora ¬ę come una vol ¬≠ta ¬Ľ, tra i fascicoli su Degas e su Toulouse-Lautrec… Sui co ¬≠modini degli ordinari, l’erotica ferroviaria pi√Ļ sbrigativa e pi√Ļ ¬ę nera ¬Ľ (o almeno grigio-scura), insieme ai dischetti underground ribaldamente dialet ¬≠tali che si comprano su una cassetta nei mercatini periferi ¬≠ci … Sotto il paralume della ragazzina, il suo primo Cesare Pavese con l’ultimo Massimo Ranieri infilato tra le pagine… In talune ville romane di stars, perfino l’Opera Omnia del ge ¬≠nerale Per√≠¬≥n, in 42 volumi e con dedica.

E noi? Adotteremo subito l’or ¬≠dine alfabetico, senza esitare, come nelle biblioteche pubbli ¬≠che! Finch√© i libri non sono troppi, rimane il solo criterio che permette di trovare un vo ¬≠lume immediatamente, senza perder tempo, e di allestire una parete tutt’altro che spiacevole, continuamente mossa dai nuovi arrivi. Per√≤, quando la biblio ¬≠teca domestica si accresce, pu√≤ diventare scomodo salire ogni volta su una scaletta per rag ¬≠giungere gli autori che comin ¬≠ciano per A e B e C… Del re ¬≠sto, i libri d’arte gi√† dall’inizio reclamano una collocazione se ¬≠parata, con le loro dimensioni troppo voluminose per uno scaffale medio. Allora comin ¬≠ciano le divisioni, e i problemi.

La prima tentazione che si presenta, √® sempre quella della divisione per argomenti : qui tutta la narrativa, l√¨ tutta la sociologia, l√† tutta la linguisti ¬≠ca… Per√≤ ci si avvede presto che i limiti fra ¬ę letteratura ¬Ľ e ¬ę scienze umane ¬Ľ risultano, in realt√†, vaghissimi, dal mo ¬≠mento che la saggistica conti ¬≠nua a collegare i due ¬ę campi ¬Ľ con abbondanti nessi e caratte ¬≠ri spesso inafferrabili… Per esempio, in quali categorie si collocherebbero i saggi critici di T. S. Eliot e di Hermann Broch, di E. M. Forster e di Thomas Mann? E i saggi let ¬≠terari di Edmund Wilson e di Viktor Sklovskij, non sono pi√Ļ prossimi a Proust e a Stendhal che non allo strutturalismo?

Dove va il Diario di Gide? E l’accompagna, l’autobiografia di Wagner? E il carteggio fra Ri ¬≠chard Strauss e Hugo von Hofmannsthal, si affiancher√† allo spartito della Carmen, o alle

Elegie Duinesi di Rilke? Ma al ­lora, gli scritti wagneriani di Nietzsche, andranno con Bizet, andranno con Rilke, o andran ­no con Hegel e con Lukàcs? E gli scritti wagneriani di Adorno, che strada prenderanno?

Quasi ogni libro solleva un suo problema, nella divisione per materie. Perch√© Tristi Tro ¬≠pici di L√©vi-Strauss deve anda ¬≠re nella Scienza, e i Borboni di Napoli di Harold Acton (o gli Eminenti Vittoriani di Lytton Strachey) devono andare nella Storia, quando apparten ¬≠gono di diritto alla miglior Let ¬≠teratura? E i saggi politici di George Orwell? E le recensio ¬≠ni cinematografiche di James Agee? E i viaggi africani di Michel Leiris? E la critica tea ¬≠trale di Max Beerbohm e di Paul L√©autaud? (A proposito, apparterranno veramente allo ¬ę spettacolo ¬Ľ, con Sofocle e con Niccodemi, anche le commedie nate-morte dei romanzieri, e le tragedie irrappresentabili dei poeti?). Ma allora, un saggio sociologico-psicanalitico sulle ar ¬≠ti figurative, molto ben scritto, va con Freud o con Max We ¬≠ber? con Baudelaire, o con Va ¬≠sari? E in quanto al Rinasci ¬≠mento, il diverso impianto sti ¬≠listico legittima un diverso trat ¬≠tamento per Jakob Burckhardt e per Walter Pater? E final ¬≠mente, gli anti-romanzi, stanno coi romanzi, o no?

Cos√¨, adotteremo piuttosto una divisione per nazionalit√†, senza distinzione di specialit√†. Tutti i francesi… Tutti gli in ¬≠glesi… Tutti i tedeschi… Tutti i russi… Baster√† respingere nu ¬≠merose tentazioni di suddivisio ¬≠ne: per esempio, nell’ambito di ogni singola nazione, le suddi ¬≠visioni fra i classici e i moder ¬≠ni, fra i testi originali e le traduzioni, fra i libri rilegati e i paperbacks, fra le opere let ¬≠terarie e quelle scientifiche, fra le ¬ę collane ¬Ľ pi√Ļ rinomate e i volumi isolati, di formato ma ¬≠gari insolito. Dunque, la Pl√®iade si mescoler√† ai libretti de poche, e Stendhal c√†pita fra Jacques Soustelle (La vita quotidiana degli Aztechi) ed Eugenio Sue (I misteri di Parigi). In questa soluzione, gl’inconvenienti sem ¬≠brano scarsi, finora. Uno riguar ¬≠da le letterature minori: baltici e slavi e cecoslovacchi finiscono insieme, con un po’ di promi ¬≠scuit√† allucinante fra Ibsen e Gombrowicz e Kierkegaard e ¬ę Circolo di Praga ¬Ľ. L’altro √® un’incertezza di collocazione per gli studiosi mitteleuropei (come Auerbach e Gombrich e Wellek e Hauser e Szasz) che sono emi ¬≠grati nel Trenta e hanno poi sempre scritto in inglese. An ¬≠che Marcuse, in fondo…

E gli italiani? La questione si fa essenzialmente scolastica. Semplicemente, inevitabilmen ¬≠te: qui i Classici (fino al D’An ¬≠nunzio, incluso), accanto a tut ¬≠ti i Latini, e a tutti i Greci. E l√¨, i Contemporanei. Per√≤ ora sorge un ultimo dubbio, vi ¬≠vissimo: dove collocare, oggi, qui o li, Svevo e Pirandello, Gramsci e Croce, e magari Saba e Pancrazi, e… e… ¬Ľ


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart