Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: L’editore Neri Pozza risponde a G. A. Cibotto

12 Marzo 2012

[da ‚ÄúLa Fiera Letteraria‚ÄĚ, numero 6, gioved√¨ 9 febbraio 1967]

Caro Cibotto,

la lettera semichiusa che mi scrivi (Fiera Letteraria, 19 gen ­naio 1967) esige, senza mezzi ter ­mini, una risposta professionale. Nella sostanza, tu tocchi una del ­le piaghe delle quali è coperta
la nostra industria culturale, tut ¬≠ta occupata a rincorrere le novi ¬≠t√† del nostro tempo, con le esi ¬≠genze a carattere economico che vi sono implicite; e adombri, nel ¬≠la vitalit√† poetica degli autori che citi √Ę‚ÄĒ morti da poco e prov ¬≠visoriamente dimenticati √Ę‚ÄĒ uno specifico interesse editoriale. Insomma suggerisci in modo som ¬≠mario una serie di autori e di opere, dell’ultimo trentennio, re ¬≠peribili a fatica sul mercato ita ¬≠liano e meritevoli, a tuo parere, di lettura, di studio, di riflessio ¬≠ne da parte delle nuove genera ¬≠zioni.

Il problema andrebbe studiato da persone sveglie, discusso e af ¬≠frontato avendo per obiettivo ti ¬≠rature irrisorie (qualche migliaio di copie, per curiosi e ritardata- ri della cultura). Io non posso, per quello che vale il mio pare ¬≠re, dir altro che l’argomento me ¬≠riterebbe un attento studio, e che lo studio dovrebbe essere esperito con larghezza di espe ¬≠rienze ma senza fondare su di esso soverchie illusioni mercan ¬≠tili. In sostanza si tratterebbe di rileggere un centinaio di autori, a partire dall’inizio del secolo per arrivare alla fine della seconda guerra mondiale. Qualche cosa di simile al censimento critico of ¬≠ferto dal Pancrazi nel 1939, con i Racconti e novelle dell’Ottocento; e porterebbe certo a qualche scoperta letteraria. Ma chi se la sente di impostare e condurre a fondo un lavoro del genere, alla luce delle nostre esperienze e dei nostri gusti, quando mancano ancora al nostro mercato cultu ¬≠rale molti titoli tra quelli sugge ¬≠riti ventisette anni fa dal Pancrazi? Voglio dire: quale autori ¬≠t√† commerciale ha oggi, per le grandi case editrici, il parere di un critico sia pure autorevole? Non √® vero che la ristampa di un’opera poetica sia sempre at ¬≠tesa dal pubblico: √® sempre atte ¬≠sa da duemila buongustai, letto ¬≠li finissimi. Ma che cosa se ne fa un grande editore, di duemila lettori?

L’operazione critica, che pro ¬≠poni di svolgere in sede editoria ¬≠le, √® √Ę‚ÄĒ a dir poco √Ę‚ÄĒ sospetta ai collegi di lettura, agli esperti e, in generale, all’editor che ne de ¬≠cide la pubblicazione. Il loro giu ¬≠dizio non √® di merito ma di op ¬≠portunit√†, di tempestivit√† a raggiungere il mercato con un nome di prestigio, circonfuso di au ¬≠reole non dimenticate (vedi i ca ¬≠si recenti di Soldati e Pratolini). Nelle scelte delle grandi case √Ę‚ÄĒ se non vado errato √Ę‚ÄĒ una parte del gioco √® sostenuta dal diverti ¬≠mento, dal gusto mondano, dalla curiosit√† di un titolo nuovo. Non fosse cos√¨, gli uffici pubblicitari mondadoriani avrebbero deciso diversamente nei rapporti di un libro splendido come I giorni ve ¬≠ri di Giovanna Zangrandi (de ¬≠gno di dare il proprio nome a una stagione letteraria); o a un’opera prima come Gloria di Sergio Ferrer√≤, subito affondata nell’indifferenza del mercato, e √Ę‚ÄĒ peggio √Ę‚ÄĒ della critica. Ma che cosa c’e di ingrato in questi due libri, che cosa consiglia l’editore a lasciare inascoltato il grido ¬ę un uomo in mare! ¬Ľ, che vada ¬≠no avanti con la loro forza, che si salvino da soli? Caro mio, que ¬≠sto ti sembrer√† un discorso cru ¬≠do, irriguardoso per la fatica, le lacrime e magari il sangue che uno ci ha messo a scrivere le sue pagine. E ammettiamo per un momento che ci siano le une e l’altro (e che il pubblico le trovi sgradevoli, Irritanti, fastidiose, anche se vere e poetiche). L’edi ¬≠tore, che deve vendere quel tito ¬≠lo, non ha bisogno di fare trop ¬≠pa strada per capire lo stato d’animo del pubblico. Rivolge le sue lusinghe ad altri titoli, tien tirata la corda dove gli pare che il gioco valga la candela.

Un discorso crudo che è giusto fare

Stiamo diventando, anche sul piano editoriale, un grande Pae ¬≠se, modernamente strumentato e governato da eccellenti managers, che si valgono di ogni mez ¬≠zo pubblicitario per vendere un prodotto gradevole, ben confezio ¬≠nato. Stiamo imponendo al pub ¬≠blico una gamma stupefacente di prodotti, che nazioni pi√Ļ ricche della nostra ci comprano. Ed √® naturale, stando cos√¨ le cose, che ne vada di mezzo la poesia; che capiti al libro autentico di esse ¬≠re travolto da una valanga di cartaccia, che pubblico (e critici) finiscano √Ę‚ÄĒ in generale √Ę‚ÄĒ per essere toccati (sic!) dalle sugge ¬≠stioni della pubblicit√†. Dov’√® in Italia l’uomo autorevole, la voce ascoltata, la personalit√† critica capace di imporre 11 suo punto di vista ai lettori di un Paese culturalmente sottosviluppato co ¬≠me il nostro, se basta il chiasso mondano di un premio letterario a far la fortuna di un romanzo meno che mediocre? Se basta una nutrita e ben orchestrata campagna pubblicitaria, con con ¬≠torno di pappagalli, a far salire le tirature di racconti che non meriterebbero la curiosit√† di due ¬≠mila lettori?

Ma anche il pubblico (che vor ¬≠rebbe un Gattopardo all’anno), anche la critica, non esagerano dedicando abbondante spazio a opere, delle quali s’√® perduto √Ę‚ÄĒ per eccesso di indulgenza √Ę‚ÄĒ la proporzione?

Dicevo che viviamo in un Pae ¬≠se culturalmente sottosviluppa ¬≠to; e suppongo tu capisca al vo ¬≠lo quello che vorrei tacere per brevit√†. Ma questa √® una lettera pubblica, in seguito alla quale do ¬≠vrei trovare almeno un opposito ¬≠re capace √Ę‚ÄĒ con buone ragioni √Ę‚ÄĒ di coprirmi di insulti. E, invece, l’oppositore non ci sar√†, perch√© nessuno potr√† dimostrarmi che, in Italia, le strutture e le infra ¬≠strutture culturali sono efficien ¬≠ti. Il mercato editoriale italiano, rigoglioso per tanti aspetti, tro ¬≠va corrispettivi e consensi sol ¬≠tanto in seguito alle sue iniziati ¬≠ve; e pu√≤ con succ√®sso vendere la merce pi√Ļ indifferenziata in seguito alle capacit√† operative della sua industria, perch√© si tro ¬≠va davanti a un pubblico incapa ¬≠ce di distinguere: non dico con metodo critico ma col gusto del lettore avvertito. Che √® un let ¬≠tore di tipo medio. Ma il nostro, quello odierno, non ha retroter ¬≠ra culturale in senso moderno, mescola libri e televisione, e vi soprammette il cinema; e asse ¬≠dia le edicole, dove gli succede di scegliere il peggio. Voglio dire che gli si pu√≤ dare a intendere ci√≤ che si vuole (non ho detto da vedere, il discorso del vedere √® un altro e va fatto a parte). Cos√¨ non fosse, avrebbe letto a suo tempo Verga e Svevo, Mon ¬≠tale e Saba, Palazzeschi e Cam ¬≠pana (per stare a casa nostra); e non avrebbe aspettato i pro ¬≠grammi di via Teulada per sbir ¬≠ciare le pagine Ottuagenario, e adesso quelle de I Promessi Sposi.

Le strutture e le infrastruttu ¬≠re culturali italiane si stendono in un’area che va dalla scuola alle pubbliche biblioteche. La ¬≠sciamo la prima ai suoi proble ¬≠mi; e tra le seconde mettiamo da parte, per ragioni di piet√† civile, le biblioteche governative, illu ¬≠stri depositori di opere prezio ¬≠se. Per biblioteche pubbliche mi restringer√≤ alle 71 comunali e al ¬≠le 10 provinciali. Che cosa furo ¬≠no, che cosa continuano a essere, lo ¬† ¬† ¬† sappiamo noi, che vi abbiamo studiato e che continuiamo a fre ¬≠quentarle. Ma non √® decoroso che uno Stato moderno, o che si voglia tale, su 8100 Comuni di ¬≠sponga (sulla carta), di 280 biblio ¬≠teche, delle quali soltanto un’ot ¬≠tantina efficienti; legate da una struttura amministrativa inefficiente e insufficiente; che non si sia esteso √Ę‚ÄĒ da Vicenza, nato in periodo di Comitato di Liberazio ¬≠ne Nazionale! √Ę‚ÄĒ l’istituto del Consorzio della civica biblioteca, tra Comune e Amministrazione provinciale che ha fatto di que ¬≠sta (in virt√Ļ di strumenti mo ¬≠derni) un ambiente vivo e alta ¬≠mente qualificato. E’ nei retro ¬≠terra culturali di questo genere che si forma, si aggiorna, si rin ¬≠nova la cultura moderna e cre ¬≠scono gli uomini di domani; (non ho detto, a scanso di equi ¬≠voci, che debba crescere a Vicen ¬≠za: parlo di istituti, sia chiaro); i capaci, i meritevoli che, secon ¬≠dola Costituzione, hanno il dirit ¬≠to di raggiungere i pi√Ļ alti gradi dello studio. E quando dico ca ¬≠paci e meritevoli, √® chiaro che non alludo soltanto agli studen ¬≠ti, ma a tutti coloro che voglio ¬≠no studiare.

Dove sta da noi una società di lettori?

In un ambiente culturalmen ¬≠te sottosviluppato come il nostro, quale efficacia possono avere ri ¬≠lievi critici di ogni specie? Vo ¬≠glio dire quelli sui testi e sulle attivit√† letterario-mondane, che gli servono di supporto ? Dove sta di casa la societ√† dei lettori, che saprebbero difendersi dall’azione massiccia dell’industria cultura ¬≠le? Bisogna fare questa societ√†. Non c’√® bisogno di promotori, statuti, tessere: vogliamo crede ¬≠re che si far√† da sola, che tra qualche decennio sar√† matura, e sapr√† distinguere il buono dal mediocre. E a questo avranno contribuito gli errori, le scelte, la bont√† dei testi che escono in que ¬≠sti anni a valanga; e la capacit√† di distinguere, che intanto si sar√† maturata nelle nuove generazio ¬≠ni. Nello stesso senso, con la stes ¬≠sa procedura e analoga metodo ¬≠logia, si sar√† maturato il senso della democrazia. Vi saranno, nel nostro Paese, pi√Ļ persone educa ¬≠te alle discipline elementari del ¬≠la vita, al senso delle realt√† sociali e culturali.

Cominciamo, intanto, con l’in ¬≠segnare come si legge, (a propo ¬≠sito: chi vorr√† scrivere un Saper leggere, sapiente per ironia, gu ¬≠sto e leggerezza di tocco?). Ven ¬≠ga fuori il maestro di lettura, di letture soltanto italiane, che met ¬≠ta il dito sulla piaga. dei distin ¬≠guo, nei quali si confonde la cul ¬≠tura umanistica dei nostri lau ¬≠reati: insegni che cos’√® lingue e che cos’√® linguaggio, dov’√® poe ¬≠sia e non poesia, quali sono gli spartiacque della nostra cultu ¬≠ra classica e romantica e quali gli autori vivi e morti. Ecco: i morti e i vivi. Tra questi vivi non sar√† Impossibile trovare gli autori da te citati, caro Giannantonio, e dei quali lamenti l’assen ¬≠za dei testi. Io, per quel che mi sembra di capire, non esiterei a prognosticare per un Saper leg ¬≠gere, scritto con l’ironia del Ga ¬≠lateo di Monsignor Della Casa, la pi√Ļ grande fortuna.

Abbimi, con amicizia

Neri Pozza

 

La replica di G. A. Cibotto

Caro Neri,

scusa se aggiungo alcune ri ¬≠ghe di commento alla tua lunga risposta. M’impongono di farlo il tuo eccessivo pessimismo, e, soprattutto, il bellissimo elzeviro di Enrico Falqui apparso giorni addietro sul Tempo di Roma, nel quale completa e precisa il mio discorso. L’impresa di rileggere un centinaio di autori compresi fra l’inizio del secolo e la secon ¬≠da guerra mondiale √® gi√† stata fatta da vari critici, per cui un eventuale editore avrebbe soltan ¬≠to l’imbarazzo della scelta. E’ ve ¬≠ro che molti titoli dei titoli sug ¬≠geriti dal Pancrazi nella sua fa ¬≠mosa antologia sono ancora clan ¬≠destini, ma non puoi negare che altri da lui proposti, al contra ¬≠rio, siano entrati nel circuito dei valori attivi.

Nulla da eccepire sui criteri squisitamente industriali che sempre pi√Ļ stanno caratterizzan ¬≠do la produzione editoriale, al ¬≠meno per quanto riguarda il set ¬≠tore della narrativa. Devo per√≤ confessarti che se faccio tesoro della mia personale esperienza, ho trovato sia gli editori che i loro mutevoli (cambiano a un ritmo vertiginoso) consulenti, ab ¬≠bastanza sensibili alle ragioni culturali.

Purtroppo si ritrovano quasi sempre fra le mani delle opere di seconda mano, che devono lo stesso lanciare sul mercato co ­me se fossero letterariamente importanti, perché questa è la legge del mercato. Se non fa ­cessero in questo modo, le fa ­mose macchine messe in moto dai famosi operai che bisogna pagare ogni settimana puntual ­mente, resterebbero silenziose. Lusso che gli editori non posso ­no certo permettersi, specie in una stagione che sembra accu ­sare una stanchezza mista a dif ­fidenza nei riguardi del libro.

Credo per√≤ che se qualcuno si preoccupasse di segnalare testi di ieri capaci di fare ancora pre ¬≠sa nel gusto contemporaneo, sa ¬≠rebbero ben felici. Ed io riten ¬≠go che di libri del genere, nel gran numero dei dimenticati, ce ne siano parecchi. In fondo se analizzi con attenzione certi pun ¬≠ti di vendita, come li definisco ¬≠no i produttori, traspare con evi ¬≠denza che sul mercato c’√® posto sia per i fumettoni, per i cosid ¬≠detti prodotti confezionati, che per la poesia. Il problema √® di non avere inutili soggezioni, e di dare alle opere letterariamen ¬≠te pregevoli la stessa spinta pub ¬≠blicitaria che viene data alle al ¬≠tre. Il guaio che tu denunci di un lettore medio privo di retro ¬≠terra culturale √® (la un lato sen ¬≠za dubbio un ostacolo, ma da un altro un vantaggio da sfruttare subito con sapienza. Si tratta semmai di aiutarlo, compito che dovrebbe essere assolto dalla cri ¬≠tica. E’ qui al contrario che si nasconde l’insidia pi√Ļ grave, per ¬≠ch√© la critica √® affetta da una cupidigia di servilismo che sgo ¬≠menta. A tal punto che qualcu ¬≠no mescolando ingenuamente le carte rimprovera ai premi lette ¬≠rari di venir meno ai doveri della critica. Quasi premi lette ¬≠rari e critica non avessero fini e intendimenti ben diversi. In sostanza il passo pi√Ļ felice e in ¬≠dovinato della tua risposta mi sembra quello riguardante le bi ¬≠blioteche. lasciate in uno stato di abbandono che fa pena. Ma a questo punto il discorso di ¬≠venta stranamente delicato e in ¬≠veste le responsabilit√† d’una classe dirigente che per la cul ¬≠tura non ha mai dimostrato al ¬≠cun interesse. Se interpelli i no ¬≠stri governanti avrai magari la sorpresa di sentirti rispondere che il loro disinteresse nasce dal rispetto, ma si tratta di una co ¬≠moda scusa. L’importante ad ogni modo, √® di non lasciarsi scorag ¬≠giare come sembri fare tu. alme ¬≠no se mi affido alle note pi√Ļ amare della tua lettera. Dalla costanza nascono sempre tante cose… Non diceva Simone Weil che l’amore stesso si riduce a una costanza dell’attenzione?

Concludendo, tutte le tue mo ¬≠tivate perplessit√† non mi sem ¬≠bra che tolgano validit√† alla pro ¬≠posta di riproporre al pubblico gli autori morti che sono anco ¬≠ra pi√Ļ vivi dei vivi, come dice Falqui riprendendo un titolo di Ugo Ojetti. Che poi sia pi√Ļ uti ¬≠le ricorrere ai medaglioni anzi ¬≠ch√© alle ristampa integrale, al fine di evitare il pericolo delle ¬ę pi√Ļ belle pagine ¬Ľ indicato da Falqui, il quale non nasconde il suo scrupolo di sottrarre una collana del genere alla ¬ę tenta ¬≠zione di una accentuazione trop ¬≠po strettamente letteraria, e ai rischi e ai danni che gliene de ¬≠riverebbero in tempi cos√¨ illet ¬≠terari da sembrare a volte il ¬≠letterati ¬Ľ, √® problema da studia ¬≠re in una seconda fase. L’im ¬≠portante per il momento √® con ¬≠vincere i ¬ę nuovi padroni ¬Ľ dell’editoria a carattere industriale che forse il libro del giorno si trova gi√† nel loro catalogo, cio√® che il passato pu√≤ alle volte diventare domani. Con il solito affetto


tuo

G. A. Cibotto


Letto 1614 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart