di Alfredo Giuliani
(da “Quindici”, anno I, numero 4, 15 settembre – 15 ottobre 1967)
Alfred Jarry, « Il supermaschio », Bompiani,
1967, pp. 158, L. 700.
Con Alfred Jarry è facilissimo il gioco del precursore. Futurismo, dada, surrealismo, corse ciclistiche (doping compreso), complesso di Edipo, atto gratuito, teatro della crudeltà, fantasesso e altre panzane dell’era tecnologica: tutto è stato anticipato da questo grande visio nario e potente irrisore. Ma il gioco è futile. Ogni libro di Jarry è un esperimento di velo cità calcolata. Quanto corrono i brevi capi toli del Dottor Faustroll o dell’Amour Absolu o di Les jours et les nuits! La sua opera è complessa e non sempre facile da decifrare (ma dopotutto basta leggerla) perché Jarry non era un poeta alla ricerca di sé, come Rimbaud, né un ciceroniano dell’humour noir come Lautréamont; era uno scrittore con l’imperioso bisogno di proiettarsi, anima e pelame, nelle mitologie più feroci e rompicollo, ma anche un burlone astratto e lucidissimo.
Per scrivere i suoi libri straordinari gli occorreva poco; quando Apollinaire lo conob be, Jarry viveva in un mezzanino così basso che per scrivere doveva sdraiarsi pancia a terra, e la sua biblioteca consisteva di un Rabelais e di qualche romanzo rosa. Quanto al resto era genialmente vorace, soprattutto di cose e accostamenti piccanti, come capita ai gran bevitori, e tra le sue fonti si trovano allo stesso titolo Platone e Beardsley, Poe e Pierre Louys, Péladan e Veme.
Il personaggio Jarry è perfettamente omo geneo allo scrittore, pasticheur di miti e spe rimentatore intrepido: così in lui la provoca zione intellettuale di inventare in situazioni analoghe atteggiamenti opposti ha lo stesso senso che il combinare un pranzo di pastic cini e pesci fritti.
Il Supermaschio è un delizioso esempio di Art Nouveau dove avvenirismo, sovranaturalismo, eleganza decorativa, incongruenza, sem plicità, sadismo e platonismo si mescolano in un gioco nervoso e ironicamente malinconico. Il mito esplicito del racconto â— che si svi luppa in due episodi essenziali: una gara di corsa tra un treno una cicloquintupletta e un semidio nascosto; e un coito ininterrotto tra il semidio e una donnina comune (ma ogni donnina non aspira forse alla superfemminilità?) â— è quello dell’Alimento del Moto Perpetuo che i tecnici cercano quale mezzo chimico per ottenere un record e il semidio quale prova teoretica che l’infinito (e l’amore perciò) è privo d’importanza. La sfida del semidio è frustrata dai tecnici, i quali per impedirgli di esistere come puro meccanismo costruiscono una macchina che dovrebbe tra smettergli elettricamente l’anima; la macchina s’innamora di lui e con la propria eccitazione lo uccide, così come egli aveva ucciso la donna con il suo reiterato coito (e adesso che finalmente la vede egli l’adora). Ma in realtà « le donne non muoiono mai di quel genere di avventure »: la bella Elena era soltanto svenuta. [E, a proposito, alle pagine 108 e 109, dove il traduttore parla di « incontro » e di « bacio » leggasi più letteralmente « am plesso »]. L’approssimativa struttura del libro consiste nell’alternare alle danzanti conversa zioni scientifico-erotico-filosofiche gli exempla delle eccezionali imprese del protagonista.
L’esuberanza metamorfica dello svelto pa sticcio (in cui assistiamo perfino alla trasfigu rante liquidazione del mito ottocentesco della locomotiva) si rivela meglio quando lo si scopre una ripresa moderna e contaminatissima delle storie di Alcesti e di Eracle e di Orfeo e Eu ridice; e in questa chiave acquista un sapore di fregio ghignante la fulminea allegoria finale di Amore e Morte (con relativa sopravvivenza e lieto fine per la bella Elena-Euridice rien trata nell’ombra della fatale mediocrità).
Pubblicato la prima volta nel 1902, Il Supermaschio è forse il libro di Jarry più legato visceralmente alla moda convulsa, anti cipatrice e ciarpona, del tempo in cui fu scrit to. Sembra confezionato con tutti gli scampoli e i campioni che l’immaginazione di un gran dissipatore era sempre in grado di utilizzare. Ma proprio per questo è riuscito il più bel romanzo di quel genere deciduamente simbo lista, a metà tra il libertino e il metallurgico, tra mistica e profanazione, che è proprio dell’Art Nouveau.