di Alberto Bevilacqua
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 30 ottobre 1969]

Il mondo, lo stesso delle grandi pianificazioni di massa e degli investimenti in ogni possibile settore del consumo, sta divulgando la magìa; sia a livello spicciolo e borghese, sia a livello di pseudoreligio ­ne, mostra di non averne più timore, ma con una dimesti ­chezza troppo concitata per ­ché quel timore non continui a vedersi sul fondo.

Persino i delitti di profana ­zione nel cimitero di Highgate, con le loro tracce di pe ­tali di fiori e piume di gallo che un tempo sconvolgevano le albe londinesi e facevano pensare a sadici, spaventosi, dannati necrofili, ora attirano comunque una curiosità che ha perso gli artigli sia verso se stessa che verso gli altri; la stessa curiosità che, a conti fatti, è stata più forte dello sgomento dopo la strage nella villa Polanski. Molti altri per ­sonaggi vanno uscendo dalle tenebre che li imprigionavano, per entrare nella solarità ambigua dei divi di passaggio.

Alex Sanders, il mago lon ­dinese erede in proprio dei misteri di Eleusi, Iside, Mitra, opera ormai le investiture del ­le sue nuove streghe, con una lista nutrita di ragazze e don ­ne, fino a ieri del tutto nor ­mali, che aspettano il loro tur ­no. Sempre a Londra, l’Associazione spiritistica di Belgra ­ve Square, che inquadra cele ­bri medium come tanti impie ­gati, consente a chiunque di evocare le anime dei defunti più cari al prezzo di cinque sterline a seduta. Vi si entra come in un cinema, in un tea ­tro, e la folla che mette piede in quei saloni, come oltre il confine di un’Ade desolata do ­ve si sfrutta il nulla, trasmette lo sgomento delle colonne dei profughi spinte in una marcia assurda.

E’ un clima in cui con di ­screta tranquillità si ammette pubblicamente sui giornali che un certo Padre Basil Prendergast, docente di Sacra Scrittu ­ra in una scuola cattolica in ­glese, è stato sospeso a divinis per aver celebrato messe nere usando come altari le giovani allieve nude. Così co ­me, con discreta tranquillità, Anton La Vey, un quaranten ­ne di origine ungherese che di ­ce di essere Satana e di regna ­re sulla Terra da quattro an ­ni, ha ricevuto nella sua di ­mora di San Francisco (total ­mente dipinta di nero in piena California Street) una folla di giornalisti, dopo la strage a villa Polanski. La Vey, infatti, ha collaborato a Rosemary’s baby e di sua mano è la ma ­schera demoniaca del neona ­to, che si intravvede nel fina ­le del film tra le tendine della fatidica culla. Il compito di Lucifero-La Vey è di celebrare matrimoni satanici che sem ­brano essere del tutto regolari e si svolgono all’insegna della invocazione: « Siate maledetti nel nome di Satana. Queste nozze sono state volute dall’Inferno. Viva Satana! ». Il compito dei giornalisti e dei fotografi che si sono trovati tra gli scheletri e le lapidi del ­la casa di San Francisco, in ­vece, è stato di commentare confusamente fenomeni che si ritenevano circoscritti entro il caso limite e che ora dilagano (in pochissimo tempo, la chie ­sa di La Vey è riuscita a rac ­cogliere più di settemila membri).

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Di fronte a questo e ad al ­tri episodi, si è parlato di de ­monio di massa, con statisti ­che secondo le quali i maghi italiani (ne ignoriamo i crite ­ri di investitura) sarebbero diecimila e due milioni i tede ­schi presi nei labirinti della magìa; il bilancio annuale del ­la stregoneria in Francia am ­monterebbe invece a trecento miliardi di franchi e a cento miliardi al mese quello degli americani. L’Italia, anzi Mila ­no, non è da meno. Si parla di dodici miliardi annui spesi dai milanesi per consultare chiro ­manti. Quanto siano attendi ­bili statistiche del genere, non si sa; ma è certo che esse non possono più guardarsi con la ironia di prima, perché dopo i resoconti giornalistici e le fitte rivelazioni a catena in margine alla strage di Holly ­wood, un sottosuolo formico ­lante si è improvvisamente il ­luminato, sia pure con il ra ­pido flash da fotoreporter.

In un suo intelligente arti ­colo, Domenico De Masi af ­fermava recentemente che il fenomeno godrà nei prossimi anni di una crescente fortuna, essendo composto di tutti que ­gli ingredienti che oggi trova ­no riscontro nei gusti delle masse: « un buon margine di mistero e di avventura, il fa ­scino del proibito, la contesta ­zione delle forme tradizionali di religione e di morale, una buona dose di erotismo; e la possibilità di partecipare col ­lettivamente a tutte queste sug ­gestioni ». De Masi aggiunge che l’oscurità dei luoghi d’in ­contro accomuna simili tipi di intrattenimento ai nights sot ­terranei; la promiscuità e la mancanza di inibizioni li av ­vicinano all’happening; mentre il carattere collettivo rie ­voca le cariche emotive scate ­nate negli stadi e nelle piazze. C’è anche la lucida aberrazio ­ne degli sport più spericolati.

Siamo d’accordo con De Masi, ma i grandi interrogativi rimangono fitti intorno alla fonte di tutto ciò (il bisogno figurativo del magico sta in ­sinuandosi sempre più anche nelle opere di registi e scrit ­tori). Cos’è, insomma, che al di là dell’esasperazione feno ­menologica sta sovrapponendo alle certe strutture del duemi ­la, l’estasi, l’incertezza ango ­sciosa, l’improbabilità onirica dell’antica mitologia giudaica, dei culti dionisiaci e, via via, delle favole tragiche dei Cata ­ri e dei Templari, della Mes ­sa Medici, della messa del ­l’abate Guibour, dell’abbazia di Medmenham nell’Inghilter ­ra del XVIII secolo? E per quale ragione il grottesco ar ­riva a mescolarsi all’orrore della profanazione?

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La ribellione ai tempi, la meccanica di usurpazione con ­tro il potere costituito, sono le stesse che stanno alle spalle di figure come quelle di Vintras e Boullan, che coinvolsero Huysmans, che provocarono le straordinarie mistificazioni di Léo Taxil, padre di Diana Vaughan, la papessa del Palladium: cioè dell’Alta Masso ­neria di Lucifero. Ma è la scintilla psicanalitica (o spiri ­tuale, perché no?) che balena sul fondo di questo coro di umanità, ancora inafferrabile e misteriosa.

La Demonologia e gli archi ­vi dell’inquisizione ci dicono che stragi come quella di Hol ­lywood seguono scacchiere criminali ben note al buio dei secoli; le mani di allora colpi ­vano esattamente come quelle di oggi. Ciò che è nuovo è la vastità di un’angoscia che tra ­sforma quel tale demonio di massa da etichetta intellettua ­listica (una delle tante, capaci di capovolgere la realtà attra ­verso la moda) in un movi ­mento che tende all’alibi spi ­rituale e, tutto sommato, a sentirsi insieme, magari attra ­verso l’iconografia più sconta ­ta del fanatismo, in un mondo dove né la passione, né l’ideo ­logia, né i sentimenti sembra ­no bastare per sentirsi insie ­me. Le Istruzioni del faraone Merikara, intorno alla fine dell’ottava dinastia, affermano: « Un Dio ha donato la magìa agli uomini per aiutarli a di ­fendersi! ». Allora da una ter ­ra popolata da troppi fanta ­smi, miti, illusioni; oggi da una terra nel cui vuoto pas ­sano gli echi di remote invo ­cazioni e maledizioni.

Ci sono poi coloro che ve ­dono in tutto questo la possi ­bilità di una nuova intesa fi ­losofica tra gli uomini (addi ­rittura di un ponte spirituale tra Europa e Asia) che si fon ­derà sulle suggestioni della mente, senza bisogno di par ­ticolari testi scritti; si arriva alle teorie dei pensatori taoisti, a quel Chuang Tse che nel IV secolo riconosceva agli uo ­mini il potere di creare da se stessi figure del mistero nelle mani delle quali essere poi vit ­time: fingere addirittura â— fi ­no all’autopunizione e al ter ­rore â— un mistero che non si ha più, con le sue ombre da origine prenatale, da sottosuo ­lo, in un mondo dove tutto è così chiaro da confondersi con la più banale delle luci.

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