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LETTERATURA: “La rivolta impossibile. Vita di Lucio Mastronardi” di Riccardo De Gennaro – Ediesse

7 Agosto 2012

di Seia Montanelli
(dal “Corriere Nazionale”)

A pensarci col senno di poi è sembrato impossibile a tutti gli addetti ai lavori: non c’era stata finora alcuna biografia completa e approfondita di Lucio Mastronardi.   Dimenticato in morte quanto era stato ostacolato in vita. Eppure solo oggi, a cinquant’anni dalla pubblicazione del “Maestro di Vigevano”, esce per le edizioni Ediesse, nella collana “Carta bianca”, diretta da Angelo Ferracuti, “La rivolta impossibile. Vita di Lucio Mastronardi” di Riccardo De Gennaro, giornalista e scrittore, con la prefazione di Goffredo Fofi. Una biografia intensa che intreccia la vita dello scrittore vige-vanese con le vicende che hanno accompagnato la stesura e infine, dopo anni dalla prima ispirazione, la pubblicazione dell’opera, con inserti personali dell’autore che rendono il testo più sentito, voluto, necessario. Costruito sulla base di interviste a decine di persone che avevano conosciuto Mastronardi, ricognizioni nei luoghi dei suoi romanzi, e con parte del materiale raccolto in anni dal critico Giovanni Tesio, anche lui intenzionato a colmare la lacuna della biografia mancata, ma che ha poi ceduto a De Gennaro il primato, “La rivolta impossibile. Vita di Lucio Mastronardi” inizia dalla fine, da un viaggio in treno di ritorno da Milano, in cui Mastronardi aveva la consapevolezza di essere condannato da un tumore che da anni lo stava tormen-tando, lo sguardo perso oltre il finestrino del vagone, anche mentre parlava con un amico di infanzia incontrato per caso di aneddoti ormai lontani. Dopo una settimana, una domenica del 1979, dei pescatori lo ritroveranno nel Ticino. Aveva 49 anni, 5 romanzi pubblicati alle spalle, l’appoggio della critica, l’inimicizia di molti dei suoi concittadini, l’affetto e la fiducia di autori e addetti ai lavori come Vittorini (che pubblicherà Il calzolaio di Vigevano sul primo numero della sua rivista Menabò e poi lo farà uscire in Einaudi, nei Coralli), Calvino (che aveva a cuore quel giovane tormentato e dal gran talento con cui scambiava lunghissime lettere, alcune riportate nel testo da De Gennaro), Bianciardi con cui condivideva molte cose, pochi lettori, e una grande rabbia per il mondo gretto e meschino in cui viveva e dalla cui ossessione non riusciva ad affrancarsi. Nato da una famiglia segnata dalla militanza antifascista del padre e dal fatto di essere figlio di immigrati dall’Abruzzo, già da piccolo Mastronardi aveva subito il dramma dell’isolamento, costretto a studiare a casa con il padre, forse allora aveva sviluppa-to una sua idea sul sistema scolastico italiano, o almeno quello vigevanese, che sarà poi al centro del suo romanzo più famoso, frutto della sua esperienza di maestro elementare: insofferente all’autorità, rifiutava i nuovi metodi in uso nelle scuole italiane, il cosiddetto “metodo attivo” dell’epoca, odiava i genitori dei suoi alunni, che considerava come tutti gli altri suoi concittadini, ipocriti, materialisti, falsi, ma i bambini lo adoravano, e soprattutto verso la fine considerava la scuola un im-pedimento alla scrittura. Un personaggio scomodo, che non tralasciava mai di dire quello che pensava e non pensava granché bene di nulla. Vittima forse un po’ della sua stessa sensibilità, eppure come riconosce Goffredo Fofi nella sua prefazione al libro, Mastronardi è stato lo scrittore che più di tutti ha colto lo spirito del tempo, riconoscendo e condannando la degenerazione che accompagnava il boom economico, “la corsa alla fabrichetta”, la frenesia del denaro, il materialismo esasperato: “a Vigevano, alla fermata dell’autobus, ognuno guarda i piedi dell’altro e lo giudica dalla pelle delle scarpe”. Insieme a lui Luciano Bianciardi e Pier Paolo Pasolini, certo. Ma c’era un valore aggiunto in Mastronardi, come dice ancora Fofi, la sua appartenenza a quella grande provincia padana che “era – ed è forse ancora – la zona più fragile, succube e ricettiva della frenesia collettiva”. Oppure, e forse più opportunamente, Mastronardi, è stato un grande intellettuale, tra i più incompresi, che si è ritrovato a gridare come Cassandra il suo vaticinio finendo per essere lui il diverso, quello sbagliato, l’elemento debole di una catena di montaggio perfettamente oliata. De Gennaro rende la vita di Mastronardi un inno all’anticonformismo e la sua espe-rienza, una lezione ancora oggi attualissima.


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Bart