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LETTERATURA: I MAESTRI: Marcel Aymé: Umorismo pudico e feroce

13 Agosto 2012

di Lorenzo Bocchi
[dal ‚ÄúCorriere della sera‚ÄĚ, 16 ottobre 1967]

Parigi 15 ottobre.

Lo si vedeva qualche volta alle ¬ęprime ¬Ľ teatrali, tacitur ¬≠no, lento, imbronciato, il capo sempre piegato all’indietro per ¬≠ch√© riusciva ad alzare a fati ¬≠ca le palpebre. Era un timido, ma non un pigro. Marcel Aym√©, che √® morto sabato notte, era un uomo di poche parole (e di pochi amici, perch√© aveva un senso profondo della libert√† e preferiva manifestarlo con la pi√Ļ spietata satira) ma un nar ¬≠ratore fecondo e straordinario. Invitato nell’autunno del 1949 dal periodico Colliers a visita ¬≠re gli Stati Uniti e a scrivere articoli sulla vita americana, aveva riassunto le sue impressioni d’oltre Atlantico, dichiarando: ¬ęGli ascensori francesi arrivano prima ¬Ľ. Non aveva neppure creduto necessario di precisare che essi hanno molti meno piani da servire.

Come molti timidi era di un coraggio eccezionale. Durante i tristi tempi dell’occupazione te ¬≠desca aveva portato al giornale un articolo in difesa degli ebrei e a chi gli aveva fatto osservare i rischi di tale scritto aveva risposto: ¬† ¬ęLa sola ragione cheabbiamo ¬† di ¬† scrivere ¬† √® ¬† di ¬† dire qualcosa. ¬† ¬† ¬† Cosa importano ¬† ¬† le conseguenze! ¬Ľ. Alla liberazione aveva denunciato con lo stesso coraggio lo scandalo dell’arresto ¬† ¬† dello ¬† ¬† scrittore ¬† ¬† Maurice Bard√®che, cognato del fucilato Brasillach e autore del saggio sequestrato ¬† ¬ęNorimberga ¬† o ¬† la terra promessa ¬Ľ.

Scrivere, per lui, era essenzialmente raccontare una storia. E raccontarla con la lingua parlata, di tutti i giorni. Per molti Marcel Aym√© era un umorista, un umorista dell’assurdo che si divertiva a dare del mondo un’idea sorprendente, facendone l’asilo integrale della stupidit√† e della follia e sottraendolo spesso alle leggi dello spazio e del tempo. Era in fondo un moralista, un filosofo, che sapeva essere negatore quanto Sartre. Non aveva una grande idea dell’uomo, (e questo spiega il numero ristret ¬≠to dei suoi amici). Nel suo universo solo i bambini, gli ani ¬≠mali e qualche privilegiato √Ę‚ÄĒ quasi sempre dei deboli o dei vinti – sono immacolati. Tutti gli altri sono marcati dal pec ¬≠cato originale, anche se egli ha sempre lasciato loro la possibilit√† di salvarsi. Aveva ¬† due ¬† ¬† tastiere: quella dell’humour pudico, che celava un’immensa piet√† per l’indivi ¬≠duo, per le sue qualit√†, i suoi difetti, le sue gioie e le sue pe ¬≠ne, e quella dell’humour fero ¬≠ce, riservato alle collettivit√† pi√Ļ diverse, agli snobs, ai politican ¬≠ti, ai nuovi ricchi, ai giudici ipocriti, ai falsi profeti, ai fa ¬≠natici, ai manichei. Se ne era abbondantemente servito in un libro esplosivo Le confort intellectuel che attaccava tutte le mode letterarie di Saint Germain des Pr√©s sotto la forma di un dialogo fra uno scrittore e un borghese.

Ad un certo momento vi si parlava della decadenza di una famiglia di mercanti di vino all’ingrosso. I bambini di tale famiglia si erano sempre com ¬≠portati a scuola da eccellenti cretini. Dopo di che diventa ¬≠vano persone amabili, buoni mariti, buoni padri, eccellenti commercianti. Ma un giorno uno di questi rampolli si era messo a capire Virgilio e Racine, e a mietere tutti gli allo ¬≠ri della sua classe. La famiglia, con la morte nel cuore, lo ave ¬≠va mandato a continuare i suoi studi a Parigi. Il giovane ave ¬≠va cos√¨ scoperto le arti e la letteratura, le rivistine d’avan ¬≠guardia, il socialismo, la poe ¬≠sia. Non solo, ma aveva con ¬≠vinto la sorella a raggiungerlo nella capitale per iniziarla ai misteri della nuova letteratu ¬≠ra. E la ragazza si era lasciata mettere ¬† ¬† ¬† la ¬† ¬† ¬† testa ¬† ¬† ¬† sottosopra dal surrealismo, dall’esistenzialismo, dal froidismo, dalle nozioni sempre un po’ confuse di rifiuto, di rivolta, di libert√†, di assoluto. Non c’era bisogno di pi√Ļ per rovinare definitivamen ¬≠te la famiglia e con essa il commercio dei vini.

Marcel Aym√© era nato a Joigny il 28 marzo 1902. Il padre era fabbro ferraio. La madre era morta quando lu√¨ aveva sol ¬≠tanto due anni Era stato alle ¬≠vato dai nonni. A dieci anni era entrato in collegio. ¬ęSono stato un allievo molto mediocre √Ę‚ÄĒ doveva confessare pi√Ļ tardi √Ę‚ÄĒ √® vero che i bambini non amano infilare un grembiule nero ¬† e ¬† sedersi ¬† ¬† sui ¬† banchi ¬† quando ¬† degli ¬† uccelli ¬† cantano dietro i vetri della finestra ¬Ľ. Era riuscito ugualmente a strappare la licenza liceale ed era andato in Germania a studiare il tedesco. Vi era tornato per fare il servizio militare, nella Renania allora occupata dai francesi.

Era venuto a Parigi nel ’23 con vaga intenzione di frequentare la facolt√† di medicina. Ma costretto a guadagnarsi da vivere aveva fatto l’impiegato di banca, l’agente di una compagnia di assicurazioni, il commesso e infine il giornalista. Il suo primo romanzo, Brule bois, √® del ’25. Due anni dopo Gallimard gli aveva pubblicato Aller et retour. Nel ’29 La table aux crev√©s di ambiente rusti ¬≠co gli aveva valso il premio Renaudot. Ma il successo era arrivato con le centoquarantamila copie vendute de La jumente verte. Jean Anouilh ha detto oggi che Aym√© sar√† ri ¬≠cordato al fianco di La Fontaine: pensava certamente alle straordinarie favole del suo Chat perch√©, magari a quel bue che alle ragazzine venute a con ¬≠sigliargli di procurarsi una cer ¬≠ta istruzione, risponde: ¬ęDite ¬≠mi piccine, non avreste forse voglia di imparare a ruminare? ¬Ľ.

Pure drammaturgo, Aym√© ha dato al teatro francese diverse opere, le pi√Ļ note delle quali sono Lucienne et le boucher (rappresentata nel ’48 al ¬ęVieux Colombier ¬Ľ ma scritta nel ’32), Cl√©rambard e La t√≠¬™le des autres che suscit√≤ molto scalpore per ¬≠ch√© se la prendeva con una cer ¬≠ta magistratura. Aveva dato molto anche al cinema, come autore di dialoghi, il che ha del miracoloso da parte di un uomo famoso soprattutto per i suoi silenzi. La travers√©e de Paris, il bel film di Autant-Lara, interpretato da Jean Gabin e Bourvil, √® la riduzione cinema ¬≠tografica di una sua novella.


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Bart