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LETTERATURA: I MAESTRI: La rioccupazione della realtà

16 Marzo 2017

di Angelo Guglielmi
[da ‚ÄúQuindici‚ÄĚ, numero 18, luglio 1969]

Walter Pedull√†, ‚ÄúLa letteratura del benessere‚ÄĚ, Edizioni
Libreria scientifica, Napoli, pp. 498, L. 4.000

Ho letto la letteratura del benessere di Walter Pedull√†, raccolta di saggi, articoli e interventi pubblicati sull’ ‚ÄúAvanti‚ÄĚ negli ultimi anni. Non √® una recensione quella che mi accingo a fare: la recensione, in quanto meccanismo di celebrazione o di condanna, √® una forma non pi√Ļ frequentabile. L’utilit√† di un libro √® nello stimolare lo sviluppo di un dibattito, nell’esigere sforzi verso ulteriori e pi√Ļ difficili approfondimenti.

Nel voluminoso libro di Pedull√† si pu√≤ leggere questa frase, che √® peraltro sommamente indicativa dell’atteggiamento del suo autore, a met√† tra rottura e continuit√†, tra rispetto del passato e ricerca del futuro, tra devozione e ribellione, tra obbedienza e resistenza: “C’√® una somiglianza dell’atteggiamento intellettuale del filosofo tedesco (sta parlando di Marcuse) con quello di certe correnti dello sperimentalismo avanguardistico. Si pensi ai creatori di testi letterari dei quali √® impossibile un qualsiasi rinvio alla realt√†. Sono cos√¨ estranei a questa che non solo non possono essere verificati su di essa, ma dichiarano la loro completa autonomia dal mondo, col quale hanno interrotto i canali di comunicazione; meta- letteratura insomma. E alla metaletteratura assomiglia l’utopia di Marcuse: della quale non si pu√≤ dire quanto dista dalla realt√†, perch√© ignora le tappe del cammino per arrivarci, un diverso del quale potremmo essere alla vigilia ma che molto pi√Ļ facilmente invece √® irraggiungibile, incentivo a una perenne avventura da cui ci si ripromette di aver tutto e subito, oppure non averlo mai”. La frase √® abbastanza chiara: i due punti su cui si concentra sono:

1 ) la natura metafisica del pensiero di Marcuse, e, pi√Ļ in generale, l’irrealt√† dell’utopia, la condanna dell’ estremi ¬≠smo in quanto velleitario e improduttivo; 2) il disinteres ¬≠se per la realt√† della letteratura neosperimentale, il suo distacco dal mondo, il suo soliloquio formalistico. Questi due punti contengono affermazioni inaccettabili (o comunque formulate in vista di deduzioni improprie) che nascono da una valutazione imperfetta del contesto generale in cui i singoli fenomeni presi in esame trovano posto e si collocano.

Ovviamente non mi preme qui tanto discutere su Marcuse, appurare il punto di rigore del suo pensiero, denunciarne gli eventuali aspetti d’improbabilit√†, indaga ¬≠re sulla fondatezza delle sue analisi, ecco non √® questo il punto: il mio interesse √® altrove. Cosi diamo pure per scontato il carattere utopistico della costruzione intellet ¬≠tuale marcusiana, la sua estraneit√† rispetto al rigore di un pensiero autenticamente filosofico, e addebitiamogli pure (alla sua elaborazione) senz’altre repliche i limiti di profezia, di progetto fantastico. Bene, mettiamo pure che sia cos√¨, e che trovi anche noi concordi l’ipotesi che il progetto filosofico di Marcuse si presenti interamente e senza scampo con i connotati dell’utopia. Dove tuttavia non possiamo essere d’accordo √® sul valore da accordare all’utopia, sulla natura del segno con cui si presenta l’utopia oggi.

L’attuale momento storico, strenuamente impegnato in un gigantesco esercizio di mistificazione, ha portato cosi avanti il processo di spersonalizzazione dell’uomo e di disumanizzazione della vita che ogni tentativo di aggiustamento, ogni volont√† di correzione, per quanta con buona fede sofferta, √® impari al compito che si propone. Anzi rischia di risolversi in un ulteriore peggio ¬≠ramento della situazione involutiva, cos√¨ come accade allorch√© si cerca di mettere ordine in un gomitolo di lana i cui fili si siano strettamente aggrovigliati in un indistri ¬≠cabile imbroglio. In questo caso l’atteggiamento riformi ¬≠stico, la volont√† di procedere a correttivi, lasciando intatto il contesto generale, il binario portante in cui il mondo sta rotolando, nella presunzione (assurda) che quelli (i correttivi) alla fine non potranno che modificare questo (il contesto generale), si rivela (questo s√¨) un atteggiamento utopistico, irrimediabilmente segnato da connotazioni metafisiche, nel senso di non maturato attraverso un esame realistico dell’attuale momento storico, e piuttosto sviluppatosi all’interno di un vagheg ¬≠giamento ideale, di un inganno della coscienza, di un colpevole ottimismo filosofico. Cos√¨ si pu√≤ affermare che la situazione attuale √® tale che immaginare alternative, a diretta portata di mano, indicare soluzioni frettolose, fornire prefigurazioni troppo esatte del nuovo, significa scegliere un comportamento che, dove secondo una valutazione convenzionale, parrebbe sommamente reali ¬≠stico, ispirato alla responsabilit√† del momento e insomma propriamente “politico‚ÄĚ, nei fatti rischia di risultare sommamente irrealistico, velleitario e irresponsabile. E al contrario esimersi dal formulare alternative fino in fondo definite che poi significa rifiutarsi di attenersi alla regola suggeritaci dal buon senso di non lasciare mai la donna con cui stiamo se prima non ce ne siamo trovata una nuova; invocare un nuovo che, trovandosi al di l√† e oltre, non pu√≤ che presentarsi nella forma della profezia, e vivere’ in un linguaggio per forza commosso e alterato; collezionare una catena di ‚Äúno‚ÄĚ che significa soltanto scoprire in tutti i possibili ‚Äús√¨‚ÄĚ che il mercato culturale astutamente tende a metterci sulle labbra altrettanti alibi al cui riparo opportunamente protetta continui a svilup ¬≠parsi la tendenza involutiva; ecco, questo comportamen ¬≠to alla prova dei fatti si rivela molto meno irrealistico e astratto (pi√Ļ ricco di contenuto politico cio√® di capacit√† mobilitante) di quanto una valutazione frettolosa (con ¬≠venzionale) potrebbe indurre a pensare. Cos√¨ oggi paren ¬≠do a noi assolutamente innegabile l’utilit√† di porsi di fronte all’azione politica con un approccio esaltato e di fatto incongruo se ne ricava che nella situazione attuale, stante le caratteristiche sopra indicate, l’irrealt√† dell’uto ¬≠pia √® la realt√† della politica. Allora quando Pedull√†, insistendo nel suo tentativo di minimizzare la carica costruttiva e il valore di spinta dei vari movimenti estremistici e di contestazione, ad essi nega la capacit√† di costruire sui tempi lunghi e in prospettiva, e afferma che ‚Äúla stessa contestazione globale produce i suoi effetti maggiori sui problemi settoriali: l’universit√† ad esempio‚ÄĚ, egli sa di dire una cosa che non corrisponde al vero. Infatti Pedull√† non pu√≤ non sapere che proprio il problema della universit√† non potr√† mai essere risolto finch√© ci si ostiner√† ad affrontarlo al di fuori del pi√Ļ ampio problema del rinnovamento del complesso delle strutture portanti del Paese (non √® un caso che la contestazione studentesca infuria vieppi√Ļ proprio in quei paesi dove √Ę‚ÄĒ e non da ieri √Ę‚ÄĒ la scuola funziona meglio ponendosi anzi con valore di modello dal punto di vista di una concezione democratico-liberale o, se si vuole, socialdemocratica dello stato e della societ√†) e che dunque la soluzione del problema dell’universit√† √® proprio l’obiettivo che la contestazione globale rischia di mancare. Peraltro √® scarsamente interessata a questo obiettivo. Si sa che caratteristica (e non da oggi) della contestazione √® proprio di rifiutarsi di agire come strumento riformistico e di tentare di avviare un discorso pi√Ļ ampio che peraltro nei suoi enunciati pi√Ļ elementari e dunque pi√Ļ vistosi si manifesta come discorso contro le riforme.

A livello pi√Ļ profondo la contestazione si manifesta come atteggiamento culturale, come capacit√† di penetra ¬≠re nelle cose al di l√† di ogni loro difesa o alibi, come dibattito critico permanente che si produce quasi auto ¬≠maticamente ad ogni livello di decisione, di proposito e di azione che la societ√† si accinge a pensare e intrapren ¬≠dere, quindi come presenza di un elemento dialettico persistente che impedisce da ora in poi ad ogni situazione di diventare definitiva, ad ogni gesto e intervento di essere irreversibile, ad ogni evento di irrigidirsi e fossiliz ¬≠zarsi. Cos√¨ volere considerare la contestazione come il momento negativo (cio√® distruttivo) del processo di evoluzione e di trasformazione in corso cui dovrebbe corrispondere il momento positivo (della ricostruzione) che ancora non si conosce √® ingiusto e non ha senso giacch√© la contestazione non √® certo la preparazione del nuovo ma √® gi√† per certi versi il nuovo indipendentemen ¬≠te dal tempo che gli occorrer√† per maturare e dei modi in cui si articoler√†.

N√© un discorso molto diverso si dovr√† fare per la letteratura neosperimentale, nel cui impegno Pedull√† tende a “leggere‚ÄĚ piuttosto una tensione verso il futuro che una conquista di futuro. L’assenza di un atteggia ¬≠mento pi√Ļ complice e meno sospettoso verso il lavoro della neoavanguardia si giustifica in lui (in Pedull√†) nella convinzione che essa (la neoavanguardia) ha prodotto ‚Äútesti letterari dei quali √® impossibile un qualsiasi rinvio alla realt√†’ , che si pongono in termini di assoluta ‚Äúautonomia nei riguardi del mondo, col quale hanno interrotto i canali di comunicazione‚ÄĚ.

Io riconosco con Pedull√† che alcune formulazioni teoriche elaborate dagli esponenti della neoavanguardia potrebbero autorizzare una lettura di questo genere: ma aggiungo subito che queste formulazioni devono essere considerate nel contesto generale in cui sono state espresse e allora acquistano un significato del tutto diverso da quello suggerito dalla loro lettera. Cos√¨ non √® assolutamente vero che i testi della letteratura neosperi ¬≠mentale nascono sulla base di una totale indifferenza per tutto ci√≤ che il mondo √® e rappresenta, di un conclamato esplicito intento di divorzio da esso. Sono costretto a citarmi per non suonare sospetto (per non aver l’aria di volermi aggiornare e mettere a livello imbastendo fretto ¬≠lose quanto tardive dichiarazioni). Io ho sempre detto (vedi Avanguardia e sperimentalismo, pagg. 15-20-84) che ”compito dello scrittore moderno √® effettuare il recupero della realt√†, liberandola dalle apparenze false in cui si manifesta. Svestire i poveri come i ricchi, perch√© i loro abiti non sono pi√Ļ portanti di significato, questo √® tenuto a fare‚ÄĚ. ‚ÄúLa strada dall’aneddoto alla realt√† si √® interrotta‚ÄĚ. Il problema √® di riannodare i contatti, il problema per la letteratura, dico. Come ci riuscir√†?

Procedendo ad una totale revisione dell’istituto della lingua. ‚ÄúLa lingua in quanto rappresentazione della realt√† √® ormai un congegno matto. Ogni ponte tra parola e cosa √® crollato. Tuttavia il riconoscimento della realt√† rimane lo scopo dello scrivere. Per realizzarlo la lingua che fin qui ha assolto compiti di rilevazione dell’anedotticit√† del reale, ponendosi nei confronti di questo in posizione frontale, di specchio in cui esso direttamente si rifletteva, dovr√† cambiare punto di vista. E cio√® o trasferirsi nel cuore della realt√†, trasformandosi da specchio riflettente in accurato registratore dei processi, anche i pi√Ļ irrazio ¬≠nali, del formarsi del reale; oppure continuando a rimanere all’esterno della realt√†, porre tra se stessa e questa un filtro attraverso il quale le cose, allargandosi in immagini surreali o allungandosi in forme allucinate, tornino a svelarsi‚ÄĚ. ‚ÄúCosi appare del tutto naturale che la ricerca sul linguaggio e, pi√Ļ in generale, il lavoro sulle tecniche narrative √® il primo problema che si pone per un romanziere oggi; e la sensibilit√† verso questo problema √® la prima e pi√Ļ sicura garanzia del suo interesse per la realt√†‚ÄĚ.

In questa prospettiva dire che la letteratura √® la letteratura o che la letteratura √® se stessa o che la letteratura √® linguaggio √Ę‚ÄĒ tutte affermazioni che effetti ¬≠vamente possono trovarsi nel prontuario teorico della neoavanguardia √Ę‚ÄĒ significa soltanto sottolineare la posi ¬≠zione di assoluto privilegio che viene ad acquistare il momento linguistico-strutturale all’interno di un proget ¬≠to di opera neosperimentale. Privilegio che si giustifica con il fatto che suo obiettivo (dell’opera neosperimenta ¬≠le) √® di ‚Äúprovocare l’emersione delle possibilit√† profonde, delle cariche interne delle cose: possibilit√† che non si configurano in termini di valore o almeno nei termini in cui siamo soliti intendere il valore, nel senso che non si coagulano in norme, in significati unilaterali, incontrover ¬≠tibili e indiscutibili, ma si articolano in una variet√† di stimoli e d’impulsi non coordinati dalla legge della coerenza e della univocit√† ma liberamente assortiti nel segno della polivalenza, della ambiguit√†, della contraddi ¬≠zione‚ÄĚ.

La promozione del concetto di ambiguità a categoria di valore (e cioè la possibilità di un valore semantico che si costruisca in quanto ambiguità e non in quanto univocità) è alla base dello sviluppo della letteratura nuova come letteratura che ha per obiettivo soltanto se stessa, cioè una letteratura che rimane silenziosa di fronte a domande che si aspettano risposte ragionevoli e in una sola direzione cioè ancora come una letteratura che si rifiuta di essere agita in senso praticistico utilitario.

Questo √® tutto. E dunque l’accostamento dell’utopismo marcusiano e pi√Ļ in generale dell’estremismo politi ¬≠co seppure in via analogica con lo sperimentalismo letterario e pi√Ļ in generale con il neoavanguardismo culturale √® perfettamente attendibile e sostenibile tutta ¬≠via si produce ed avviene non nel segno di una fuga dal mondo, dell’elusione di un atteggiamento responsabile e realistico ma al contrario nell’ambito della consapevo ¬≠lezza che il problema di un rapporto reale con le cose, della rioccupazione della realt√† √® legato alla nostra capacit√† di resistere alle scelte cosidette realistiche, cio√® suggerite dalla logica dei fatti, e al pesante potere di ricatto che essi esercitano, giacch√© si sa che soltanto combattendo contro questa logica potremo dire di avere lavorato per far fare al nostro mondo quel salto qualitativo che gli restituisca lo spazio per continuamente rinventarsi, svilupparsi e crescere e gli fornisca la forza di poter sopprimere sempre e in ogni momento ‚Äútutto ci√≤ che esiste e intende esistere e vivere indipendentemente dagli uomini‚ÄĚ.

 


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Bart