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LETTERATURA: I MAESTRI: Il museo vivente di Faulkner

11 Settembre 2008

di Manlio Cancogni
dal “Corriere della Sera”, venerd√¨ 20 giugno 1969]

Non avrei mai trovato la chia ¬≠ve per entrare nel mondo di Faulkner senza l’aiuto del suo amico, colonnello Cofield. Il co ¬≠lonnello era il fotografo ufficia ¬≠le dello scrittore; l’ha ritratto solo, con i suoi familiari, in casa, fuori, in tenuta da caccia, insieme ai giocatori di domino, nella farmacia. E ha ritratto anche i personaggi di Faulkner, cio√® quelli fra i suoi concitta ¬≠dini che per i tratti fisici, l’e ¬≠spressione, l’abito, si prestava ¬≠no a incarnare le sue fantasie, come Ike Roberts, per il vec ¬≠chio sceriffo, Felix Linder, per il dottor Peabody, Gilbert Isom, per certi vecchi negri ricorren ¬≠ti nei suoi libri. E nella ¬ę faulkneriana ¬Ľ del colonnello, non mancano le fotografie di Ox ¬≠ford, cos√¨ com’era cinquanta, sessant’anni fa, quando arriva ¬≠rono le prime automobili, e Bill era solo un ragazzo.
Quando Faulkner, dopo la breve avventura nell’aviazione canadese, durante la prima guerra mondiale, e il soggiorno a New Orleans dove Sherwood Anderson lo incoraggi√≤ a scri ¬≠vere, torn√≤ a casa per darsi al ¬≠la letteratura, Oxford era una citt√† sprofondata nell’accidia. L’avevano ricostruita dalle ma ¬≠cerie in cui nel 1863 l’aveva la ¬≠sciata il generale nordista ¬ę Whisky ¬Ľ Smith, ma dentro era morta. I suoi abitanti continua ¬≠vano a dibattersi nelle ristret ¬≠tezze economiche, nel rancore, nei deliranti ricordi di un’immaginaria grandezza perduta. I grandi romanzi di Faulkner, The Sound and the Fury, As I lay dying, Light in August, fu ¬≠rono tutti scritti prima del ’33 in quest’atmosfera.
Uno dei ritratti della collezio ¬≠ne Cofield che pi√Ļ mi ha colpi ¬≠to √® quello di Ike Roberts, lo sceriffo. E’ un uomo sulla ses ¬≠santina, grosso, col collo corto, il viso rotondo, gli occhi picci ¬≠ni. Sta seduto in una poltrona di vimini, sulla veranda della sua casa, vestito di bianco, col cravattino a farfalla. Osservan ¬≠dolo, capisco che cosa Faulkner intendesse per destino, la paro ¬≠la che ritorna cosi frequente ¬≠mente nei suoi libri. Sembra che in Roberts ci sia solo la piena determinazione di essere quello che √®.
Nessuno dei personaggi di cui vedo i ritratti si richiama a un modello astratto, a un caratte ­re psicologicamente prefigurato. Se così fosse, saremmo nella commedia. I personaggi di Faulkner sono tragici perché sono loro stessi e basta: come Amleto, Macbeth, Re Lear.
Ma eccone uno, vivo, che in ¬≠contro appena fuori. Senza ap ¬≠parenti ragioni sta seduto sullo scalmo dello spartitraffico. Ha il viso magro, ossuto, un po’ cavallino, gli occhiali cerchiati d’acciaio quasi aderenti alla pu ¬≠pilla fissa, vitrea, la tesa del cappello abbassata sulla fronte. Lo direi sulla settantina. Ha la scarpa destra di un colore, la sinistra di un altro. Eppure non sembra un mendicante. La mazza da passeggio che stringe in mano ha il pomo d’argento. E con essa fruga meccanicamente l’asfalto, guardando altrove.

*

Fra Oxford e Jackson, la ca ¬≠pitale dello Stato, pi√Ļ a sud, ci sono oltre duecento miglia. L’au ¬≠tobus, sempre con lo stesso ca ¬≠rico di negri, c’impiega circa sei ore, sempre attraverso lo stesso paesaggio di boschi, ra ¬≠dure, stagni. Ogni venti, trenta miglia s’incontra un paese, Batesville, Oakland, Grenada, Winona, Canton. Cominciano ad allinearsi ai lati della strada le catapecchie dei negri; poi la strada s’allarga in un piazzale, con la stazione di servizio, qual ¬≠che casa in muratura, i negozi, una chiesa; poi ricominciano, per un mezzo miglio, le cata ¬≠pecchie. Fino a qualche anno fa erano case di legno, col portichetto, la veranda. Ora nessuno pensa pi√Ļ a pitturarle, il legno si scrosta, lebbroso, mancano i vetri alle finestre, le persiane pencolano sui cardini arrugginiti. Mentre i vecchi oziano sulle poltrone sfondate i bambini s’arrampicano sulle ringhiere, fanno in su e in gi√Ļ per la rampa di scale.
I bianchi si vedono poco. Nelle traverse, perpendicolari alla strada principale, che en ¬≠trano nei boschi, si scorge qual ¬≠che casa un poco pi√Ļ linda, con una fetta di prato davanti, il portico in ordine. A parte questi segni di una recente ri ¬≠spettabilit√†, niente altro prova che i bianchi facciano una vita molto diversa dai neri. E dap ¬≠pertutto, abbandonate nell’erba, automobili arrugginite, carcasse di altre macchine, rottami che nessuno si preoccupa di sgom ¬≠berare, portandoli nel campo dei rifiuti.
Cos√¨ appare il Mississippi, oggi, fuori dei grandi centri. Cos√¨ erano, al tempo in cui Faulkner scriveva i suoi romanzi, anche Oxford, Columbus, Jackson. Trasferite i Compson e gli altri, in uno di questi pae ¬≠si, nella loro vecchia casa stile coloniale che conserva all’ester ¬≠no l’antica rispettabilit√†, fra le catapecchie dei negri e dei po ¬≠veri bianchi superstiti della grande disfatta, sotto il sole d’agosto, nell’afa, fra le zanza ¬≠re, e non occorrer√† altro per ¬≠ch√© il grande teatro faulkneriano s’illumini, e i suoi personaggi comincino a parlare, o meglio, a monologare, ai limiti della demenza.
Intorno c’√® il bosco, un terreno accidentato, rotto da ruscelli, stagni, acquitrini, invariato dai tempi in cui vi cacciavano gli indiani, adatto per la guerriglia che pi√Ļ tardi vi combatterono i confederati al ¬≠le spalle dei nordisti. E’ inevitabile, per chi vive nella noia, fantasticare di quell’epoca, farneticando di impossibili rivincite. Okolona, Tupelo, Fort Pillow, Bryce Cross Road: sono nomi che hanno ancora un suono familiare agli orecchi del Sud; sono i luoghi delle grandi imprese  del  generale Nathan Bedford Forrest, il cavalleggero, a cui Faulkner certamente pensava immaginando Sartoris, l’Unvanquished.
Da Jackson a Vicksburg il paesaggio decade, le foreste di ¬≠radano. Vicksburg √® su un alti ¬≠piano che domina il Mississip ¬≠pi. Allora, quando i nordisti la tenevano sotto il loro tiro, sta ¬≠va proprio sul fiume. Poi il Mississippi si allontan√≤. Il suo letto ora √® coperto dai boschi che proseguono anche sull’altra riva, in Luisiana.
A Vicksburg la guerra dura ¬≠va gi√† da due anni, quando Grant realizz√≤ l’audace mano ¬≠vra di fare attraversare il fiu ¬≠me al suo esercito portandolo a sud della citt√†. Poi, invece di trincerarsi sul posto, si ad ¬≠dentr√≤ nell’interno del paese, verso est, conquist√≤ Jackson, l’incendi√≤, e piegando a ovest costrinse i confederati a rin ¬≠chiudersi nella piazzaforte, cir ¬≠condati da ogni lato. Tutt’intorno alla citt√† si vedono anco ¬≠ra le ridotte, le trincee, le bat ¬≠terie di quel memorabile as ¬≠sedio.
Vicksburg si arrese dopo due mesi. Era il 4 luglio 1863. La Confederazione non aveva pi√Ļ speranze. II Mississippi cessava di essere l’arteria vitale che ali ¬≠mentava la ricchezza del sud, e chiudeva con una disfatta la fase epica della sua storia, quel ¬≠la che aveva dato origine alla meravigliosa giovanile favola di Huckleberry Finn.


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2 Comments

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: I MAESTRI: Il museo vivente di Faulkner - Il blog degli studenti. — 11 Settembre 2008 @ 07:29

    […] sconosciuto: […]

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 11 Settembre 2008 @ 22:10

    Faulkner non √® un autore semplice. La sua prosa ci impegna non poco nella lettura e nella comprensione. Io ho letto ‚ÄúL’urlo e la furia‚ÄĚ, tipico racconto di monologo interiore. Il lavoro si incentra sulla decadenza dei Compson, riguardando un ampio periodo, che va dal 1898 fino al 1928, attraversando, quindi, periodi difficili per il mondo e per l’America. L’opera si pu√≤ dire che √® divisa in quattro parti. Nelle prime tre si ha soltanto un monologo dell’idiota Benjy, che ha solo sensazioni fisiche, sensoriali, e dei due fratelli Quentin e Jason. L’ultima parte √® in terza persona e si incentra sulla governante nera Disley.
    Dicevo della difficolt√† di lettura, giacch√© l’autore, eccezionale nell’offrirci il procedere esclusivo dei sensi dell’idiota, gli stati d’animo degli altri personaggi, il quadro storico e sociale e le descrizioni dei luoghi, fa un frequentissimo uso di trasposizioni temporali, soprattutto quando esterna le sensazioni di Benjy, che non pu√≤ avere, ovviamente, cognizioni di tempo, dato che per lui esiste solo un presente onnicomprensivo.
    Romanzo corale, questo di Faulkner, di una tragicità che si rifà ai classici, pur evidenziando non poche tecniche innovative.
    Gian Gabriele Benedetti

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