Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Memorie della Beauvoir

29 Giugno 2014

di Carlo Bo
[da: ‚ÄúLa religione di Serra‚ÄĚ, Vallecchi, 1967]

La storia di Simone de Beauvoir ha subito negli ultimi sei o sette anni una forte correzione che lascia capire molte cose non soltanto sul suo caso personale ma addirittura su un certo tipo di letteratura e forse sulla condizione stessa dello scrittore dei nostri giorni. Potrebbe essere la riprova per chi crede che l’unico modo di inventare, oggi, sia quello di raccontare se stessi.

Nata alle lettere al tempo della guerra e sulla scia del suo grande amico Sartre, la Beauvoir ha cominciato aggre ¬≠dendo con foga tutti i generi possibili, romanzo, teatro, saggio, ma soltanto dopo molti anni, quando un po’ si era spenta la luce sulla ribalta delle attualit√†, ha scoperto la sua vera natura e ha individuato quello che era il campo pi√Ļ adatto alle sue ricerche. Questa seconda, e per noi pi√Ļ vera Beauvoir √® nata con un libro che formalmente ripe ¬≠teva le tracce e le disposizioni del romanzo mentre in fon ¬≠do per il tono della confessione, per il modo di raccontare la realt√† apparteneva piuttosto al genere delle memorie. Cos√¨ accadde che Les Mandarins, pubblicato nel 1954, fosse continuato, o meglio venisse ripreso da principio nei Memoires d’une jeune fille rang√©e (tradotto da pochi mesi in italiano dall’editore Einaudi).

Nei Mandarini si raccontava la storia di una particolare famiglia di intellettuali parigini che per comodit√† diciamo ¬ę esistenzialisti ¬Ľ, nelle Memorie la luce cadeva esclusiva ¬≠mente su una figura sola. Era la storia dell’unica, della vera protagonista di tutti i libri di Simone: la storia di se stessa, a cominciare dai primi anni fino alla liberazione dal giogo della famiglia. Nata nel 1908, nel primo tomo delle Me ¬≠morie si portava alla soglia dei vent’anni con la morte ideale della ragazza per bene e qui il racconto avrebbe dovuto finire. Invece la scrittrice avvert√¨ che il suo compito non era finito, perch√© non bastava raccontare la storia della liberazione come una semplice storia di desideri ma era necessario far vedere in che modo la conquista veniva con ¬≠solidata dopo i primi momenti euforici, dire in che modo erano stati riempiti i giorni sottratti alla vita e ai pre ¬≠giudizi della ragazza di famiglia.

L’origine del secondo volume delle Memorie √® stata dunque, questa. Vediamo adesso in che modo Simone ha soddisfatto il suo nuovo compito, per essere pi√Ļ precisi, il secondo tempo della sua storia. Non c’√® dubbio che d’ora in poi di questo genere di racconto di vita, la scrittrice far√† un vero e proprio film. Nel primo volume era studiata l’in ¬≠fanzia e l’adolescenza, nel secondo che s’intitola La Forcede l’√≠¬Ęge (ed. Gallimard) si raccontano gli anni che vanno dal 1920 al 1944, fra i primi esperimenti didattici e la fine della guerra. √ą difficile calcolare i limiti del terzo volume gi√† annunciato, anzi √® difficile dire se baster√† un altro vo ¬≠lume o se per i quindici anni del dopoguerra, date le larghe esperienze, i viaggi, gli incontri della scrittrice, non sar√† necessario dividere la nuova storia in pi√Ļ volumi. La cau ¬≠tela del pronostico √® necessaria, se si confrontano le tre ¬≠cento pagine delle Memorie con le seicento del nuovo volume.

Com’√® la nuova Simone? Direi che col tempo il ritratto guadagna in evidenza, la scrittura si fa pi√Ļ sciolta o, per lo meno, risulta meno inceppata dagli intenerimenti di dubbia natura che falsavano il tono di confidenza delle Memorie. Con il passare degli anni, a mano a mano che la ragazza si perde nella donna, le cose acquistano un mag ¬≠gior rilievo e ottengono da parte di chi racconta una di ¬≠versa giustizia.

Per uscire dallo stato di nebulosa, in cui l’et√† ingrata la costringeva nonostante gli stimoli e gli impulsi di ribel ¬≠lione, alla Beauvoir sono stati necessari dei veri e propri tempi di chiarificazione. Gli anni di insegnamento a Marsiglia prima, a Rouen dopo, e infine a Parigi, i viaggi, la vicinanza con Sartre (finalmente lo vediamo uscire dallo stato di incertezza in cui era bloccato nei Mandarini) l’han ¬≠no aiutata a farsi, a trovarsi. Molto di pi√Ļ delle esperienze puramente intellettuali, assai pi√Ļ delle letture, degli in ¬≠contri con Nizan, con Merleau-Ponty, con Aron, che erano poi gli amici e i colleghi di Sartre. Caso mai a voler sotto ¬≠lineare il primato dello spirituale – tanto per riprendere un titolo famoso di Maritain che la Beauvoir e Sartre usa ¬≠vano ironicamente – hanno avuto un peso chiaro le idee di rotta, le norme che hanno guidato indirettamente la sua vita di donna.

Non ci si conosce, dice Simone, ci possiamo soltanto rac ¬≠contare e infatti il suo libro √® piuttosto una lunga rela ¬≠zione, una relazione infinita che solo per comodit√† del let ¬≠tore √® stata contenuta in termini accettabili. Certe lungag ¬≠gini che per noi non hanno senso, trovano la loro giusti ¬≠ficazione nel tentativo di ricreare la vita cos√¨ com’√® stata, di restituire il suono autentico della narrazione.

Detto questo, √® inutile aggiungere che il libro non √® viziato dal gusto della retorica o delle belle frasi: la sciat ¬≠teria √® un prezzo alto per sfuggire all’errore dell’ingrandi ¬≠mento psicologico: ma riconosciamo che la Beauvoir l’ha sempre pagato con assoluto disinteresse. Ancora, le sarebbe stato facile √Ę‚ÄĒ avendo di fronte il protagonista della sua vita, Sartre — fare della sua storia un tentativo di inter-pretazione del grande compagno, ora di proposito si √® negata a questo giuoco facile, comodo, ma alla fine vile. Ci√≤ non significa che non si parli di Sartre ma se ne parla nel modo pi√Ļ anonimo e Sartre √® presente ma lo √® come qualsiasi altro personaggio, come Nizan, come gli amici privati, il cui nome √® gi√† stato cancellato dal tempo.

Ci√≤ che si √® detto per Sartre, vale per gli avvenimenti di quegli anni: il Fronte popolare, la guerra di Spagna, la grande guerra del ’40, l’occupazione su su fino alla Libe ¬≠razione. C’era davvero tutto per cadere sui toni alti, ora anche su questo punto Simone ha preferito far la figura dell’ingenua, di chi non ha capito: e questo da alla sua storia un accento di sincerit√† di cui non si saprebbe non tenere conto. Ha detto tutto? Dentro certi limiti, s√¨. Per contro lei stessa confessa di aver fatto delle omissioni, ma per quanto riguarda la vicenda della sua intelligenza si direbbe che il pi√Ļ c’√®. Si veda la confessione √Ę‚ÄĒ cos√¨ diffi ¬≠cile per una donna come quella √Ę‚ÄĒ delle sue necessit√† in ¬≠time, e soprattutto le ultime pagine sulla morte e sul peso che la morte ha per chi si √® scoperto mortale. La Beauvoir non √® certo uno spirito religioso e a nessuno verrebbe in mente di tentare dei ricuperi, eppure la sua testimonianza ha un valore altissimo. Per una volta il suo discorso rompe il patto con l’anonimo e diventa personale, diretto, di chiara esigenza classica.

Diventare donna ha significato per lei fare un lavoro di sfrondamento e di equilibrio, soprattutto di sincerit√†. Non √® un quadro che vuole darci di se stessa, di una stagione, dei caff√® famosi della letteratura francese al tempo dell’oc ¬≠cupazione, ma una storia comune, scritta non con intenti moralistici, non per insegnare ma per raccontare se stessa senza rimorsi e senza eccessivi rimpianti. E questo, s√¨, resta un caso singolare.

16 novembre 1960.


Letto 1179 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart