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LETTERATURA: I MAESTRI: Si è spento Mauriac

28 Maggio 2014

di Carlo Bo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 2 settembre 1970]

Non √® facile immaginare una vita pi√Ļ ricca di onori e di soddisfazioni ¬† ¬† di quella toccata a Mauriac.
Non gli √® mancato nulla di ci√≤ che co ¬≠munemente viene considerato necessario per la felicit√† de ¬≠gli uomini: in sessant’anni di vita letteraria i successi si sono puntualmente verificati al momento ¬† ¬† giusto; dalla consacrazione di Barr√®s per il primo libro di versi all’Acca ¬≠demia, dalla stima di avver ¬≠sari come Gide al Premio No ¬≠bel e ancora una presenza continua che gli ha consentito di essere una delle grandi voci di Francia.

Nato da una famiglia ric ¬≠ca della provincia bordolese Mauriac √® stato a suo modo uno storico fedele e un inter ¬≠prete crudele della grande borghesia francese, e per√≤ non √® mancato chi lo accu ¬≠sasse di appartenere proprio a quel mondo che a parole rifiutava e condannava. Ma di tutte le interpretazioni che si possono dare della sua opera e soprattutto della sua figura, questa √® certo la pi√Ļ facile e anche la meno esatta. Mauriac √® stato s√¨ un bor ¬≠ghese e non si √® vergognato di riconoscerlo fino all’ultimo, ma non era per una scelta, piuttosto lo √® stato con la coscienza di una condanna sotto il peso di un peccato da scontare. N√© vale dire che l’opera del romanziere abbia funzionato da rivalsa, dal momento che egli ha sa ¬≠puto andare al di l√† del suo mondo, saltare la sua condi ¬≠zione e impostare in maniera pi√Ļ alta il discorso tutto uma ¬≠no della sua presenza terre ¬≠na. Caso mai, bisognerebbe dire a quanti gli hanno rim ¬≠proverato di aver sempre vis ¬≠suto da ricco (a suo tempo Sartre lo ha detto a chiare lettere) che il tormento del cristiano non lo ha mai ab ¬≠bandonato, anzi quotidiana ¬≠mente gli ha prospettato i li ¬≠miti capitali e l’ultima con ¬≠danna della sua condizione. Mauriac senza il cattolicesi ¬≠mo non sarebbe stato, non sarebbe neppure concepibile, nel senso che tutta la sua opera di inventore e di sag ¬≠gista ha trovato nella dura radice del cristianesimo il suo punto di salvezza.

*

Mauriac √Ę‚ÄĒ come egli stesso amava ripetere √Ę‚ÄĒ era un cattolico per condanna, me ¬≠glio uno spirito condannato al cattolicesimo. Ci√≤ che lo distingueva dagli altri grandi cattolici del suo tempo, da Claudel a P√©guy, da Ren√© Schwob a Maritain, era appunto il fatto che per lui non c’era stata conversione: inve ¬≠ce bisognerebbe dire, come segno della sua pi√Ļ vera fisio ¬≠nomia, che per lui non c’era neppure la possibilit√† del tra ¬≠dimento

Sul primo tronco tutto religioso della sua infanzia e dell’adolescenza all’ombra dei Padri Marianiti, il giovane Mauriac aveva saputo in ¬≠nestare quello che sarebbe stato il ramo vitale della sua interpretazione, il ramo pascaliano. Questo spiega quel tanto che c’era di indipenden ¬≠te nel suo cattolicismo, pur nel pieno rispetto della Chie ¬≠sa romana, e soprattutto quel gusto intimo e segreto di con ¬≠fronto diretto: sotto questo profilo √® stato uno degli ulti ¬≠mi protagonisti del discorso aperto col Dio che √® chiuso nei nostri cuori. Tutto quan ¬≠to accadeva al di fuori della sua anima lo trovava, s√¨, sensibile e pronto, ma senza perdere di vista l’altra parte dell’invisibile che per lui non era assolutamente sostituibile e costituiva il nutrimento pri ¬≠mo della verit√† cristiana.

Abituato a scrutare il suo cuore senza indulgenze, ma non senza un’ultima piet√† che peraltro non dipendeva dalle sole ragioni umane, era fa ¬≠tale che il giovane Mauriac, dopo una prima stagione di dilettazioni poetiche nel gusto del suo vicino Francis Jammes, fosse indotto a “studiare’ il mondo nascosto della bor ¬≠ghesia del suo paese. Tutto il filone pi√Ļ importante del romanziere dipende da questo spirito di intuizione, per cui Mauriac fin√¨ per essere nello stesso tempo complice e giu ¬≠dice dei suoi personaggi, a cominciare da quella che resta

la figura emblematica del suo lavoro di inventore, Teresa Desqueyroux. Nel periodo fra le due guerre, Mauriac non si √® stancato di gettare lo scandaglio l√† dove di solito il romanziere tradizionale non sapeva pi√Ļ o non voleva pi√Ļ andare avanti e le situazioni pi√Ļ normali del perbenismo borghese subivano delle totali capitolazioni, lasciando san ¬≠guinare le ferite nascoste o protette dalle leggi del fari ¬≠seismo. Nessuno come lui seppe andare al fondo con una mano tanto sicura: l’in ¬≠tensit√† del racconto corri ¬≠spondeva evidentemente alla straordinaria capacit√† di pe ¬≠netrazione del suo occhio, ma l’arma di cui si serviva era sempre una: la coscienza del peccato. Mauriac riportava cos√¨ nel discorso del romanzo europeo un dato che le gran ¬≠di scuole dell’Ottocento ave ¬≠vano messo in crisi e abban ¬≠donato: non la storia, non la sociologia, non la fisiologia, sempre e soltanto il senso del peccato.

Questo punto centrale ne faceva un erede diretto non soltanto della grande lezione giansenista, ma anche della forza rappresentativa e dello spirito di giustizia di un Bossuet. Naturalmente le cose erano molto mutate dal tem ¬≠po di quelle grandi visioni, il mondo di Mauriac era assai pi√Ļ dimesso, non c’erano nep ¬≠pure grandi scenari, la sua parola non toccava i potenti, tuttavia lo studio del male lo portava a rendere una digni ¬≠t√† diversa all’uomo comune del romanzo, insomma gli restituiva il segno altissimo che spetta alle creature di Dio. Sono le deviazioni del cattolico pi√Ļ che dell’uomo quelle studiate da Mauriac, cos√¨ come sono stati gli af ¬≠fronti e gli insulti fatti a una immagine pi√Ļ alta del Dio d’amore e di giustizia che era il suo a spingerlo alla gran ¬≠de prova della Vita di Ges√Ļ. Caso mai si potrebbe dire che non era davvero faci ¬≠le mettere in pratica un cri ¬≠stianesimo del genere, ma Mauriac lo sapeva meglio de ¬≠gli altri, lui che in un saggio memorabile aveva parlato dei dolori del cristiano, ma anche della sua felicit√†. Per questo quando si parla del suo pes ¬≠simismo occorre fare atten ¬≠zione, il pessimismo durava fino al momento dell’ultima felicit√†. Altra obiezione che gli √® stata fatta, quella di mettere la felicit√† oltre la morte, nel nome e nell’imma ¬≠gine di Dio, ma era un’obie ¬≠zione molto banale per chi professava il cattolicesimo co ¬≠me lotta perpetua, sino al ¬≠l’ultima ora.

Che poi il suo non fosse un pessimismo assoluto ce lo conferma la storia della sua vita, specialmente la grande metamorfosi di cui sono testi ¬≠monianza i volumi del ¬ę Jour ¬≠nal ¬Ľ e del ¬ę Block-notes ¬Ľ. Ci fu un momento della sua felice carriera di scrittore che le storie atroci dei suoi per ¬≠sonaggi cominciarono a per ¬≠dere in significato e credibi ¬≠lit√†: l’occhio del dottore del ¬≠le passioni scopr√¨ di colpo il mondo e cos√¨ Mauriac diven ¬≠t√≤ uno dei pi√Ļ grandi giorna ¬≠listi che abbia avuto la Francia negli ultimi quarant’anni, letto da tutto il mondo e a cui era difficile resistere an ¬≠che nel tempo della naturale stanchezza e della tarda vec ¬≠chiaia. Libero nella sua azio ¬≠ne, Mauriac difese negli anni Trenta la sua fede con un linguaggio cos√¨ coraggioso che lasciava stupiti: la guerra di Spagna, Hitler, il fascismo e poi il tempo dell’occupazione e della resistenza, tutte que ¬≠ste cose e moltissime altre sono passate nel suo diario che ormai non era pi√Ļ priva ¬≠to, ma quotidiano, non pi√Ļ legato alle sorti di una salvezza personale, ma intento a restituire all’uomo il senso della salvezza generale.

Il silenzio del romanziere non era dovuto n√© a stanchezza n√© a una diminuzione della sua vena di inven ¬≠zione, tanto √® vero che a lun ¬≠ghi tratti torn√≤ alle sue storie e con l’ultimo libro Un adolescent d’autrefois seppe dare una bella lezione a quanti ri ¬≠ducevano la letteratura a una somma di puri paradossi e d vani lenocini. No, probabil ¬≠mente Mauriac aveva avver ¬≠tito un altro fatto: ¬† non era pi√Ļ sufficiente saper raccon ¬≠tare, era invece indispensabile prendere posizione ¬† e in tal senso non ha smesso di an ¬≠dare allo sbaraglio, provocan ¬≠do per esempio dubbi e ri ¬≠serve per il suo amore illimi ¬≠tato per de Gaulle. E’ evi ¬≠dente che dietro a queste im ¬≠magini sacre c’era l’idea pri ¬≠ma, a suo modo religiosa, del ¬≠la Francia, cos√¨ come dietro le sue ¬† polemiche contro la nuova liturgia o le mode ri ¬≠correnti dei preti in vena di contestazione ¬† c’era ¬† il segno inequivocabile della sua anti ¬≠ca fede cristiana, del suo cri ¬≠stianesimo obbligato. Non sa ¬≠premo mai nulla del dialogo quotidiano ¬† ¬† di ¬† ¬† Mauriac col Dio delle prime messe ascol ¬≠tate nelle piccole chiese della sua terra o a Parigi, ma sar√† impossibile anche in futuro non ricollegare alla fiamma delle sue certezze, ¬† alla co ¬≠scienza della propria miseria, alla forza del suo abbandono in Dio i passi pi√Ļ privati e palpitanti del suo diario pub ¬≠blico: ¬† ¬† non riconoscere cio√® nelle sue voci pi√Ļ alte il ri ¬≠cordo della preghiera.

*

Cos√¨ non salutiamo soltan ¬≠to l’ultimo dei grandi scrit ¬≠tori francesi che ci hanno accompagnato lungo il corso della nostra esistenza e nep ¬≠pure l’interprete acuto e spie ¬≠tato delle nostre cadute e del ¬≠le nostre colpe, salutiamo il cattolico che √® rimasto fino all’ultimo sospiro legato alla sua prima condanna. La sua poesia cos√¨ diversa dalle al ¬≠tre perch√© accesa nel vento bruciante di Malagar conti ¬≠nu√≤ a vibrare nell’ombra del ¬≠la sua casa, nel ricordo della madre e dell’altro nome co ¬≠stantemente invocato del suo Dio, meglio dell’immagine riscattata di quell’uomo che aveva visto perdersi accanto a lui e molte volte dentro se stesso. La salvezza nasceva dal peccato riconosciuto e confessato.

E’ una musica che fra poco tacer√† nel mondo e che per i pi√Ļ √® gi√† espressione priva di vero significato, ma sareb ¬≠be ingiusto dimenticare che per molti √® stata un segno di vita, e quando tutto sem ¬≠brava perduto. N√© conta che nell’ambito del nuovo cattoli ¬≠cesimo, del cattolicesimo che abbandona le chiese per le strade del mondo, una posi ¬≠zione come questa del Mau ¬≠riac appaia vana e sterile, noi pensiamo che il Mauriac in ginocchio nell’ombra della chiesa, di fronte a Dio, ve ¬≠desse cose che nessuna inter ¬≠pretazione puramente umana potr√† mai sostituire. E questo di tutti gli insegnamenti che ci ha dato √® certo il meno soggetto a corruzione. Le pa ¬≠role e gli atti arrivano fino a un certo punto, dopo c’√® sol ¬≠tanto Dio. Questo il grande scrittore Mauriac ce lo ha detto e noi non lo dimenti ¬≠cheremo.


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Bart