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LETTERATURA: I MAESTRI: Luci d’Olanda

17 Settembre 2013

di Riccardo Bacchelli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 8 settembre 1970]

Se fa bel tempo, come que ¬≠st’anno, la fine d’agosto nei Paesi Bassi √® singolare e pia ¬≠cevole per un contrasto ed accordo di varii elementi.

Ma, premetto, Paesi Bassi √® una locuzione antiquata, imprecisa e anche antipatica. Mi avventuro pertanto a co ¬≠niare dall’olandese Nederland una italianizzata ¬ę Neder- landa ¬Ľ che mi sembra stili ¬≠sticamente pi√Ļ riguardosa ver ¬≠so la nazione per tanti rispet ¬≠ti di nobile civilt√† e tradizio ¬≠ne. S’intende, arrischio tale locuzione ad uso mio perso ¬≠nale.

Contrasto, dunque, e ac ¬≠cordo: e intanto, quando fa bel tempo, cio√® non sempre, a quanto m’√® stato detto, e neanche spesso, in cotesta fi ¬≠ne d’agosto si sente il dono, l’eccezione, la grazia del cli ¬≠ma in un bel tempo che sem ¬≠bra sospeso e come stupito di s√©,

E’ il sole caldo e vivido, temperato da un fondo d’aria fresca acquatica, propria del paese fluviale e lagunare nell’immenso estuario renano: e quando sembra che stia per appesantire, vengono a schia ¬≠rirla e rinfrescarla le ventate marine oceaniche, spiranti dal largo.

Sono i luminosi grigiori della caligine lieve e diffusa, i nitori dell’azzurro intenso e chiaro, sono i colori e l’aria, le luci e trasparenze di Vermeer, i candori delle bian ¬≠che nuvole torreggianti o fug ¬≠giasche; sono i verdi degli ampi pascoli ed erbai, delle rigogliose boscaglie, delle du ¬≠ne vaste e dei terreni che a ridosso di queste e degli ar ¬≠gini e nelle plaghe dov’√® in atto il prosciugamento e la bonifica, serbano un caratte ¬≠re fantasiosamente selvatico o assumono quello travagliato degli inizi di bonifica: stagni e sorgive e acquitrini e step ¬≠pe e sabbie.

Sono i verdi, vien fatto di pensare, dell’estate di un pae ¬≠se che non sa che sia la sic ¬≠cit√†, ma una fin d’agosto co ¬≠me quella di quest’anno in Nederlanda li impregna, essi e la luce e l’aria, a contrasto e in accordo, d’uno splenden ¬≠te, nutritissimo rigoglio esti ¬≠vo, e d’un rassegnato e te ¬≠nero presagio autunnale, in una luce e clima che non paiono ancor d’agosto e son gi√† pi√Ļ che di settembre. C’√® come una letizia di natura doviziosa, contenta, non che rassegnata, della sua breve cagione, come ne sentisse il dono e il pregio prezioso.

Quanto alle tante variet√† di verdi, cotesto climatico pre ¬≠sagio induce a cercare se c’√® qualche frasca in cui la fo ¬≠glia cominci a sentir l’autun ¬≠no; ma √® una ricerca vana. Si direbbe che le foglie, tanto son vive e nutrite, seccheran ¬≠no di colpo, anzi cadranno tutte insieme ancor verdi. Ma √® una fantasia; e per non ca ¬≠stigarla, non sono stato a chiedere.

 

*

 

Un’altra contrastante carat ¬≠teristica del paese estuariale, vien dal fatto che l’immenso, veramente formidabile lavoro di dighe ed argini e canali, a conquista e difesa, prosciu ¬≠gamento e bonifica, in buona parte quasi sparisce e si oc ¬≠culta, quasi fin dai suoi pri ¬≠mi risultati. Salvo nelle po ¬≠tenti dighe foranee, l’operato umano riesce come naturale e naturalizzato.

E questo √® venuto a ricor ¬≠darmi Venezia e quel che chiamerei l’impianto idrauli ¬≠co di quest’altro gran lavoro umano della laguna e del ¬≠l’estuario fluviale veneto: anch’esso appare naturale, na ¬≠turalizzato, e come se fosse stato sempre. Non sto a dire quanto sia illusoria impres ¬≠sione, di cui attualissime e dolorose esperienze mostran semmai l’inganno e la falla ¬≠cia e quanto lavoro occorra a mantenerlo.

Un confronto storico fra Venezia e Olanda, si sa quant’√® ricco di concordanze: una sta nella gloria della pittura, grandissima e comune all’una e all’altra oligarchica repub ¬≠blica marinara.

 

*

 

Grande artista, grande spi ¬≠rito, occorre dirlo? il pittore e incisore di quella serie d’e ¬≠piche storie bibliche ed evan ¬≠geliche e di realistiche figu ¬≠razioni civili, domestiche, paesistiche, che son la gloria del figlio del mugnaio di Leida. Che Rembrandt sia un genio pittorico e poetico √® super ¬≠fluo a dirsi, salvo per aggiun ¬≠gere che univa alle sue facol ¬≠t√† geniali una capacit√† di pe ¬≠netrazione e comprensione umana che ha poche uguali e nessuna superiore. Ma an ¬≠che questo si sa: semmai, ba ¬≠sterebbe citare La fidanzata ebrea del museo di Amster ¬≠dam, oppure il piccolo qua ¬≠dro del Louvre, in cui vive tutta e pura la semplice poe ¬≠sia umana e la sublimit√† re ¬≠ligiosa della ¬ę frazione del pane ¬Ľ e della rivelazione del Risorto ai due discepoli nella cena di Emmaus.

Anche superfluo e vano sa ¬≠rebbe dire che pochi quadri abbian avuto tanta presa su di me, e nessuno di pi√Ļ, se non fosse per scusarmi di quel che sto per dire. E cio√® che la pi√Ļ che famosissima ¬ę Ronda ¬Ľ del museo di Amsterdam, tanto a vederla quan ¬≠to a ripensarla, in tutto e con tutto il suo meraviglioso sfog ¬≠gio di virtuosistica bravura, non resta d’apparirvi come ir ¬≠retita, captata. Si risente, mi pare, dell’obbligo ufficiale, dell’impegno fastoso e cele ¬≠brativo, cerimoniale. Vi si sente la tensione della ricer ¬≠ca, la posa dei personaggi, l’esasperazione degli effetti: movimento, luce, composizio ¬≠ne. L’errore stesso di creder ¬≠la notturna pu√≤ denunciare l’artificiosit√† delle sue illumi ¬≠nazioni pittoriche, ossia una loro retorica. Insomma, pit ¬≠tura di parata per un sogget ¬≠to di parata, il suo argomento aveva poco da dire, in pro ¬≠fondo e nell’intimo, al pitto ¬≠re della Lezione di anatomia del professore Tulp, nel mu ¬≠seo dell’Aja.

Qui, da parte le virt√Ļ tec ¬≠niche, che ci son tutte, dell’artista, il contrasto fra i co ¬≠lori della morte sul cadavere sezionato, e i colori della vita sui visi del docente e dei di ¬≠scepoli, le varie gradazioni e qualit√† delle diverse attenzio ¬≠ni e curiosit√† di essi, (ce n’√® perfino uno distratto), la sce ¬≠na e lo spirito della scena, l’argomento e il suo caratte ¬≠re storico ed umano, hanno parlato all’artista con forza grande e intimit√† profonda.

Il cappello stesso in capo al professore √® un tratto sti ¬≠listico, insegna d’autorit√† ac ¬≠cademica, ma Rembrandt ha colto e reso in una maniera quanto mai e quanto non si potrebbe pi√Ļ vera quel che di grave e drammatico ave ¬≠vano le pratiche dell’anato ¬≠mia fra difficolt√† e impedi ¬≠menti pratici, scrupoli reli ¬≠giosi, riluttanze d’ogni sorta, mentre il modo come veniva sezionato il cadavere, general ¬≠mente di un giustiziato, espo ¬≠neva al pericolo delle infe ¬≠zioni necrotiche.

Con questo e anzi per que ¬≠sto, la grande opera, spiran ¬≠te intelligenza vivida e ani ¬≠moso amor del sapere e dell’indagine e della scoperta queste virt√Ļ, oltre che rappresentarle in s√© stesse, essa le celebra in gloria del paese e in un periodo storico in cui vigoreggiarono in Olanda e nella civilt√† europea.

 

*

 

Come tutti sanno, ci sarebbe, al museo d’Amsterdam un’altra ¬ę anatomia ¬Ľ, ma un vandalico sacrilegio artistico, tagliandola, non ne ha lasciato sussistere altro che due figure e lo scorcio del trono sventrato e del cranio sezionato, sicch√© se ne pu√≤ ricavare la cognizione estetica del drammatico orrore del pittore per gli oggetti di tali soggetti. Vuol dire che l’ebbe a vincere per dipingere la lezione, dove appar superato, dominato, illuminato da un alta e vigorosa ispirazione non che estetica, anche morale e filosofica e religiosa?

Tutto questo è detto dal lacerto della Anatomia di Amsterdam, il quale anche dice, miserevolmente, per quali mani e per quali catastrofiche vicissitudini passò il tesoro delle arti.

Pass√≤? Sar√† pi√Ļ conforme al vero usare il passato prossimo: e se si pensa, oggi e come oggi, all’Estremo od al Vicino Oriente…

In un momento d’ansia d’umor nero m’√® venuto un tetro epigramma: . Che cos’√® mai pi√Ļ inutile – Che adontarsi del mondo come va? Solamente rispondere – Che va cos√¨ da sempre come and√≤. – E sarebbe a desumerne – Che sempre com’√® andato cos√¨ andr√†, – Se non desse a presumere – Per esperienza, che peggiorer√†. –

Mi scuso del pronostico.


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