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LETTERATURA: I MAESTRI: La memoria di Marinetti

27 Maggio 2014

di Carlo Bo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 31 agosto 1969]

Nuovo Marinetti delle Ope ­re e inedito, La grande Milano tradizionale e futuri ­sta e Una sensibilità italiana nata in Egitto (con prefazione di Giansiro Ferrata, testo e note a cura di Luciano de Ma ­ria, ed. Mondadori, pp. 358, L. 3000).

La prima osservazione da fare riguarda una curiosa coin ¬≠cidenza fra il primo titolo e la natura stessa dello scrittore che, nel momento di per s√© abbastanza curioso della me ¬≠moria, si rivela impegnato fra ci√≤ che costituiva il suo fondo costante di obbedienza alla tra ¬≠dizione letteraria e il capitale del nuovo e del rivoluzionario. Marinetti negli ultimi tempi della sua vita, reduce dalla campagna di Russia che do ¬≠veva restare come la prova assoluta della sua ingenuit√† e della sua buona fede, mentre si trova a Venezia detta alla moglie o all’infermiera o alle figlie queste pagine di evoca ¬≠zione.

*

Intanto non si pu√≤ tacere il fatto di questo ritorno alla memoria e di un ritorno cos√¨ gonfio di partecipazione senti ¬≠mentale contro cui ben poco valgono le premesse rivoluzio ¬≠narie. Per avere un’idea della sproporzione che esiste fra i due momenti dell’ispirazione basta osservare che quando lo scrittore ripensa a uomini o a cose del suo passato privato il testo ha una diversa vibra ¬≠tone e qualche volta si ha la sensazione che il Marinetti avesse fatto assai bene le sue classi naturaliste; al contrario quando sposta l’attenzione sul ¬≠la parte ¬ę futurista ¬Ľ la sua voce ha una contrazione, quasi intendesse obbedire a un’esigenza di pura verit√† storica. Del resto, non si tratta nep ¬≠pure di una novit√†: chi aves ¬≠se studiato con un po’ di cura gli inizi dello scrittore Marinetti, avrebbe immediatamen ¬≠te scoperto che la parte del patrimonio culturale superava di gran lunga l’ispirazione ri ¬≠bellistica che, per forza di co ¬≠se, doveva essere contenuta in frasi di immediata recezione e del tutto sfruttabili dal pun ¬≠to di vista dell’economia di mercato.

Ma non √® questo il punto pi√Ļ interessante: a nostro av ¬≠viso il nuovo testo consente un’operazione molto pi√Ļ utile ai fini dell’interpretazione psi ¬≠cologica del Marinetti. Vale a dire, perch√© √® nato il futuri ¬≠smo e in che modo si √® ve ¬≠rificato l’evento? Infatti non vuol dire molto che la sua prima formazione sia stata tradizionale, il Marinetti ave ¬≠va fatto la sua brava scuola in Francia e da quella grande letteratura simbolista e natu ¬≠ralista aveva imparato un cer ¬≠to tipo di mestiere. Cos√¨ dopo un primo tempo di attivit√† an ¬≠cora ¬ę tradizionale ¬Ľ (senza ve ¬≠nir meno alla regola dei sa ¬≠lotti e dell’establishment bor ¬≠ghese dei primi anni del No ¬≠vecento) egli si √® trovato na ¬≠turalmente portato a una nuo ¬≠va accezione di letteratura. Proprio perch√© Marinetti ave ¬≠va consumato in breve tempo le risorse della tradizione, gli venne naturale cercare di in ¬≠terpretare tutto ci√≤ che stava dietro il sipario e che pur es ¬≠sendo vivissimo non aveva an ¬≠cora un nome.

Cos√¨ come stanno le cose sembra arduo negargli questo merito: Marinetti √® stato un inventore di atmosfere e di ci√≤ il nuovo testo ci fornisce pi√Ļ di una conferma. Se in ¬≠fatti non avesse subito da principio questa spinta nel ¬≠l’ambito della letteratura d’or ¬≠dine, non avrebbe certo po ¬≠tuto a distanza di trent’anni farne la storia che per evi ¬≠denti ragioni sarebbe stato piuttosto un affresco, una te ¬≠stimonianza fatta soprattutto dal di fuori e ormai quasi del tutto pacificata. Del resto an ¬≠che nel vivo della lotta Ma ¬≠rinetti dava l’impressione di essere, in fondo, distaccato: non che non credesse alle proposte che sentivano forte ¬≠mente il richiamo del momen ¬≠to e quello dell’opportunit√† delle presentazioni, no, resta per√≤ stabilito che egli sapeva tirarsi da parte e considerare la sua stessa partecipazione di futurista da un punto di vista storico.

*

Resta da notare un fatto che non investe soltanto il terreno dei risultati ma toc ¬≠ca molto da vicino la natura della sua immaginazione. Ma ¬≠rinetti aveva una particolare concezione del sentirsi prota ¬≠gonista e quindi un modo tut ¬≠to suo di raccontare gli avve ¬≠nimenti. Molte annotazioni de ¬≠nunciano una serie di possibi ¬≠lit√† che lo scrittore trascur√≤: egli avrebbe potuto benissimo darci lo stesso quadro della ¬ę grande Milano ¬Ľ in un altro modo; ora se non lo ha fatto √® perch√© fino alla fine la sua scrittura era diretta, dovendo restituire l’intensit√† della pri ¬≠ma emozione. Non per nulla certi ritmi, certe ripetizioni stanno a testimoniare la per ¬≠sistenza della sua foga. Lo stesso dicasi per il tono gri ¬≠dato: Marinetti che era stato a suo tempo un bravissimo ¬ę dicitore ¬Ľ non era mai riu ¬≠scito a perdere questa caratte ¬≠ristica, egli cio√® voleva far capire che stava ¬ę recitando ¬Ľ e che i pezzi pi√Ļ recitati ave ¬≠vano la funzione di richiamo all’ordine, che nel caso parti ¬≠colare significava richiamo al ¬≠la figura del rivoluzionario in letteratura.

Oltre che per questi valori di conferma e di approfondi ¬≠mento, i due testi si racco ¬≠mandano per molte altre ra ¬≠gioni. Accenniamo a quella che per noi ha un significato di prim’ordine: dai due testi sal ¬≠ta fuori un affresco straordi ¬≠nariamente ricco di notizie. Nonostante la foga, nonostante gli errori di fatto o gli i evidenti vuoti della memoria, il libro √® una miniera di sug ¬≠gestioni e chi non abbia an ¬≠cora perduto il gusto della petite histoire potr√† trovare in queste pagine una delle poche vie per raggiungere un mondo perduto, che la segna ¬≠letica delle opere non √® pi√Ļ sufficiente a rendere vivo.

Ma non salta fuori solo un’atmosfera, salta prima di tutto sulle tavole di questo teatro lo scrittore, l’uomo Ma ¬≠rinetti e √Ę‚ÄĒ tutto sommato √Ę‚ÄĒ a ben guardare c’era nella sua passione di ¬ę spettacolarizza ¬≠re ¬Ľ tutto un dato innegabile di passione sincera, di fede. Si ha di nuovo la prova su questo punto come il giuoco stesso della vita lo portasse a fare delle scelte che avreb ¬≠bero pesato un po’ per tutti. E alla fine stanco, abbattuto, pieno di delusione e di ama ¬≠rezza non viene meno alla consegna della sua esistenza e continua a parlare (dettare si ¬≠gnificava anche non scrivere da solo, partecipare, stare fra la gente): la memoria quindi poteva diventare l’ultimo se ¬≠gno di vita e ci√≤ che di solito va calcolato come un ripie ¬≠gamento, come un atto di ac ¬≠cettazione della realt√†, per Ma ¬≠rinetti diventava l’ultima ma ¬≠nifestazione di presenza orgo ¬≠gliosa e di protesta.


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Bart