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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Lei o Dogma

17 Luglio 2009

di Valeria Caristia

“Accusami pure, se ti fa piacere, ma non ti servirà a nulla; oramai ho preso la mia decisione e non tornerò indietro”.
Lo aveva detto mentre io la guardavo senza riuscire ad odiarla. Avevo elencato tutte le volte che lo aveva fatto, le avevo rinfacciato il dolore che mi aveva procurato continuando a perseverare nei suoi errori, ma non ne era valsa la pena. Ormai aveva deciso e non sarebbero bastate mille parole nuove per riportarla a me.
Sapeva di bruciato l’ennesima sigaretta di quella mattina.
Ero stanco di quel rapporto tra noi, ma non eravamo stati noi a decidere che le cose stessero così. Ci conoscevamo da sempre a avevamo sempre saputo d’essere destinati a stare insieme; nonostante ciò non eravamo mai riusciti ad abituarci alla differenza colossale tra le nostre due indoli: io razionale, metodico, sicuro di me, lei passionale, istintiva, umorale.
Diversi, molto diversi, quasi incompatibili. Come un quadro di Mondrian accanto ad uno di Caravaggio. Ma avevamo condiviso nascite, morti, battesimi, matrimoni, compleanni, esperienze che ti legano per sempre.
La vita è un viaggio verso la conoscenza; rifiutarsi di sapere, o almeno non tentare di conoscere la verità vuol dire non volere vivere. Sostenere poi che non esiste la verità, come faceva lei, è inammissibile. Quella del traghettatore che ti accompagna verso l’altro mondo è una leggenda: si è soli quando si muore, irrimediabilmente soli. Per questo è meglio cercare di vivere attorniati il più possibile dalle persone, accettandosi per quello che si è, senza essere troppo categorici.
Lei invece non ha mai amato i compromessi e per questo ha commesso tanti errori, troppi, abbattendosi sul mondo come un’ascia senza pensare alle conseguenze delle sue azioni. Poi si è stancata, diceva, non voleva più continuare quella storia, non ne poteva più, non lo sopportava.
Ma cosa credeva, che per me fosse stato facile vivere in quel modo, sapendo che da te dipende il destino di un altro? Accettarlo era stato duro anche per me, ma non è sottraendosi alle proprie responsabilità che si vive, se per vita si intende quel cammino verso la coscienza che dà senso alle tue azioni, giorno per giorno.
Corpi morti, canzoni fantasma, messaggi oscuri, case vuote. Sì! E’ vero, li abbiamo visti e continueremo a vederne. Ma la vita è anche altro, vita per esempio.
Adesso sono rimasto solo, a fare anche la sua parte di lavoro. E la peggiore, aveva ragione a soffrirne; ma qualcuno avrebbe dovuto pur farla. Era stata scelta lei, nell’oscura notte dei tempi; io per le nascite, lei per i decessi. Io Gesù, lei la Morte.
Ora sono io a portare la sua falce. E forse per questo mi sento così solo, preso da tutto il mio lavoro; gli uomini mi passano accanto e non mi vedono, i miei figli non si ricordano di me. Vivo come loro, nasco e muoio come loro, ogni volta mi immedesimo in un altro, conosco i loro vizi, le loro virtù, li faccio miei. Ma sono comunque solo e ancora più solo mi sento quando sopraggiungo da loro in silenzio, in punta di piedi, a richiamarli per un viaggio senza ritorno, dopo un altro viaggio a cui nessuno di loro ha chiesto di partecipare, trovandovisi immerso all’improvviso, senza un perché, mentre io assisto a tutte queste peregrinazioni come un’ombra, riconoscendomi in tutti ed in nessuno, sentendomi addosso l’alito incalzante di quella falce, che mi impone il suo volere.
A volte mi domando se non sia stata la sua la scelta migliore, quella di andarsene, rifiutandosi di sottomettersi a un ruolo che ti è ormai insopportabile, sovvertire le regole imposte, rifiutando dogmi e compromessi, immergendosi nello Spirito del mondo.
In fondo sulla Terra Dio è morto.


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4 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 17 Luglio 2009 @ 16:55

    Il conflittuale rapporto di due mondi che stridono. La voglia di vivere la vita e di identificarsi con la realtà esistenziale, nonostante tutto, per una coscienza più consapevole. Il ritrovarsi solo nel peregrinare in una realtà contrastata e nel proprio aspro quotidiano, con la prospettiva certa della morte come fine ultimo. L’esistenza o non di Dio, con l’amara conclusione, secondo cui “in fondo sulla Terra Dio è morto”…
    Tematiche forti, di grandi implicazioni ontologiche, dove l’incalzo espressivo e la tensione emotiva sono come una sfida tra parola e senso, tra inquietudine e implacabile ricerca.
    Ai piedi di una verità difficile, se non impossibile da scoprire, si fa decisa la partecipazione all’intensità del mistero della vita ed oltre
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by Valeria Caristia Rinaldi — 21 Luglio 2009 @ 21:15

    Ringrazio Gian Gabriele Benedetti per le sue riflessioni su un testo in cui ho immaginato di dare la parola a un personaggio difficile, perché tanto grande: Gesù.
    Non ho mai dubitato dell’esistenza di Dio, neanche nel periodo più buio della mia vita, tempo di cui questo breve scritto è figlio, ma della giustizia nel nostro mondo.
    La scrittura è per me un modo per infrangere i muri che anche il pensiero più illuminato della nostra società costruisce per sostenere, in contrapposizione allo spiritualismo religioso, il proprio cinico realismo, costituendosi a mio parere quale variante di pensiero parimenti dogmatica, protesa fieramente verso un cieco materialismo.
    Mi sono domandata quel giorno, quando ho scritto questo “monologo”, cosa direbbe Lui e tutt’ora mi domando cosa pensa Dio, fattosi Uomo, ogni giorno tra noi, di questo mondo, in cui io stessa, anche se ancora giovane, spesso non mi riconosco.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 22 Luglio 2009 @ 09:19

    Valeria, pubblicai qui un racconto che potrebbe fare al caso:
    https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=1396

  4. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 22 Luglio 2009 @ 15:55

    Nel mio commento a questo significativo racconto, probabilmente, ho “umanizzato” troppo la figura di Gesù, tanto da risultare più uomo che Dio in mezzo alle problematiche esistenziali ed al rapporto Vita-Morte. Confermo, comunque, alcune mie considerazioni, ma mi preme aggiungere il mio compiacimento nel trovare una giovane autrice capace non solo di scrivere bene, ma di trattare tematiche profonde che riguardano il concetto emblematico dell’esistere, toccando temi ontologici, religiosi, filosofici… Anche io (anziano), come la brava autrice, mi trovo alquanto disorientato in una realtà che spesso non condivido e mi rattrista non poco. Penso, che Dio, forse, lasci “fare”, in virtù di quel libero arbitrio concessoci, pur amareggiandosi. Dio ben sa che l’uomo può sempre riscattarsi. Come l’umanità è capace di precipitare nell’abisso più nero della perdizione, così è in grado (grazie anche a quel lume divino che è in lei) di raggiungere le vette più alte del bene.
    Complimenti all’autrice, della quale sentiremo di sicuro parlare ancora.
    Un cordiale saluto
    Gian Gabriele Benedetti

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