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LETTERATURA: I MAESTRI: Lunario

22 Ottobre 2014

di Dino Buzzati
[dal “Corriere della Sera”, domenica 20 luglio 1969]

Tot capita, tot lunae. Mai nella storia un evento ha avu ­to tanti testimoni, è stato de ­scritto, commentato, interpre ­tato da tanti cronisti, storici, letterati, poeti, ha fatto consu ­mare tanta carta e tanto in ­chiostro, ha dato luogo a tan ­to, disparate reazioni, varia ­zioni, ipotesi, meditazioni, fantasie; delle quali ecco al ­cuni esempi.

I BAMBINI â— Prima che fosse troppo tardi, due anni fa, una sera, ho portato fuori in giardino mio nipote di no ­ve anni per guardare la Lu ­na. « Sai come è fatta? » gli ho chiesto. « E’ fatta come una palla e si vedono due che si baciano » – « Bene, e sai quan ­to è grande? Bada: anche le cose grandissime a una certa distanza diventano piccoline. Su, prova a dire » – « E’ gran ­de… è grande… come questa casa » – « Scherzi. Altro che questa casa » – « E’ grande… come il duomo » – « Mac ­ché, molto più grande » – « Allora non so » – « Be’, sai che cos’è l’Oceano Atlanti ­co? » – « Ce l’ha tatto vedere la maestra sul mappamon ­do » – « Allora immagina una palla che, se fosse tuffata nel ­l’Atlantico, da una parte toc ­cherebbe l’Europa e dall’al ­tra toccherebbe l’America » – « Urcis! » – « E sai quanto è lontana, pressappoco? Prova a dire una cifra » – « Mille chi ­lometri » – « Acqua, acqua » – « Un milione di chilometri » – « Adesso esageri. Per darte ­ne una idea: se ci si andas ­se con un treno direttissimo che fa ottanta chilometri all’ora, ci si metterebbe, pensa, otto mesi e mezzo senza mai fermarsi. Con un’auto sport di quelle grosse, che fanno duecento chilometri all’ora si impiegherebbero due mesi e mezzo. E anche con un jet di quelli che vanno a mille chi ­lometri all’ora, un buon mez ­zo mese di viaggio non ce lo leverebbe nessuno » – « Ma adesso, con i razzi!… Stanno già costruendolo, il razzo per la Luna… sai che nei negozi di giocattoli vendono già il modellino? » – « Ih, non farmi ridere » – « Perché? » – « Il razzo! Anche se arrivasse fin là, te lo immagini come sareb ­be semplice discendere, atterrare, ripartire? Quante bal ­le. E poi sarebbe un rischio inutile. Sulla Luna ci stanno i Seleniti, di colore verde, tutti, velenosissimi, con due cornini per la trasmissione del pensiero » – « Cosa vuol dire trasmissione del pensie ­ro? » – « Mettiamo che tu sei qui in giardino e io dentro, in salotto. Io penso: Seba ­stiano per favore va a pren ­dermi le sigarette che ho di ­menticate nei cruscotti della macchina. E tu ricevi il mio pensiero e corri a prendermi le sigarette » – « Allora sono più bravi di noi! » – «Certo. Più bravi e quindi più pericolosi ».

Io mentivo, si intende, lo stavo imbrogliando sfrontatamente, ma a scopo di bene. Perché della Luna gli restasse per tutta la vita una impressione favolosa, remotissima, irraggiungibile, come la nostra. Perché sentisse l’immensità del creato, perché gli tremasse un po’ il cuore nel rimirare gli abissi siderali. E ci sono riuscito, per fortuna. Infatti i bambini dopo di lui sono diversi, e quando saranno grandi guarderanno la Luna come noi dal lungomare di Napoli guardiamo l’isola di Capri; un’appendice, un sobborgo, che per arrivarci ba ­sta slungare una mano. Ahi ­mè, siccome in questa vita tutto si paga, quanto più grandi e lontane saranno le conquiste dello spazio, tan ­to più piccolo diventerà il nostro mondo. E il giorno che sarà esplorato anche l’ultimo meandro dell’universo e non rimarrà più niente da scopri ­re, l’uomo si troverà di nuo ­vo in carcere e l’unica solu ­zione sarà un bel colpo di ri ­voltella, ammesso che a quei tempi di rivoltelle ne esiste ­ranno ancora.

I MERICANI. â— « Mi no gh’andaria se fussi i mericani â— mi dice Toni Sorse, l’ulti ­mo forse dei vagabondi soli ­tari senza tetto che girova ­gavano per la Val Belluna, detto così perché, almeno una volta, pare che i topi fossero il suo principale nutrimento. Non che possano combinare brutte cose, ma quelli là sulla Luna certo no i gh’a caro ». – « Chi quelli là? » – « I morti, no? Tutti sanno che i morti finiscono sulla Luna, Deo gratias » – « Ah, dunque il paradiso sarebbe sulla Luna? » – « Io non so niente di para ­diso o non paradiso. So che i morti finiscono sulla Luna, Deo gratias. Senò dove vuoi che vadano? » – «Non c’è anima viva sulla Luna. Ci sono girati intorno da vicino, l’hanno fotografata davanti e di dietro, anche un topo l’avrebbero visto, se ci fosse » – « Bravo â— risponde Toni, senza raccogliere l’allusione – ma i morti non si vedono. I morti sono come il fumo, più sottili ancora del fumo » -«Starebbero un po’ stretti – gli dico â— se pensi a tutti quelli che sono morti da quando… » – « Come il fumo, ci dico. più sottili del fumo. Deo gratias. Nella mia sacca, qua, ce ne starebbero milioni » – «Allora i mericani, come dici tu, manco se ne accorgeranno » – « I mericani no che non vedranno niente. Ma quelli là sì che ve ­dranno i mericani. E non gli piacerà, ti dico. I morti de ­vono riposare in pace, Deo gratias, bei tranquilli, pacifi ­ci, senza strepiti, altrimenti perché sarebbero morti? ».

LA FEDE. â— Laureato, grande e grosso, eppure duro nei suoi principi. « Di’ pure quel che vuoi, io non ci cre ­do » – « Non hai visto le fo ­tografie? non hai visto la te ­levisione? Come se tu soste ­nessi che io non esisto » – « Invece tu esisti e il viaggio sulla Luna è una fandonia. Fotografie? Televisione? Sem ­bri un bambino. Con la tec ­nica di oggi si fanno di quei trucchi! » – « Con la tecnica di oggi si va semplicemente sulla Luna » – « Scusa, cerca di avere un minimo di buon senso. Come vuoi che ci arri ­vino? Guardala, no, soltanto a guardarla si capisce che non è cosa per noi. Cammina cam ­mina, e poi ancora cammina cammina, mai ci arriverai. E poi come respiri? Ce ne vor ­rebbe di ossigeno! E’ mai pos ­sibile che un uomo come te creda a queste storie? » – « Io? Tutto il mondo ci crede, tran ­ne te. E’ chiaro che ti piace scherzare » – « Non sono mai stato serio come adesso » – « Apri il televisore, testone! Guarda, capiti bene; è l’ora giusta. L’ingegnere e pilota Neil Armstrong, età 39 anni, ammogliato con figli, in que ­sto istante sta camminando sulla superficie della Luna. Ti basta? Lo vedi o non lo vedi? Vuoi rispondere? » – « Lo ve ­do. Però non mi basta. Io non ci credo ».

PROPORZIONI. â— Nella clinica Sagitta, dalla camera numero 6 occupata dal vec ­chio professore di fisica or ­mai più di là che di qua, vie ­ne un lieve ronzio da cui emergono ogni tanto rotti suoni nasali d’America alter ­nati a una voce italiana un po’ gracchiante con l’accen ­to inconfondibile di Ruggero Orlando. Ha tanto pregato, il vecchio professore, che, no ­nostante il regolamento lo proibisca, gli è stato conces ­so un televisore per seguire lo sbarco sulla Luna. Lui ne è stato pioniere, in certo sen ­so. Tanti anni fa, una lonta ­nanza incalcolabile, prima an ­cora della guerra, egli diceva ai suoi studenti: « Giorno ver ­rà che riusciremo a costruire macchine che domineranno la forza gravitazionale per esplo ­rare gli spazi. Prima tappa sa ­rà certamente la Luna. Beati voi, ragazzi, che vedrete quel giorno â— io non posso nep ­pure sperarlo â— perché allo ­ra l’uomo sarà finalmente sciolto dalla prigionia della Terra, conquistante una nuova illimitata libertà ».

Quanti anni prima? Ma il fatidico giorno è venuto mol ­to prima del previsto e lui può parteciparvi, anche se è gravemente malato e gli resta, egli lo sa, poco, pochissimo, da campare. Cosicché può di ­re come Epicuro: « Eccomi ordunque giunto all’ultimo e più felice giorno della mia vita ». Coricato supino sul letto, la testa rialzata da un doppio cuscino, egli fissa, con un filosofico sorriso, le un po’ fantomatiche immagini che tremolano sullo schermo. La navicella è già atterrata e tra pochi istanti Armstrong ne uscirà per scendere sulla su ­perficie della Luna. Senonché dietro all’apparecchio te ­levisivo lentamente si alza una cosa nera, un muro ne ­ro, una montagna nera che si fa sempre più immensa. Con sforzo, il professore si sfrega le palpebre: no, non è illu ­sione ottica e neppure gli si sta offuscando la vista: per il resto, egli vede benissimo la stanza, i mobili, il medico e le tre infermiere seduti, perché la clinica è povera di te ­levisori e quelli sono venuti a tenergli compagnia per assi ­stere alla storica trasmissione.

Ben presto la nera mura ­glia ha raggiunto un’altezza che né le parole né i numeri possono dire, la Luna al pa ­ragone è diventata una sfera piccolissima, un granello di zucchero, tosto inghiottito dalle tenebre. A poco a poco, quasi strisciando, la smisurata montagna si avvicina, e il professore capisce che essa ri ­guarda personalmente lui, non altri. « Elide, Elide â— riesce a chiamare con un fil di voce, e all’infermiera accorsa: â— Spegnete, vi supplico. Porta ­tela via ». E quella, avendo ca ­pito, subito spegne, stacca la presa e con l’aiuto degli altri spinge fuori della stanza l’ap ­parecchio poggiato sul trespo ­lo a rotelle. « Un bel tipo brontola un’altra infermiera â— Prima, tante manfrine per avere la tivù, sembrava che fosse per lui questione di vita o di morte, e proprio ades ­so che comincia il bello… « Ha ragione, invece, â— di ­ce la Elide â— Cosa vuoi che gliene importi ormai della Luna? Ha cose ben più serie a cui pensare ».

L ABITUDINE. â— Titoli dei giornali:

– La più gigantesca impresa della storia umana.

– Il via al viaggio favoloso. Esultanza mondiale per la strepitosa vittoria.

– Trionfale ritorno dei tre leg ­gendari eroi.

– Ripercussioni mondiali dello epico evento.

– E adesso l’assalto all’infinito.

– Alla vigilia del bis con supercapsula.

– Il mammut del cosmo è par ­tito!

– Nuova memorabile conquista del genio umano.

– Russi e americani si abbrac ­ciano nel Mare della Tran ­quillità.

– Pieno successo del decimo sbarco – Entro due anni la ridotta lunare sarà un fatto compiuto.

– In orbita il grande Terminal interplanetario – Perfino un supermarket e una piscina ad acqua ionizzata.

– Anche l’Italia entra nell’ago ­ne spaziale – Il progetto passato alla Camera con una esigua maggioranza. – Inaugurata dal Presidente del ­la Repubblica la base spa ­ziale di Pantelleria.

– Felice approdo lunare del pri ­mo ltalfuso – Entusiasmo in tutta la Penisola – Penoso fiasco dei contestatori – Calde felicitazioni del Pre ­sidente americano.

– Sciopero ad oltranza degli ad ­detti alle linee spaziali.

– Drammatico week-end nel cie ­lo – Tamponamenti a cate ­na sulla rotta lunare nume ­ro 5 – Dieci disintegrati e settantadue feriti – La cu ­riosa avventura di una gio ­vane coppia in viaggio di nozze – Si invoca un più severo regolamento.

– Di nuovo in crisi i cosmodro ­mi per l’esodo natalizio.

– Salvare il paesaggio seleniti ­co: una benemerita crocia ­ta di Luna Nostra.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart