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LETTERATURA: I MAESTRI: Intervista a Theodor W. Adorno

16 Settembre 2008

di Alberto Arbasino
[dal “Corriere della Sera”, venerd√¨ 23 maggio 1969]

I cortei degli studenti in collera traversano fitti di manifesti e striscioni le deso ¬≠late vie Beethoven e Schumann e Mendelssohn della citt√† tedesca forse pi√Ļ sfigu ¬≠rata e pi√Ļ orribile: banchie ¬≠ri senza cervello e scellerati architetti moderni hanno in ¬≠trodotto nella goethiana Fran ¬≠coforte tutti i cancri peggiori della metropoli americana. Cos√¨ il centro ormai inabita ¬≠bile √® in parte un cupo labi ¬≠rinto di casse di risparmio e Hypothekenbank e Girozentrale, in parte una goffa pa ¬≠rata d’immensi bottegoni a tanti piani, in parte una lu ¬≠rida downtown di ricordini immondi e di puzzolenti sal ¬≠sicce… Improvvise sirene di polizia e violente corse di mo ¬≠tociclisti in uniforme, a plo ¬≠toni, spaventano le massaie che si dirigono in pellegrinaggio a visitare la Fiera della Comodit√† Domestica. E l√¨ si scatena delirante la pi√Ļ per ¬≠versa fantasiosit√† tedesca per il ninnolo civettuolo e per il Kitsch primigenio; si affac ¬≠cenda incessantemente a in ¬≠ventar moltitudini d’aggeggini per cucinare e servir le verdure. Ogni singolo legume melanzana o asparago deve avere qui la sua batteria di strumentini, ogni strumenti ¬≠no il suo minuscolo appoggio, ogni appoggio il suo centrino, e ogni centrino i suoi fiori di chintz, il suo animaletto della foresta, la sua felpa, la sua frangia di plastica, il suo fin ¬≠to pizzo di celluloide… Come se l’ideale da raggiungere nel ¬≠la vita umana moderna con ¬≠sistesse in una bene addobba ¬≠ta tanina da Topo Gigio… Ma intorno agli squallidi casa ¬≠menti dell’universit√† Goethe i poliziotti in casco e occhia ¬≠loni fanno catena, azionano idranti contro le finestre in fiamme, arrestano laureandi e matricole che proclamano ¬ę questo √® soltanto l’inizio ¬Ľ.
In questa citt√† cos√¨ dram ¬≠matica e cos√¨ volgare, dove i cinema presentano program ¬≠mi di ¬ę Necronimicon ¬Ľ e di ¬ę Sadisterotica ¬Ľ, dove anche le librerie universitarie alle ¬≠stiscono soprattutto la vetrinetta dell’erotica o dell’elet ¬≠tronica accanto alla bache ¬≠ca degli animali domestici e dei lavoretti casalinghi – e dove perfino il Maharishi ha ora operato un suo ufficio – abita e lavora il professor Theodor W. Adorno, a pochi passi dalla spettrale universi ¬≠t√† continuamente incendiata, inondata, assediata, devastata.

Vocazione tragica  

N√© le contestazioni furibon ¬≠de risparmiano il suo famoso Istituto per la ricerca socio ¬≠logica, con la sua lapide sin ¬≠golarmente grata agli aiuti americani (mentre gl’istituti attigui, di cristallografia o geologia, non si dichiarano grati a nessuno). La rivolta degli studenti ha infatti gi√† investito con violenza addirit ¬≠tura fisica la casa-madre di quella ¬ę teoria critica ¬Ľ cos√¨ geniale e cos√¨ ben congegnata, dagli anni Trenta in poi, dai nomi pi√Ļ celebri della Scuola (appunto) di Francoforte: Horkheimer, Adorno, Benja ¬≠min, Marcuse, Habermas. E da qualche mese Adorno sta presidiando una Scuola di Francoforte esposta a tiri ed attacchi da ogni lato. I gior ¬≠nali benestanti renani e bava ¬≠resi gli addossano una pater ¬≠nit√† precisa sia del dissenso marcusiano sia delle sue ma ¬≠nifestazioni rivoluzionarie. Gli rinfacciano la contestazione globale e l’opposizione extra ¬≠parlamentare. Gli domanda ¬≠no, con severit√†, ¬ę se non si vergogna delle sue colpe ¬Ľ. E lo battezzano ¬ę Adorno delle rovine ¬Ľ (brechtianamente, co ¬≠me ¬ę Giovanna dei Macelli ¬Ľ o ¬ę Jenny dei Pirati ¬Ľ). Dalla parte opposta, gli studenti in lotta lo rinnegano apertamen ¬≠te, lo accusano di mandari ¬≠nato accademico, lo chiama ¬≠no ¬ę Teddy ¬Ľ in classe, pro ¬≠clamano continuamente la superiorit√† delle bombe Molo ¬≠tov sui suoi ¬ę modelli di pen ¬≠siero ¬Ľ. E scatenano tali bagarres nel suo istituto da co ¬≠stringerlo a chiamare in soccorso la polizia, schierando ¬≠si cos√¨ completamente con l’Establishment pi√Ļ autorita ¬≠rio della societ√† industriale repressiva.
Ma il celebre sociologo-mu ¬≠sicologo appare tutt’altro che disperato: lo si direbbe addi ¬≠rittura raggiante… Per tutta la sua carriera, infatti, Ador ¬≠no ha inseguito una sua vo ¬≠cazione tragica, con ostinata abnegazione. Oggi, finalmen ¬≠te, sta raggiungendo un risul ¬≠tato negato agli Hemingway e ai Malraux e ai Sartre mal ¬≠grado decenni di spericolate avventure e d’irreprensibili engagements: diventare un personaggio perfettamente drammatico, esclusivamente attraverso l’esercizio dell’alta saggistica.
In questo ma√ģtre √† penser dall’intelligenza cos√¨ dispera ¬≠tamente acuta si sono sem ¬≠pre riunite in elegante equi ¬≠librio due figure tradizionali nella vita intellettuale tede ¬≠sca: lo squisito musicista da camera che compone pochi preziosi Lieder, li esegue solo in presenza di elettissimi amici, e viene pi√Ļ tardi rico ¬≠nosciuto nelle enciclopedie come un nuovo Hugo Wolf, o come un Brahms redivivo; e il professore erudito, immer ¬≠so nelle carte e remotissimo dalla vita, attento alle pi√Ļ minuscole glosse dei post-he ¬≠geliani, ma incapace di ricor ¬≠darsi le ore dei pasti, incline a dimenticare gli occhiali e a lasciarsi investire dal tram. Per√≤ nel personaggio quasi fiabesco di Adorno, al man ¬≠darino libresco e al musicista raffinatamente reazionario si sovrappone continuamente un profeta apocalittico irrimedia ¬≠bilmente chic, ininterrotta ¬≠mente angosciato dalle de ¬≠gradazioni della Cultura di ¬≠vulgata per la Massa.

Società funzionale  

Comincio appena a dire ¬ę sto domandando a parecchi scrittori significativi il senso della letteratura che… ¬Ľ – e subito m’interrompe, peren ¬≠torio e vivace, sul che. ¬ęIl senso della letteratura √® come il senso della vita! Mai astrat ¬≠to! Sempre nel quadro… o nella sfera… o nella cornice di situazioni specifiche! Altri ¬≠menti √® impossibile dar rispo ¬≠ste! ¬Ľ.
Appunto. Stavo dicendo: il senso della letteratura che stanno facendo i pi√Ļ diversi autori attualmente, in situazioni culturali cos√¨ mutate rispetto a pochi anni fa… Alcuni esempi: Kingsley Amis, ex-arrabbiato che ora scrive solo per i giornali inglesi pi√Ļ conservatori; G√ľnter Grass, ex-ribelle che ora fa la cam ¬≠pagna elettorale in favore del partito socialdemocratico al governo; Philippe Sollers, ex- ¬≠formalista vezzeggiato da tut ¬≠to l’Establishment parigino, adesso teorico sistematico di una scienza letteraria radicalmente marxista… E inoltre, ¬≠parecchi altri autori, in di ¬≠versi paesi, non hanno mai fatto passi n√© a destra n√© a sinistra, per√≤ sono stati forte ¬≠mente spostati nell’una o nel ¬≠l’altra direzione dal mero ap ¬≠parire di nuovi movimenti, o dalla forza delle cose, dalla natura umana…
¬ę Ah, s√¨, – ribatte. – Pro ¬≠prio oggi, la societ√† che pos ¬≠siede tutto diventa completa ¬≠mente funzionale, soggetto e oggetto di un meccanismo di auto-perpetuazione della sua condizione presente… Ebbene, l’arte sar√† pi√Ļ che mai una non-funzione, la negazione del meccanismo, il rifiuto aperto d’integrarsi in quegli ingranaggi… E non torniamo affatto con questa dichiara ¬≠zione d’autonomia al vecchio principio de l’art pour l’art… quantunque Baudelaire non fosse affatto indifferente alle realt√† sociali… E al di l√† della fraseologia superficiale di for ¬≠mule come ‘la torre d’avorio’, inoltre, si avverte un atteg ¬≠giamento positivo, d’altissimo livello critico.

I ¬ęmass media ¬Ľ ¬†

¬ę Poi, si capisce, ogni opera d’arte, secondo l’espressione di Marx, riveste un doppio carattere di fatto sociale e di prodotto autonomo dello spi ¬≠rito. Ebbene, nella situazio ¬≠ne presente, la funzione so ¬≠ciale dell’arte consister√† nel non sottomettersi alle ten ¬≠denze commerciali onnipre ¬≠senti, senza per√≤ ritirarsi o staccarsi dalla societ√†. Dovr√†, al contrario, incorporare e annettersi la realt√† sociale con ogni sorta d’innervazioni, penetrandone il fondo e la sostanza. Per√≤, mai con mez ¬≠zi realistici. Piuttosto, assor ¬≠bendo le esperienze sociali ne ¬≠gative nell’autonomia dell’o ¬≠pera d’arte… con un solo me ¬≠mento: la realt√† sociale non √® tutto. E qui, la visione co ¬≠munista dell’arte, il cosiddet ¬≠to realismo socialista, risulta altrettanto superficiale e cat ¬≠tiva che l’idea ‘platonica’ di un’arte del tutto distaccata dalla realt√†: perch√© nei due casi manca un rapporto dia ¬≠lettico con la realt√† stessa ¬Ľ.
Non ha mai ritenuto oppor ¬≠tuno di rivedere la sua anti ¬≠ca condanna dei mass media? Non trova che i progressi in ¬≠tellettuali ad alto livello sia ¬≠no pi√Ļ vivi proprio nelle so ¬≠ciet√† saturate da decenni di industria culturale, e non do ¬≠ve la cultura viene gestita soltanto da √©lites ristrette?
¬ę Niente affatto! Confermo tutto ci√≤ che ho scritto da quarant’anni contro i mass media! Addirittura, gi√† nel ’38, nel saggio II carattere di feticcio in musica (nel volu ¬≠me Dissonanze) delineavo gi√† un programma possibile per la pop art futura, come mon ¬≠taggio di elementi decaduti e decrepiti, portati a seconda vita con un’operazione di significato tutto diverso da quello dell’industria cultu ¬≠rale che li ha prodotti una prima volta. Per√≤, riaffermo: ogni progresso artistico auto ¬≠nomo si porta a vita soltanto fuori dalla sfera dell’industria culturale, in totale non-con ¬≠formismo rispetto ad essa ¬Ľ.
Come giudica l’acuto di ¬≠lemma attuale degli scrittori che vogliono la rivoluzione nella letteratura e la rivolu ¬≠zione nella societ√†, per√≤ se vogliono raggiungere le masse sono costretti a esprimersi in termini ottocenteschi, mentre gli scritti veramente rivoluzio ¬≠nari vengono decifrati soltan ¬≠to dai mandarini?
¬ę Non credo affatto che im ¬≠porti mai a chi si diriga una operazione culturale. Non √® un criterio che riguarda l’ar ¬≠te, l’indirizzarsi a un’√©lite op ¬≠pure a una massa. Anzi, il tentativo di molti rispettabili autori di mettersi al passo con la realt√† o al corrente con la politica non conta pro ¬≠prio niente, e ispira semmai commiserazione. La rivoluzio ¬≠ne si fa solo nella letteratura. In politica, √® un’illusione. Chi va verso le masse, lo fa solo a spese della qualit√† artistica, a spese dell’immaginazione. Invece di rompere attraverso la realt√†, il realismo sociali ¬≠sta costringe invece lo scrit ¬≠tore ad accettare fondamen ¬≠talmente il mondo cos√¨ com’√®, senza mai oltrepassare il da ¬≠to dell’esperienza. E non per nulla un autore come Beckett risulta molto pi√Ļ progressivo socialmente che non la lette ¬≠ratura che s√¨ pretende avan ¬≠zata ¬Ľ.
Che cosa pensa, oggi, Ador ¬≠no, e che cosa insegna ai suoi studenti, dei nessi fra la Teo ¬≠ria e la Praxis? (E’ una do ¬≠manda che gli viene rivolta sovente…).
¬ęNon bisogna neanche so ¬≠pravvalutare questi ultimi sviluppi nevrastenici, n√© la loro possibile durata. Ormai si usa buttare la letteratura tutta quanta nella pattumie ¬≠ra, e limitarsi a gridare ‘Ho – Ho – Ho Chi Min’, come se questo risolvesse i problemi culturali del nostro tempo. Per√≤ questo non esprime tanto la rivoluzione quanto piut ¬≠tosto un’estrema difficolt√† cul ¬≠turale, e le intricate confu ¬≠sioni dell’arte contemporanea. Infatti questi urli cinesi ven ¬≠gono prevalentemente emessi da agenti dell’arte e della let ¬≠teratura frustrati dal sistema commerciale in cui sono im ¬≠mischiati e coinvolti. Queste pedine deluse dell’industria culturale non sanno intende ¬≠re i veri elementi critici del ¬≠l’arte, perci√≤ invocano Ho Chi Min per sfogare i propri com ¬≠plessi di colpa. Ma io sono estremamente scettico sulla diretta soggezione dell’arte alle istanze politiche: per ra ¬≠gioni politiche, oltre che ar ¬≠tistiche e filosofiche ¬Ľ.

Teoria e pratica  

Ma ai suoi studenti, come parla, attualmente?
¬ę Le mie lezioni sono state interrotte da gruppi ultra che pretendevano di obbligarmi a fare dichiarazioni politiche dirette, ma io mi sono rifiu ¬≠tato. Ora sono impegnato in un vasto lavoro d’estetica. Lo ho interrotto solo provviso ¬≠riamente per qualche breve riflessione appunto sui rap ¬≠porti fra teoria e praxis… ¬Ľ.
In quale senso?
¬ę Che la teoria non √® affat ¬≠to lontana dall’arte, ecco! Ambedue non devono mai avere connessioni dirette – e meno che meno identit√† – con la pratica! La teoria, co ¬≠me l’arte, risulter√† tanto pi√Ļ stimolante quanto meno si ri ¬≠volger√† alla pratica! E io ri ¬≠fiuto enfaticamente ogni cen ¬≠sura per la quale il pensiero teorico possa essere soggetto a controllo sulla propria ap ¬≠plicabilit√† pratica! ¬Ľ.
Allora che cosa gli pare in ­teressante, attualmente, nella cultura tedesca?
¬ę La nostra Scuola di Fran ¬≠coforte √® cos√¨ distinta nei te ¬≠mi e nelle idee che ha assai poca simpatia per i movimen ¬≠ti al di fuori di essa, anche se interessano a qualche mio collega personalmente. La li ¬≠nea centrale del pensiero te ¬≠desco mi pare comunque la nostra, sia detto pure con nar ¬≠cisismo. Quello che facciamo noi, √® importante. Quello che avviene al di fuori, mi pare debolissimo: particolarmente in filosofia ¬Ľ.


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ÔĽŅ

3 Comments

  1. Pingback by LETTERATURA: I MAESTRI: Intervista a Theodor W. Adorno | Midi Blog — 16 Settembre 2008 @ 06:48

    […] Intervista a Theodor W. Adorno Archiviato in: Midi — Settembre 16, 2008 @ 8:32 am Franco Pecori: I cortei degli studenti in collera traversano fitti di manifesti e striscioni le desolate vie […]

  2. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: I MAESTRI: Intervista a Theodor W. Adorno - Il blog degli studenti. — 16 Settembre 2008 @ 07:49

    […] Read more Posted by | […]

  3. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 16 Settembre 2008 @ 21:41

    Il tema dell’autonomia dell’arte e della sua funzione ha affascinato pensatori e studiosi di tutti i tempi. Certamente l’arte non pu√≤ essere succube soprattutto di tendenze commerciali e consumistiche. Tuttavia, a mio modesto avviso, l’arte talvolta anticipa i tempi stessi e li informa, altre volte √® soggetta ad essi e, purtroppo condizionata, anche politicamente. In questo secondo caso (anche se √® quasi impossibile l’assoluta neutralit√†) pu√≤ perdere la sua libera espressione, la sua originalit√†. Sono convinto, per√≤, che l’arte, come la poesia, possa (deve), in certe situazioni, avere un grande ruolo, possa offrire (e in questo caso √® bene che prenda una posizione) un innegabile contributo a liberare l’uomo, anche dalla schiavit√Ļ di regimi totalitari (vedi, ad es., i contributi forniti da Garcia Lorca e da Pasternak, per citare due grandi personaggi assai vicini a noi). Diceva Flaubert: ‚ÄúL’arte, in certe circostanze, scuote gli animi mediocri, e interi mondi possono essere rivelati loro dai suoi interpreti pi√Ļ grossolani‚ÄĚ. E Marinetti scriveva: ‚ÄúL’arte √® per noi inseparabile dalla vita. Diventa arte-azione e come tale √® sola capace di forza profetica e divinatrice‚ÄĚ
    Gian Gabriele Benedetti

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