di Fabio Strafforello
[Tratto dal mio libro La verità del sentire]
dalla sezione Quando non possiedi la tua vita…
L’uomo che non ricorda quello che altri gli hanno lasciato, perde quel che non sa di possedere.
E’ da un riflesso dell’anima, che ho visto stizzire nei volti d’uomini, fuggiti alla morte, la rabbia, il coraggio e il sacrificio di se stessi per rendere onore alla vita… è nei volti abbandonati alla vita, che vedo stizzire la morte avara di soddisfazioni… non c’è gusto a sottrarla a chi non sa di averla.
Chi ha vinto fiumi impervi, plaude con timidezza alla propria vittoria.
E’ dal tuo sguardo sereno che mi dimostri di aver accettato la vita… come dici tu, ‘per quel che è.’ Ora mi mostri quel che possiedi già da un tempo… nulla, Dio si riprenderà quel che ti ha donato!
Un uomo mite ha attraversato la strada della mia vita!
Per noi giovani e comunque per quelli come me, che non hanno conosciuto la guerra, diventa difficile saper immaginare con quali stati d’animo si potessero vivere le giornate della propria esistenza. Sfollato in un paese straniero, al seguito d’una famiglia dimezzata dagli eventi bellici o dalle malattie, assisti alla morte del tuo ultimo genitore… come se il destino o chi per esso, non si fosse accanito abbastanza nei tuoi confronti. Quando finirà questo massacro di corpi e menti, quasi a significare l’alternanza di una specie, che tramite il nostro pensiero vuole dominare quello degli altri? Ho pensato che vederti così sia il frutto del tuo passato… C’è una risposta che lascia il nostro dolore, come per trovare la vittoria o la pace. A seguito di questi eventi negativi, fai ritorno in Italia, ripiegare su se stessi e sulle proprie decisioni, talvolta vuol dire accettare una sconfitta e la speranza che qualcuno ci dia quello che cercavamo. Trovare chi ci ama o al quale poter donare il nostro amore, ci può aiutare ad amare chi abbiamo perso… Quando non possiedi nulla, all’infuori dell’amore che puoi scambiare, rischi di amare perfino il tuo nemico. Gli anni passano e con essi anche le situazioni cambiano, hai potuto così costruire la tua famiglia e ricucire quegli strappi nascosti nel tuo animo. Credo che siano brevi i tratti della nostra vita nei quali poter abbassare la guardia, è un sentimento che provano quelli che hanno conosciuto la cattiveria dell’uomo e l’avversità del destino… Ho provato a riposare oltre quel che serviva, quelli che sapevano hanno rubato il mio futuro. C’è sempre un sorriso o una battuta piena di conforto sulle tue labbra, avere tutto questo ben di Dio e non dover fuggire per le bombe che cadono dal cielo, ti rende felice ad oltranza, anche se non tutto è come lo vorresti… Talvolta immaginiamo la nostra felicità, non vedendo che essa è al nostro fianco… non tutti i desideri vivono nella realtà! Vedi, mi dici, sono passati più di settant’ anni ed io al volger del mio passato so di non avere nulla di più di quel che possedevo una volta, il tempo è l’unica cosa che sento pesare… Forse il nostro corpo è l’unico tramite nella percezione di quello che non sappiamo fermare… se non oltre la fine dell’uomo. La paura della morte si avvicina, anche per un uomo buono nell’animo… Se sapessi dov’ella mi porterà, crederei a quello che non vedevo e costretto come d’un fiato cambierei la mia vita, laddove poter entrare dove non si prova dolore. E’ nel pensiero di Dio che cerchi una risposta alla morte, così da trovare una risposta alla tua vita… Se sapessi chi è mio padre capirei che ha impiegato una vita per educarmi alla morte… caparbio nel mio pensare senza uno sguardo alla sua voce.
Commenti
3 risposte a “La verità del sentire”
CONTRACCAMBIO GLI AUGURI E LI ESTENDO A TUTTI I FRUITORI DEL SITO.
FABIO STRAFFORELLO
Pubblico quì di seguito la recensione fattami dal Prof. Gian Gabriele Benedetti, e inviatami privatamente dallo stesso in relazione al brano sopra in oggetto, ringrazio poi, oltre al Professore, anche Bartolomeo per avermi concesso tale opportunità.
Fabio Strafforello.
Un messaggio che pare cercare, pur attraverso l’ansia speculativa, una “tranquillità” più stabile, un equilibrio non semplice. L’assunto si fa avventura dell’uomo, teso alla ricerca di se stesso e di quiete, ma soprattutto rivolto ad offrire un senso alla Vita ed all’Oltre.
In primo luogo si dà significato alla memoria, che è la base essenziale su cui costruire il cammino che ci si prospetta. Senza memoria, l’uomo ha il vuoto dietro e dentro di sé, si ritrova quasi privo di identità, mentre il suo andare ed il suo costruire poggiano sul nulla.
Poi si fa forte quella configurazione interrogativa, che nasce dall’analisi di un mondo violento, rappresentato dalla guerra, dall’odio, dalla spietatezza, dal non-amore. Ciò non fa l’uomo vero uomo, lo trasforma in essere brutale e non a immagine di Dio.
Infine c’è il ritorno ad una concezione più saggia ed umana (incorrotta ed in corruttibile nella sua alta significazione), che ci porta ad amare evangelicamente persino il nemico.
È sempre vivo il desiderio di un riscatto, di una luce interiore e di una ascensione spirituale e non. Ed anche se gli eventi, talvolta, divengono inestricabili ed inducono ad un certo pessimismo; ed anche se le debolezze di ciascuno possono vanificare molti sforzi; ed anche se la morte è in agguato, rimane fermo e deciso “il pensiero di Dio…, così da trovare una risposta alla vita”. Ed una spinta lungo la via del bene, che ci innalza nella vera dignità esistenziale, prima del volo verso l’Alto.
Gian Gabriele Benedetti
Ed io colgo l’occasione, complimentandomi con l’autore del brano, per salutare con affetto e stima Gian Gabriele.
Carlo Capone