La Scapigliatura. Precorsero l’erotismo di D’Annunzio

di Giorgio Petrocchi
[da “La fiera letteraria”, numero 22, giovedì 1 giugno 1967]

Basata sopra un’amplissi ­ma capillare ricerca do ­cumentaria, che dai gior ­nali agli opuscoli, dai roman ­zi ai saggi storici, dalle rac ­colte di versi ai proclami let ­terari e alle memorie autobio ­grafiche coinvolge un quaran ­tennio di cultura italiana, que ­sta recentissima monumenta ­le Storia della Scapigliatura di Gaetano Mariani (Caltanissetta-Roma, editore Sciascia, 1967, pagg. 908, voi. 25 della collezio ­ne di letteratura « Aretusa », diretta da Arnaldo Bocelli) si iscrive come il migliore pro ­dotto della storiografia lette ­raria italiana di quest’anno. Il Mariani v’ha atteso lunghi an ­ni di pazientissime indagini, s’è applicato al tema con una straordinaria larghezza di pro ­spettiva storica e una sensibi ­lità critica ben capace di co ­gliere in felici sintesi il senso di un’epoca e, al tempo me ­desimo, di penetrare in tutti i labirinti dell’attività narrativa e poetica con preziosa e fre ­sca sottigliezza analitica. Ché, pur nella gran mole della mo ­nografia, irta, è naturale, di ri ­chiami e di raffronti, sostenu ­ta da un corredo fittissimo di note, la lettura delle pagine del Mariani non è mai distrat ­ta dalla minuzia o inaridita dal carico delle fonti, ma si svolge con agilità e vividezza, temprando con larga mes ­se di citazioni il ragionamen ­to sopra posizioni concettuali pur talvolta astratte o genericizzate dalla comune temperie artistica. Del resto la Scapi ­gliatura non fu un movimen ­to chiuso e nemmeno una ri ­stretta esperienza meramente letteraria, ma s’allargò dal campo delle lettere a quello delle arti figurative (un po’ meno della musica) e della pubblicistica politico-sociale; così come non fu prodotto del solo ambiente culturale mi ­lanese, ma conobbe almeno un’altra capitale, solo da po ­chi anni lumeggiata nelle sue individualità: Torino. E nem ­meno fu un fenomeno passeg ­gero, qualche stagione di bo ­hème meneghina, se l’arco del ­le istanze e dei prodotti lette ­rari può trascorrere, in una storia feconda di sviluppi e di soluzioni, dai fatti sociali del marzo-luglio 1860 almeno alla porzione novecentesca delle Note azzurre del Dossi, direi sino a quell’annotazione di fi ­ne 1906 nella quale il Dossi, se ­gnalando la morte di Cletto Arrighi, chiudeva per sé e per gli altri un simile lungo capi ­tolo di storia letteraria.

Il Mariani concilia felice ­mente l’esigenza di un discor ­so storicamente articolato con le legittime istanze di ritratti a sé stanti, accuratamente de ­finiti, delle singole personali ­tà. Altro persuasivo contem ­peramento è quello offerto dal ­la necessità di allargare l’at ­tenzione a scrittori dello stes ­so ambito cronologico e mora ­le che propriamente non deb ­bono essere inseriti tout-court nella Scapigliatura, ma a essa sono prossimi per qualche in ­discutibile identità d’ispirazio ­ne e di ideali, almeno in una certa fase della loro produzio ­ne (si pensi alle pagine sul De Marchi, sul Verga del pe ­riodo milanese, agli istruttivi accenni sui contatti tra il Nievo e i primi guizzi della sto ­na scapigliata). Il senso di mi ­sura di cui dà prova il Maria ­ni. è a tal proposito esempla ­re. sì che non gli si può pro ­prio imputare d’aver immerso in un gran calderone « scapigliato » situazioni e oggetti che non pertengono al caso letterario proposto. Per poter evitare questo rischio, e fon ­dare il proprio discorso sopra un istruttoria rigorosa di fatti, Mariani è partito da una minuziosa descrizione della na ­scita e dello sviluppo semantico del termine « Scapigliatu ­ra », producendo e chiosando testi rari e, molti, sconosciuti, sì da stabilire per se e per il lettore una strada ampia ma ben recintata, e sfuggire alla tentazione dello svago sugge ­stivo e del raffronto di gusto ottenendo infine il risul ­tato davvero cospicuo di stori ­cizzare la celebrata etichetta « nei suoi infiniti richiami, an ­che in quelli più fascinosi e cattivanti ». Per conseguire una simile controprova non poteva bastare l’illuminante panorama d’assieme, ma era necessario un tenacissimo in ­dugio critico sopra personag ­gi e personaggi letterari, le svariate loro opere, i rapporti strutturali all’interno della sin ­gola opera, le introspezioni di ambienti e di casi umani, il sentimento di una natura con amore ricercata e sempre ritro ­vata al fondo della memoria poetica, il senso vigile, pun ­gente, ardente della storia pa ­tria. Tutto ciò ha compiuto il Mariani, dandoci un concreto ritratto di Rovani e di Praga, di Tarchetti e di Boito, di Dos ­si e di Faldella e di Camerana. Che il recensore esponga ora le varie tesi discusse, le formule ben inverate, i giudi ­zi serenamente calibrati, non è impresa agevole. Desidero peraltro rammentare la sicu ­rezza con cui l’arte del Rova ­ni è individuata, dopo averne dimostrato i limiti d’ordine stilistico (tra linguaggio di cro ­nista e linguaggio di vero ro ­manziere) e di poetica (nel ­l’oscillazione tra un’eccessiva astrattezza e un caldo senti ­mento della storia, e ormai in grado di rivalutare, accanto ai Cento anni, un romanzo solita ­mente trascurato ma denso di drammaticità come la Libia d’oro, per concludere che l’esi ­to dell’artista era affidato alle possibilità che l’evocazione fantastica superasse il punti ­glioso omaggio che il Rovani si sente in obbligo di tributa ­re verso la verità storica: in ­flusso, forse, della onnipresen ­za del Manzoni nella Milano degli anni in cui il modesto impiegato della biblioteca di Brera attendeva alla elabora ­zione dei Cento anni.

I susseguenti ritratti non so ­no meno convincenti: la tesi dello sperimentalismo lette ­rario e della rigidezza programmatica di Emilio Praga è ben ancorata sul suo fonda- mentale sentimento della real ­tà, tanto acuto da Costringere il poeta di Tavolozza e di Penombre a una sorta di ripetu ­to bilancio delle proprie sen ­sazioni liriche, insidiato da una mancata coerenza stilistica e dall’eccessivo conglobar ­si di motivi e di spunti narra ­tivi. Si distingue il saggio sul Boito per il giudizio di fondo che ammette la possibilità di attuare « sul più scoperto ele ­mento di rappresentazione quell’elaborato processo che riposa costantemente sul ri ­scatto dell’immagine e sull’eli ­minazione della prima intui ­zione realistica che non esita a sacrificare a un più comples ­so disegno ove quell’intuizio ­ne si decanta in un elabora ­tissimo contesto ». L’ossessiva esasperazione fantastica e pa ­tetica del Tarchetti è posta in evidenza in un lungo saggio, che ripercorre il breve ma in ­tenso cammino dell’autore di Fosca con acute riletture di versi e di prose per individua ­re il nucleo ispiratore più au ­tentico in un’ininterrotta serie di sensazioni costantemente applicate alla trama del rac ­conto. Scrittori sopra i quali la critica più moderna, dal Con ­tini all’Isella, ha avuto modo di esercitarsi, (e penso soprat ­tutto al Faldella e al Dossi), trovano in Gaetano Mariani non soltanto un nuovo letto ­re di forme stilistiche, il che sarebbe troppo poco, ma un puntuale interprete di tensio ­ni polemiche e di reazioni mo ­rali veramente da Scapiglia ­tura. Cosi nel Dossi, accanto all’umoroso inventore di fat ­ti linguistici destinati a pro ­lungarsi nel nostro secolo, è stato; avvertito l’uomo dalla aperta rivolta morale, « un mi ­sto di cinismo e di arguzia, di scetticismo e di moralismo sentenzioso, di umanità e di « Bizzarria », uno scrittore che s’è educato sulle pagine del Richter e vi ha appreso l’arte di scomporre il personaggio e, nel momento stesso, di rompere e disperdere lo stile tradizionale della narrativa ottocentesca in volute di un grottesco impa ­reggiabile.

La Storia della Scapigliatu ­ra ha il merito, infine, di ri ­chiamare l’attenzione su una serie abbastanza consistente di scrittori minori, molti dei qua ­li erano ancora in attesa di una sistemazione critica. Pen ­so soprattutto ai profili dell’ul ­timo capitolo del libro, uno dei più suggestivi (Tra Scapi ­gliatura letteraria e Scapiglia ­tura democratica: una società in crisi), con la riscoperta di narratori come Paolo Valera, il Giarelli, il Ghislanzoni, il Cameroni, il Tronconi, la pre ­cisa individuazione del valo ­re e della parabola del roman ­zo sociale, gli agganci con le necessità della società contem ­poranea, la penetrazione del ­l’insegnamento di Zola, i pri ­mordi di una simbiosi eroti ­smo-rivendicazione etico-socia ­le che è alla base di parte del romanzo moderno (e dei com ­piacimenti erotici si stabilisco ­no i rapporti col D’Annunzio), la vibrante rappresentazione della Milano sottoproletaria, i retroscena politici e i precon ­cetti sociologici di questi scrit ­tori. Sarebbe sufficiente questo ultimo capitolo per assicurare l’importanza, anche sul piano della novità di casi letterari e delle doti dì storicizzare una materia così convulsa, della lunga fatica del Mariani.

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