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LETTERATURA: I MAESTRI: La Chiesa contestata

3 Agosto 2008

di Virgilio Titone
[dal “Corriere della Sera”, luned√¨ 17 febbraio 1969] ¬†

L’episodio di Don Mazzi ci suggerisce qualche considera ¬≠zione. E’ significativo, in primo luogo, che nessuno parli di scisma. In altri tempi ci si sarebbe arrivati per molto me ¬≠no che non siano i gravi motivi ¬≠di dissenso del movimento dell’Isolotto. Ma l’ultimo di qualche rilievo si √® avuto quasi un secolo fa, quando i ¬ę vecchi cattolici ¬Ľ tedeschi, svizzeri, austriaci si ribellaro ¬≠no al dogma dell’infallibilit√† del Papa. E se ne potrebbe ri ¬≠cordare qualche altro anche in seguito – come quello dei mariaviti polacchi -, che pe ¬≠r√≤ ebbe carattere soltanto locale.
Oggi si continua a discutere e a protestare. I protagonisti dell’odierna contestazione non pensano minimamente a fon ¬≠dare una religione riformata. Hanno bisogno del prestigio e della tradizione della chiesa che combattono e che con la sua antica organizzazione gerarchica rappresenta il solo punto fermo e sicuro nello smarrimento quasi generale del sentimento religioso. San ¬≠no che, se si dichiarassero – e nessuno lo impedirebbe – gli apostoli di una chiesa in tutto indipendente, alcuni degli attuali seguaci potrebbero forse seguirli, ma il fatto non durerebbe a lungo.
Da ci√≤ il protrarsi di situa ¬≠zioni equivoche e incerte, caratteristiche del nostro tempo Una volta non era cos√¨. Il dis ¬≠senso si chiamava eresia, una parola non pi√Ļ di moda – anche questo √® significativo – e che nessuno vorrebbe pro ¬≠nunziare, n√© dall’una n√© dall’altra parte. E l’eresia o si riduceva al silenzio con la sco ¬≠munica e le conseguenti persecuzioni o si affermava vit ¬≠toriosa, proseguendo per la sua strada. Questo era possibile, perch√© i dissenzienti credevano in qualcosa di diver ¬≠so, che per√≤ conservava il carattere di una religione, nel senso proprio e tradizionale del termine, e cio√® di un rap ¬≠porto dell’uomo con la divinit√†. Quando invece a Dio si lascia un posto quasi marginale, la nuova religione non pu√≤ pi√Ļ sorgere n√© ha modo di affermarsi.
 

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I dissidenti o eterodossi dei vecchi tempi pregavano, com ¬≠battevano, attendevano che Dio desse loro un segno della sua grazia. Come avvenne a Lutero, il Papa poteva per loro identificarsi con l’anticristo. A un certo punto pensavano perci√≤ di non aver pi√Ļ niente da fare con lui. Ora in ¬≠vece non ci sono pi√Ļ martiri n√© si prega n√© si parla a un Dio da cui non si saprebbe nulla aspettare. Tutto somma ¬≠to, si continua anche in questo caso a contestare e la con ¬≠testazione non si allontana dai modi consueti. Se non ci fosse un’autorit√† da negare, tutto cadrebbe come un pallone sgonfiato. Se Roma consentisse non si saprebbe che cosa fare del suo consenso. Ma quel veto √® necessario, come agli altri lo √® stato il Vietnam. ¬ę I veri santi ¬Ľ, scrive Cesare Bal ¬≠bo a proposito del Savonaro ¬≠la, ¬ę non si servono del tem ¬≠pio a negozi umani… e i veri eroi di libert√†… non si per ¬≠dono in chiasso come lui ¬Ľ
Tuttavia, si pu√≤ condannare chi crede di parlarci con il linguaggio evangelico? N√© si pu√≤ n√© alcuno pensa a con ¬≠dannare il Vangelo. Ma da se ¬≠coli migliaia di umili e poveri preti nelle loro parrocchie, migliaia di missionari fra gli appestati e i lebbrosi, milioni di donne e di uomini cattolici nelle loro case hanno fatto del ¬≠l’amore cristiano la regola di una vita silenziosa ed eroica, n√© hanno sentito il bisogno di ribellarsi n√© di gridare al mon ¬≠do la loro ribellione. N√© gli splendori del trono impediro ¬≠no a Papa Giovanni di fare del suo pontificato una mis ¬≠sione continua di carit√† evan ¬≠gelica, n√© le infinite miserie dei campi di sterminio tede ¬≠schi o delle prigioni comuni ¬≠ste riuscirono a piegare mi ¬≠gliaia di altri preti, sicuri di s√© nella loro fede e pensosi solo degli altri. La fede dava a essi la forza di affermarsi vittoriosi sull’ottusa violenza e di continuare ad amare. Quando si ama, non c’√® posto per altro se non per l’amore. Nessuna delle pi√Ļ importanti dispute teologiche nei primi tempi del cristianesimo, quasi nessuno dei grandi movimenti protestanti agl’inizi dell’et√† moderna deriv√≤ dallo spirito del Vangelo.
 

*

Lutero era ossessionato dall’idea della salvazione. Tutto suo pensiero rifletteva il ter ¬≠rore delle pene infernali e la ricerca del mezzo migliore di evitarle. Il che non sarebbe in fondo n√© pi√Ļ morale n√© pi√Ļ immorale della ricerca dei mezzi meglio adatti ad arricchirsi. Per il resto la sua carit√† non lo dissuadeva dall’esortare la nobilt√† tedesca a massacrare come cani arrabbiati i contadini che, invocando il Vangelo, si erano ribel ¬≠lati ai loro oppressori. E con tutto ci√≤ dovrebbe conside ¬≠rarsi pi√Ļ umano o meno intollerante del fanatico e feroce Calvino, che a Ginevra non seppe trovare altra risposta possibile a chi non la pensava come lui se non il rogo.
Il cattolicesimo vive nella storia. Accanto alla sua evolu ¬≠zione, potremmo dire, visibile o dottrinale, della quale dai primi secoli i concili sono stati la manifestazione ufficiale pi√Ļ importante, ce n’√® stata un’al ¬≠tra, che di tempo in tempo ha continuato a riflettere la diversa sensibilit√† dei fedeli. Nel Medio Evo la paura della collera divina poteva dirsi il principale motivo della fede di quelle umili e ignare plebi.
Oggi un Dio vendicatore ci appare per lo meno ingiusto. Ugualmente, se Dante fosse vissuto ai nostri tempi, non avrebbe messo all’inferno i suoi amanti infelici. Siamo di ¬≠venuti pi√Ļ indulgenti gli uni verso gli altri e la stessa indul ¬≠genza ci attendiamo da Dio. Qualcosa di simile √® avvenuto con certi aspetti del culto o con la mutata interpretazione di dottrine antiche e accetta ¬≠te. Si son lasciati cadere i ra ¬≠mi secchi e la Chiesa ha contribuito a questa caduta. Ma tutto questo √® avvenuto quasi senza che ce ne siamo accorti e pi√Ļ rapidamente nell’ultimo cinquantennio che nei secoli precedenti. N√© tale processo √® finito.
 

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Le dispute dottrinali sono per√≤ le meno adatte a renderlo pi√Ļ efficace. Tra l’altro non trovano pi√Ļ il terreno sul qua ¬≠le possano come nel passato moltiplicarsi e riprodursi. Al ¬≠lora lo trovavano non nel dub ¬≠bio e nello scetticismo, oggi dappertutto diffusi, ma in una fede incrollabile e a tutti co ¬≠mune. Per lo stesso motivo gli attacchi ripetuti contro la ge ¬≠rarchia o l’autorit√† di Roma non potrebbero avere altro ri ¬≠sultato se non quello che pu√≤ osservarsi in alcune o forse nella maggior parte delle chie ¬≠se protestanti: la progressiva negazione del cristianesimo, ri ¬≠dotto ai suoi aspetti puramen ¬≠te umani o filantropici, a que ¬≠gli aspetti per i quali chiese, altari e pastori potrebbero ap ¬≠parire come l’ingiustificata ere ¬≠dit√† di tempi ormai superati.
Ma, poiché si può anche pensare Рalmeno ancora è permesso pensarlo Рche Dio non sia stato superato e nean ­che sconfitto, come da qual ­cuno si proclama, la via da se ­guire potrebbe essere quella che ci viene indicata dalle cose stesse; dalla natura di quel processo tuttora in atto.
Ci sarebbe bisogno di nuovi catechismi per fare di ogni parrocchia un centro operan ¬≠te di carit√† cristiana, che (an ¬≠che per mezzo di ¬ę cellule ¬Ľ laiche dappertutto diffuse) af ¬≠fratelli nell’amore tutti i par ¬≠rocchiani, soccorra coloro che di un soccorso, anche solo di una parola buona, avrebbero bisogno, i ricchi non meno dei poveri, e ridia a chi l’ha perduta una ragione di vivere? Ce ne sarebbe bisogno per credere, come si deve credere, che gli uomini sono quasi sempre migliori di quello che si giudichino? Che lo siano, √® dimostrato dal fatto che tutti si credono pi√Ļ buoni e umani degli altri e vorrebbero diver ¬≠samente comportarsi, se gli altri, come pensano, se la mal ¬≠vagit√† o disonest√† degli altri, lo permettesse. Non bastereb ¬≠be una tale riflessione per consentire un pi√Ļ vero e fe ¬≠condo amore fra tutti gli uo ¬≠mini di buona volont√†?

 

 

 

 

 


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4 Comments

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: I MAESTRI: La Chiesa contestata - Il blog degli studenti. — 3 Agosto 2008 @ 07:27

    […] Read more Posted by | […]

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 3 Agosto 2008 @ 16:38

    Spesso molti invocano cambiamenti da parte della Chiesa, contestandone alcuni aspetti ed alcuni principi, che ritengono superati nei tempi attuali. Ma sappiamo che la Chiesa usa la prudenza, √® lenta e ponderata a proporre nuovi indirizzi e diverse evoluzioni dei suoi principi. E ci√≤ √® anche comprensibile, se si considera quanto ebbe a dire Platone ne ‚ÄúLa Repubblica‚ÄĚ, libro VIII. Ma ci√≤ che resta di fermo, di sostanziale, di eternamente valido nella Chiesa, al di l√† di certi errori nelle sue gerarchie (non dimentichiamo che a formarle sono sempre esseri umani con i loro pregi ed i loro difetti) √® il concetto profondo dell’amore, di quell’amore di cui √® pervaso tutto il Vangelo; di quell’amore, di quella carit√† tanto ben cantata ed esaltata da San Paolo in una sua meravigliosa, altamente significativa lettera. E questo, insieme a tante e tante persone, laiche e non, che si prodigano nel bene e nella carit√†, fa grandissima ed unica la Chiesa.
    Ho apprezzato moltissimo questo “pezzo” stimolante e di grande levatura concettuale
    Gian Gabriele Benedetti

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 3 Agosto 2008 @ 17:29

    Ne discutevo oggi a tavola con mio figlio Stefano e mia cognata: sostengo che oggi i maggiori pericoli per la stabilit√† della Chiesa vengono dall’interno, in particolar modo da certi presbiteri che vanno in cerca di attenzione e di notoriet√†, assumendo atteggiamenti in pubblico (anzich√© nelle sedi opportune) di critica, se non addirittura di denigrazione della Chiesa, e perfino del Papa.
    Si dimenticano che l’ubbidienza e l’umilt√† devono sempre improntare la loro azione e la loro parola. Ci sono all’interno della Chiesa le sedi per discutere. E’ l√¨ che si deve costruire per il futuro, correggendo devianze ed errori. Mai mettersi davanti ad una telecamera, o rispondere all’intervista di un giornale per guadagnare una fasulla notoriet√†.

    Bart

  4. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 3 Agosto 2008 @ 22:33

    Condivido totalmente, Bartolomeo
    Gian Gabriele

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart