Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Lettera semichiusa a Neri Pozza

11 Marzo 2012

di G. A Cibotto
[da ‚ÄúLa Fiera Letteraria‚ÄĚ, numero 3, ¬† gioved√¨ 19 gennaio 1967]

Caro Neri,

se ad un certo punto questa mia lettera che doveva essere indirizzata solo ad alcuni editori fra i molti che conosco, ha trovato improvvisamente un destinatario abitan ¬≠te in quel di Vicenza, dove il tempo scorre ancora in modi pi√Ļ garbati, la ragione √® piut ¬≠tosto semplice. Si ricollega strettamente alla tua visione romantica di fare l’editoria, lontano dalle scadenze indu ¬≠striali che impongono molto spesso ai tradizionali criteri di scelta quelli pi√Ļ spregiudicati e disinvolti della necessi ¬≠t√† produttiva. Non per nien ¬≠te le volte che ho la fortuna di incontrarti (sempre pi√Ļ rare ahim√®, perch√© il mestiere di scrittore sta ormai diventando una cosa assai complessa, con l’aereo sempre in attesa di un ultimo passeggero trafelato, con le braccia ingombre di libri e di giornali), il tuo saluto assume subito il carattere di uno sfogo che si divide equa ¬≠mente fra le accuse alla criti ¬≠ca responsabile di non dare pi√Ļ alcuna indicazione seria al pubblico, arreso fatalmente ti motivi esterni, con partico ¬≠le riguardo alle sollecitazioni del costume, e gli autori, ammalati di pubblicit√† e di sol ¬≠di quasi il loro mestiere non ricevesse un compenso pi√Ļ nobile e alto che si chiama poesia.

Lo schianto

Aggiungi che dopo aver lasciato morire una collana di narrativa, ricca di nomi quali Gadda, Buzzati, Soavi, Gilber ¬≠to Rossi, tanto per citare i primi titoli di una lunga serie chiusa dalle mie Cronache del ¬≠l’alluvione, proprio nel mo ¬≠mento in cui gli scrittori ita ¬≠liani stavano diventando di moda, ne hai aperto una se ¬≠conda nella fase difficile del trapasso. Quasi a sottolineare che in giorni di affannoso mu ¬≠tamento, in cui le strutture artigianali della nostra edito ¬≠ria cedevano di schianto sotto i colpi dell’industria, tu sban ¬≠dieravi imperterrito un vessil ¬≠lo ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† sul quale era incisa a lette ¬≠re cubitali la parola ¬ę contro- corrente ¬Ľ.

A dire il vero non √® che dei tuoi libretti di taglio ancora ottocentesco, stampati in ca ¬≠ratteri alti, chiari, e delle tue scelte scrupolose, accurate, in ¬≠tese a riproporre certe voci appartate, solitarie, il grosso pubblico ne abbia avuto noti ¬≠zia. Se ne sono tuttavia accor ¬≠ti gli specialisti, i quali non hanno mancato di sottolineare il tuo sforzo con la dovuta ampiezza, e fra questi il sottoscritto, che si accinge a farti ¬ę tesoro ¬Ľ d’una sua scoperta piuttosto recente.

Dovendo rivedere un certo numero di schede sulla lette ¬≠ratura nostrana del ‘900, con particolare riguardo agli scrit ¬≠tori che si sono affermati nel periodo delle riviste, che van ¬≠no dalla seconda Voce Sola ¬≠ria, mi sono accorto che in questo dopoguerra √® accaduto uno strano fenomeno. Sono spariti magicamente dalla cir ¬≠colazione decine di autori che gli studiosi continuano a ricor ¬≠dare, gli studenti si devono leggere e qualche lettore pi√Ļ fortunato ha la sorpresa di gu ¬≠stare in prestito da qualche amico fornito d’una biblioteca degna di questo nome. Cio√® che sono tuttora vivi sul pia ¬≠no culturale, ma morti in se ¬≠de editoriale, perch√© le loro opere non si ristampano pi√Ļ da vari anni, e se uno vuole trovarle deve pagare il pedag ¬≠gio piuttosto salato del merca ¬≠to antiquario.

Il nuovo

E’ vero che il nostro √® un tempo in cui non si pu√≤ pi√Ļ vivere con la testa rovesciata all’indietro, ma ad essere sin ¬≠cero non vorrei che la foga torrenziale usa a spingere consulenti, editori e stampato ¬≠ri in cerca del nuovo, li facesse dimentichi d’una misura di valori ignara della cronaca. Un po’ come √® accaduto ai contadini delle mie parti dopo l’alluvione del ’51, che scappa ¬≠ti dalle loro vecchie case affon ¬≠date nella nebbia della bassa con il miraggio dei palazzoni cittadini, hanno regalato per quattro soldi sedie armadi e cassettoni di marca veneziana agli antiquari, oppure al ric ¬≠chi milanesi calati nelle valli da caccia.

Polvere

Mi sembra infatti che a ri ­leggere con calma attenzione i vecchi cataloghi ormai rele ­gati negli archivi polverosi delle varie case editrici, si pos ­sa mettere le mani su un grup ­po di narratori e poeti e saggi ­sti che sapientemente rilan ­ciati potrebbero addirittura trovare un loro pubblico. Se non addirittura rappresenta ­re un caso clamoroso.

E cominciamo dalla narra ¬≠tiva, che rappresenta un po’ l’incognita dei vari program ¬≠mi editoriali, per l’impossibi ¬≠lit√† d’intuire gli umori mutevoli del pubblico e i criteri orientativi dei critici che ma ¬≠novrano le macchine inferna ¬≠li dei premi, tuttora efficacissi ¬≠mi nel settore vendite, come dimostrano chiaramente le quasi centomila copie rag ¬≠giunte da Alberto Bevilacqua con il suo romanzo Questa specie d’amore, e le ottantamila di Michele Prisco con il suo romanzo Una spirale di nebbia. Il primo nome che vie ¬≠ne alle labbra, anche perch√© comincia con la prima lettera dell’alfabeto, √® quello di G. B. Angioletti, scrittore fino a ieri assai stimato ed apprezzato. A riprendere in mano i suoi mol ¬≠ti volumi non tutto brilla di una luce ancora nitida e auto ¬≠noma, ma certo che sapendo scegliere c’√® da ricavare una antologia di racconti degni di stare alla pari con certi classi ¬≠ci minori. E lo stesso si po ¬≠trebbe dire di altri scrittori suoi coetanei come Alberto Savinio, Carlo Linati, Orio Vergani, Nino Savarese, Giani Stuparich, Enrico Pea. Volen ¬≠do uno potrebbe tirar fuori dei volumi saporosi e ricchi d’umore scandagliando persi ¬≠no fra le carte narrative di due grandi commediografi ce ¬≠lebri all’estero e trascurati nel nostro Paese: Ugo Betti e Ros ¬≠so di San Secondo. Per non di ¬≠re di certe voci ancora pi√Ļ re ¬≠mote come quella di Paola Drigo, che Manara Valgimigli in un capitolo non facilmente dimenticabile dei suoi ricordi letterari ha ritratto con genti ¬≠lezza di amico e intelligenza di critico capace di leggere co ¬≠me pochi.

Tascabili

E passiamo alla poesia, che per merito dei tascabili sta co ¬≠noscendo finalmente il miracolo delle alte tirature. Si potrebbe cominciare con due no ¬≠mi legati ai fasti della linea li ¬≠gure, quelli di Raccatagliata Ceccardo e di Novaro, e conti ¬≠nuare con Domenico Giuliotti, Ugo Betti, Vann’Ant√≤, fino allo schivo e scontroso Adria ¬≠no Grande, che sempre mi an ¬≠nuncia di essersi deciso a rac ¬≠cogliere la sua produzione poe ¬≠tica che invece non vedo mai. Ma altri nomi a ripensarci meritano di venire sottratti al ¬≠l’ombra di un silenzio ingiu ¬≠sto e profondamente immeri ¬≠tato, quali Arturo Onofri, Sci ¬≠pione, il povero Sandro Baganzani, e, pi√Ļ grande di tut ¬≠ti, il milanese Tessa, che tut ¬≠tora attende una edizione or ¬≠ganica e completa di tutte le sue poesie.

La critica

Il discorso si fa ancora pi√Ļ grave, logicamente, se lo esten ¬≠diamo al campo della saggisti ¬≠ca, con particolare riguardo al ¬≠la critica letteraria. Nono ¬≠stante che al ritorno dalla fie ¬≠ra-mercato di Francoforte i vari bollettini editoriali pro ¬≠clamino ¬ę tempi d’oro per la saggistica ¬Ľ, i maestri acclama ¬≠ti durante gli anni che corro ¬≠no dalla prima alla seconda guerra mondiale sono stati ac ¬≠cantonati. Si dir√† che molti so ¬≠no ormai superati, che nuovi interessi e nuove discipline polarizzano l’attenzione delle generazioni pi√Ļ giovani, per cui ristamparli sarebbe un ri ¬≠schio forse troppo gravoso. Ri ¬≠tengo tuttavia che fare una scelta accurata delle Pagine stravaganti di Giorgio Pasqua ¬≠li (comprese le ultime e su ¬≠preme), pubblicare i saggi let ¬≠terari di Concetto Marchesi, riproporre nomi come Adria ¬≠no Tilgher, Piero Pancrazi, Gianandrea Zottoli, Arrigo Ca ¬≠jumi, non rappresenti unica ¬≠mente una specie di cedimen ¬≠to all’onda dei ricordi. Per non dire di un Boine, che a ri ¬≠leggerlo si scopre ha addirittu ¬≠ra anticipato le previsioni cri ¬≠tiche della stagione pi√Ļ re ¬≠cente. Mi sono limitato a po ¬≠chi nomi, i primi affiorati dal buio incerto della memoria. A consultare per√≤ una qualun ¬≠que enciclopedia di ieri, la li ¬≠sta rischia d’ingrossare in mo ¬≠do pauroso. Perch√© la nostra cultura √® fatta di debiti mai saldati, vecchio Neri. Non ti sembra che sia ormai giunta l’ora, dopo le troppe illusioni degli anni pi√Ļ recenti, di fare qualcosa?

Con il solito affetto, tuo

G. A. Cibotto


Letto 1604 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart