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LETTERATURA: I MAESTRI: Il Muro del pianto

1 Luglio 2010

di Cesare Angelini
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 16 gennaio 1969]

Se io non fossi cristiano (ma Dio m’aiuti a esserlo un po’ pi√Ļ e un po’ meglio) sceglie ¬≠rei d’essere ebreo, che √® poi il cristiano in anticipo, avanti lettera, avendo ricevuto per primo i messaggi della splen ¬≠dida aspettazione messianica in cui sta tutta l’essenza del ¬≠l’ebraismo, precorrimento del cristianesimo. Uno viene nel ¬≠l’altro naturalmente, come la acqua di fonte nel cavo della mano. I malintesi sono sorti dopo.

Pensavo queste cose un po ¬≠meriggio di parecchi anni fa, attraversando il bazar ebreo di Gerusalemme per raggiun ¬≠gere la viuzza che mena al Muro del pianto. Mi prece ¬≠deva un magnifico esemplare di questi ebrei del ghetto che √Ę‚ÄĒ bombetta dura, riccioli lunghi e Bibbia sotto brac ¬≠cio √Ę‚ÄĒ labbreggiava una ne ¬≠nia che la mia guida, padre Donato Baldi, mi traduceva a verso a verso.

¬ę Che cos’√® Uno? Io so che cos’√® Uno. Uno √® il no ¬≠stro Dio che ha fatto il cielo e la terra.
Che cos’√® Due? Io so che cos’√® Due. Due sono le tavole del patto avute da Mose sul Sinai. Uno √® il nostro Dio.
Che cos’√® Tre? Io so che cos’√® Tre. Tre sono i nostri patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe. Due sono le tavo ¬≠le del patto, Uno il nostro Dio.
Che cos’√® Quattro? Io so che cos’√® Quattro. Quattro sono le nostre madri, Sara, Rebecca, Lia e Rachele. Tre sono i nostri patriarchi, Due le tavole del patto, Uno il nostro Dio.
Che cos’√® Cinque? Io so che cos’√® Cinque. Cinque so ¬≠no i libri della Tor√†h. Quat ¬≠tro sono le nostre madri, Tre sono i nostri patriarchi, Due le tavole del patto, Uno il no ¬≠stro Dio ¬Ľ.

E cos√¨ via, fino a chiede ¬≠re che cos’√® Dieci. Dieci so ¬≠no i nostri Comandamenti. E poi che cos’√® Dodici. Do ¬≠dici sono le gloriose trib√Ļ dei figli d’Israele. Insomma, una specie di catechismo che s’in ¬≠segna ancora nella scuola del ¬≠la Sinagoga e nel quale i pa ¬≠triarchi e le loro mogli sono ricordati come dei buoni vec ¬≠chi nonni morti poco tempo fa, lasciando in testamento ai figli istruzioni e insegnamen ¬≠ti per vivere lungamente so ¬≠pra la terra.

*

Giungemmo al Muro sa ¬≠cro, dove il pio israelita (nel volto d’un ebreo, particolar ¬≠mente se indigeno, √® possi ¬≠bile trovare i lineamenti del volto di Cristo) cessata la nenia e buttatosi sulle spalle uno scialle d’un bel verde pi ¬≠stacchio, si riun√¨ ai confratel ¬≠li di fede che, essendo vener ¬≠d√¨, vi erano convenuti in mol ¬≠ti a pregare. Donne, ragazzi; ma pi√Ļ erano i solenni ve ¬≠gliardi che portavano sul vol ¬≠to i segni di interi secoli di storia e d’esilio, mormoran ¬≠do a mente lamentosi verset ¬≠ti di Geremia quasi suoni re ¬≠gistrati nella memoria del ¬≠l’anima, da parere essi stes ¬≠si le viventi lamentazioni del profeta.

Non so dire se la scena era pi√Ļ lugubre o pi√Ļ commo ¬≠vente, certo era sincera. Chi, pregando, accarezzava le lar ¬≠ghe pietre della muraglia umiliate nella loro santit√†; chi le baciava avidamente co ¬≠me malato d’amore; altri vi batteva contro la testa, tuttavia con qualche giudizio; altri leggeva a voce alta pa ¬≠gine della Tor√†h, col movi ¬≠mento ritmico del capo e del ¬≠la persona che accompagna sempre la preghiera orienta ¬≠le: tutti erano presi nella stes ¬≠sa tormentata volont√† di ri ¬≠costruire con le invocazioni e le rievocazioni bibliche una patria a Israele, quasi doves ¬≠se sorgere dalle rovine sulle quali piangevano e pregava ¬≠no, ed erano le rovine del Tempio di cui il muro √® il sa ¬≠cro avanzo.

Dice una tradizione ebrai ¬≠ca che dei quattro muri che sostenevano l’antica cinta del Tempio, due furono costruiti dai ricchi, uno dai sacerdoti e l’altro dai poveri. Questo che √® in piedi ed √® il lato occidentale, √® quello dei po ¬≠veri, nobilitato da un’altra leggenda. Dice che la presen ¬≠za immanente di Dio che riempiva il Tempio e ave ¬≠va seguito Israele nell’antico esilio, non si √® mai dipartita da esso, unico vestigio del Tempio due volte distrutto: quello di Salomone da Na ¬≠bucod√≤nosor nel 586 avanti Cristo, e quello di Erode il Grande dai soldati di Tito nel 70 dopo Cristo; e parve che Gerusalemme senza il Tempio fosse come la terra senza santit√†.

Da quel giorno gli ebrei (non fu mai facile essere ebreo) videro umiliazioni in ¬≠finite: dal dominio romano a quello dei turchi. Ma l’umi ¬≠liazione che nel lungo arco di tempo tocc√≤ la suprema desolazione, fu nel 536 quan ¬≠do gli arabi di Maometto, im ¬≠padronitisi della Palestina, co ¬≠struirono sulla stessa area del Tempio la moschea di Omar, che ancora oggi, tonda e scintillante, domina la spianata e la vecchia Geru ¬≠salemme. Il luogo santo, il solo luogo santo ab origine, per definizione biblica (gli al ¬≠tri sono luoghi santificati o fatti santi) veniva cancellato. E Ismaele, nato da una co ¬≠stola di Israele, dimentican ¬≠do la matrice d’origine, ri ¬≠dusse il fratello maggiore alla di√†spora e al silenzio.

Ma il silenzio non era as ¬≠senza, non poteva essere as ¬≠senza; perch√© la storia del popolo ebreo, diversamente da quella d’ogni altro popolo, √® indissolubilmente legata al ¬≠la terra, a questa terra, avu ¬≠ta per investitura divina, co ¬≠me quella in cui doveva na ¬≠scere il Messia del popolo e farsi la redenzione. ¬ę Disse il Dio d’Abramo al capostipite del suo popolo: √Ę‚ÄĒ P√†rtiti dal tuo paese e va verso la ter ¬≠ra che io ti dar√≤. Io ti da ¬≠r√≤ questa terra, per te e per le tue discendenze ¬Ľ.

*

E venne, nel 1917, la di ¬≠chiarazione di Balfour che au ¬≠torizzava la creazione d’un fo ¬≠colare ebraico in Palestina, allora sotto il mandato ingle ¬≠se. Fu il principio della rina ¬≠scita, la voce della speranza. Sorse vicino al mare una cit ¬≠t√† dal nome pieno d’augurio: Tel Aviv o collina della pri ¬≠mavera; e tutta la Palestina parve corsa da una mistica primavera risuscitata dagli an ¬≠ni antichi. Per opera delle colonie sionistiche, il deserto fior√¨ di orti e di giardini e boschi d’alberi come nelle pa ¬≠role del profeta; e la roccia fu ridotta al buon terreno del ¬≠la parabola che rende il cen ¬≠to per uno.

In seguito a nuovi avveni ¬≠menti politici, nel 1948 la Pa ¬≠lestina fu divisa in due regni: quello giordano o arabo, e il regno d’Israele. Nella divi ¬≠sione, il Muro del pianto toc ¬≠c√≤ agli arabi perch√© situato a qualche centinaio di metri dalla frontiera israeliana; per andarvi a pregare, gli ebrei dovevano avere il permesso e pagare un tributo.

Finch√© nel giugno del 1967, altri fatti politici incresciosi portarono alla guerra tra i due regni. Durata (e parve miracolo) non pi√Ļ di cento ore, fin√¨ con la vittoria degli ebrei che, impadronitisi di tutta Gerusalemme e del ter ¬≠ritorio del Sinai, riconducevano il proprio regno ai limiti geografici dell’Israele biblico. Gli israeliani d’oggi s’erano risvegliati gli israeliti del tem ¬≠po di Gedeone, e al piccolo Davide era bastato un tirasassi per vincere Golia.

Per tutto il giorno i rab ¬≠bini, a turno, suonarono il ciofar o il corno che annun ¬≠zia l’arrivo del Messia. Eser ¬≠cito e popolo furono adunati innanzi e attorno al Muro del pianto, diventato il muro del ¬≠le giubilazioni; e il primo mi ¬≠nistro disse parole degne del ¬≠le Cronache di Esdra e di Neemia: ¬ę Gerusalemme √® uni ¬≠ficata, e noi possiamo ora pre ¬≠gare davanti al Muro, unico vestigio del Tempio del Si ¬≠gnore ¬Ľ.

Parve a tutto il mondo che Israele avesse veramente in ¬≠contrato l’Israele biblico e la eredit√† del suo patrimonio storico-religioso. Forse, parve anche ai capi di quel popolo, se il condottiero della vitto ¬≠ria, di nome Mos√®, nel ple ¬≠nilunio della notte sul 13 giu ¬≠gno, su un elicottero and√≤ a portare la Tor√†h sul monte Sinai, dove l’altro Mos√® l’ave ¬≠va avuta dalle mani di Dio.

*

A chi guarda le cose al di l√† della politica e sopra le stesse intenzioni dei bellige ¬≠ranti ma con qualche spirito di fede, il fatto pare pieno di rivelazione e non senza un aspetto di approfondimento messianico. In qualche sina ¬≠goga di Gerusalemme e di Hebron dove vivono le tom ¬≠be dei patriarchi, i mistici ebrei discutono sul valore re ¬≠ligioso del fatto. E c’√® chi pensa che se Gerusalemme √® in piedi e ha avuto questi nuovi giorni di gloria belli come i giorni dei cieli, √® for ¬≠se perch√© il Messia √® gi√† ve ¬≠ramente venuto tra il popolo nella forma misticamente bi ¬≠blica del Deus absconditus, albeggiamento di fede cri ¬≠stiana.

Ora dicono che tocca alla diplomazia risolvere le incre ¬≠sciose ripercussioni esteriori degli avvenimenti che turba ¬≠no le rive del Giordano e il cielo d’Israele; e la diploma ¬≠zia far√† la sua parte. Noi pen ¬≠siamo tuttavia che pi√Ļ age ¬≠volmente potranno risolverle nella pace gli stessi popoli interessati, se torneranno a ricordare di essere tutt’e due figli di Abramo e del Dio di Abramo: nella visione profe ¬≠tica di Francesco d’Assisi che, pellegrino in Terrasanta in piena crociata voluta dalla Chiesa, si rifiut√≤ di vedere ne ¬≠gli ebrei e negli arabi mu ¬≠sulmani dei nemici di Dio, considerando la loro vita √Ę‚ÄĒ anche di uno solo √Ę‚ÄĒ pi√Ļ sa ¬≠cra del Muro del pianto e della stessa pietra del Santo Sepolcro.


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: I MAESTRI: Il Muro del pianto — 1 Luglio 2010 @ 09:37

    […] Approfondimento fonte: ¬† Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: I MAESTRI: Il Muro del pianto […]

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Bart