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LETTERATURA: Intervista a Stelvio Mestrovich

14 Marzo 2013

a cura di Giuseppe Previti

Recentemente è venuto a trovarci lo scrittore “lucchese” Stelvio Mestrovic. Ed ecco il testo di una intervista che più “sincera”di così non si può….
Raccontaci le tue origini
Sono nato a Zadar in Jugoslavia il 20 giugno 1948 da padre nato nella stessa città (Zara, allora italiana) e da madre fiorentina. Mio nonno paterno era viennese e la mia bisnonna polacca. Di cognome faceva Wotninsky. Suo marito era russo.
In che percentuale allora ti senti italiano?
Avevo poco più di un anno quando sono venuto in Italia. A parte una breve permanenza in una ospitalissima Firenze l’impatto successivo con altre realtà della regione (Lido di Camaiore, Viareggio) non è stato dei migliori, allora mi tacciavano di “straniero” e di “traditore”, oggi forse mi chiamerebbero extra-cominitario.
Il mio amore francamente va verso Austria e Polonia. Caduto il regime comunista, anche per la mia fede ortodossa,  è in iniziata una simpatia verso la Russia.
Quante lingue conosci?
Bene il tedesco, sufficientemente il francese e l’inglese. Adesso sto studiando il russo.
Raccontaci qualcosa di molto viennese.
Ho presentato tre opere di Antonio Salieri al Konzerthaus di Vienna: ho fatto mettere una lapide commemorativa sulla facciata della casa in Goettweirghasse n °1,dove il compositore legnaghese visse e operò, ho letto un discorso commemorativo sulla tomba di Salieri al Zentralfriedhof (Cimitero Centrale) di Vienna alla presenza di autorità italiane e austriache. Sono vice-presidente dell’Associazione Musicale ” Legnago 1750-Antonio Salieri” di Verona. Ho conosciuto personalmente il M ° Riccardo Muti alla Scala di Milano in occasione della rappresentazione dell’opera “L’Europa riconosciuta” di Antonio Salieri e sono amico intimo del M ° Enrico De Mori che è stato “bacchetta” scaligera per oltre 30 anni.
Hai pubblicato anche libri di poesie?
Ho pubblicato un libro di poesie in tedesco con Josef Neubauer intitolato “IL Ponte-die-Bruecke”. In italiano invece ho scritto “Il mio ultimo chiarodiluna” e “Io sogno di amare”. Due anni fa parte delle mie liriche è stata tradotta in albanese e pubblicata in Albania.
Se tu non fossi diventato scrittore, che lavoro avresti fatto?
Il pianista
Cosa significa per te essere scrittore?
Rispondo con le parole di Rossini: “Lavoro, lavoro e poi ancora lavoro.”
Ed essere un musicista?
A questa domanda è più difficile rispondere. Pure io suono il pianoforte, o meglio, continuo a studiarlo da molto tempo. Per passione e senza alcuna pretesa, si capisce. Vado a lezione, ma sono un dilettante. Del resto, c’è l’età. La Musica è un dono divino. E’ la forma d’arte più sublime. Suonando si prega e si toccano punte di Paradiso. Anche per chi non ha Fede.
Versi, Rossini, ad esempio, erano atei. Eppure hanno scritto pagine immortali di Musica Sacra.
Sei studioso di Antonio Salieri e di Anton Diabelli. Ci racconti un aneddoto sull’uno e sull’altro?
Salieri i primi anni che era a Vienna, andò a teatro a sentire un’opera del compositore massese Alessandro Guglielmi e si mise a sedere, non sapendolo, proprio accanto al Maestro.
Tanta fu l’ammirazione per lui,che gli toccò emozionatissimo il mantello. Tanta fu l’ammirazione per lui, che gli toccò, emozionatissimo, il mantello. Guglielmi se ne accorse e Salieri si scusò impacciatissimo.
Su Anton Diabelli, persona tranquilla e affabile, non esistono aneddoti.
Tre consigli musicali
Costanza, pazienza, volontà.
Quanti romanzi “classici” hai scritto?
Due. Suor Franziska  che parla della storia d’amore tra uno zingaro e una giovane di buona famiglia, questo libro vinse il premio Viareggio Giovani-Farabolina.
L’altro libro è Il diario di Lucida Mansi  che parla della più nota leggenda lucchese, anche se non è del tutto una leggenda, perché Lucida visse veramente e morì di peste nel XVII secolo, cioè di un prolungamento  della giovinezza in cambio dell’anima del diavolo.
Il mio libro parla in forma di diario , come del resto Suor Franziska, è costruito su molti flash-back, vale a dire che andrebbe letto dall’ultima pagina alla prima.La storia si ambienta ai giorni nostri e va indietro nel tempo, sino a che questa Lucida “insolita” si trova a essere se stessa.
Ma quando  è che è maturato il tuo approccio con la letteratura gialla?
Con “  Venezia rosso sangue ” pubblicato dalla Flaccovio, che mi ha lanciato nel mondo poliziesco e che mi ha fatto conoscere personalmente molti autori affermati, come Loriano Macchiavelli, Marco Vichi, Valerio Varesi, Divier Nelli, Michele Giuttari e altri.
Con “Venezia rosso sangue” inizia il trittico con l’ispettore capo della Polizia di Stato Giangiorgio Tartini, discendente nelle mie fictions dal celeberrimo compositore e violinista di Pirano d’Istria Giuseppe Tartini. Il che non può essere vero perché Tartini non ebbe figli. Giangiorgio indaga a Venezia e ha come aiutante Dario Farsetti. Per la stessa serie seguono “Delitto in casa Goldoni” e  ”La sindrome di Jaele”.
C’è qualcosa di autobiografico in Tartini?
Direi molto, intanto l’amore per la musica e per Venezia. La fortuna con le donne. Il carattere ribelle che combatte ogni forma di prepotenza e di ingiustizia, il rancore verso ogni superiore in grado de l’umorismo macabro.

Un libro ambientato a Vienna e dintorni dal titolo Il mostro di Ebensdorf, A.car edizioni. Qui entra in gioco il commissario di polizia austriaco Clemens Pallavicini, di origini italiane, che dovrà sudare parecchio per trovare un serial killer. Questo poliziotto è furbo come una faina, e comunque gli ho dedicato un finale a sorpresa.
L’ultimo libro?
Il mistero delle donne impiccate  sempre edito da A.Car edizioni. Questa trama si svolge a Lucca e vede come protagonista il Capitano dei carabinieri Marco Mosetti di Muggia, in forza al Comando Provinciale nel Cortile degli Svizzeri. In questa che è una storia di “esecuzioni” mi lancio contro le massonerie e le bande neo-nazizte.
Come giudichi l’ambiente letterario italiano?
Baronale, egocentrico, invidioso, corrotto.
Vuoi toglierti qualche sassolino dalle scarpe?
Restiamo in tema, vedo. Ne avrei troppi….Comunque non mi piacciono gli editors, i comitati di lettura, spesso, molto spesso, incompetenti. Il rapporto deve essere tra l’editore e l’autore. Il resto è spazzatura.
Due tuoi difetti?
Irascibile e permalosissimo.
Due pregi?
Testardo (per me è un pregio) e con molto spirito di sopportazione.
Un piacere della vita
Fare all’amore.
Un dispiacere della vita
Se ti impediscono di farlo.
Ci credi al destino?
Altroché!
Salutaci con il tuo pezzo musicale preferito.
“La  grotta di Trafonio “ di Antonio Salieri.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart