di Nicola Dal Falco
Il paesaggio è presagio.
Un marmorizzarsi di forme, uno stillicidio di ore.
Fossile di aghi di pino, di crani sfondati, di zoccoli immobili. Lastra minerale e fotografica.
Poi, come il vento nei campi di grano, un’erranza, una risacca. Le lance cercano il loro pane, crosta di ferro e polpa che ragiona. Vanno lente pescando.
La spinta, l’abbraccio, il tormento della battaglia.
S’inferocisce la mischia e mette radici,
insinua, accarezza e brucia.
Due eserciti diventano corpo, preso nel crampo della lotta, vincolo di colpi dati e ricevuti. Allora, fisicamente il tempo si ferma, si prende albergo, cancella da sé – questione di attimi – la propria misura. Sorge il trono evanescente del testimone.
Nicolò da Tolentino alla testa della cavalleria fiorentina …
Il tamburino segue con l’astro di Nicolò l’orbita del proprio destino come un’anima che danzi sospesa. In prima fila, ancora sulla soglia dell’adolescenza, a viso scoperto come il condottiero. Quasi angelico tra gli uomini catrafatti, sospinto dal suono delle chiarine, in uno stato di trance.
Disarcionamento di Bernardino della Ciarda …
Testimone animale è il cavallo a cui il colpo di lancia strappa di dosso il cavaliere. Anche qui non c’è sgomento e tutta la concitazione si esprime nel sollevarsi delle zampe anteriori. La forza del colpo e il peso di Bernardino hanno spostato come sulla bilancia l’equilibrio di cavallo e cavaliere. La fortuna della giornata ha steso la mano su uno dei due piatti.
Secondo e decisivo attacco, guidato da Michelotto Attendolo da Cotignola …
Sopra la testa di Michelotto sventola il vessillo con l’unicorno, schivo e irriducibile che solo la grazia di una vergine può soggiogare, mentre lo sguardo si fa astratto, centrato in un zona silente della mente come se il cavaliere partecipasse all’azione da spettatore. Anche nel cavallo la furia del momento svanisce verso un punto in cui tempo e spazio sono risucchiati come aria, prima che cali il fendente.
Commenti
Una risposta a “La battaglia di San Romano”
Immediatezza efficace della comunicazione, dominante la parola, precisa, “tagliente”, poetica. Straordinario gioco di immagini e di sensazioni dalla felice “fisicità” e dalla decisa intensità di riferimento. Persino gli spazi concorrono alla ricchezza emozionale. L’armonia e la forza del battito creativo accompagnano la funzionalità del paesaggio interiore e non
Gian Gabriele Benedetti